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	Commenti a: Destra e sinistra: se una notte d&#8217;inverno un narratore	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Valeria Campo CirComedy		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Campo CirComedy]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 18:37:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Clown e improvvisazione. Domenica si è chiuso a Roma il workshop ComiClown, 3 giorni di full immersion nella creatività del clown. C&#039;erano comici, manager, insegnanti, creativi, curiosi, che attraverso l&#039;improvvisazione guidata e la clown essence hanno esplorato le vie della creatività clownesca - surreale, estrema, giocosa, crudele, deviante. Con risultati creativi - storie, situazioni, immagini, visioni - per loro inaspettati (ma non per me!). Mi dispiace che in Italia il clown sia legato allo stereotipo del naso rosso (non se ne puo&#039; piu&#039;...): il clown è come il musicista jazz, che improvvisa su una gamma di note e su un linguaggio comune con gli altri musicisti, il clown è scrittura creativa, è...ecc ecc ecc. La ricchezza creativa di questi workshop si disperde , a differenza dei miei workshop all&#039; estero,  dove c&#039;è sempre chi trascrive o fa riprese video di documentazione. Faccio una domanda: c&#039;è qualche ricercatore  della creatività che voglia esplorare il terreno della creatività clownesca, del tutto inesplorato in Italia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Clown e improvvisazione. Domenica si è chiuso a Roma il workshop ComiClown, 3 giorni di full immersion nella creatività del clown. C&#8217;erano comici, manager, insegnanti, creativi, curiosi, che attraverso l&#8217;improvvisazione guidata e la clown essence hanno esplorato le vie della creatività clownesca &#8211; surreale, estrema, giocosa, crudele, deviante. Con risultati creativi &#8211; storie, situazioni, immagini, visioni &#8211; per loro inaspettati (ma non per me!). Mi dispiace che in Italia il clown sia legato allo stereotipo del naso rosso (non se ne puo&#8217; piu&#8217;&#8230;): il clown è come il musicista jazz, che improvvisa su una gamma di note e su un linguaggio comune con gli altri musicisti, il clown è scrittura creativa, è&#8230;ecc ecc ecc. La ricchezza creativa di questi workshop si disperde , a differenza dei miei workshop all&#8217; estero,  dove c&#8217;è sempre chi trascrive o fa riprese video di documentazione. Faccio una domanda: c&#8217;è qualche ricercatore  della creatività che voglia esplorare il terreno della creatività clownesca, del tutto inesplorato in Italia?</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ben Concordo con Anonimo 9&amp;12: ci sono diverse destre e diverse sinistre. Bisognerebbe dire a che destra o sinistra ci si riferisce, quando si propone un valore di destra o di sinistra. Il mio raccontino (Anonimo 4) esalta l&#039;internazionalismo (&quot;proletari di tutto ilo mondo unitevi&quot;), che era un valore del comunismo e socialismo nell&#039;Ottocento e nei primi del Novecento (poi meno). Ma qualcuno potrebbe dire che esalta anche la globalizzazione e il libero mercato, e sostenere che sono valori di destra. Io sarei d&#039;accordo, e il mio raccontino mi piacerebbe lo stesso! :-) ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben Concordo con Anonimo 9&#038;12: ci sono diverse destre e diverse sinistre. Bisognerebbe dire a che destra o sinistra ci si riferisce, quando si propone un valore di destra o di sinistra. Il mio raccontino (Anonimo 4) esalta l&#8217;internazionalismo (&#8220;proletari di tutto ilo mondo unitevi&#8221;), che era un valore del comunismo e socialismo nell&#8217;Ottocento e nei primi del Novecento (poi meno). Ma qualcuno potrebbe dire che esalta anche la globalizzazione e il libero mercato, e sostenere che sono valori di destra. Io sarei d&#8217;accordo, e il mio raccontino mi piacerebbe lo stesso! 🙂 </p>
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		<title>
		Di: gabri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Eli-stop-un abbraccio-stop.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Eli-stop-un abbraccio-stop.</p>
