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	Commenti a: Una chiacchierata lunga un mese	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IL POLO DELLA SPERANZA E IL CORAGGIO DI ESSERE SEMPLICI La dissennatezza onomastica della sinistra sta partorendo l&#039;ennesimo mostrino? Quando ho letto ieri sera del &quot;Polo della speranza&quot; non ci volevo credere. E invece no. Ne parla oggi Repubblica (&quot;nasce il Polo della speranza, dice il leader di Sel&quot;) mentre il Corsera prende le distanze (&quot;Vendola ufficializza il varo dell&#039;alleanza tra progressisti che battezza - salvo poi derubricarla a una battuta - nel nome di Polo della speranza&quot;). Chi si ricorda l&#039;&quot;Allegra macchina da guerra&quot; ha di sicuro sentito un lugubre brivido giù per la schiena. E forse anche chi è più giovane ha provato qualcosa di più di un lieve imbarazzo. Polo della speranza? Che cavolo vuol dire? Che si aspetta e si spera? In che cosa? Essendo che cosa? Volendo che cosa? E facendo che cosa, per che cosa e in nome di che cosa, e per chi? Ah, già. A proposito: c&#039;è stata anche &quot;la Cosa&quot;, e poi &quot;la Cosa2&quot;, nel secolo scorso, a battezzare in tutta la sua timida incertezza uno dei tanti progetti della sinistra. Qualche anno fa, era tutto un fiorire di nomi di bambini che si chiamavano Deborah e Jonathan e in altri modi ancora, esotici e televisivi. Ora per fortuna sempra che si stia tornando a Pietro e Paolo, Francesca e Lucia . Sarebbe meraviglioso che il medesimo stile &quot;back to basics&quot; si applicasse anche ai nomi delle proposte politiche. Per prendere le distanze dalla stucchevolezza berlusconiana, certo. Ma sopratutto perchè in tempi complicati ci vogliono codici semplici e consistenti. E perché non basta uno slogan per convincere le persone, nemmeno se si tratta di saponette o di pomodori pelati. Perfino in quei casi, davvero, ci vuole anche una storia da raccontare. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL POLO DELLA SPERANZA E IL CORAGGIO DI ESSERE SEMPLICI La dissennatezza onomastica della sinistra sta partorendo l&#8217;ennesimo mostrino? Quando ho letto ieri sera del &#8220;Polo della speranza&#8221; non ci volevo credere. E invece no. Ne parla oggi Repubblica (&#8220;nasce il Polo della speranza, dice il leader di Sel&#8221;) mentre il Corsera prende le distanze (&#8220;Vendola ufficializza il varo dell&#8217;alleanza tra progressisti che battezza &#8211; salvo poi derubricarla a una battuta &#8211; nel nome di Polo della speranza&#8221;). Chi si ricorda l'&#8221;Allegra macchina da guerra&#8221; ha di sicuro sentito un lugubre brivido giù per la schiena. E forse anche chi è più giovane ha provato qualcosa di più di un lieve imbarazzo. Polo della speranza? Che cavolo vuol dire? Che si aspetta e si spera? In che cosa? Essendo che cosa? Volendo che cosa? E facendo che cosa, per che cosa e in nome di che cosa, e per chi? Ah, già. A proposito: c&#8217;è stata anche &#8220;la Cosa&#8221;, e poi &#8220;la Cosa2&#8221;, nel secolo scorso, a battezzare in tutta la sua timida incertezza uno dei tanti progetti della sinistra. Qualche anno fa, era tutto un fiorire di nomi di bambini che si chiamavano Deborah e Jonathan e in altri modi ancora, esotici e televisivi. Ora per fortuna sempra che si stia tornando a Pietro e Paolo, Francesca e Lucia . Sarebbe meraviglioso che il medesimo stile &#8220;back to basics&#8221; si applicasse anche ai nomi delle proposte politiche. Per prendere le distanze dalla stucchevolezza berlusconiana, certo. Ma sopratutto perchè in tempi complicati ci vogliono codici semplici e consistenti. E perché non basta uno slogan per convincere le persone, nemmeno se si tratta di saponette o di pomodori pelati. Perfino in quei casi, davvero, ci vuole anche una storia da raccontare. </p>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[COOPERAZIONE E COMPASSIONE &quot;Le reazioni morali di compassione e di cooperazione dipendono in particolare da tre varibili: il grado di prossimità tra il benefattore e il beneficiario; il posto che occupa la vittima nella scala del potere; la gravità del disastro.&quot; Lo scrive il francese Tzvetan Todorov su Repubblica. Un pensiero fresco su solidarietà ed egoismo nella zuppa tiepida delle chiacchiere estive. