Nuovo e Utile
Sinestesia, una passeggiata ai confini tra colori e suoni - Idee 20

La sinestesia è il fenomeno percettivo che cortocircuito due o più canali sensoriali diversi, per esempio vista e udito, o vista udito e tatto…
Una persona ogni 2/3000 ha esperienze sinestesiche, che cominciano nell’infanzia e che vengono considerate “normali” fino a quando il soggetto non si accorge che la percezione altrui non è analoga alla sua. Giusto per entrare nello spirito, guardatevi questo ipnotico telecomunicato che unisce musica e colore.

VEDERE UNA MUSICA O UN SAPORE. Sinestesia significa, per esempio, poter “annusare”, o “assaggiare”, o “ascoltare” i colori. Poter “vedere” una musica, o la forma di un sapore. Dev’essere una sensazione davvero singolare. In realtà tutti noi, quando parliamo di colori “caldi” o freddi”, oppure di un gusto “rotondo” o “ruvido” evochiamo, attraverso la metafora, un’esperienza sinestesica.

LA SINESTESIA, RACCONTATA. Resta tuttavia difficile capire che sensazioni immediate si provano nella percezione sinestesica: questo breve documentario, però, lo spiega bene. Invece questo corto lo racconta in modo più evocativo, e quest’altro prova a trasmettere l’esperienza della sinestesia com’è nella percezione delle persone. Quest’ultimo video, infine, vi invita a identificarvi con una musicista sinestesica.

MOZART A COLORI. Torno all’idea del “vedere” i suoni. O, almeno, della loro rappresentazione visiva: roba da futuristi, ma non solo.  Trovo diversi video (ecco MozartChopin e Debussy) che rappresentano il rincorrersi delle note, e devo ammettere che è un curioso modo per leggere più da vicino il divenire della musica, specie per chi, come me, ne sa poco.
La scoperta più curiosa riguarda la storia di Neil Harbisson: nato con una totale cecità ai colori, comincia a percepirli in forma di suoni (è una specie di sinestesia indotta, insomma) grazie a un software. Qui trovate il breve Ted talk in cui lui racconta, con un notevole giustificato orgoglio, la sua esperienza da cyborg.

FATE IL TEST. Le persone non sinestesiche tendono ad associare musiche e colori, anche se non “vedono” colori ascoltando musica. All’università di Berkely hanno prodotto un test che potete fare anche voi, confrontando la vostra associazione di musiche e colori con quelle di tutti gli altri partecipanti. È interessante e bastano pochi minuti.

SIAMO TUTTI SINESTESICI, ALMENO UN PO’? Anche il Bouba/Kiki effect scoperto da  Wolfgang Köhler merita: è una piccola esperienza di sinestesia comune al 95% delle persone, e vi consiglio proprio di dare un’occhiata.
Insomma: girovagare nelle zone di confine è un esercizio creativo che chiede tempo e una dose (ne abbiamo già parlato) di serendipity. Qualche volta ci si perde, ma spesso si scovano cose inaspettate.

Se vi è piaciuto questo post potreste leggere anche:
Cinque progetti visionari
Tutti i colori che avete in mente

24 Commenti a Sinestesia, una passeggiata ai confini tra colori e suoni – Idee 20

  1. Laura Bonaguro

    Apro le danze, in un adagio lento. Sinestesia. Mozart infatti, e non è/era l’unico, diceva di vedere la musica. Non un intruglio di note e simboli ma di sensazioni ed effetti letteramente visivi. Quando un secolo fa ballavo, ricordo l’immedesimazione suono-colore-movimento. Difficile verbalizzare l’atmosfera percepita perché più spesso la si associa a ricordi emotivi e tattili. Credo che anche questo tipo di suggestione sia un po’ soggetta alla regolarità della pratica, più la si sperimenta, più ci si tiene in esercizio. Ora infatti mi capita di rado di provare quel tipo di esperienza. Ho avuto un guizzo leggendo l’home page di oggi. Di che colore? Tonalità di blu. Cercherò di scoprirne il perché.