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		Di: eli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[eli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[CULTURA: a destra il vuoto, a sinistra l’attesa, con utopia finale Il discepoletto e gli uccelli sul ramo Diogene come suo discepolo proprio non lo avrebbe voluto. Ma lui per tale si spacciava. A distanza di secoli. Si era procurato una botte e l’aveva collocata all’ingresso del suo giardino, aveva trovato una lampada e si presentava così, cercando qualche verità difficile da comprendere e forse a lui stesso poco chiara, ma ricopriva importanti cariche politiche. Tutti lo chiamavano il discepoletto. Sul ramo dell’albero lì vicino si radunavano molti uccelli, osservavano l’uomo e si scambiavano opinioni su di lui e sui fatti del mondo. Molti tra loro si conoscevano già da tempo, alcuni arrivavano e si presentavano, Gina la ghiandaia, Tommy il picchio e così via. Arrivò un uccello che non avevano mai visto, “Chi sei tu” “Hybris,” rispose. “Si, questo è il tuo nome, ma che tipo di uccello sei?” “Hybris” rispose. Gli altri lasciarono perdere, anche se lo trovavano un po’ inquietante. Nessuno tra gli uccelli si aspettava dal discepoletto cose buone, ma ciò che videro quel giorno superava le aspettative. Era seminudo, quasi in estasi di fronte ad una immensa piramide di libri, vecchi vinile, dvd, parole e immagini. Ora il discepoletto, grintoso e sicuro, immerso nella piramide a testa in giù, scavava, scavava e selezionava. Questo di qua, questo di là, al rogo, al rogo. L’immensa confusa piramide si ricomponeva in mucchi ancora bassi, frutto di un primo lavoro di divisione del materiale, pronti per essere più accuratamente valutati. Più in là vi era un piccolo scaffale: lì il discepoletto allineava gli oggetti che non richiedevano una seconda selezione: la Bibbia, ma quanto è grossa!, il Dizionario della lingua italiana, edizione ridotta, che è quello che basta, la Costituzione, la costituzione? No, quella no, forse ha bisogno di un accurato ritocco. Fellini, Pasolini, tutti al rogo. Tutto il cinema al rogo. E tutta la fotografia. E la musica? Il blues, il jazz diritti al rogo, la musica lirica? Rivediamola, mi sembra che fosse pericolosa. E poi lui doveva selezionare la Cultura, solo la Cultura. “Si fermerà”, disse la ghiandaia, che è curiosa, ascolta e vuole imparare le lingue degli altri uccelli “Non si fermerà” disse Hybris “Ci ripenserà” disse il picchio che passa le giornate a studiare le leggi della fisica “Non ci ripenserà” disse Hybris “Rifletterà” disse il falco che per molte ore progetta e sperimenta il proprio volo “Non ci rifletterà” disse Hybris “Gli sorgerà un dubbio” disse il corvo che Dubbio ha tra i propri avi “Non avrà alcun dubbio” disse Hybris Improvvisamente il discepoletto si sedette con in mano un libro. Gli uccelli trattennero il respiro. Forse era giunto il momento del dubbio e della riflessione, dello studio, del progetto, della sperimentazione. Solo Hybris sghignazzava basso basso. “Kafka, le metamorfosi”, bisbigliava il discepoletto ”Questo un po’ me lo ricordo. E’ uno che non si adatta, non ne vuol sapere del lavoro del mondo della famiglia. Lo brucio?” Sfogliò un attimo il libro. “No, no, ecco, ricordo. Si trasforma in uno scarafaggio e muore. E’ disadattato, non allineato e muore. Va proprio bene, lo conservo”. Gli uccelli disperati volarono via, solo Hybris, trionfante, restò lì e così non vide e ancora non sa ciò che gli altri videro: seduto al tavolino di un bar, davanti a cannoli e cappuccino sedeva…Gregor Samsa. Pensavate che Gregor fosse morto? L’insettaccio che lo avvolgeva è stato spazzato via. E Gregor? Libero, sereno e a suo agio, si muove in mezzo a noi distribuendo nuovi desideri di azione e stimolanti chiavi di lettura. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CULTURA: a destra il vuoto, a sinistra l’attesa, con utopia finale Il discepoletto e gli uccelli sul ramo Diogene come suo discepolo proprio non lo avrebbe voluto. Ma lui per tale si spacciava. A distanza di secoli. Si era procurato una botte e l’aveva collocata all’ingresso del suo giardino, aveva trovato una lampada e si presentava così, cercando qualche verità difficile da comprendere e forse a lui stesso poco chiara, ma ricopriva importanti cariche politiche. Tutti lo chiamavano il discepoletto. Sul ramo dell’albero lì vicino si radunavano molti uccelli, osservavano l’uomo e si scambiavano opinioni su di lui e sui fatti del mondo. Molti tra loro si conoscevano già da tempo, alcuni arrivavano e si presentavano, Gina la ghiandaia, Tommy il picchio e così via. Arrivò un uccello che non avevano mai visto, “Chi sei tu” “Hybris,” rispose. “Si, questo è il tuo nome, ma che tipo di uccello sei?” “Hybris” rispose. Gli altri lasciarono perdere, anche se lo trovavano un po’ inquietante. Nessuno tra gli uccelli si aspettava dal discepoletto cose buone, ma ciò che videro quel giorno superava le aspettative. Era seminudo, quasi in estasi di fronte ad una immensa piramide di libri, vecchi vinile, dvd, parole e immagini. Ora il discepoletto, grintoso e sicuro, immerso nella piramide a testa in giù, scavava, scavava e selezionava. Questo di qua, questo di là, al rogo, al rogo. L’immensa confusa piramide si ricomponeva in mucchi ancora bassi, frutto di un primo lavoro di divisione del materiale, pronti per essere più accuratamente valutati. Più in là vi era un piccolo scaffale: lì il discepoletto allineava gli oggetti che non richiedevano una seconda selezione: la Bibbia, ma quanto è grossa!, il Dizionario della lingua italiana, edizione ridotta, che