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COOPERAZIONE E COMPASSIONE &#8220;Le reazioni morali di compassione e di cooperazione dipendono in particolare da tre varibili: il grado di prossimità tra il benefattore e il beneficiario; il posto che occupa la vittima nella scala del potere; la gravità del disastro.&#8221; Lo scrive il francese Tzvetan Todorov su Repubblica. Un pensiero fresco su solidarietà ed egoismo nella zuppa tiepida delle chiacchiere estive. </p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao, allego un link che ha a che fare con lo sport e la pubblicità di una nota marca. A me piace e lo trovo a suo modo geniale, però mi sono chiesto: se al posto di Bolt ci fosse stato Pistorius avrebbe avuto un signifiato più forte in ottica Olimpiadi? ecco il link: http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/2124/se-il-testimonial-rappresenta-la-vera-usp-del-prodotto.php#comments Alesatoredivirgole]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, allego un link che ha a che fare con lo sport e la pubblicità di una nota marca. A me piace e lo trovo a suo modo geniale, però mi sono chiesto: se al posto di Bolt ci fosse stato Pistorius avrebbe avuto un signifiato più forte in ottica Olimpiadi? ecco il link: <a href="http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/2124/se-il-testimonial-rappresenta-la-vera-usp-del-prodotto.php#comments" rel="nofollow ugc">http://www.elenaveronesi.com/spunti-ed-idee/2124/se-il-testimonial-rappresenta-la-vera-usp-del-prodotto.php#comments</a> Alesatoredivirgole</p>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IL LINK MANCANTE AL COMMENTO 11 - IL GIOCO DI SPECCHI SUL WEB Alessandro Ingusci mi segnala (grazie!) che nel commento 11 l’ultimo link, che peraltro dà il titolo a tutto quanto, non porta a nulla. Scusate: è un errore tecnico da trasferta, tastiera piccola e linee ballerine. Comunque, Eccolo qui. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL LINK MANCANTE AL COMMENTO 11 &#8211; IL GIOCO DI SPECCHI SUL WEB Alessandro Ingusci mi segnala (grazie!) che nel commento 11 l’ultimo link, che peraltro dà il titolo a tutto quanto, non porta a nulla. Scusate: è un errore tecnico da trasferta, tastiera piccola e linee ballerine. Comunque, Eccolo qui. </p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[https://vimeo.com/45968190 qui c&#039;è &quot;meet the superhumans&quot;. Bellissimo anche il sound design. Laura Grazioli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://vimeo.com/45968190" rel="nofollow ugc">https://vimeo.com/45968190</a> qui c&#8217;è &#8220;meet the superhumans&#8221;. Bellissimo anche il sound design. Laura Grazioli</p>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IL GIOCO DI SPECCHI SUL WEB Sono stata poco connessa in questi giorni – ora è tutto a posto – e qualche ora in rete stamattina mi mette di fronte a un’insalata mista di notizie e commenti di tutti i tipi. Scelgo qualcosa di sfizioso, qualcosa di più consistente, qualcosa di curioso e ve li propongo. Intanto, e nel caso non li abbiate visti tutti (qualcuno, di sicuro, sì), vi linko questa raccolta di 15 spot a tema olimpico. Purtroppo manca il bellissimo “Meet the Superhumans”, che promuove le Paralimpiadi. E non capisco perché youtube mi dica che non può essere visto in Italia. Qualcuno ha idea del motivo? E poi: c’è questo articolo di Piattelli Palmarini che racconta come il razzismo sia inciso nel nostro cervello. Beh, in una parte del nostro cervello: l’amigdala antica, emotiva e bellicosa. Ma per fortuna c’è un’altra parte... Infine, la storia di un sofisticato gioco di specchi in rete, e di un cortocircuito di senso e identità che oltretutto ha – e questo non ci dispiace, vero?