     
  2. Utente Anonimo

    A chi è a Milano in pianta stabile o di passaggio suggerisco un’esperienza straordinaria: Dialogo Nel Buio (dialogonelbuio.org). Un itinerario nel buio totale durante il quale si attraversano diversi ambienti sonori, olfattivi e tattili. Ricordo ancora l’incredibile sensazione di quando, aiutandomi con una mano (l’altra era incollata a un muro, per non perdermi…) ho cercato di decodificare un “quadro” in rilievo, senza riuscire a capire cosa rappresentasse. Poi ho usato ENTRAMBE le mani e improvvisamente quella figura ha acquistato spessore, come se la “vedessi” in 3D. Da non perdere. Valeria

     
  3. gabri

    In questo modo può avvenire l’incontro da adulti ( a scuola lo si fa pedestramente-di solito) col Decadentismo e il Simbolismo in poesia, in arte, in musica, meravigliosi prodotti che aprono l’età contemporanea. Chi può, chi vuole, se li ricerchi e li riscopra, anche il maltrattatissimo Pascoli, anche D’ Annunzio. Padri della nostra epoca, creatori dei prototipi della suggestione, visionari e profeti. Insomma io li amo, s’è capito.

     
  4. eli

    LA GRAMMATICA Un’ interessante zona di confine anche tra linguistica e psicologia. La sinestesia è una figura retorica: “si chiama così quel tipo di metafora che consiste nel trasferimento di un significato dall’uno all’altro dominio percettivo. Il termine è usato anche in psicologia per indicare un’associazione mentale costante…” (Bice Mortara Garavelli, Il parlar figurato) E LA PRATICA Qualche volta mi è capitato di cercare di sbloccare studenti troppo silenziosi chiedendo: quale musica, quale canzone vi piacerebbe associare a questo argomento? Dopo un attimo di smarrimento cominciano le risposte e da lì le idee, le riflessioni, le proposte. Scherzando ho sempre definito questa cosa “musica come mediatore culturale”, ora proverò a pensarci seguendo un approccio un po’ più scientifico. elisabetta

     
  5. Laura Bonaguro

    @ Elisabetta Quando studiavo ero l’angoscia di mia madre, insegnante tradizionale. Non concepiva riuscissi a concentrarmi con la musica. A niente servivano le mie spiegazioni sul genere di melodia, la scelta che ne facevo, il preferire il registratore ora la radio e pure il silenzio totale qualche volta ma a discrezione. Bella la cosa della musica come mediazione culturale. Da non confondere assolutamente con il gioco del calcio quale metafora delle associazioni mentali e percettive alla base dello scambio tra culture! 😀 La potenza delle sfumature…

     
  6. Utente Anonimo

    Cara Annamaria, tu che insegni queste cose, sai se tutti nascono con queste capacità associative? O no? Si può insegnare? Grazie Eli e Laura.

     
  7. Utente Anonimo

    Ciao a tutti, legendo la nuova home di NeU mi è subito venuto in mente l’effetto Stroop che mi ricordo di aver studiato all’università per l’esame di psicologia cognitiva. Funziona così, se non sbaglio: bisogna pronunciare ad alta voce il colore con cui è stampata una parola a prescindere dal suo significato (ad esempio bisogna dire “verde”, quando la parola è stampata con un inchiostro verde). Se il significato della parola (che è sempre un colore) e il colore dell’inchiostro non coincidono si legge più lentamente (ad esempio nel caso in cui la parola “verde” sia scritta in giallo). Purtroppo i miei ricordi non vanno oltre, ma mi incuriosisce l’idea che ci siano altri casi in cui anche nella quotidianità i sensi si “intrecciano”. Veronica

     
  8. Utente Anonimo

    Esistono delle riproduzioni tridimensionali di affreschi che associano suoni diversi a colori diversi in modo da permettere ai non vedenti di fare l’esperienza dell’opera d’arte. Mi sembra un buon modo di esplorare le potenzialità della sinestesia. Marcello