è quello che basta, la Costituzione, la costituzione? No, quella no, forse ha bisogno di un accurato ritocco. Fellini, Pasolini, tutti al rogo. Tutto il cinema al rogo. E tutta la fotografia. E la musica? Il blues, il jazz diritti al rogo, la musica lirica? Rivediamola, mi sembra che fosse pericolosa. E poi lui doveva selezionare la Cultura, solo la Cultura. “Si fermerà”, disse la ghiandaia, che è curiosa, ascolta e vuole imparare le lingue degli altri uccelli “Non si fermerà” disse Hybris “Ci ripenserà” disse il picchio che passa le giornate a studiare le leggi della fisica “Non ci ripenserà” disse Hybris “Rifletterà” disse il falco che per molte ore progetta e sperimenta il proprio volo “Non ci rifletterà” disse Hybris “Gli sorgerà un dubbio” disse il corvo che Dubbio ha tra i propri avi “Non avrà alcun dubbio” disse Hybris Improvvisamente il discepoletto si sedette con in mano un libro. Gli uccelli trattennero il respiro. Forse era giunto il momento del dubbio e della riflessione, dello studio, del progetto, della sperimentazione. Solo Hybris sghignazzava basso basso. “Kafka, le metamorfosi”, bisbigliava il discepoletto ”Questo un po’ me lo ricordo. E’ uno che non si adatta, non ne vuol sapere del lavoro del mondo della famiglia. Lo brucio?” Sfogliò un attimo il libro. “No, no, ecco, ricordo. Si trasforma in uno scarafaggio e muore. E’ disadattato, non allineato e muore. Va proprio bene, lo conservo”. Gli uccelli disperati volarono via, solo Hybris, trionfante, restò lì e così non vide e ancora non sa ciò che gli altri videro: seduto al tavolino di un bar, davanti a cannoli e cappuccino sedeva…Gregor Samsa. Pensavate che Gregor fosse morto? L’insettaccio che lo avvolgeva è stato spazzato via. E Gregor? Libero, sereno e a suo agio, si muove in mezzo a noi distribuendo nuovi desideri di azione e stimolanti chiavi di lettura. </p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4103</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono l&#039;utente del commento n°9, scusate avevo dimenticato di loggarmi, vorrei solo aggiungere che i concetti di Destra e Sinistra in Italia non hanno dei contorni definiti perchè la Destra e la Sinistra italiana hanno le loro radici nelle ali estreme dello schieramento politico: la Destra nel fascismo e la Sinistra nel comunismo. In Italia nel dopoguerra è mancata una Destra democratica ed una forte Sinistra socialdemocratica o laburista. Dopo Destra e e Sinistra si sono evolute convergendo al centro mutando più volte pelle e recentemente anche sovrapponendosi. Da qui nasce per me la difficoltà a definire cosa è la Destra e cosa è la Sinistra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono l&#8217;utente del commento n°9, scusate avevo dimenticato di loggarmi, vorrei solo aggiungere che i concetti di Destra e Sinistra in Italia non hanno dei contorni definiti perchè la Destra e la Sinistra italiana hanno le loro radici nelle ali estreme dello schieramento politico: la Destra nel fascismo e la Sinistra nel comunismo. In Italia nel dopoguerra è mancata una Destra democratica ed una forte Sinistra socialdemocratica o laburista. Dopo Destra e e Sinistra si sono evolute convergendo al centro mutando più volte pelle e recentemente anche sovrapponendosi. Da qui nasce per me la difficoltà a definire cosa è la Destra e cosa è la Sinistra.</p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@gabri.Censis: prometto di riprendere l&#039;argomento. @anonimo9. Quello che stiamo facendo è esattamente un lavoro di ricerca (o ricostruzione) collettiva del senso. @anonimo8. Ecco. L&#039;hai scritto. Rimane.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@gabri.Censis: prometto di riprendere l&#8217;argomento. @anonimo9. Quello che stiamo facendo è esattamente un lavoro di ricerca (o ricostruzione) collettiva del senso. @anonimo8. Ecco. L&#8217;hai scritto. Rimane.</p>
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		<title>
		Di: gabri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4101</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OT In breve, se leggiamo il 44° Rapporto del CENSIS sulla situazione sociale del paese, potremo trovare una dettagliata spiegazione della confusione che regna in Italia in quanto a punti di riferimento ideali, a sfiducia nelle lunghe derive, a senso di appagamento e di appiattimento. La lettura è desolante e purtroppo è confermata da quello che vediamo tutti i giorni. Ma alcuni di noi pensano ancora che i punti di riferimento ci siano, che ci sia spazio per i desideri e per il futuro. Credo che se si esce dalla propria esperienza soggettiva (se si sale sugli alberi, come il Barone rampante), si possa ritrovare una visione più generale, più oggettiva, più dialettica. E che non siamo arrivati in fondo al libro delle regole. Scusate la brevità, ma non volevo disturbare il lavoro indicato nel topic di Annamaria. Se l&#039;argomento interessa, si potrà magari riprendere. Ciao a tutti e buon proseguimenti di vacanze. