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	Commenti a: Il tasto like sta davvero sequestrando le nostre menti?	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: Aldo Fabri		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tasto-like-sequestra-menti/#comment-159054</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aldo Fabri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2017 15:32:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esemplare
https ://it.m.wikipedia.org/wiki/Episodi_di_Black_Mirror#Caduta_libera]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esemplare<br />
https ://it.m.wikipedia.org/wiki/Episodi_di_Black_Mirror#Caduta_libera</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Magari		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Magari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 08:59:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@zop: al momento credo che gran parte del potere economico di Facebook si basi sui &quot;mi piace&quot; e sulle profilazioni dettagliate che ne derivano (compreso il rischio echo chamber, per cui una volta che c&#039;è piaciuto qualcosa non potremo mai più provare qualcosa di diverso).

Google, Facebook e in misura minore anche Amazon sono aziende che si sostengono e prosperano e sono diventate dei colossi solo vendendo profilazioni dei loro utenti. E niente altro.

Qui un&#039;ottimo articolo del Guardian sull&#039;argomento (utile anche a noi italiani per ricordare cosa significa una politica di sinistra): https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@zop: al momento credo che gran parte del potere economico di Facebook si basi sui &#8220;mi piace&#8221; e sulle profilazioni dettagliate che ne derivano (compreso il rischio echo chamber, per cui una volta che c&#8217;è piaciuto qualcosa non potremo mai più provare qualcosa di diverso).</p>
<p>Google, Facebook e in misura minore anche Amazon sono aziende che si sostengono e prosperano e sono diventate dei colossi solo vendendo profilazioni dei loro utenti. E niente altro.</p>
<p>Qui un&#8217;ottimo articolo del Guardian sull&#8217;argomento (utile anche a noi italiani per ricordare cosa significa una politica di sinistra): <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest" rel="nofollow ugc">https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest</a></p>
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		<title>
		Di: zop		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[zop]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 08:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A parte gli effetti psicologici del tasto &quot;mi piace&quot; - che porta alla dipendenza/compulsività, ed è un meccanismo eficace per trattenere in rete più a lungo le persone e per orientarle su altre pagine - non so se invece si è rivelato uno strumento così utile per la profilazione dell&#039;utenza e dei suoi gusti da vendere a terze parti che possono poi fare pubblicità mirate. 

Facebook, è soprattutto una rete relazionale, i mi piace mi pare che siano spesi soprattutto come conferma tra amici, più che come espressione di un interese reale verso l&#039;argomento o prodotto contenuto. Insomma, proprio per l&#039;effetto di dipendenza ben descritto, la tendenza è di mettere mi piace a qualcosa, non necessariamente perché è davvero un interesse, ma perché è un favore/riscontro rivolto a un amico. In questo modo, però, la profilazione da parte dei gestori sul contenuto risulta falsata. 

Non ho dati recenti in proposito, ma sicuramente agli albori, da quel che so, le profilazioni di Facebook non davano grossi ritorni dal punto di vista commerciale, al contrario di quelle di Google che sono invece basate principalmente sulle ricerche delle persone profilate. Non so le cose siano cambiate. 