     
  9. annamaria

    @eli e laura: l’esperienza della sinestesia – un fenomeno di cui conoscevo l’esistenza, ma che sono tornata a riguardarmi a partire dalla catena di pensieri e associazioni che vi ho raccontato – ha, secondo quanto spiegano gli esperti, un’origine neurale. Insomma la sinestesia è un fatto di percezione: alcuni percepiscono in quel modo lì perché il loro cervello ha determinate caratteristiche, e altri no. Ma i confini sono sfumati e, come ci dice il bouba/kiki effect, la maggior parte delle persone ha una sfumatura sinestesica, nel momento in cui, per esempio, tende ad associare una parola a una forma geometrica più che a un’altra (e anche un sapore a un colore: lo sanno bene coloro che fanno packaging, e che generalmente associano i sapori freschi ai colori freddi come il verde, il blu o il giallo acido, i sapori dolci o piccanti ai toni caldi). Comunque, il bel documentario che ho linkato spiega piuttosto bene di che si tratta. Purtroppo, in inglese. E poi, come ricorda Gabri, tra Ottocento e prima metà del Novecento, poeti, pittori, musicisti hanno immaginato opere che proponevano esperienze, metafore o immagini sinestesiche. Così, una modalità percettiva si traduce in una straordinaria, potente opportunità espressiva. E… no, non insegno queste cose: insegno altro – ai miei studenti parlo essenzialmente di creatività e comunicazione – ma sono curiosissima. E quando mi imbatto in qualcosa che mi colpisce provo a raccontarvelo 🙂

     
  10. Laura Bonaguro

    Grazie Annamaria delle precisazioni. È vero, le attività espressive sono molto più strutturate di quanto in generale appaiano a prima vista e, come appassionatamente sottolinea Gabri, da riscoprire. Purtroppo la curiosità del post anonimo 6 non è mia né di Eli ma ci piace pensarlo come un misundertanding sinestetico 🙂

     
  11. annamaria

    … e certo 😉

     
  12. eli

    EMOZIONI SINESTETICHE Che effetto vi fa? LIBERTA’ Ascolto in silenzio Il muto canto dell’erba che dondola l’anima al vento disprezzando le vanità e le ricchezze vane; adoro i sospiri degli abeti che s’infrangono nei gelidi turbini; m’inebriano gli umili pianti del salice che non si sciolgono alle carezze della neve. Amo le solitarie danze del castagno che trema le palmipedi foglie come mani al cielo; adoro il sole che non si maschera per apparire; m’incanta la luna che non si trucca per ingannare. Amo la nudità e il soave profumo dell’eterna libertà. (Santino Spinelli) In questo periodo mi sto occupando di cultura orale e l’argomento sinestesia mi ha acceso una lampadina. Non so ancora perché. Forse sono off topic. elisabetta

     
  13. annamaria

    eli: interessante, la poesia. E assolutamente no, non mi sembra off topic. Anzi, se qualcun altro ha sotto mano brani che presentano esperienze o intuizioni sinestesiche, sarebbe bello che li pubblicasse. Del resto, non facciamo altro che procedere accendendo… fiammiferi? Lampadine?

     
  14. gabri

    Voyelles di Rimbaud ( 1872) associa vocali, colori, immagini. Ne indico alcune parti: A, noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu: voyelles. ……………………………………………………………. O, supre^me Clairion plein des strideurs étrangeres, Silence traversé des Mondes et des Anges; – O l’Omega, rayon violet des Ses yeaux.

     
  15. Laura Bonaguro

    da http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=97893 vi segnalo la mostra: PAROLE FIGURATE – Venezia, dal 10 Ottobre al 1° Novembre La Biblioteca Nazionale Marciana ospiterà dal 10 ottobre al 1° novembre 2010 nelle sue Sale Monumentali – all’interno del Percorso integrato dei Musei di Piazza San Marco (ingresso dal Museo Correr) – una mostra di libri d’artista, dal titolo “Parole Figurate”. L’esposizione costituisce innanzi tutto l’occasione di presentare l’ultimo libro d’artista pubblicato dall’Associazione Cento Amici del Libro: un manoscritto inedito di Carlo Gozzi, La semplice in cerca di spirito, custodito nel Fondo Gozzi della Biblioteca Nazionale Marciana. Il volume è arricchito da quattro grandi tavole incise all’acquaforte da Tullio Pericoli. Come scrive Sandro Parmiggiani: “nel rapporto tra parola e immagine, si danno molte possibilità, ma comunque ciò che è essenziale è che la lettura del testo e lo sguardo sull’opera si arricchiscano vicendevolmente dell’apporto della “lingua” parallela, in una sorta di “dialogo” (non a caso, si parla di livre de dialogue), di vis-à-vis che non è un puro rispecchiamento – pensiamo alla scoperta che noi facciamo del nostro viso nello specchio… –, ma scoperta e irruzione di elementi nuovi, svelamento di una parte del mistero che ogni opera vera racchiude in sé.”

