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	Commenti a: Decisioni sbagliate: quando una tira l&#8217;altra	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: Rodolfo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-184553</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 15:28:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quelli che decidono sono Immuni dalla stupidità? (Una riflessione datata 1 maggio 2020).
Ho letto –dopo un po&#039; mi sono stufato– infinite diatribe sulla privacy violata, ma ben poco sul reale funzionamento e sui possibili risultati della App Immuni.
Al diavolo la privacy se i miei dati sanitari possono servire a ridurre e debellare la pandemia in corso. Certo che installo l&#039;App.
Ma qualunque applicazione opera solo con le informazioni che ha e, in assenza di dati puntuali, se i dati sono fuorvianti anche le decisioni saranno conseguenti. 
Io, il mio telefono, il mio medico di base, l&#039;applicazione miracolosa, il Ministero della Salute, non sappiamo se sono sano e non contagiato oppure contagiato ma asintomatico e quindi untore mio malgrado. Ciò vale per ogni cittadino nelle mie stesse condizioni e che non sia stato sottoposto a tampone.
Se, in una condizione di vicinanza limite, il mio cellulare ne intercetta un&#039;altro, l&#039;unico messaggio d&#039;allarme possibile dipenderà dal fatto che uno dei due è stato sottoposto a tampone e risultato positivo, quindi solo lui presente nei data-base del Ministero, sottoposto a cura o a quarantena e, se libero di circolare, guarito e non più contagioso.
Al contrario l&#039;asintomatico o il sintomatico lieve non sottoposto ad analisi, potrà inconsapevolmente infettare chiunque, al lavoro, sui mezzi di trasporto, in casa. E questo non produrrà nessun messaggio d&#039;allarme.
Sono io che non ho capito nulla, oppure, se non si ricorre ad uno screening di massa, la furba Applicazione non solo sarà inutile ma, funzionando al contrario, decisamente dannosa?
Se i dati sono fuorvianti, anche le decisioni saranno conseguenti. O sbaglio?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelli che decidono sono Immuni dalla stupidità? (Una riflessione datata 1 maggio 2020).<br />
Ho letto –dopo un po&#8217; mi sono stufato– infinite diatribe sulla privacy violata, ma ben poco sul reale funzionamento e sui possibili risultati della App Immuni.<br />
Al diavolo la privacy se i miei dati sanitari possono servire a ridurre e debellare la pandemia in corso. Certo che installo l&#8217;App.<br />
Ma qualunque applicazione opera solo con le informazioni che ha e, in assenza di dati puntuali, se i dati sono fuorvianti anche le decisioni saranno conseguenti.<br />
Io, il mio telefono, il mio medico di base, l&#8217;applicazione miracolosa, il Ministero della Salute, non sappiamo se sono sano e non contagiato oppure contagiato ma asintomatico e quindi untore mio malgrado. Ciò vale per ogni cittadino nelle mie stesse condizioni e che non sia stato sottoposto a tampone.<br />
Se, in una condizione di vicinanza limite, il mio cellulare ne intercetta un&#8217;altro, l&#8217;unico messaggio d&#8217;allarme possibile dipenderà dal fatto che uno dei due è stato sottoposto a tampone e risultato positivo, quindi solo lui presente nei data-base del Ministero, sottoposto a cura o a quarantena e, se libero di circolare, guarito e non più contagioso.<br />
Al contrario l&#8217;asintomatico o il sintomatico lieve non sottoposto ad analisi, potrà inconsapevolmente infettare chiunque, al lavoro, sui mezzi di trasporto, in casa. E questo non produrrà nessun messaggio d&#8217;allarme.<br />
Sono io che non ho capito nulla, oppure, se non si ricorre ad uno screening di massa, la furba Applicazione non solo sarà inutile ma, funzionando al contrario, decisamente dannosa?<br />
Se i dati sono fuorvianti, anche le decisioni saranno conseguenti. O sbaglio?</p>
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		<title>
		Di: Franco Tessarollo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-167123</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco Tessarollo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 20:01:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse la colpa è degli Unicorni...

