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	Commenti a: Tra scrivere, essere pubblicati e pubblicare &#8211; Idee 25	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: Valdivia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valdivia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ottimo lavoro, ora conviene mettersi a leggere...]]></description>
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		Di: appiccicati		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[appiccicati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Confermo il lavoro fatto dagli scrittori intraprendenti. Funziona! Io due anni fa col mio libro autopubblicato mi sono autofinanziato un giro per tutta Italia facendomi i conti deposito nelle librerie e organizzandomi le presentazioni e così mi sono trovato un editore per il mio secondo libro e per il terzo che uscirà quest&#039;anno. Oggi nell&#039;editoria bisogna dimostrare che vendi e poi vieni comprato... è un po&#039; il risultato della guerra dei poveri che già accade sul lavoro... precario una vita a gratis e poi se vali, molto forse, ti prendono... il meccanismo è lo stesso. Una strada difficile ma noi siamo la generazione che quelli prima si sono mangiati tutto... farcela offre più soddisfazioni ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Confermo il lavoro fatto dagli scrittori intraprendenti. Funziona! Io due anni fa col mio libro autopubblicato mi sono autofinanziato un giro per tutta Italia facendomi i conti deposito nelle librerie e organizzandomi le presentazioni e così mi sono trovato un editore per il mio secondo libro e per il terzo che uscirà quest&#8217;anno. Oggi nell&#8217;editoria bisogna dimostrare che vendi e poi vieni comprato&#8230; è un po&#8217; il risultato della guerra dei poveri che già accade sul lavoro&#8230; precario una vita a gratis e poi se vali, molto forse, ti prendono&#8230; il meccanismo è lo stesso. Una strada difficile ma noi siamo la generazione che quelli prima si sono mangiati tutto&#8230; farcela offre più soddisfazioni 😉</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;ma noi siamo la generazione che quelli prima si sono mangiati tutto... &quot; dio, quanta verità in queste parole!]]></description>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Bravo Appiccicati. Benvenuto, e in bocca al lupo per il terzo libro. Devo dire, però, che mentre la tua conclusione mi trova perfettamente d&#039;accordo (farcela in tempi difficili offre più soddisfazioni), la premessa mi sembra per certi versi discutibile. Se la discuto, è perché mi sembra anche pericolosa, e più per la tua generazione che per la mia. Mi spiego. Ecco tre dei motivi per cui oggi vorrei avere vent&#039;anni invece di (quasi) sessanta: - il web, inteso come mondo di conoscenze e opportunità praticamente sconfinate - l&#039;empowerment delle donne, perfino nel nostro sconsiderato paese. Non dimentichiamoci, giusto per fare un esempio, che fino al 1981 il nostro Codice penale prevedeva il delitto d&#039;onore. E che a estinguere il reato di violenza carnale era sufficiente il (sic) &quot;matrimonio riparatore&quot;. - la possibilità (e spero che questa affermazione non ti stupisca troppo) di un confronto alla pari tra generazioni. Ancora per tutti gli anni Sessanta, chi era giovane non poteva far altro che starsene zitto e buono aspettando di... di invecchiare a sufficienza. Non sto dicendo che non sono tempi difficili. La sensazione di vivere una vita precaria è tristissima e destabilizzante. Però, anche questa è cosa pessima ma non nuova: all&#039;inizio degli anni Settanta mi sono cuccata due anni e mezzo di lavoro aggratis o con miserrimi rimborsi spese, prima di trovare un impiego appena decente. Solo che allora la parola &quot;precariato&quot; non si usava. Maledire madri e padri &quot;ladri e mangioni&quot; (se anche fosse legittimo: e non credo che lo sia del tutto) non aiuta. Anzi: giustifica un atteggiamento rassegnato che non porta da nessuna parte. Esistono opportunità per chi ha l&#039;energia per prendersele. E lo dimostra proprio la tua storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Bravo Appiccicati. Benvenuto, e in bocca al lupo per il terzo libro. Devo dire, però, che mentre la tua conclusione mi trova perfettamente d&#8217;accordo (farcela in tempi difficili offre più soddisfazioni), la premessa mi sembra per certi versi discutibile. Se la discuto, è perché mi sembra anche pericolosa, e più per la tua generazione che per la mia. Mi spiego. Ecco tre dei motivi per cui oggi vorrei avere vent&#8217;anni invece di (quasi) sessanta: &#8211; il web, inteso come mondo di conoscenze e opportunità praticamente sconfinate &#8211; l&#8217;empowerment delle donne, perfino nel nostro sconsiderato paese. Non dimentichiamoci, giusto per fare un esempio, che fino al 1981 il nostro Codice penale prevedeva il delitto d&#8217;onore. E che a estinguere il reato di violenza carnale era sufficiente il (sic) &#8220;matrimonio riparatore&#8221;. &#8211; la possibilità (e spero che questa affermazione non ti stupisca troppo) di un confronto alla pari tra generazioni. Ancora per tutti gli anni Sessanta, chi era giovane non poteva far altro che starsene zitto e buono aspettando di&#8230; di invecchiare a sufficienza. Non sto dicendo che non sono tempi difficili. La sensazione di vivere una vita precaria è tristissima e destabilizzante. Però, anche questa è cosa pessima ma non nuova: all&#8217;inizio degli anni Settanta mi sono cuccata due anni e mezzo di lavoro aggratis o con miserrimi rimborsi spese, prima di trovare un impiego appena decente. Solo che allora la parola &#8220;precariato&#8221; non si usava. Maledire madri e padri &#8220;ladri e mangioni&#8221; (se anche fosse legittimo: e non credo che lo sia del tutto) non aiuta. Anzi: giustifica un atteggiamento rassegnato che non porta da nessuna parte. Esistono opportunità per chi ha l&#8217;energia per prendersele. E lo dimostra proprio la tua storia.</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[…] la libertà non consiste nella scelta tra il dominio (di sé, degli altri e del destino) mediante la forza e la sottomissione, la debolezza. La libertà, conciliata con il destino, ci installa in una dimensione di fragilità. Questa fragilità non è né una forza né una debolezza, ma rappresenta una molteplicità complessa e contraddittoria da assumere nel suo insieme. Entrare nella fragilità significa vivere in un rapporto di interdipendenza, in una rete di legami con altri. Legami che non devono essere visti come fallimenti o successi, ma come possibilità di una vita condivisa . da: http://www.fupress.net/index.php/sf/article/viewFile/2902/2585 Damiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[…] la libertà non consiste nella scelta tra il dominio (di sé, degli altri e del destino) mediante la forza e la sottomissione, la debolezza. La libertà, conciliata con il destino, ci installa in una dimensione di fragilità. Questa fragilità non è né una forza né una debolezza, ma rappresenta una molteplicità complessa e contraddittoria da assumere nel suo insieme. Entrare nella fragilità significa vivere in un rapporto di interdipendenza, in una rete di legami con altri. Legami che non devono essere visti come fallimenti o successi, ma come possibilità di una vita condivisa . da: <a href="http://www.fupress.net/index.php/sf/article/viewFile/2902/2585" rel="nofollow ugc">http://www.fupress.net/index.php/sf/article/viewFile/2902/2585</a> Damiano</p>
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