Certamente avere la consapevolezza che un mi piace non è solo rivolto agli amici ma è anche controllato dai gestori, che spiano noi e le nostre reti relazionali, è importante. Un saluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A parte gli effetti psicologici del tasto &#8220;mi piace&#8221; &#8211; che porta alla dipendenza/compulsività, ed è un meccanismo eficace per trattenere in rete più a lungo le persone e per orientarle su altre pagine &#8211; non so se invece si è rivelato uno strumento così utile per la profilazione dell&#8217;utenza e dei suoi gusti da vendere a terze parti che possono poi fare pubblicità mirate. </p>
<p>Facebook, è soprattutto una rete relazionale, i mi piace mi pare che siano spesi soprattutto come conferma tra amici, più che come espressione di un interese reale verso l&#8217;argomento o prodotto contenuto. Insomma, proprio per l&#8217;effetto di dipendenza ben descritto, la tendenza è di mettere mi piace a qualcosa, non necessariamente perché è davvero un interesse, ma perché è un favore/riscontro rivolto a un amico. In questo modo, però, la profilazione da parte dei gestori sul contenuto risulta falsata. </p>
<p>Non ho dati recenti in proposito, ma sicuramente agli albori, da quel che so, le profilazioni di Facebook non davano grossi ritorni dal punto di vista commerciale, al contrario di quelle di Google che sono invece basate principalmente sulle ricerche delle persone profilate. Non so le cose siano cambiate. </p>
<p>Certamente avere la consapevolezza che un mi piace non è solo rivolto agli amici ma è anche controllato dai gestori, che spiano noi e le nostre reti relazionali, è importante. Un saluto.</p>
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		<title>
		Di: Magari		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tasto-like-sequestra-menti/#comment-157584</link>

		<dc:creator><![CDATA[Magari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 12:57:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah, Vance Packard, quanti ricordi!

Vorrei però sollevare una questione: chiaro che la comunicazione &#039;subliminale&#039; di cui parlava Packard è stata smentita, ma oltre alla propaganda minacciosa e falsa forse ha solo preso un&#039;altra forma.
Nella nostra epoca in cui è difficile trovare una verità condivisa, forse una azienda che utilizzi il &quot;nudging&quot; per spingere le persone a fumare, o a considerare che (per dirla con le parole del protagonista di &quot;thank you for smoking&quot;) &quot;non ci sono prove definitive che fumare sia dannoso&quot;, non è solo un&#039;altra forma di persuasione occulta?

Teoricamente la vera persuasione occulta non è quella subliminale, ma quella in cui gli assunti di partenza sono dati per scontati - e quindi impliciti, oppure qualsiasi argomentazione che proceda per paradossi non-logici - e quindi non confutabile razionalmente senza un lungo lavoro tecnico.
Senza contare le immagini, che possono far passare moltissimi significati senza nessun vaglio razionale (forse dovevo citare prima le immagini, e poi i casi più rari).

Questo per dire che la paranoia di Packard ha attecchito bene, ma forse è ancora più necessaria di quanto il nostro apocalittico preferito avesse immaginato: la nostra realtà è già entrata in pieno territorio 1984 e sta spingendo verso nuove forme di distopia - e nemmeno io mi sto agitando molto, le cose stanno semplicemente così.

Invece sul meccanismo dei pulsanti like non potrei dire nulla di più: la conclusione dell&#039;articolo è la migliore possibile