UK: Vogliamo un unicorno !
UE: Non facciamo unicorni. Nessuno di noi ha un unicorno, gli unicorni non esistono.

UK: Ma abbiamo promesso al popolo gli unicorni e il popolo ha votato. Vogliamo gli unicorni !
UE: Non è un nostro problema. Gli unicorni non esistono.

UK: Quel che dite è assurdo ! Pretendiamo gli unicorni !
UE: Gli unicorni non esistono...

UK: Ci state prendendo in giro con le vostre ridicole scuse !
EU: Come ? Vi abbiamo appena detto che gli unicorni non esistono perché ... beh ... perchè NON ESISTONO !

UK: OK, volete trattare ? Trattiamo ! Dateci subito un unicorno o ce ne andiamo via !
UE: Gli unicorni N-O-N  E-S-I-S-T-O-N-O !!

UK: Brutti bastardi! Nigel Farage aveva ragione... Volete distruggerci ! Andremo da Donald Trump. Lui ce li ha gli unicorni !
UE: Hemmmm, GLI UNICORNI NON ESISTONO !!

UK: Ah, è così ? Questa è la vostra ultima occasione: Vogliamo unicorni: adesso / ricoperti d&#039;oro / greci originali,  ALTRIMENTI... Altrimenti ce ne andiamo !
EU: Siete ancora qui ? Gli unicorni non esistono. Punto.

UK: DANNAZIONE ! Che ne dite allora di un pacchetto di patatine ? Si può fare ?
EU: Mi spiace, siamo occupati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse la colpa è degli Unicorni&#8230;</p>
<p>UK: Vogliamo un unicorno !<br />
UE: Non facciamo unicorni. Nessuno di noi ha un unicorno, gli unicorni non esistono.</p>
<p>UK: Ma abbiamo promesso al popolo gli unicorni e il popolo ha votato. Vogliamo gli unicorni !<br />
UE: Non è un nostro problema. Gli unicorni non esistono.</p>
<p>UK: Quel che dite è assurdo ! Pretendiamo gli unicorni !<br />
UE: Gli unicorni non esistono&#8230;</p>
<p>UK: Ci state prendendo in giro con le vostre ridicole scuse !<br />
EU: Come ? Vi abbiamo appena detto che gli unicorni non esistono perché &#8230; beh &#8230; perchè NON ESISTONO !</p>
<p>UK: OK, volete trattare ? Trattiamo ! Dateci subito un unicorno o ce ne andiamo via !<br />
UE: Gli unicorni N-O-N  E-S-I-S-T-O-N-O !!</p>
<p>UK: Brutti bastardi! Nigel Farage aveva ragione&#8230; Volete distruggerci ! Andremo da Donald Trump. Lui ce li ha gli unicorni !<br />
UE: Hemmmm, GLI UNICORNI NON ESISTONO !!</p>
<p>UK: Ah, è così ? Questa è la vostra ultima occasione: Vogliamo unicorni: adesso / ricoperti d&#8217;oro / greci originali,  ALTRIMENTI&#8230; Altrimenti ce ne andiamo !<br />
EU: Siete ancora qui ? Gli unicorni non esistono. Punto.</p>
<p>UK: DANNAZIONE ! Che ne dite allora di un pacchetto di patatine ? Si può fare ?<br />
EU: Mi spiace, siamo occupati&#8230;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-161801</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 10:57:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-161784&quot;&gt;Domenico&lt;/a&gt;.

