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	Commenti a: Sassoli: la crisi. La banda larga. E l&#8217;indicibile	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: guydebord		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[guydebord]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poco meno di dieci anni fa. Arrivo da un mio cliente per il quale ho sviluppato tutto il design di prodotto, la documentazione e la comunicazione. Ci vediamo per fare il piano per l&#039;anno successivo. &quot;Ciao, scusami solo un attimo, finisco una cosa&quot;. Per qualche minuto continua a digitare sulla tastiera. Al termine si spinge indietro con entrambe le mani contro il bordo della scrivania. &quot;Ecco fatto, adesso potrei andarmene in vacanza per tutto il prossimo anno&quot;. &quot;Hai concluso un contratto importante?&quot;. &quot;Macché, ho concluso una bella transazione on-line in borsa, cosa credi, che i soldi li faccia con la baracca qui sotto?&quot;. Il piano per l&#039;anno successivo è stato commisurato all&#039;idea di &quot;baracca qui sotto&quot;, quella stessa baracca che aveva raddoppiato il fatturato ogni anno per gli otto anni precedenti, che gli aveva consentito la barca, anzi il ferro da stiro, la villa in collina e quella in Gallura e tante altre belle cosette. Ma non bastava la redditività dell&#039;impresa, le ragazze costano e le mogli pure e, poi, c&#039;è la borsa che ti arricchisce senza far niente! Risultato: investimenti in ricerca e sviluppo, in design, in comunicazione, il minimo indispensabile. E, alla fine, la cessione ad un gruppo che compera e vende aziende, e le acquista con il surplus di valorizzazione di borsa. Il giorno dell&#039;acquisto, il valore dell&#039;azienda acquirente è aumentato in borsa più del doppio del prezzo pagato. In base a quali ragioni reali, è un mistero. Ovviamente c&#039;è stata una fuga dei più capaci, una drastica riduzione del personale e, poco tempo dopo, il trasferimento dell&#039;azienda in un altra regione. E quaranta famiglie senza lavoro. E la mia compresa, direi. Sassoli sostiene che non siamo il paese della finanza. È ciò che credo anch&#039;io. Ma gli imprenditori? Il mio cliente, col quale ho un rapporto amichevole, confidenziale, poiché un po&#039; di stima c&#039;è l&#039;ha, non mi ha mai detto delle volte che gli è andata male, che si è giocata la barca e qualcos&#039;altro, anche perché il tanto denaro che ha preso con la vendita è fatto di soldi veri, investiti in immobili. E dare lavoro per tre o quattro mesi ai muratori rumeni (senza nessun pregiudizio razzista, è una constatazione) invece che agli ingegneri, agli elettronici, ai softwaristi, è preferibile se ciò che invecchia e non produce nulla, invece che perderne, acquista valore. I nostri interlocutori, i nostri clienti e nostri datori di lavoro, sono gli industriali. Ma se molti di loro non credono più al lavoro, al prodotto, alla ricerca, all&#039;impegno quotidiano e pensano di &quot;giocare&quot; in borsa, sarà sempre più difficile uscirne fuori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco meno di dieci anni fa. Arrivo da un mio cliente per il quale ho sviluppato tutto il design di prodotto, la documentazione e la comunicazione. Ci vediamo per fare il piano per l&#8217;anno successivo. &#8220;Ciao, scusami solo un attimo, finisco una cosa&#8221;. Per qualche minuto continua a digitare sulla tastiera. Al termine si spinge indietro con entrambe le mani contro il bordo della scrivania. &#8220;Ecco fatto, adesso potrei andarmene in vacanza per tutto il prossimo anno&#8221;. &#8220;Hai concluso un contratto importante?&#8221;. &#8220;Macché, ho concluso una bella transazione on-line in borsa, cosa credi, che i soldi li faccia con la baracca qui sotto?&#8221;. Il piano per l&#8217;anno successivo è stato commisurato all&#8217;idea di &#8220;baracca qui sotto&#8221;, quella stessa baracca che aveva raddoppiato il fatturato ogni anno per gli otto anni precedenti, che gli aveva consentito la barca, anzi il ferro da stiro, la villa in collina e quella in Gallura e tante altre belle cosette. Ma non bastava la redditività dell&#8217;impresa, le ragazze costano e le mogli pure e, poi, c&#8217;è la borsa che ti arricchisce senza far niente! Risultato: investimenti in ricerca e sviluppo, in design, in comunicazione, il minimo indispensabile. E, alla fine, la cessione ad un gruppo che compera e vende aziende, e le acquista con il surplus di valorizzazione di borsa. Il giorno dell&#8217;acquisto, il valore dell&#8217;azienda acquirente è aumentato in borsa più del doppio del prezzo pagato. In base a quali ragioni reali, è un mistero. Ovviamente c&#8217;è stata una fuga dei più capaci, una drastica riduzione del personale e, poco tempo dopo, il trasferimento dell&#8217;azienda in un altra regione. E quaranta famiglie senza lavoro. E la mia compresa, direi. Sassoli sostiene che non siamo il paese della finanza. È ciò che credo anch&#8217;io. Ma gli imprenditori? Il mio cliente, col quale ho un rapporto amichevole, confidenziale, poiché un po&#8217; di stima c&#8217;è l&#8217;ha, non mi ha mai detto delle volte che gli è andata male, che si è giocata la barca e qualcos&#8217;altro, anche perché il tanto denaro che ha preso con la vendita è fatto di soldi veri, investiti in immobili. E dare lavoro per tre o quattro mesi ai muratori rumeni (senza nessun pregiudizio razzista, è una constatazione) invece che agli ingegneri, agli elettronici, ai softwaristi, è preferibile se ciò che invecchia e non produce nulla, invece che perderne, acquista valore. I nostri interlocutori, i nostri clienti e nostri datori di lavoro, sono gli industriali. Ma se molti di loro non credono più al lavoro, al prodotto, alla ricerca, all&#8217;impegno quotidiano e pensano di &#8220;giocare&#8221; in borsa, sarà sempre più difficile uscirne fuori.</p>
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