– un esito di successo. Buon ultimo giorno di luglio a tutti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL GIOCO DI SPECCHI SUL WEB Sono stata poco connessa in questi giorni – ora è tutto a posto – e qualche ora in rete stamattina mi mette di fronte a un’insalata mista di notizie e commenti di tutti i tipi. Scelgo qualcosa di sfizioso, qualcosa di più consistente, qualcosa di curioso e ve li propongo. Intanto, e nel caso non li abbiate visti tutti (qualcuno, di sicuro, sì), vi linko questa raccolta di 15 spot a tema olimpico. Purtroppo manca il bellissimo “Meet the Superhumans”, che promuove le Paralimpiadi. E non capisco perché youtube mi dica che non può essere visto in Italia. Qualcuno ha idea del motivo? E poi: c’è questo articolo di Piattelli Palmarini che racconta come il razzismo sia inciso nel nostro cervello. Beh, in una parte del nostro cervello: l’amigdala antica, emotiva e bellicosa. Ma per fortuna c’è un’altra parte&#8230; Infine, la storia di un sofisticato gioco di specchi in rete, e di un cortocircuito di senso e identità che oltretutto ha – e questo non ci dispiace, vero?– un esito di successo. Buon ultimo giorno di luglio a tutti. </p>
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		Di: annamaria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ENIGMISTICA, TURING, NUOVO E UTILE Grazie Silvia. Metto anche : un link più comodo. Occhio: per accedere alla pagina bisogna fare il login con Google. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ENIGMISTICA, TURING, NUOVO E UTILE Grazie Silvia. Metto anche : un link più comodo. Occhio: per accedere alla pagina bisogna fare il login con Google. </p>
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		Di: OZMA		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[OZMA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ENIGMISTICA, TURING, NUOVO E UTILE ps. sono sempre OZMA, che fa pasticci, non un utente anonimo (certo che, firmando gli articoli che poi allego, chiamarmi &quot;ozma&quot; fa venire in mente la frase di Claudio Bisio &quot;chi sarà mai, in gran segreto, super pippo?&quot; -da &quot;Quella vacca di Nonna Papera&quot; Baldini e Castoldi 1993&quot;). Silvia ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ENIGMISTICA, TURING, NUOVO E UTILE ps. sono sempre OZMA, che fa pasticci, non un utente anonimo (certo che, firmando gli articoli che poi allego, chiamarmi &#8220;ozma&#8221; fa venire in mente la frase di Claudio Bisio &#8220;chi sarà mai, in gran segreto, super pippo?&#8221; -da &#8220;Quella vacca di Nonna Papera&#8221; Baldini e Castoldi 1993&#8243;). Silvia </p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ ENIGMISTICA, TURING, NUOVO E UTILE 2012 anno di molti anniversari creativi; scrivendo in parallelo del 80° compleanno della settimana enigmistica e del 100° di alan turing, di cui questo sito si è occupato con i soliti appassionanti approfondimenti, mi è tornato alla mente un racconto di annamaria, che in qualche modo ha a che fare anche con gli equilibri (mancati) e annessi disastri, nonchè con la distribuzione degli accenti e gli inganni delle parole. lo condivido a questo link https://docs.google.com/open?id=0B7okamooqi5ORUN3SEoyOXh3bWs]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> ENIGMISTICA, TURING, NUOVO E UTILE 2012 anno di molti anniversari creativi; scrivendo in parallelo del 80° compleanno della settimana enigmistica e del 100° di alan turing, di cui questo sito si è occupato con i soliti appassionanti approfondimenti, mi è tornato alla mente un racconto di annamaria, che in qualche modo ha a che fare anche con gli equilibri (mancati) e annessi disastri, nonchè con la distribuzione degli accenti e gli inganni delle parole. lo condivido a questo link <a href="https://docs.google.com/open?id=0B7okamooqi5ORUN3SEoyOXh3bWs" rel="nofollow ugc">https://docs.google.com/open?id=0B7okamooqi5ORUN3SEoyOXh3bWs</a></p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le pietre che non rotolano più, incredibile. Come hanno detto: &quot;Ascolta la voce della pietra, non opporti all’appello della forma! Cogli l’occasione per allenarti come un dio.&quot; L&#039;equilibrio è solo un passo ripetuto per l&#039;acrobatica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le pietre che non rotolano più, incredibile. Come hanno detto: &#8220;Ascolta la voce della pietra, non opporti all’appello della forma! Cogli l’occasione per allenarti come un dio.&#8221; L&#8217;equilibrio è solo un passo ripetuto per l&#8217;acrobatica.</p>
