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	Commenti a: Italiano e itanglese: perché torno a parlarne	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: Enrico Colombi		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-161357</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico Colombi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2018 11:00:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Zoppetti, sono un vecchio giornalista del 1931, iscritto all&#039;ODG dal 1960 e condivido in pieno la sua battaglia contro l&#039;Itanglese (io lo chiamo &quot;angloitalianese).
Se le interessa vorrei mandarle un mio pamphlet intitolato &quot;Addio Italiano bello &quot; dove forse può trovare qualche spunto interessante. Spero a presto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Zoppetti, sono un vecchio giornalista del 1931, iscritto all&#8217;ODG dal 1960 e condivido in pieno la sua battaglia contro l&#8217;Itanglese (io lo chiamo &#8220;angloitalianese).<br />
Se le interessa vorrei mandarle un mio pamphlet intitolato &#8220;Addio Italiano bello &#8221; dove forse può trovare qualche spunto interessante. Spero a presto</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Lara Bianciardi		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159671</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lara Bianciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 12:45:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159657&quot;&gt;zoppaz&lt;/a&gt;.

Sì, anch&#039;io credo che scrivere a giornali, enti, aziende ecc. sia utile. L&#039;ho fatto varie volte per segnalare il sistematico uso del &quot;tu&quot; al posto del &quot;lei&quot; nei confronti degli utenti/clienti dall&#039;aspetto &quot;extracomunitario&quot;, ma non avevo mai pensato di farlo anche per l&#039;itanglese. D&#039;ora in poi lo farò anche per quello :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159657">zoppaz</a>.</p>
<p>Sì, anch&#8217;io credo che scrivere a giornali, enti, aziende ecc. sia utile. L&#8217;ho fatto varie volte per segnalare il sistematico uso del &#8220;tu&#8221; al posto del &#8220;lei&#8221; nei confronti degli utenti/clienti dall&#8217;aspetto &#8220;extracomunitario&#8221;, ma non avevo mai pensato di farlo anche per l&#8217;itanglese. D&#8217;ora in poi lo farò anche per quello 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Regina Elisabetta		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159670</link>

		<dc:creator><![CDATA[Regina Elisabetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 12:17:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159657&quot;&gt;zoppaz&lt;/a&gt;.

Io ci sto :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159657">zoppaz</a>.</p>
<p>Io ci sto 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: zoppaz		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159657</link>