Grazie Domenico! Ho corretto il refuso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-161784">Domenico</a>.</p>
<p>Grazie Domenico! Ho corretto il refuso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Domenico		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-161784</link>

		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2018 18:26:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...Barry STAW... non Straw]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;Barry STAW&#8230; non Straw</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cristina Rauso		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-161199</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristina Rauso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2018 09:18:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quanto vale un sogno? Forse anche un errore grandissimo. Se riuscissimo ad anticipare sempre i pro e i contro di tutto probabilmente non progrediremo mai. In nessun senso. L’avventatezza, l’errore di giudizio sevono a farci sporgere oltre la staccionata della nostra area confort. Ben venga quindi la delusione per chi è capace di trarne un insegnamento e, guardando il cielo, continuare a sognare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto vale un sogno? Forse anche un errore grandissimo. Se riuscissimo ad anticipare sempre i pro e i contro di tutto probabilmente non progrediremo mai. In nessun senso. L’avventatezza, l’errore di giudizio sevono a farci sporgere oltre la staccionata della nostra area confort. Ben venga quindi la delusione per chi è capace di trarne un insegnamento e, guardando il cielo, continuare a sognare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Salvatore Quattromini		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-161198</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Quattromini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2018 05:37:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buono e utile leggere queste riflessioni. Bisogna saper “perdere” (credenze, convinzioni, desideri, intenzioni, tempo, risorse, ecc...) per interrompere una catena di decisioni errate e, quindi, prendere decisioni giuste e fruttuose. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buono e utile leggere queste riflessioni. Bisogna saper “perdere” (credenze, convinzioni, desideri, intenzioni, tempo, risorse, ecc&#8230;) per interrompere una catena di decisioni errate e, quindi, prendere decisioni giuste e fruttuose. </p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: anto desouza		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-160742</link>

		<dc:creator><![CDATA[anto desouza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 10:04:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hey ,
 
    Vedo sito Web www.nuovoeutile.it e il suo impressionante. Mi chiedo se il contenuto o le opzioni di banner pubblicitari disponibili sul tuo sito?

Quale sarà il prezzo se vorremmo inserire un articolo sul tuo sito?

Nota: l&#039;articolo non deve essere un testo come sponsorizzato o pubblicizzato o simile


Saluti
anto desouza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hey ,</p>
<p>    Vedo sito Web <a href="http://www.nuovoeutile.it" rel="nofollow ugc">http://www.nuovoeutile.it</a> e il suo impressionante. Mi chiedo se il contenuto o le opzioni di banner pubblicitari disponibili sul tuo sito?</p>
<p>Quale sarà il prezzo se vorremmo inserire un articolo sul tuo sito?</p>
<p>Nota: l&#8217;articolo non deve essere un testo come sponsorizzato o pubblicizzato o simile</p>
<p>Saluti<br />
anto desouza</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Loris Tosello		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-160653</link>

		<dc:creator><![CDATA[Loris Tosello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2018 11:07:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo articolo! Concetti semplici, quasi lapalissiani e invece così difficili da condividere con politici, imprenditori o semplici cittadini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo articolo! Concetti semplici, quasi lapalissiani e invece così difficili da condividere con politici, imprenditori o semplici cittadini.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Davide Vavassori		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-160647</link>

		<dc:creator><![CDATA[Davide Vavassori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2018 11:41:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo articolo.
Avevo scritto un contributo simile, ma incentrato sulle decisioni politiche, poco tempo fa:

http://www.thezeppelin.org/decisioni-politiche-irrazionali/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo articolo.<br />
Avevo scritto un contributo simile, ma incentrato sulle decisioni politiche, poco tempo fa:</p>
<p><a href="http://www.thezeppelin.org/decisioni-politiche-irrazionali/" rel="nofollow ugc">http://www.thezeppelin.org/decisioni-politiche-irrazionali/</a></p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe Cosentino		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-160638</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cosentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2018 06:52:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ottimo articolo.

È quello che Kahneman chiama &quot;fallacia dei costi sommersi&quot;. Siamo molto più propensi a portare avanti progetti infruttuosi perché è stato investito del denaro per la loro realizzazione.
Rinunciare a quei progetti significherebbe non solo perdere il denaro investito (e quindi la possibilità - assai remota - di recuperarlo), ma anche perdere credibilità e stima per noi stessi.