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OT In breve, se leggiamo il 44° Rapporto del CENSIS sulla situazione sociale del paese, potremo trovare una dettagliata spiegazione della confusione che regna in Italia in quanto a punti di riferimento ideali, a sfiducia nelle lunghe derive, a senso di appagamento e di appiattimento. La lettura è desolante e purtroppo è confermata da quello che vediamo tutti i giorni. Ma alcuni di noi pensano ancora che i punti di riferimento ci siano, che ci sia spazio per i desideri e per il futuro. Credo che se si esce dalla propria esperienza soggettiva (se si sale sugli alberi, come il Barone rampante), si possa ritrovare una visione più generale, più oggettiva, più dialettica. E che non siamo arrivati in fondo al libro delle regole. Scusate la brevità, ma non volevo disturbare il lavoro indicato nel topic di Annamaria. Se l&#8217;argomento interessa, si potrà magari riprendere. Ciao a tutti e buon proseguimenti di vacanze. </p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4100</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trovo ammirevole questa iniziativa anche se Destra e Sinistra in questi anni in Italia hanno assunto i significati più diversi e credo di capire ciò che vuol dire l&#039;autore del commento n° 8. Chiunque abbia messo il naso fuori dall&#039;Italia negli ultimi anni però si è accorto che in Italia oramai c&#039;è un problema di degrado culturale e civile che viene prima delle distinzioni politiche, il nostro è un paese che ha bisogno per prima cosa di normalità, legalità ed autentica democrazia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo ammirevole questa iniziativa anche se Destra e Sinistra in questi anni in Italia hanno assunto i significati più diversi e credo di capire ciò che vuol dire l&#8217;autore del commento n° 8. Chiunque abbia messo il naso fuori dall&#8217;Italia negli ultimi anni però si è accorto che in Italia oramai c&#8217;è un problema di degrado culturale e civile che viene prima delle distinzioni politiche, il nostro è un paese che ha bisogno per prima cosa di normalità, legalità ed autentica democrazia.</p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4099</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho quasi sessant’anni. Ho sempre scritto molto, nella mia vita. Anzi, mi sono sempre imposto di scrivere. E sempre ho chiesto ai miei collaboratori di scrivere. Perché verba volant e scripta manent è sempre stata una frase che, per diversi motivi, ho amato. E amo. Ma ho fatto, e faccio, il manager. Non lo scrittore. E non ho mai scritto un racconto. E nemmeno una poesia. Le uniche cose non di business che ho scritto sono le lettere che mandavo alla mia fidanzata. Quand’ero a militare, nel ’74. Poi ci siamo sposati. E io non ho più scritto lettere. Né a lei, che da allora vedo, in pratica, tutti i giorni. Né ad altre fidanzate, perché ho avuto solo lei. Chi è arrivato fino a qui si sta domandando: ma la destra e la sinistra che cosa c’entrano? C’entrano, c’entrano. C’entrano perché destra e sinistra sono due parole chiave della mia vita. Mia moglie, per esempio, è di destra. E io sono di sinistra. Il padre di mia moglie era di destra. Ed è stato ucciso da persone che si definivano di sinistra. E da allora il nostro mondo è cambiato. Ed è cambiato anche il “nostro” modo di parlare di destra e di sinistra. Io, da allora, per esempio, e sono passati più di trent’anni, non ho più capito bene che cosa vogliano dire destra e sinistra. E, secondo me, da allora, nessuno ha più capito, in Italia, che cosa vogliono dire destra e sinistra. Soprattutto che cosa voglia dire sinistra. L’ha capito, e molto bene, per me, Antonio Pennacchi, con il suo bellissimo libro Canale Mussolini. Non mi firmo, spero capirete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho quasi sessant’anni. Ho sempre scritto molto, nella mia vita. Anzi, mi sono sempre imposto di scrivere. E sempre ho chiesto ai miei collaboratori di scrivere. Perché verba volant e scripta manent è sempre stata una frase che, per diversi motivi, ho amato. E amo. Ma ho fatto, e faccio, il manager. Non lo scrittore. E non ho mai scritto un racconto. E nemmeno una poesia. Le uniche cose non di business che ho scritto sono le lettere che mandavo alla mia fidanzata. Quand’ero a militare, nel ’74. Poi ci siamo sposati. E io non ho più scritto lettere. Né a lei, che da allora vedo, in pratica, tutti i giorni. Né ad altre fidanzate, perché ho avuto solo lei. Chi è arrivato fino a qui si sta domandando: ma la destra e la sinistra che cosa c’entrano? C’entrano, c’entrano. C’entrano perché destra e sinistra sono due parole chiave della mia vita. Mia moglie, per esempio, è di destra. E io sono di sinistra. Il padre di mia moglie era di destra. Ed è stato ucciso da persone che si definivano di sinistra. E da allora il nostro mondo è cambiato. Ed è cambiato anche il “nostro” modo di parlare di destra e di sinistra. Io, da allora, per esempio, e sono passati più di trent’anni, non ho più capito bene che cosa vogliano dire destra e sinistra. E, secondo me, da allora, nessuno ha più capito, in Italia, che cosa vogliono dire destra e sinistra. Soprattutto che cosa voglia dire sinistra. L’ha capito, e molto bene, per me, Antonio Pennacchi, con il suo bellissimo libro Canale Mussolini. Non mi firmo, spero capirete.