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		Di: OZMA		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[OZMA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie mille Annamaria! lo stone balancing unisce due città molto importanti per me (perchè da una parte sono nata io e dall&#039;altra le mie figlie) ed è stato curioso trovare artisti che lo praticano proprio in questi luoghi così lontani tra loro. In realtà la primissima volta che mi sono imbattuta nei &quot;castelli di pietra&quot; è stato alle isole kornati (adriatico - pacifico: 2-1) nel 2005, già belle e fatte, tutte in fila sul bagnasciuga ad attenderci mentre raggiungevamo la riva via mare, molto impressionante, sembravano i custodi dell&#039;isola. Silvia Veroli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie mille Annamaria! lo stone balancing unisce due città molto importanti per me (perchè da una parte sono nata io e dall&#8217;altra le mie figlie) ed è stato curioso trovare artisti che lo praticano proprio in questi luoghi così lontani tra loro. In realtà la primissima volta che mi sono imbattuta nei &#8220;castelli di pietra&#8221; è stato alle isole kornati (adriatico &#8211; pacifico: 2-1) nel 2005, già belle e fatte, tutte in fila sul bagnasciuga ad attenderci mentre raggiungevamo la riva via mare, molto impressionante, sembravano i custodi dell&#8217;isola. Silvia Veroli</p>
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		Di: annamaria		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/una-chiacchierata-lunga-un-mese/#comment-5466</link>

		<dc:creator><![CDATA[annamaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ ECCO DUE SUGGESTIONI - LO STONE BALANCING Silvia Veroli mi segnala un articolo scritto per Alias (Il Manifesto) sullo stone balancing. Dice che non lo mette su NeU perché le sembra di autopromuoversi. E vabbe&#039;, allora lo faccio io, per il piacere di tutti voi: una bella storia e una bella scrittura. Sentire il ciottolo e vivere felici Le rocce della baia di La Jolla, San Diego, California sono grandi e acuminate, spuntano tra prati e cale di sabbia grossa, fanno da corona alla siesta di leoni di mare puzzolenti e mitologici spaparanzati sulla riva; il vento che spinge onde e surfisti porta, con il lezzo primordiale dei seals, anche zaffate di ibiscus e agapanto e odori minerali e freschi di salsedini e conchiglie, qualcosa di amniotico. Tra queste rocce non è raro incontrare Rabindra Sarkar, the rock star of San Diego, impegnato a mettere in equilibrio pietre che non rotolano mai. Rabi è un maestro Reiki, e compone pile di rocce miracolosamente in piedi con molta più destrezza e facilità di chi costruisce castelli di sabbia. La pratica spirituale, dice, e la pace che ne consegue, la convinzione di sentirsi una cosa sola con gli altri e con tutto ciò che lo circonda, gli dona la telepatia col mondo necessaria a trovare l&#039;allineamento apparentemente magico delle pietre. «Se sgombri la mente puoi fare qualsiasi cosa». L&#039;energia, spiega, gli viene dalla preghiera a Dio, comunque lo si chiami, perché tanto «uno ce n&#039;è, seppure con troppi nomi». Tutto qui. Con un&#039;aria perennemente tra il disarmante e il divertito, Rabi, da qualche anno costella la baia della sunny San Diego, appena oltre il confine con un Messico molto raggiante e pochissimo in pace, dei suoi incredibili totem che fa e disfa per la gioia e lo stupore di indigeni e turisti che fanno a gara per caricarlo su youtube; altra location sandieghese delle creazioni di Rabindra, sempre lambita da pacifissimo oceano, è il Seaport Village, quasi la versione pop di un villaggio di pescatori (e in effetti a progettarlo fu anche una società del gruppo Disney che architettò per gli edifici del waterfront molte ambientazioni diverse: vittoriano, nuovo messico, vecchio west e cape cod). Tra gabbiani che passeggiano sfrontati come ballerini di musical e carousel di cavalli che neanche Mary Poppins ha mai visto così vividi, proprio a pochi metri dal sito dell’enorme statua di un marinaio che bacia un&#039;infermiera eretta per il Memorial Day di 5 anni fa («Resa incondizionata» si intitola) spunta spesso anche Rabindra, ad ammaliare pietre come fossero serpenti. Emergono dalle sue mani, sembra un tornitore coi vasi. «È indiano, è un uomo spirituale» ci spiegano all&#039;Autorità Portuale di San Diego dove lo