		<dc:creator><![CDATA[zoppaz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Feb 2018 14:11:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La questione del &quot;come se ne esce&quot;, che vedo comparire nei commenti, è il punto cruciale. Non so se è possibile uscirne o se il futuro dell&#039;italiano sia l&#039;itanglese: in molti ambiti come quello del lavoro e del liguaggio aziendale o delle professioni, della moda, della Rete, dell&#039;economia e in tanti linguaggi di settore tecno-scientifici l&#039;itanglese è già una realtà. Personalmente ho individuato 3 fasi importanti per provare a invertire la tendenza. 1) La prima che ho provato a dimostrare, numeri alla mano, nel libro di cui Annamaria ha scritto la prefazione è che &quot;non si può più negare&quot; che l&#039;itanglese sia una realtà. Non è una questione da nulla, perché molti studiosi negano che gli anglicismi rappresentino un problema per la nostra lingua, ma finora nessuno ha smentito i miei dati e questo mi pare già un buon risultato. 2) La seconda fase è quella di creare e fare circolare un dizionario delle alternative italiane, che al momento non esiste in italiano, al contrario di quanto accade in Spagna, in Francia e anche in Germania. Oguno parla come vuole, questo è chiaro. Ma per esercitare una scelta occorre che le alternative circolino, mentre oggi siamo invasi dagli anglicismi, grazie soprattutto ai giornali che li preferiscono, e la gente non può che ripeterli, e così le alternative italiane muoiono o non si creano; anglicismi come budget, range, fake news sembrano diventati di &quot;necessità&quot;, come se stanziamento/tetto di spesa, intervallo, bufale non esistessero; invece semplicemente non si usano e non ci vengono più spontanee, le stiamo perdendo. Per questo sto preparando una lista di circa 3.500 alternative, che pubblico a puntate sul mio sito. 3) La terza fase è quella di provare a organizzare il malcontento di molti italiani che non ne possono più dell&#039;eccesso dell&#039;inglese. Se, come citadini e consumatori, chi è stufo di un linguaggio sempre meno trasparente e sempre più anglicizzato si facesse sentire, protestasse, scrivesse ai giornali, alle aziende che usano l&#039;itanglese nelle loro pubblicità, alle ferrovie dello Stato che si vantano di aprire help center per la customer satisfaction degli utenti, tra aree kiss and ride e le nuove tariffe business, premium ed econony... se davanti a queste cose si creasse un movimento di consumatori in grado di esercitare pressioni sul linguaggio più opportuno... le cose potrebbero cominciare a cambiare. In Germania le proteste dei cittadini hanno portato le ferrovie tedesche a rivedere il loro linguaggio. Se anche in Italia si sollevasse un movimento di opinione del genere, pronto a essere attivo invece che a lamentarsi e basta, forse si riuscirebbe a spezzare la moda, perché è un fatto di moda, di ricorrere all&#039;inglese con questa frequenza. E forse anche la politica potrebbe intervenire con provedimenti in nome della chiarezza, evitando l&#039;inglese nei linguaggio istituzionale, o impartendo direttive, analoghe a quelle della femminilizzazione delle cariche femminili, che potrebbero porre l&#039;attenzione sul problema e anche arginarlo. Non so se sia possibile. Ma credo che perlomeno bisognerebbe provarci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione del &#8220;come se ne esce&#8221;, che vedo comparire nei commenti, è il punto cruciale. Non so se è possibile uscirne o se il futuro dell&#8217;italiano sia l&#8217;itanglese: in molti ambiti come quello del lavoro e del liguaggio aziendale o delle professioni, della moda, della Rete, dell&#8217;economia e in tanti linguaggi di settore tecno-scientifici l&#8217;itanglese è già una realtà. Personalmente ho individuato 3 fasi importanti per provare a invertire la tendenza. 1) La prima che ho provato a dimostrare, numeri alla mano, nel libro di cui Annamaria ha scritto la prefazione è che &#8220;non si può più negare&#8221; che l&#8217;itanglese sia una realtà. Non è una questione da nulla, perché molti studiosi negano che gli anglicismi rappresentino un problema per la nostra lingua, ma finora nessuno ha smentito i miei dati e questo mi pare già un buon risultato. 2) La seconda fase è quella di creare e fare circolare un dizionario delle alternative italiane, che al momento non esiste in italiano, al contrario di quanto accade in Spagna, in Francia e anche in Germania. Oguno parla come vuole, questo è chiaro. Ma per esercitare una scelta occorre che le alternative circolino, mentre oggi siamo invasi dagli anglicismi, grazie soprattutto ai giornali che li preferiscono, e la gente non può che ripeterli, e così le alternative italiane muoiono o non si creano; anglicismi come budget, range, fake news sembrano diventati di &#8220;necessità&#8221;, come se stanziamento/tetto di spesa, intervallo, bufale non esistessero; invece semplicemente non si usano e non ci vengono più spontanee, le stiamo perdendo. Per questo sto preparando una lista di circa 3.500 alternative, che pubblico a puntate sul mio sito. 3) La terza fase è quella di provare a organizzare il malcontento di molti italiani che non ne possono più dell&#8217;eccesso dell&#8217;inglese. Se, come citadini e consumatori, chi è stufo di un linguaggio sempre meno trasparente e sempre più anglicizzato si facesse sentire, protestasse, scrivesse ai giornali, alle aziende che usano l&#8217;itanglese nelle loro pubblicità, alle ferrovie dello Stato che si vantano di aprire help center per la customer satisfaction degli utenti, tra aree kiss and ride e le nuove tariffe business, premium ed econony&#8230; se davanti a queste cose si creasse un movimento di consumatori in grado di esercitare pressioni sul linguaggio più opportuno&#8230; le cose potrebbero cominciare a cambiare. In Germania le proteste dei cittadini hanno portato le ferrovie tedesche a rivedere il loro linguaggio. Se anche in Italia si sollevasse un movimento di opinione del genere, pronto a essere attivo invece che a lamentarsi e basta, forse si riuscirebbe a spezzare la moda, perché è un fatto di moda, di ricorrere all&#8217;inglese con questa frequenza. E forse anche la politica potrebbe intervenire con provedimenti in nome della chiarezza, evitando l&#8217;inglese nei linguaggio istituzionale, o impartendo direttive, analoghe a quelle della femminilizzazione delle cariche femminili, che potrebbero porre l&#8217;attenzione sul problema e anche arginarlo. Non so se sia possibile. Ma credo che perlomeno bisognerebbe provarci.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lorenzo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159653</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 15:47:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159636&quot;&gt;Marco&lt;/a&gt;.