     
  16. annamaria

    Sul tema della sinestesia, un articolo uscito sul Corsera. Titolo: “Chi sente i colori è più intelligente”.

     
  17. annamaria

    Copioincollo il bel commento di Maria Privitera su Facebook: Letto l’articolo. Giusto. Ricordiamo l’associazione tra musica e colore “codificata” da Kandinskj. E poi volevo dirvi di una buona cosa che mi succede. Quando sto male -febbre alta, respiro affannoso,nausea forte o altro- ho un modo inconscio di reagire: a letto ad occhi chiusi vedo circuiti colorati che corrispondono ad una specie di mappa corporea e riesco -accettando o isolando- a reagire al male. Molto meglio delle medicine. A proposito di mappe. Artisti e scienziati pensano spesso attraverso mappe mentali, veri e propri pensieri articolati con forme e colori invece che con parole. Credo fermamente nella vicinanza tra artisti e scienziati, hanno in comune la creatività, forse in parte innata -caratteristiche particolari del cervello- ma sicuramente coltivata. L’esperienza insegna. Riguardo la percezione dei colori, ad esempio, i lapponi distinguono e nominano una ventina di gamme di bianco, mentre gli abitatori delle foreste distinguevano e nominavano una grande serie di verdi attribuendo loro anche qualità sinestetiche -umido, dolce, aspro…-. frutto dell’ambiente e delle attività nell’ambiente, ovvero dell’esperienza, cioè dell’imparare. Ed oggi? Temo l’inquinamento ambientale, quel caos di suoni e colori continuo che ci martella e potrebbe interferire con le nostre capacità percettive. La somma dei colori crea il grigio e la somma dei suoni un rumore di fondo che può ottundere.

     
  18. Tere

    Un tema molto affascinante per cui segnalo anche “L’occhio della mente” di O. Sacks

     
  19. Benedetta Saglietti

    Cara Annamaria Testa,

    sono una storica della musica e seguo con grande interesse il suo NeU.

    Vorrei farle notare che non si tratta di “roba da futuristi”, anzi!
    Chi volesse può approfondire l’argomento qui: http://wp.me/pbVP0-t0

    Ho avuto anche il piacere di intervistare Harbisson http://wp.me/pbVP0-Ai

    Infine, un piccolo appunto sulla Music Animation Machine http://www.musanim.com/ che lei cita a proposito di Debussy e Chopin: si tratta di un’invenzione non tanto recente che col tempo si è notevolmente perfezionata.

    Un cordiale saluto
    BS

     
  20. Annamaria Testa

    Ciao Benedetta.
    Beh, dai, ho scritto “roba da futuristi, ma non solo”.
    Bellissima la storia del clavicembalo oculare. E bellissimo l’approfondimento su Harbisson. Grazie per la segnalazione!
    Per quanto riguarda la Music Animation Machine: hai ragione. Aggiorno il post.

     
  21. Benedetta

    Cara Annamaria,

    grazie! “Roba da illuministi”! 😉

     
  22. Pingback: Quando i colori si incontrano sulla tela - DidatticarteBlog

  23. Annamaria

    AGGIORNAMENTO
    Siamo tutti sinestesici, almeno un po’? Di certo lo siamo stati da neonati.
    Shruti Ravindran su Aeon:
    http://aeon.co/magazine/psychology/are-we-all-born-with-synaesthesia/

     
  24. Benedetta

    Aggiornamento n. 2

    Per chi passasse di qui e fosse sinestesico segnalo di prender parte allo studio del Max Planck Institute http://www.mpi.nl/departments/language-and-genetics/projects/decoding-the-genetics-of-synaesthesia/genetics-of-synaesthesia/genetics-of-synaesthesia

    Si dà una mano alla squadra di ricercatori, ma aiuta anche a conoscere meglio e a riflettere sulla propria sinestesia.

     

Rispondi a Laura Bonaguro

Cerca in Nuovo e Utile
31 queries in 1,002 seconds.