In un contesto di questo genere, anche l&#039;avversione alla perdita gioca un ruolo fondamentale ai fini decisionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo articolo.</p>
<p>È quello che Kahneman chiama &#8220;fallacia dei costi sommersi&#8221;. Siamo molto più propensi a portare avanti progetti infruttuosi perché è stato investito del denaro per la loro realizzazione.<br />
Rinunciare a quei progetti significherebbe non solo perdere il denaro investito (e quindi la possibilità &#8211; assai remota &#8211; di recuperarlo), ma anche perdere credibilità e stima per noi stessi.</p>
<p>In un contesto di questo genere, anche l&#8217;avversione alla perdita gioca un ruolo fondamentale ai fini decisionali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Rodolfo		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-160493</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 08:14:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il sistema industriale e il soggiacente sistema dell&#039;economia di mercato –e in qualche misura anche quello, inefficace e in totale disfacimento, dell&#039;economia pianificata di Stato– hanno prodotto una condizione di benessere che mai prima, nell&#039;intera storia dell&#039;umanità, si era verificata. Luciano Benetton in una lontana intervista sosteneva che tre o quattro maglioni possono essere sufficienti, nella vita di un uomo, a ripararlo adeguatamente dal freddo dei rigori invernali ma che tre o quattro maglioni non bastano, in una sola stagione, a esprimere il gusto, la modernità, l’adeguamento alla moda, di una persona che voglia essere socialmente considerata. Non è mai accaduto prima che un qualunque abitante del Primo Mondo o dei Paesi cosiddetti Emergenti abbia potuto esprime, tramite il possesso di oggetti comuni, la sua personalità. 
La necessità stessa, anzi, è derivata dalla disponibilità degli oggetti. Senza di essi probabilmente non si avrebbe neppure coscienza del desiderio. 
I desideri più inappagabili, egoistici e individuali –la velocità, la dimensione, la quantità– hanno trovato nel paradigma economico dell&#039;offerta e della successiva domanda la più ampia possibilità di soddisfazione. Con la conseguenza di determinare uno stato di acquiescenza, fornito dal bisogno soddisfatto, sempre più breve e con la sempre più impellente necessità di nuovi ed effimeri soddisfacimenti. 

Al di là della contrapposizione fra individuo e società, i princìpi dell&#039;economia fondata sullo sfruttamento delle risorse prelevabili dall&#039;ambiente considerano queste ultime come semplicemente nella disponibilità di chi è capace di farne un qualche uso. 
Materiali estrattivi solidi, liquidi, gassosi, sono lì, nel sottosuolo: non serve far altro che prenderli e utilizzarli. Allo stesso modo le eccedenze e gli scarti possono essere riversati nell&#039;ambiente senza alcuna preoccupazione. Materie prime e risorse energetiche sono da considerarsi quali res nullius, entità senza valore, sin quando non sono estratti ed utilizzati.
I risultati tangibili di questo procedimento, uniti alla sempre più alta capacità tecnica di trasformare il mondo a nostro piacimento, di piegarlo ai nostri più fantasiosi desideri, sono così stupefacenti da convincerci che abbiamo la fortuna di vivere realmente nel migliore dei mondi possibili. 
Sparita la fame, con la disposizione permanente d’una quantità e varietà di cibo che mai riusciremo a consumare (non è fame, Ambrogio, è solo voglia di qualche cosa di buono...), tenuti al riparo dal caldo e dal freddo, coperti e protetti dalle intemperie, liberi di giocare, liberi dalla fatica e dal dolore, liberi di muoversi a velocità vertiginose, con la possibilità per tutti di raggiungere luoghi che mai la nostra fantasia avrebbe potuto concepire, liberi dal male –quello fisico, quello mentale– curati e perennemente coccolati... cosa potremmo desiderare di più? 
     