Caro Marco, ho già commentato in proposito e ho sostenuto che per me l’uso eccessivo di formule straniere, in una qualsiasi lingua, snatura la cultura locale, ma sono anche sufficientemente aperto ad accogliere neologismi che danno meglio il senso di quello che descrivono.
Detto ciò, propongo un caso che, per lavoro, mi fa “disperare”.
Utilizzo un software prodotto negli Stati Uniti e denominato Geomedia e tutti intorno a me pronunciano Geomidia; più volte ho fatto notare che “media”, essendo un termine latino, va pronunciato così come si legge (se qualcuno vuole, può controllare che Crusca, Treccani, Oxford, Webster etc. propongono pronunce sia alla latina e sia all&#039;inglese).
Una volta un collaboratore disse di aver sentito pronunciare ”midia” dal referente per l&#039;Europa (un signore svedese) del software americano,  e pertanto lui non voleva discostarsi da tale pronuncia. Io ribattei che alla persona straniera concedevo l&#039;uso scorretto in quanto poteva anche non conoscere la provenienza del termine e quindi rimproveravo al collega una sudditanza culturale. La discussione andò avanti per un po&#039; finché gli chiesi, per sfida, come pronunciasse il nome del principale operatore televisivo privato italiano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159636">Marco</a>.</p>
<p>Caro Marco, ho già commentato in proposito e ho sostenuto che per me l’uso eccessivo di formule straniere, in una qualsiasi lingua, snatura la cultura locale, ma sono anche sufficientemente aperto ad accogliere neologismi che danno meglio il senso di quello che descrivono.<br />
Detto ciò, propongo un caso che, per lavoro, mi fa “disperare”.<br />
Utilizzo un software prodotto negli Stati Uniti e denominato Geomedia e tutti intorno a me pronunciano Geomidia; più volte ho fatto notare che “media”, essendo un termine latino, va pronunciato così come si legge (se qualcuno vuole, può controllare che Crusca, Treccani, Oxford, Webster etc. propongono pronunce sia alla latina e sia all&#8217;inglese).<br />
Una volta un collaboratore disse di aver sentito pronunciare ”midia” dal referente per l&#8217;Europa (un signore svedese) del software americano,  e pertanto lui non voleva discostarsi da tale pronuncia. Io ribattei che alla persona straniera concedevo l&#8217;uso scorretto in quanto poteva anche non conoscere la provenienza del termine e quindi rimproveravo al collega una sudditanza culturale. La discussione andò avanti per un po&#8217; finché gli chiesi, per sfida, come pronunciasse il nome del principale operatore televisivo privato italiano.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Regina Elisabetta		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159651</link>

		<dc:creator><![CDATA[Regina Elisabetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 12:22:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159636&quot;&gt;Marco&lt;/a&gt;.