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Leggerika		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4098</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leggerika]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[PARTECIPAZIONE. SINISTRA. Il cielo è grigio, grandi fiocchi candidi fluttuano nell’aria gelida. Nel campetto dell’oratorio i bambini si rincorrono, ridono, lanciano palle di neve. “Costruiamo un pupazzo!” grida uno dei più grandi. “Sì, dai, uno grandissimo!” La nostalgia mi stringe la gola, tanti anni fa anch’io giocavo su questo prato. Sakuntala è appoggiata al muro, avvolta in un giaccone troppo grande. Osserva concentrata gli altri bambini che ammucchiano la neve al centro del campo. “Pu..pazzo di neve” sussurra muovendo le labbra contro la sciarpa. Ha otto anni, è arrivata con i genitori dall’Orissa sei mesi fa. Il padre in questi giorni è stato assunto come spalatore. Nessuno di loro aveva mai visto la neve, prima. “Non giochi con gli altri?” le chiedo. “No. Parlo male italiano” mi risponde seria.“ E tu? “aggiunge. “Sono troppo vecchia per giocare” rispondo imbarazzata. Restiamo in silenzio a contemplare il nostro fiato che si condensa in nuvole bianche. Sakuntala raccoglie una palla di neve e mi tende una mano: “Andiamo?” “Si!” e corriamo insieme a costruire il pupazzo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PARTECIPAZIONE. SINISTRA. Il cielo è grigio, grandi fiocchi candidi fluttuano nell’aria gelida. Nel campetto dell’oratorio i bambini si rincorrono, ridono, lanciano palle di neve. “Costruiamo un pupazzo!” grida uno dei più grandi. “Sì, dai, uno grandissimo!” La nostalgia mi stringe la gola, tanti anni fa anch’io giocavo su questo prato. Sakuntala è appoggiata al muro, avvolta in un giaccone troppo grande. Osserva concentrata gli altri bambini che ammucchiano la neve al centro del campo. “Pu..pazzo di neve” sussurra muovendo le labbra contro la sciarpa. Ha otto anni, è arrivata con i genitori dall’Orissa sei mesi fa. Il padre in questi giorni è stato assunto come spalatore. Nessuno di loro aveva mai visto la neve, prima. “Non giochi con gli altri?” le chiedo. “No. Parlo male italiano” mi risponde seria.“ E tu? “aggiunge. “Sono troppo vecchia per giocare” rispondo imbarazzata. Restiamo in silenzio a contemplare il nostro fiato che si condensa in nuvole bianche. Sakuntala raccoglie una palla di neve e mi tende una mano: “Andiamo?” “Si!” e corriamo insieme a costruire il pupazzo. </p>
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		<item>
		<title>
		Di: tobia90		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4097</link>

		<dc:creator><![CDATA[tobia90]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[SINISTRA: Partecipazione RACCONTRO IRONICO DI UN POVERO SCEMO “La libertà è partecipazione…” Non metto in dubbio il fatto che la libertà sia partecipazione: chi sono io per farlo? Sono solo un umile cittadino. Solo un povero scemo, come direbbe qualche presidente del consiglio. Pensate un po’: pago addirittura le tasse! E mi faccio in quattro per far quadrare la dichiarazione dei redditi. No, no, non ridete, non sto scherzando! Ma, dicevamo: partecipazione è sinonimo di libertà. Che bella cosa: vuol dire che dopo i diciotto anni siamo tutti liberi come aquilotti. E già, dopo i diciotto si può partecipare, finalmente. Ma cosa si intende con partecipazione? Bah… Io che i diciotto li ho passati da un pezzo, esco di casa, carta di identità alla mano, monto in macchina e mi avvio verso il collegio elettorale di quartiere. Si, avete capito, oggi è un giorno importante, oggi si vota. Abbiamo aspettato cinque lunghi anni di governo fallimentare e, finalmente, possiamo tornare a dire la nostra. Quale partito appoggiare? Da quale bugiardo farsi, intellettualmente parlando, violentare? Il simpatico e un po’ ridicolo imprenditore conservatore che promette la rivoluzione liberale o il serio e integerrimo vecchio comunista, un po’ pentito, e col carisma di un panino allo stracchino? Oppure i partiti minori! Già, quelli si che sono una valida alternativa. C’è il cattolico nostalgico, il fascista, anche lui pentito, il carismatico ambientalista che, in compenso, è un passionale amante dei termovalorizzatori, l’irruento e rustico, forse un po’ giustizialista, ex magistrato che odia a morte il simpatico imprenditore e via discorrendo. Una