considerano di casa «non usa trucchi, lui sente le pietre». Dall&#039;altra parte dell&#039;oceano, sulle sponde di un mare Adriatico che non conosce i grandi mammiferi pacifici e che, più che di ukuleli hawaiani, risuona di eco balcaniche, opera - ma lui preferisce dire gioca - con i sassi, un collega dorico dell&#039;ignaro Rabindra. Di mistico non ha nulla, e il suo nome è tutto un programma: Carlo Pietrarossi. Ha preso ad interessarsi alle pietre guardando i bonsai e disponendo quelle giapponesi secondo l’arte del suiseiki; il suo posto preferito è la baia di Portonovo di Ancona, ha cominciato un giorno e non ha più smesso. Tutte le mattine del mondo pratica stone balancing in riva al mare «è un habitat perfetto, ci sono terra, acqua e aria nel fuoco globale, e stai qua: te la canti, te la conti e te la canti. E si trasmette per contagio». La materia prima di Carlo, i sassi candidi, polverosi e senza spigoli di Portonovo, è apparentemente meno ostica di quella di Rabindra. Indugia sui ciottoli, li accarezza e li fa muovere cercando un punto di equilibrio «come lavorare col fuso, vedi. Cominci e in pochi istanti ti senti , ti ritrovi solo». Deve fare i conti con le domande dei passanti, le esclamazioni di meraviglia: ma anche le distrazioni, racconta, fanno parte del gioco di equilibrio, si sommano alla giustapposizione di elementi che poggiano sulla base di tre punti, quella da individuare per cominciare le costruzioni. «È una cosa che riesce bene ai bambini, perché è un bellissimo gioco. Per alcuni una verità, ma io preferisco non vederla così. È pericoloso credere di avere la verità tra le mani». E Carlo Pietrarossi ha individuato nel mondo gli altri giocatori come lui, un paio di cento, e si sono dati appuntamento lo scorso aprile alla baia Portonovo, fiorita per mezza giornata di scultore quasi cicladiche, per la levigatezza e il candore di quei sassi. Il prossimo raduno sarà ad agosto, in Canada, ad Ottawa, su scenario fluviale stavolta, sull&#039; ansa del fiume Ottawa appunto. Da quelle parti gioca John Felice Ceprano, che fa cose felliniane assicura Carlo, che il gelo immobilizza in un fermo immagine per tutto l&#039;inverno. Ogni stoner, impariamo, ha la sua impronta, c&#039;è chi usa solo pietre, chi ammette l&#039;intrusione di pezzi di legno e sostegni naturali, e inserisce lo stone balancing come elemento in più generiche opere di land art. Poche le donne, che d&#039;equilibrio pure dovrebbero intendersene; esiste anche un manifesto aperto e una comunità di appassionati in espansione. Quando si incontrano ad Ancona i giocatori o artisti amano praticare sotto una grande scoglio sotto la Baia della Torre che qualcuno chiama il sacrario. È che da lontano era, sembra, un’isola, come aveva già intuito Munari. «E per questo che ci piace» si affretta a puntualizzare Pietrarossi. Però alla domanda su cosa accomuni davvero gli stoner, al di là di genere, nazionalità e stile, risponde senza esitazione «l&#039;aver attraversato momenti di attenzione e sofferenza. Chi si avvicina alle pietre ha sempre pagato pegno». Con grande pace mette in equilibrio l&#039;ultimo ciottolo mentre onde selvatiche e molto profumate tentano di sabotargli l&#039;opera. A largo passa un surfer, spinge placido la tavola col remo, San Diego non è lontana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> ECCO DUE SUGGESTIONI &#8211; LO STONE BALANCING Silvia Veroli mi segnala un articolo scritto per Alias (Il Manifesto) sullo stone balancing. Dice che non lo mette su NeU perché le sembra di autopromuoversi. E vabbe&#8217;, allora lo faccio io, per il piacere di tutti voi: una bella storia e una bella scrittura. Sentire il ciottolo e vivere felici Le rocce della baia di La Jolla, San Diego, California sono grandi e acuminate, spuntano tra prati e cale di sabbia grossa, fanno da corona alla siesta di leoni di mare puzzolenti e mitologici spaparanzati sulla riva; il vento che spinge onde e surfisti porta, con il lezzo primordiale dei seals, anche zaffate di ibiscus e agapanto e odori minerali e freschi di salsedini e conchiglie, qualcosa di amniotico. Tra queste rocce non è raro incontrare Rabindra Sarkar, the rock star of San Diego, impegnato a mettere in equilibrio pietre