Anch&#039;io sono sfiduciata. 
Tutti intorno a me (azienda di informatica) parlano itanglese, ed è chiarissimo che lo fanno non soltanto per sembrare più interessanti, moderni e spigliati, ma anche (o forse soprattutto) perché non conoscono o non sanno trovare il termine corretto in italiano. Quando faccio loro presente che nella nostra lingua abbiamo tante parole per esprimere tutti i concetti di cui ci occupiamo, le mie rimostranze vengono accolte da sorrisetti di sufficienza, come se si trattasse di minuzie, come se io fossi la solita maestrina pignola (mi viene in mente a tale proposito la luminosa distinzione tra pignoleria e precisione che lessi di recente proprio qui su NeU). 
Poi, quando qualcuno finalmente si decide a parlare italiano, infarcisce i suoi discorsi di &quot;piuttosto che&quot; e di &quot;quant&#039;altro&quot;, che non riesco a definire diversamente da &quot;itagliacano correggiuto&quot;. 
Come se ne esce??]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159636">Marco</a>.</p>
<p>Anch&#8217;io sono sfiduciata.<br />
Tutti intorno a me (azienda di informatica) parlano itanglese, ed è chiarissimo che lo fanno non soltanto per sembrare più interessanti, moderni e spigliati, ma anche (o forse soprattutto) perché non conoscono o non sanno trovare il termine corretto in italiano. Quando faccio loro presente che nella nostra lingua abbiamo tante parole per esprimere tutti i concetti di cui ci occupiamo, le mie rimostranze vengono accolte da sorrisetti di sufficienza, come se si trattasse di minuzie, come se io fossi la solita maestrina pignola (mi viene in mente a tale proposito la luminosa distinzione tra pignoleria e precisione che lessi di recente proprio qui su NeU).<br />
Poi, quando qualcuno finalmente si decide a parlare italiano, infarcisce i suoi discorsi di &#8220;piuttosto che&#8221; e di &#8220;quant&#8217;altro&#8221;, che non riesco a definire diversamente da &#8220;itagliacano correggiuto&#8221;.<br />
Come se ne esce??</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lara Bianciardi		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159637</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lara Bianciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 19:01:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo perfetto, Annamaria!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo perfetto, Annamaria!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159636</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 17:54:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D’accordo, ma come arginare l’invasione degli anglicismi e l’impoverimento dell’italiano? In azienda si parla ormai solo itanglese. I miei colleghi provinciali lo amano proprio, pur non sapendo dire una frase corretta in inglese. Il buon esempio e le firme sono importanti. Tuttavia credo che la Crusca dovrebbe giocare un ruolo più incisivo per sostituire agli anglicismi inutili parole italiane. Il Gruppo Incipit è un‘ottima iniziativa, ma serve di più. Per me la Crusca dovrebbe “normare” come fa la Real Academia Española nei paesi di lingua spagnola. O no? Altre proposte?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D’accordo, ma come arginare l’invasione degli anglicismi e l’impoverimento dell’italiano? In azienda si parla ormai solo itanglese. I miei colleghi provinciali lo amano proprio, pur non sapendo dire una frase corretta in inglese. Il buon esempio e le firme sono importanti. Tuttavia credo che la Crusca dovrebbe giocare un ruolo più incisivo per sostituire agli anglicismi inutili parole italiane. Il Gruppo Incipit è un‘ottima iniziativa, ma serve di più. Per me la Crusca dovrebbe “normare” come fa la Real Academia Española nei paesi di lingua spagnola. O no? Altre proposte?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/tra-italiano-e-itanglese/#comment-159635</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 17:24:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovoeutile.it/?p=23524#comment-159635</guid>

					<description><![CDATA[D&#039;accordo su tutto. 

Ora, cosa possiamo fare per evitare che il provincialismo di chi abusa di anglicismi, giornalisti in primis, danneggi o addirittura uccida la nostra lingua? 

In azienda poi la situazione è critica: ormai si parla solo itanglese aziendale. 

Credo che al di là di raccolte firme e campagne, pur esse importanti, la Crusca dovrebbe essere messa in condizione di tutelare davvero l&#039;italiano sul modello della Real Academia Española. 

Altre proposte?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo su tutto. </p>
<p>Ora, cosa possiamo fare per evitare che il provincialismo di chi abusa di anglicismi, giornalisti in primis, danneggi o addirittura uccida la nostra lingua? </p>
<p>In azienda poi la situazione è critica: ormai si parla solo itanglese aziendale. </p>
<p>Credo che al di là di raccolte firme e campagne, pur esse importanti, la Crusca dovrebbe essere messa in condizione di tutelare davvero l&#8217;italiano sul modello della Real Academia Española. </p>
<p>Altre proposte?</p>
]]></content:encoded>
		
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