Certo, tutto è perfezionabile, e non mancherà che il progresso non trovi riparo alle piccole crepe, alle leggere imprecisioni. C&#039;è chi non ancora ha accesso a questa fantastica condizione, ma è solo questione di tempo, presto anche lui potrà godere. Un po&#039; di crescita in più, un po&#039; più di energia –c&#039;è ancora l&#039;uranio lì che aspetta, l&#039;idrogeno che freme, impaziente– ed il gioco è fatto. 
L&#039;economia di mercato, ma dovremmo dire Economia Unica del Mondo, fonda il suo paradigma su un pianeta piatto e infinito, nel quale basta eseguire qualche buco qua e là, prendere cosa serve e, innanzi tutto, consumare sempre più. I governati ci ripetono la necessità della crescita economica, pena il disastro, la recessione, il crollo delle Borse, l’impennarsi dello spread...
Se si osserva il fenomeno della Rivoluzione Industriale si vede che le condizioni iniziali non sono dissimili da quelle finali: c&#039;era il petrolio, c&#039;è il petrolio; c&#039;era il rame e il rame c&#039;è ancora; l&#039;acqua e l&#039;aria, con qualche piccola differenza dovuta alle variazioni naturali, sono più o meno limpide allo stesso modo. L&#039;acqua continua a fuoriuscire dai rubinetti. Schiacciamo l&#039;interruttore e le lampadine si accendono. Sempre, ogni volta.  Solo le Cassandre possono pensare male di questi strabilianti successi dell’umanità.
A qualcuno sarà accaduto di finire la benzina prima di arrivare al distributore. Non è che l&#039;auto inizia a rallentare quando restano gli ultimi venti chilometri di autonomia. L&#039;auto corre in modo proporzionale alla pressione sull&#039;acceleratore sino all&#039;ultima goccia di benzina. Poi, di colpo, si ferma.
Sappiamo, ormai da qualche generazione, che la terra non è piatta ma è tonda e finita, che le risorse sono in via di rapido esaurimento. Dovremmo iniziare a rallentare, cercare di risparmiare carburante, e invece, ecco che pestiamo sull&#039;acceleratore del suv sempre più ingombrante, sempre più energivoro ed inquinante. E siamo sempre in più a cercare di diventare consumatori. La tavola imbandita del banchetto del consumo è troppo attraente per starne distanti. Per di più, tanto maggiore è il numero dei commensali, tanta maggiore è la crescita dell&#039;economia.  
La barbarie è in agguato. Se sommiamo le donne e gli uomini  nati e morti dall&#039;inizio della nostra specie possiamo scoprire che non raggiungono il numero di quelli nati e tutt&#039;ora viventi. Siamo la seconda macro-generazione della nostra specie. Abbiamo, in prospettiva, l&#039;eventualità di olocausti ben maggiori di quello dello scorso secolo. Ciò nonostante procediamo impavidi nella nostra frenetica attività di consumo.
Condivido: &quot;È proprio il bisogno di dimostrare a noi stessi e agli altri di essere competenti e di stare dalla parte della ragione a intrappolarci paradossalmente (e anche  definitivamente e irreparabilmente)  dalla parte del torto&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sistema industriale e il soggiacente sistema dell&#8217;economia di mercato –e in qualche misura anche quello, inefficace e in totale disfacimento, dell&#8217;economia pianificata di Stato– hanno prodotto una condizione di benessere che mai prima, nell&#8217;intera storia dell&#8217;umanità, si era verificata. Luciano Benetton in una lontana intervista sosteneva che tre o quattro maglioni possono essere sufficienti, nella vita di un uomo, a ripararlo adeguatamente dal freddo dei rigori invernali ma che tre o quattro maglioni non bastano, in una sola stagione, a esprimere il gusto, la modernità, l’adeguamento alla moda, di una persona che voglia essere socialmente considerata. Non è mai accaduto prima che un qualunque abitante del Primo Mondo o dei Paesi cosiddetti Emergenti abbia potuto esprime, tramite il possesso di oggetti comuni, la sua personalità.<br />