che non rotolano mai. Rabi è un maestro Reiki, e compone pile di rocce miracolosamente in piedi con molta più destrezza e facilità di chi costruisce castelli di sabbia. La pratica spirituale, dice, e la pace che ne consegue, la convinzione di sentirsi una cosa sola con gli altri e con tutto ciò che lo circonda, gli dona la telepatia col mondo necessaria a trovare l&#8217;allineamento apparentemente magico delle pietre. «Se sgombri la mente puoi fare qualsiasi cosa». L&#8217;energia, spiega, gli viene dalla preghiera a Dio, comunque lo si chiami, perché tanto «uno ce n&#8217;è, seppure con troppi nomi». Tutto qui. Con un&#8217;aria perennemente tra il disarmante e il divertito, Rabi, da qualche anno costella la baia della sunny San Diego, appena oltre il confine con un Messico molto raggiante e pochissimo in pace, dei suoi incredibili totem che fa e disfa per la gioia e lo stupore di indigeni e turisti che fanno a gara per caricarlo su youtube; altra location sandieghese delle creazioni di Rabindra, sempre lambita da pacifissimo oceano, è il Seaport Village, quasi la versione pop di un villaggio di pescatori (e in effetti a progettarlo fu anche una società del gruppo Disney che architettò per gli edifici del waterfront molte ambientazioni diverse: vittoriano, nuovo messico, vecchio west e cape cod). Tra gabbiani che passeggiano sfrontati come ballerini di musical e carousel di cavalli che neanche Mary Poppins ha mai visto così vividi, proprio a pochi metri dal sito dell’enorme statua di un marinaio che bacia un&#8217;infermiera eretta per il Memorial Day di 5 anni fa («Resa incondizionata» si intitola) spunta spesso anche Rabindra, ad ammaliare pietre come fossero serpenti. Emergono dalle sue mani, sembra un tornitore coi vasi. «È indiano, è un uomo spirituale» ci spiegano all&#8217;Autorità Portuale di San Diego dove lo considerano di casa «non usa trucchi, lui sente le pietre». Dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, sulle sponde di un mare Adriatico che non conosce i grandi mammiferi pacifici e che, più che di ukuleli hawaiani, risuona di eco balcaniche, opera &#8211; ma lui preferisce dire gioca &#8211; con i sassi, un collega dorico dell&#8217;ignaro Rabindra. Di mistico non ha nulla, e il suo nome è tutto un programma: Carlo Pietrarossi. Ha preso ad interessarsi alle pietre guardando i bonsai e disponendo quelle giapponesi secondo l’arte del suiseiki; il suo posto preferito è la baia di Portonovo di Ancona, ha cominciato un giorno e non ha più smesso. Tutte le mattine del mondo pratica stone balancing in riva al mare «è un habitat perfetto, ci sono terra, acqua e aria nel fuoco globale, e stai qua: te la canti, te la conti e te la canti. E si trasmette per contagio». La materia prima di Carlo, i sassi candidi, polverosi e senza spigoli di Portonovo, è apparentemente meno ostica di quella di Rabindra. Indugia sui ciottoli, li accarezza e li fa muovere cercando un punto di equilibrio «come lavorare col fuso, vedi. Cominci e in pochi istanti ti senti , ti ritrovi solo». Deve fare i conti con le domande dei passanti, le esclamazioni di meraviglia: ma anche le distrazioni, racconta, fanno parte del gioco di equilibrio, si sommano alla giustapposizione di elementi che poggiano sulla base di tre punti, quella da individuare per cominciare le costruzioni. «È una cosa che riesce bene ai bambini, perché è un bellissimo gioco. Per alcuni una verità, ma io preferisco non vederla così. È pericoloso credere di avere la verità tra le mani». E Carlo Pietrarossi ha individuato nel mondo gli altri giocatori come lui, un paio di cento, e si sono dati appuntamento lo scorso aprile alla baia Portonovo, fiorita per mezza giornata di scultore quasi cicladiche, per la levigatezza e il candore di quei sassi. Il prossimo raduno sarà ad agosto, in Canada, ad Ottawa, su scenario fluviale stavolta, sull&#8217; ansa del fiume Ottawa appunto. Da quelle parti gioca John Felice Ceprano, che fa cose felliniane assicura Carlo, che il gelo immobilizza in un fermo immagine per tutto l&#8217;inverno. Ogni stoner, impariamo, ha la sua impronta, c&#8217;è chi usa solo pietre, chi ammette l&#8217;intrusione di pezzi di legno e sostegni naturali, e inserisce lo stone balancing