cosa li accomuna, questi personaggi da fumetto: sono vecchi. “In gerontocrazia we trust”; come direbbe qualche “liberal” d’oltre oceano. È incredibile, ogni volta che c’è da votare penso le stesse cose. Ma una volta arrivato alla coda della fila del collegio elettorale di quartiere me li scrollo di dosso, questi pensieri, e faccio ciò che va fatto: voto il “meno peggio”. O, almeno, se è vero che tutto è soggettivo, come dicono i paladini della retorica, quello che per me è il meno peggio. Ma sta volta no. Sta volta i pensieri non me li scrollo di dosso. E, quando ormai tocca quasi a me, ripenso alla partecipazione. Alla libertà. Non penso che, con partecipazione, si intendesse tutto questo. Tutto questo è solo scegliere da chi farsi fregare. La libertà non è una scelta sconveniente in ogni caso. Bene, sta volta non mi avrete. Sta volta voglio aumentare le percentuali di chi non sceglie. Allora entro nella stanza dove si vota e tra un “buon giorno” di qua e un “ecco il documento” di la, entro nella cabina ed apro la scheda elettorale. Adesso vi faccio vedere la mia partecipazione. Prendo la penna e disegno un fallo di dimensioni equine, che ricopre più di metà scheda e con un’accuratezza che farebbe invidia al miglior Giotto. Ora sono un povero scemo? Non lo so più neanche io. Esco dalla cabina, metto la mia scheda dentro all’inconfondibile scatolone. Strizzo l’occhio allo scrutatore e dico, sorridente: “speriamo che sta volta vada bene.” “Eh, che te lo dico a fare?” Mi risponde lui. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SINISTRA: Partecipazione RACCONTRO IRONICO DI UN POVERO SCEMO “La libertà è partecipazione…” Non metto in dubbio il fatto che la libertà sia partecipazione: chi sono io per farlo? Sono solo un umile cittadino. Solo un povero scemo, come direbbe qualche presidente del consiglio. Pensate un po’: pago addirittura le tasse! E mi faccio in quattro per far quadrare la dichiarazione dei redditi. No, no, non ridete, non sto scherzando! Ma, dicevamo: partecipazione è sinonimo di libertà. Che bella cosa: vuol dire che dopo i diciotto anni siamo tutti liberi come aquilotti. E già, dopo i diciotto si può partecipare, finalmente. Ma cosa si intende con partecipazione? Bah… Io che i diciotto li ho passati da un pezzo, esco di casa, carta di identità alla mano, monto in macchina e mi avvio verso il collegio elettorale di quartiere. Si, avete capito, oggi è un giorno importante, oggi si vota. Abbiamo aspettato cinque lunghi anni di governo fallimentare e, finalmente, possiamo tornare a dire la nostra. Quale partito appoggiare? Da quale bugiardo farsi, intellettualmente parlando, violentare? Il simpatico e un po’ ridicolo imprenditore conservatore che promette la rivoluzione liberale o il serio e integerrimo vecchio comunista, un po’ pentito, e col carisma di un panino allo stracchino? Oppure i partiti minori! Già, quelli si che sono una valida alternativa. C’è il cattolico nostalgico, il fascista, anche lui pentito, il carismatico ambientalista che, in compenso, è un passionale amante dei termovalorizzatori, l’irruento e rustico, forse un po’ giustizialista, ex magistrato che odia a morte il simpatico imprenditore e via discorrendo. Una cosa li accomuna, questi personaggi da fumetto: sono vecchi. “In gerontocrazia we trust”; come direbbe qualche “liberal” d’oltre oceano. È incredibile, ogni volta che c’è da votare penso le stesse cose. Ma una volta arrivato alla coda della fila del collegio elettorale di quartiere me li scrollo di dosso, questi pensieri, e faccio ciò che va fatto: voto il “meno peggio”. O, almeno, se è vero che tutto è soggettivo, come dicono i paladini della retorica, quello che per me è il meno peggio. Ma sta volta no. Sta volta i pensieri non me li scrollo di dosso. E, quando ormai tocca quasi a me, ripenso alla partecipazione. Alla libertà. Non penso che, con partecipazione, si intendesse tutto questo. Tutto questo è solo scegliere da chi farsi fregare. La libertà non è una scelta sconveniente in ogni caso. Bene, sta volta non mi avrete. Sta volta voglio aumentare le percentuali di chi non sceglie. Allora entro nella stanza dove si vota e tra un “buon giorno” di qua e un “ecco il documento” di la, entro nella cabina ed apro la scheda elettorale. Adesso vi faccio vedere la mia partecipazione. Prendo la penna e disegno un fallo di dimensioni equine, che ricopre più di metà scheda e con un’accuratezza che farebbe invidia al miglior Giotto. Ora sono un povero scemo? Non lo so più neanche io. Esco dalla cabina, metto la mia scheda dentro all’inconfondibile scatolone. Strizzo l’occhio allo scrutatore e dico, sorridente: “speriamo che sta volta vada bene.” “Eh, che te lo dico a fare?” Mi risponde lui. </p>
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		<title>