La necessità stessa, anzi, è derivata dalla disponibilità degli oggetti. Senza di essi probabilmente non si avrebbe neppure coscienza del desiderio.<br />
I desideri più inappagabili, egoistici e individuali –la velocità, la dimensione, la quantità– hanno trovato nel paradigma economico dell&#8217;offerta e della successiva domanda la più ampia possibilità di soddisfazione. Con la conseguenza di determinare uno stato di acquiescenza, fornito dal bisogno soddisfatto, sempre più breve e con la sempre più impellente necessità di nuovi ed effimeri soddisfacimenti. </p>
<p>Al di là della contrapposizione fra individuo e società, i princìpi dell&#8217;economia fondata sullo sfruttamento delle risorse prelevabili dall&#8217;ambiente considerano queste ultime come semplicemente nella disponibilità di chi è capace di farne un qualche uso.<br />
Materiali estrattivi solidi, liquidi, gassosi, sono lì, nel sottosuolo: non serve far altro che prenderli e utilizzarli. Allo stesso modo le eccedenze e gli scarti possono essere riversati nell&#8217;ambiente senza alcuna preoccupazione. Materie prime e risorse energetiche sono da considerarsi quali res nullius, entità senza valore, sin quando non sono estratti ed utilizzati.<br />
I risultati tangibili di questo procedimento, uniti alla sempre più alta capacità tecnica di trasformare il mondo a nostro piacimento, di piegarlo ai nostri più fantasiosi desideri, sono così stupefacenti da convincerci che abbiamo la fortuna di vivere realmente nel migliore dei mondi possibili.<br />
Sparita la fame, con la disposizione permanente d’una quantità e varietà di cibo che mai riusciremo a consumare (non è fame, Ambrogio, è solo voglia di qualche cosa di buono&#8230;), tenuti al riparo dal caldo e dal freddo, coperti e protetti dalle intemperie, liberi di giocare, liberi dalla fatica e dal dolore, liberi di muoversi a velocità vertiginose, con la possibilità per tutti di raggiungere luoghi che mai la nostra fantasia avrebbe potuto concepire, liberi dal male –quello fisico, quello mentale– curati e perennemente coccolati&#8230; cosa potremmo desiderare di più? </p>
<p>Certo, tutto è perfezionabile, e non mancherà che il progresso non trovi riparo alle piccole crepe, alle leggere imprecisioni. C&#8217;è chi non ancora ha accesso a questa fantastica condizione, ma è solo questione di tempo, presto anche lui potrà godere. Un po&#8217; di crescita in più, un po&#8217; più di energia –c&#8217;è ancora l&#8217;uranio lì che aspetta, l&#8217;idrogeno che freme, impaziente– ed il gioco è fatto.<br />
L&#8217;economia di mercato, ma dovremmo dire Economia Unica del Mondo, fonda il suo paradigma su un pianeta piatto e infinito, nel quale basta eseguire qualche buco qua e là, prendere cosa serve e, innanzi tutto, consumare sempre più. I governati ci ripetono la necessità della crescita economica, pena il disastro, la recessione, il crollo delle Borse, l’impennarsi dello spread&#8230;<br />
Se si osserva il fenomeno della Rivoluzione Industriale si vede che le condizioni iniziali non sono dissimili da quelle finali: c&#8217;era il petrolio, c&#8217;è il petrolio; c&#8217;era il rame e il rame c&#8217;è ancora; l&#8217;acqua e l&#8217;aria, con qualche piccola differenza dovuta alle variazioni naturali, sono più o meno limpide allo stesso modo. L&#8217;acqua continua a fuoriuscire dai rubinetti. Schiacciamo l&#8217;interruttore e le lampadine si accendono. Sempre, ogni volta.  Solo le Cassandre possono pensare male di questi strabilianti successi dell’umanità.<br />
A qualcuno sarà accaduto di finire la benzina prima di arrivare al distributore. Non è che l&#8217;auto inizia a rallentare quando restano gli ultimi venti chilometri di autonomia. L&#8217;auto corre in modo proporzionale alla pressione sull&#8217;acceleratore sino all&#8217;ultima goccia di benzina. Poi, di colpo, si ferma.<br />