come elemento in più generiche opere di land art. Poche le donne, che d&#8217;equilibrio pure dovrebbero intendersene; esiste anche un manifesto aperto e una comunità di appassionati in espansione. Quando si incontrano ad Ancona i giocatori o artisti amano praticare sotto una grande scoglio sotto la Baia della Torre che qualcuno chiama il sacrario. È che da lontano era, sembra, un’isola, come aveva già intuito Munari. «E per questo che ci piace» si affretta a puntualizzare Pietrarossi. Però alla domanda su cosa accomuni davvero gli stoner, al di là di genere, nazionalità e stile, risponde senza esitazione «l&#8217;aver attraversato momenti di attenzione e sofferenza. Chi si avvicina alle pietre ha sempre pagato pegno». Con grande pace mette in equilibrio l&#8217;ultimo ciottolo mentre onde selvatiche e molto profumate tentano di sabotargli l&#8217;opera. A largo passa un surfer, spinge placido la tavola col remo, San Diego non è lontana.</p>
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		Di: Ciaputele		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciaputele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per andare avanti... Riflettevo, non c&#039;è media che ogni giorno non riporti attacchi a qualcuno, i politici in prima fila. Non c&#039;è essere umano in giro per le strade che non critichi qualcuno, da Balotelli a Monti. Quindi mi chiedo, non è forse arrivato urgentemente il tempo delle nuove proposte a sostituire le critiche, cosa ben più difficile si intende. In merito per esempio al nostro governatore lombardo o nei confronti di alcuni nostri politici, io inizio da oggi a non riconoscerli, come i Valdesi fanno con il Vaticano, semplicemente non lo riconoscono, ma hanno creato la loro strada, autonoma. Non sarà granché, ma mi sembra un primo passettino, mentale, e anche concreto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per andare avanti&#8230; Riflettevo, non c&#8217;è media che ogni giorno non riporti attacchi a qualcuno, i politici in prima fila. Non c&#8217;è essere umano in giro per le strade che non critichi qualcuno, da Balotelli a Monti. Quindi mi chiedo, non è forse arrivato urgentemente il tempo delle nuove proposte a sostituire le critiche, cosa ben più difficile si intende. In merito per esempio al nostro governatore lombardo o nei confronti di alcuni nostri politici, io inizio da oggi a non riconoscerli, come i Valdesi fanno con il Vaticano, semplicemente non lo riconoscono, ma hanno creato la loro strada, autonoma. Non sarà granché, ma mi sembra un primo passettino, mentale, e anche concreto.</p>
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		Di: Utente Anonimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Utente Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Incantevole il video delle pietre! Anche io sono stanca morta, ma prometto di ripassare presto su NeU. Un abbraccio a tutti e a presto! Silvia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incantevole il video delle pietre! Anche io sono stanca morta, ma prometto di ripassare presto su NeU. Un abbraccio a tutti e a presto! Silvia</p>
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		Di: alba88		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alba88]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[SU &quot;...ECCO DUE SUGGESTIONI&quot;. Se sei instabile diventi impaziente. Se sei impaziente vuoi fare tutto in fretta e sbagli. Se sbagli diventi più instabile. E più impaziente. Bella fregatura! Hemingway teneva a bada con l&#039;alcol la propria impazienza e non solo quella. Io non bevo e mi mangio le unghie. In più non saprei scrivere quarantasette finali diversi come Hemingway. Altra bella fregatura!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SU &#8220;&#8230;ECCO DUE SUGGESTIONI&#8221;. Se sei instabile diventi impaziente. Se sei impaziente vuoi fare tutto in fretta e sbagli. Se sbagli diventi più instabile. E più impaziente. Bella fregatura! Hemingway teneva a bada con l&#8217;alcol la propria impazienza e non solo quella. Io non bevo e mi mangio le unghie. In più non saprei scrivere quarantasette finali diversi come Hemingway. Altra bella fregatura!</p>
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