		Di: gabri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4096</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si svegliò nell&#039;alba afosa dell&#039;estate anticipata. Gli occhi gli dolevano, aveva fatto tardi a buttar giù appunti di risposta ai dubbi dei compagni: &quot;Reagire al velleitarismo. Proporsi obiettivi discreti, raggiungibili, anche se si intenda approfondirli ed estenderli&quot;. Immobile, rammentò Giulia e i bambini: essere vicino comunque, si era detto, dedicare ogni giorno qualche ora a loro. La scrittura poteva essere un atto di amicizia e di amore, sostituire la presenza e la familiarità? Riuscirebbe essa ad avere tanto potere? Interessante, da approfondire. Sorrise di sé, per quel vezzo di darsi appuntamento con le congetture. Dalla finestra vedeva la calura che si ammucchiava sul monte Ferraro e giù, sul pendio terrazzato, tra i filari di mandorli, ciliegi e vigne. Terra di Murgia, pastorizia, agricoltura estensiva, diffusione dell&#039;abitato sparso. Potenzialmente adatta a un riscatto del lavoro. Si passò le mani tra i ciuffi dei capelli, pulì i piccoli occhiali e li inforcò. Sul tavolo, ingombro di fogli, giaceva la lettera preoccupata della madre. La rilesse e da ritto, poiché non si sedeva mai per scrivere, iniziò la risposta: Turi, 10 Maggio 1928 Cara madre, non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo stare in prigione... Vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato, ma non potevo fare altrimenti... Sinistra Ottimismo del pensiero e della volontà Note. -Il personaggio è Antonio Gramsci, di cui Mussolini diceva: bisogna impedire a quel cervello di pensare. Il luogo è il carcere di Turi. -L&#039;aforisma &quot;pessimismo dell&#039;intelligenza, ottimismo della volontà&quot; è di Romaine Roland, scrittore francese, Nobel per la letteratura nel 1915. Gramsci lo adottò come suo &quot;motto d&#039;ordine&quot;, scrive nel Discorso agli anarchici, L&#039;Ordine Nuovo, 3-10 Aprile 1920. -Ti pare bello passare il 26 Dic. a mettere insieme un raccontino un po&#039; triste, invece di folleggiare tra i pansotti di gallina e la zecchinetta!!! :-) ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si svegliò nell&#8217;alba afosa dell&#8217;estate anticipata. Gli occhi gli dolevano, aveva fatto tardi a buttar giù appunti di risposta ai dubbi dei compagni: &#8220;Reagire al velleitarismo. Proporsi obiettivi discreti, raggiungibili, anche se si intenda approfondirli ed estenderli&#8221;. Immobile, rammentò Giulia e i bambini: essere vicino comunque, si era detto, dedicare ogni giorno qualche ora a loro. La scrittura poteva essere un atto di amicizia e di amore, sostituire la presenza e la familiarità? Riuscirebbe essa ad avere tanto potere? Interessante, da approfondire. Sorrise di sé, per quel vezzo di darsi appuntamento con le congetture. Dalla finestra vedeva la calura che si ammucchiava sul monte Ferraro e giù, sul pendio terrazzato, tra i filari di mandorli, ciliegi e vigne. Terra di Murgia, pastorizia, agricoltura estensiva, diffusione dell&#8217;abitato sparso. Potenzialmente adatta a un riscatto del lavoro. Si passò le mani tra i ciuffi dei capelli, pulì i piccoli occhiali e li inforcò. Sul tavolo, ingombro di fogli, giaceva la lettera preoccupata della madre. La rilesse e da ritto, poiché non si sedeva mai per scrivere, iniziò la risposta: Turi, 10 Maggio 1928 Cara madre, non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo stare in prigione&#8230; Vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato, ma non potevo fare altrimenti&#8230; Sinistra Ottimismo del pensiero e della volontà Note. -Il personaggio è Antonio Gramsci, di cui Mussolini diceva: bisogna impedire a quel cervello di pensare. Il luogo è il carcere di Turi. -L&#8217;aforisma &#8220;pessimismo dell&#8217;intelligenza, ottimismo della volontà&#8221; è di Romaine Roland, scrittore francese, Nobel per la letteratura nel 1915. Gramsci lo adottò come suo &#8220;motto d&#8217;ordine&#8221;, scrive nel Discorso agli anarchici, L&#8217;Ordine Nuovo, 3-10 Aprile 1920. -Ti pare bello passare il 26 Dic. a mettere insieme un raccontino un po&#8217; triste, invece di folleggiare tra i pansotti di gallina e la zecchinetta!!! 🙂 </p>
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		<title>
		Di: Utente Anonimo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4095</link>