Sappiamo, ormai da qualche generazione, che la terra non è piatta ma è tonda e finita, che le risorse sono in via di rapido esaurimento. Dovremmo iniziare a rallentare, cercare di risparmiare carburante, e invece, ecco che pestiamo sull&#8217;acceleratore del suv sempre più ingombrante, sempre più energivoro ed inquinante. E siamo sempre in più a cercare di diventare consumatori. La tavola imbandita del banchetto del consumo è troppo attraente per starne distanti. Per di più, tanto maggiore è il numero dei commensali, tanta maggiore è la crescita dell&#8217;economia.<br />
La barbarie è in agguato. Se sommiamo le donne e gli uomini  nati e morti dall&#8217;inizio della nostra specie possiamo scoprire che non raggiungono il numero di quelli nati e tutt&#8217;ora viventi. Siamo la seconda macro-generazione della nostra specie. Abbiamo, in prospettiva, l&#8217;eventualità di olocausti ben maggiori di quello dello scorso secolo. Ciò nonostante procediamo impavidi nella nostra frenetica attività di consumo.<br />
Condivido: &#8220;È proprio il bisogno di dimostrare a noi stessi e agli altri di essere competenti e di stare dalla parte della ragione a intrappolarci paradossalmente (e anche  definitivamente e irreparabilmente)  dalla parte del torto&#8221;.</p>
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		Di: Vittorio Cucchi		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/decisioni-sbagliate-una-tira-laltra/#comment-160489</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Cucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 18:52:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dalle lucide considerazioni dell&#039;articolo prenderei spunto per evidenziare come il meccanismo perverso delle decisioni sbagliate trovi il suo nutrimernto nel potere, che è poi la &quot;concretizzazione sociale&quot; dell&#039;autostima. Chi, in ambito prettamente professionale o politico, occupa posizioni rilevanti percepisce il dovere di essere, per l&#039;appunto, DECISIONISTA, di mostrasi, assertivo, bandendo la dialettica e la riflessività dal proprio essere. Il personaggio carismatico non può tornare sulle sue decisioni, non può  esporsi a quella che parrebbe una fatale negazione del suo potere. La banale &quot;sindrome del capo&quot; ( e mi pare di poter dire senza tema di smentita che  di fronte a questa patologia donne  e uomini, purtroppo,  pari sono) autoimmunizza mentalmente e autoassolve,  come  se la nozione di responsabilità coincidesse non con il poter sbagliare ma con il dovere di perseverare nell&#039;errore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle lucide considerazioni dell&#8217;articolo prenderei spunto per evidenziare come il meccanismo perverso delle decisioni sbagliate trovi il suo nutrimernto nel potere, che è poi la &#8220;concretizzazione sociale&#8221; dell&#8217;autostima. Chi, in ambito prettamente professionale o politico, occupa posizioni rilevanti percepisce il dovere di essere, per l&#8217;appunto, DECISIONISTA, di mostrasi, assertivo, bandendo la dialettica e la riflessività dal proprio essere. Il personaggio carismatico non può tornare sulle sue decisioni, non può  esporsi a quella che parrebbe una fatale negazione del suo potere. La banale &#8220;sindrome del capo&#8221; ( e mi pare di poter dire senza tema di smentita che  di fronte a questa patologia donne  e uomini, purtroppo,  pari sono) autoimmunizza mentalmente e autoassolve,  come  se la nozione di responsabilità coincidesse non con il poter sbagliare ma con il dovere di perseverare nell&#8217;errore.</p>
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