grazie!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, Vance Packard, quanti ricordi!</p>
<p>Vorrei però sollevare una questione: chiaro che la comunicazione &#8216;subliminale&#8217; di cui parlava Packard è stata smentita, ma oltre alla propaganda minacciosa e falsa forse ha solo preso un&#8217;altra forma.<br />
Nella nostra epoca in cui è difficile trovare una verità condivisa, forse una azienda che utilizzi il &#8220;nudging&#8221; per spingere le persone a fumare, o a considerare che (per dirla con le parole del protagonista di &#8220;thank you for smoking&#8221;) &#8220;non ci sono prove definitive che fumare sia dannoso&#8221;, non è solo un&#8217;altra forma di persuasione occulta?</p>
<p>Teoricamente la vera persuasione occulta non è quella subliminale, ma quella in cui gli assunti di partenza sono dati per scontati &#8211; e quindi impliciti, oppure qualsiasi argomentazione che proceda per paradossi non-logici &#8211; e quindi non confutabile razionalmente senza un lungo lavoro tecnico.<br />
Senza contare le immagini, che possono far passare moltissimi significati senza nessun vaglio razionale (forse dovevo citare prima le immagini, e poi i casi più rari).</p>
<p>Questo per dire che la paranoia di Packard ha attecchito bene, ma forse è ancora più necessaria di quanto il nostro apocalittico preferito avesse immaginato: la nostra realtà è già entrata in pieno territorio 1984 e sta spingendo verso nuove forme di distopia &#8211; e nemmeno io mi sto agitando molto, le cose stanno semplicemente così.</p>
<p>Invece sul meccanismo dei pulsanti like non potrei dire nulla di più: la conclusione dell&#8217;articolo è la migliore possibile</p>
<p>grazie!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Enrica Dente		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tasto-like-sequestra-menti/#comment-157579</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrica Dente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 01:25:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Innanzitutto grazie per aver condiviso con noi i tuoi pensieri sull&#039;argomento. Trovo la dipendenza dai likes simile alla dipendenza dai tokens acquisiti dai bambini nei videogiochi (rewards /feedback immediato continuo) e  questa e&#039; una cosa nuova che mi spaventa. La cosa che mi sconcerta di piu&#039; e&#039; scoprire che anche a scuola qui in US usano proprio questo metodo di gratificazione (apps con tokens continui) per far apprendere i bambini. Noi adulti,  o forse dovrei dire alcuni di noi, possono abituarsi all&#039;autocontrollo e a fare a meno dei tokens, i giovani e soprattutto i bambini molto meno. Non c&#039;e&#039; quindi da stupirsi se un bambino americano non vuole imparare qualcosa senza tokens, gettoni o punti da guadagnare subito! 
E comunque, dopo tanti anni vissuti fuori dall&#039;Italia, sono rimasta colpita dal potere persuasivo che ha avuto la televisione italiana sulla mentalita&#039; degli italiani. Le veline per gli italiani sono ormai una cosa di cui parlare senza vergogna, cosa che non succede in Inghilterra ed in US. E qui in US ho visto i social media rafforzare la rivalita&#039; tra due gruppi di americani: quelli delle citta&#039; e quelli della campagna (i Trump supporters), entrambi non consapevoli del ruolo che hanno avuto i social media in questo e nell&#039;elezione stessa di Trump.  Insomma anche se si tratta di una persuasione palese, molti utenti di questi media non ne sono consapevoli (ad esempio, molti spazi pubblicitari sono stati acquistati dai russi prima dell&#039;elezione di Trump) e si stupiscono poi delle conseguenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzitutto grazie per aver condiviso con noi i tuoi pensieri sull&#8217;argomento. Trovo la dipendenza dai likes simile alla dipendenza dai tokens acquisiti dai bambini nei videogiochi (rewards /feedback immediato continuo) e  questa e&#8217; una cosa nuova che mi spaventa. La cosa che mi sconcerta di piu&#8217; e&#8217; scoprire che anche a scuola qui in US usano proprio questo metodo di gratificazione (apps con tokens continui) per far apprendere i bambini. Noi adulti,  o forse dovrei dire alcuni di noi, possono abituarsi all&#8217;autocontrollo e a fare a meno dei tokens, i giovani e soprattutto i bambini molto meno. Non c&#8217;e&#8217; quindi da stupirsi se un bambino americano non vuole imparare qualcosa senza tokens, gettoni o punti da guadagnare subito!<br />
E comunque, dopo tanti anni vissuti fuori dall&#8217;Italia, sono rimasta colpita dal potere persuasivo che ha avuto la televisione italiana sulla mentalita&#8217; degli italiani. Le veline per gli italiani sono ormai una cosa di cui parlare senza vergogna, cosa che non succede in Inghilterra ed in US. E qui in US ho visto i social media rafforzare la rivalita&#8217; tra due gruppi di americani: quelli delle citta&#8217; e quelli della campagna (i Trump supporters), entrambi non consapevoli del ruolo che hanno avuto i social media in questo e nell&#8217;elezione stessa di Trump.  Insomma anche se si tratta di una persuasione palese, molti utenti di questi media non ne sono consapevoli (ad esempio, molti spazi pubblicitari sono stati acquistati dai russi prima dell&#8217;elezione di Trump) e si stupiscono poi delle conseguenze.</p>
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