		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ben MONDO. Da sinistra Bologna, 24 dicembre 2010. Ceno in un ristorante cinese. Il titolare è un giovane sveglio, cresciuto in Italia, fiero del suo paese di origine, dove torna periodicamente. Parliamo e simpatizziamo. Siamo d’accordo su tutto, ridiamo dei luoghi comuni occidentali sulla Cina. Mi chiede: sei contento che un miliardo e mezzo di cinesi, e quasi un miliardo di indiani, stanno galoppando verso il benessere? Anche se questo comporta un abbassamento del livello di vita tuo e dei tuoi figli? Rispondo: non preoccuparti. Io no, ma i miei figli sono pronti a sbarcare a Shangai e fare fortuna lì, come hai fatto tu qui. Ride. Beviamo grappa di riso. Sentiamo tutti e due che un vecchio sogno (“…l’internazionale, futura umanità”) ha cambiato strada, ma si è avverato. Siamo due cittadini globali felici. Ben]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben MONDO. Da sinistra Bologna, 24 dicembre 2010. Ceno in un ristorante cinese. Il titolare è un giovane sveglio, cresciuto in Italia, fiero del suo paese di origine, dove torna periodicamente. Parliamo e simpatizziamo. Siamo d’accordo su tutto, ridiamo dei luoghi comuni occidentali sulla Cina. Mi chiede: sei contento che un miliardo e mezzo di cinesi, e quasi un miliardo di indiani, stanno galoppando verso il benessere? Anche se questo comporta un abbassamento del livello di vita tuo e dei tuoi figli? Rispondo: non preoccuparti. Io no, ma i miei figli sono pronti a sbarcare a Shangai e fare fortuna lì, come hai fatto tu qui. Ride. Beviamo grappa di riso. Sentiamo tutti e due che un vecchio sogno (“…l’internazionale, futura umanità”) ha cambiato strada, ma si è avverato. Siamo due cittadini globali felici. Ben</p>
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		<title>
		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4094</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a Giusy per aver rotto il ghiaccio alla grande, e scegliendo una parola importante come Solidarietà. Grazie a Luisa Carrada con Mestierediscrivere e a Scrid con Storiacontinua che rilanciano l&#039;iniziativa :))) Piccola nota tecnica. Poiché alcune parole-chiave appartengono sia al tag cloud Sinistra che al tag cloud Destra (questo le rende particolarmente interessanti), per favore specificate nell&#039;occhiello a quale delle due prospettive state facendo riferimento. Il modo in cui Giusy ha titolato va benissimo: parola chiave + titolo della storia. Piccola nota del 24 dicembre. Mattina di pioggia, Milano, Galleria. Ressa. Famiglie, ombrelli che gocciolano, turisti spaesati, gruppi di adolescenti che si muovono galleggiando, anziani signori già col vestito della festa, ambulanti di ogni etnia, vigili, signore aggrappate a pacchi ingombranti, bambini col cappello di traverso. Giusto al centro, all&#039;ottagono, un gruppo di ragazzi giovanissimi con magliette e cartelli: abbracci gratis, free hugs. Non chiedono soldi. Non dichiarano appartenenza a nessuna organizzazione. Se ne stanno lì e abbracciano le persone. Mi sono beccata un abbraccione da una ragazza bionda con una bella faccia. Ero di corsa (l&#039;ennesima signora aggrappata a pacco ingombrante). Non ho chiesto chi fossero né che cosa volessero dire. Ma tutto sommato non ce n&#039;era bisogno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a Giusy per aver rotto il ghiaccio alla grande, e scegliendo una parola importante come Solidarietà. Grazie a Luisa Carrada con Mestierediscrivere e a Scrid con Storiacontinua che rilanciano l&#8217;iniziativa :))) Piccola nota tecnica. Poiché alcune parole-chiave appartengono sia al tag cloud Sinistra che al tag cloud Destra (questo le rende particolarmente interessanti), per favore specificate nell&#8217;occhiello a quale delle due prospettive state facendo riferimento. Il modo in cui Giusy ha titolato va benissimo: parola chiave + titolo della storia. Piccola nota del 24 dicembre. Mattina di pioggia, Milano, Galleria. Ressa. Famiglie, ombrelli che gocciolano, turisti spaesati, gruppi di adolescenti che si muovono galleggiando, anziani signori già col vestito della festa, ambulanti di ogni etnia, vigili, signore aggrappate a pacchi ingombranti, bambini col cappello di traverso. Giusto al centro, all&#8217;ottagono, un gruppo di ragazzi giovanissimi con magliette e cartelli: abbracci gratis, free hugs. Non chiedono soldi. Non dichiarano appartenenza a nessuna organizzazione. Se ne stanno lì e abbracciano le persone. Mi sono beccata un abbraccione da una ragazza bionda con una bella faccia. Ero di corsa (l&#8217;ennesima signora aggrappata a pacco ingombrante). Non ho chiesto chi fossero né che cosa volessero dire. Ma tutto sommato non ce n&#8217;era bisogno.</p>
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		<title>
		Di: Scrid		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/se-una-notte-dinverno-un-narratore/#comment-4093</link>

		<dc:creator><![CDATA[Scrid]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche StoriaContinua.com si unisce alla vostra inizitiva http://www.storiacontinua.com/scrittura-collettiva/se-una-notte-dinverno-un-narratore/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche StoriaContinua.com si unisce alla vostra inizitiva <a href="http://www.storiacontinua.com/scrittura-collettiva/se-una-notte-dinverno-un-narratore/" rel="nofollow ugc">http://www.storiacontinua.com/scrittura-collettiva/se-una-notte-dinverno-un-narratore/</a></p>
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