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	Commenti a: Perdenti e vincenti: un&#8217;ossessione americana, e non solo	</title>
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	<description>Teorie e pratiche della creatività.</description>
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		<title>
		Di: Cesare Molinari		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Molinari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2018 06:01:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io sono scioccato dalla filosofia di vita, tutta americana, dei vincenti e dei perdenti, a parte che non esiste una persona che può sempre vincere e una che può sempre perdere,  la vita è lunga e difficile, e l&#039;imprevisto è sempre dietro l&#039;angolo, e non siamo sulla terra per vincere o perdere, ma per vivere, che è una cosa diversa. Ringrazio Dio di non avermi fatto nascere in quella assurda nazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io sono scioccato dalla filosofia di vita, tutta americana, dei vincenti e dei perdenti, a parte che non esiste una persona che può sempre vincere e una che può sempre perdere,  la vita è lunga e difficile, e l&#8217;imprevisto è sempre dietro l&#8217;angolo, e non siamo sulla terra per vincere o perdere, ma per vivere, che è una cosa diversa. Ringrazio Dio di non avermi fatto nascere in quella assurda nazione.</p>
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		Di: Cornetta Maria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cornetta Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2017 15:46:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sono tanti &quot;eroi qualunque&quot; (è il titolo di un mio racconto) che passano tranquillamente inosservati ma sono i veri VINCENTI. Non c&#039;è bisogno del fragore di un applauso per confermare il valore di una persona. Se a tutto questo si aggiunge la PRECARIETA&#039; della fama, della salute, del benessere economico e fisico, qualunque persona intelligente capirebbe che dalla condizione di VINCENTE si può scadere facilmente in quella opposta. Siamo esseri umani, soltanto fragili creature a rischio di sconfitta in ogni momento della nostra vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tanti &#8220;eroi qualunque&#8221; (è il titolo di un mio racconto) che passano tranquillamente inosservati ma sono i veri VINCENTI. Non c&#8217;è bisogno del fragore di un applauso per confermare il valore di una persona. Se a tutto questo si aggiunge la PRECARIETA&#8217; della fama, della salute, del benessere economico e fisico, qualunque persona intelligente capirebbe che dalla condizione di VINCENTE si può scadere facilmente in quella opposta. Siamo esseri umani, soltanto fragili creature a rischio di sconfitta in ogni momento della nostra vita.</p>
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		<title>
		Di: John		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/perdenti-e-vincenti/#comment-155796</link>

		<dc:creator><![CDATA[John]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 22:19:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vincere sarà sempre preferibile a perdere ma la questione è come si vince e a non trasformare le sconfitte della vita in traumi inenarrabili]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vincere sarà sempre preferibile a perdere ma la questione è come si vince e a non trasformare le sconfitte della vita in traumi inenarrabili</p>
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		<title>
		Di: Rodolfo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rodolfo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 20:34:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Faccio riferimento anche ai due argomenti precedenti relativi all’apprendimento permanente e al vincere e perdere, che mi paiono essere in continuità, sperando di non essere troppo off topic. Vincere o perdere credo appartengano più alla finzione e al racconto che alla realtà in continuo divenire. Quando il campo di gioco e le regole soggiacenti, lo svolgimento –con un inizio e una fine– e le caratteristiche dei giocatori sono predefinite, allora si può parlare di vittoria o di sconfitta. Diversamente, nel continuum che è lo svolgersi della vita, nelle relazioni fra individuo e società e nel processo di costruzione e decostruzione delle regole via via che le azioni si svolgono, e che da quelle regole variabili sono determinate, credo sia più opportuno parlare di rispondenza, di sintonia o diacronia con la complessità, tale da determinare i cambiamenti in sinergia con l&#039;ambiente piuttosto che verso punti di crisi sistemica.
Tanto per fare riferimento pratico agli ultimi accadimenti, provo a chiedere agli amici di tastiera che con me si ritrovano ad apprezzare il lavoro rigoroso, utile e nuovo fatto dalla nostra ospite: come procedereste alla ricostruzione delle zone terremotate? Anche qui si tratta di &quot;vincere o perdere&quot; una sfida e, ne sono convinto, la ricostruzione avverrà nel peggiore dei modi possibili.
La struttura attuale dei comuni ha circa otto secoli. Molti di essi sono formati da poche centinaia o qualche migliaio di abitanti. Hanno tutti una struttura operativa minima totalmente inadeguata ad affrontare la complessità. Se ne disegniamo i confini appare evidente che essi sono stati determinati dalla raggiungibilità a piedi o a cavallo nell&#039;arco di un tempo utile all’utilizzo del territorio. Mi pare che le cose siano cambiate. Se tracciamo le mappe degli elementi omogenei, quali il tipo di territorio con caratteristiche comuni, oppure le mappe dell&#039;istruzione, della sanità, delle attività produttive industriali o agricole, del trasporto locale ecc., possiamo vedere come essi già travalicano e riuniscono più territori comunali e che le diverse aree tematiche non si sovrappongono ma hanno forma ed estensione molto diversificate. A mio parere queste diverse aree, in permanente ridefinizione, dovrebbero essere lo schema soggiacente a una nuova e finalmente attuale, dati anche gli strumenti disponibili, organizzazione sociale e politica del territorio nazionale.
Questo mi fa pensare che, ancor prima delle provincie e delle regioni, sono i comuni a dover essere ripensati. I nuovi strumenti a nostra disposizione, quelli soggiacenti al discorso della formazione permanente, sono superflui se continuiamo a fare le stesse cose con gli stessi intenti. La formazione permanente, l&#039;apprendere l&#039;uso di nuovi strumenti non dovrebbe servire a fare cose nuove? Il piccolo ridicolmente vecchio sedicente rottamatore ci propone oggi il suo twittato “ritorno dal futuro”: ma davvero si è giovani in questo modo ciarlatano e secondo le regole di Propp? Basta utilizzare il più stupido dei social per essere giovani e portatori di futuro? Non mi pare.
Se dovessi proporre un modo per ricostruire le aree devastate dal terremoto e dall&#039;imperizia, immaginerei un centro unico, dislocato sul territorio, con qualche migliaia di giovani neolaureati in discipline concorrenti  –antropologi, sociologi, geologi, agronomi, architetti, urbanisti, ingegneri, economisti– organizzati in gruppi di lavoro, coadiuvati dagli abitanti dei luoghi da ricostruire e da persone di chiara competenza, tutti impegnati in un processo di progettazione permanente orientata ad avere il massimo della conservazione della struttura sociale, architettonica ed estetica, unita al massimo dell&#039;innovazione strutturale ed energetica. Il più nuovo e al contempo il più antico ottenibile. E al diavolo i regolamenti, la burocrazia ottusa, il potere delle varie mafie politiche ed economiche.
Tagliando fuori tutti quei piccoli incompetenti che, per piccoli interessi e per impreparazione e ritardo formativo, saranno invece quelli che faranno di fatto l&#039;approssimativa e molto peggiorativa ricostruzione. 
Le stesse incompetenze e miserie evidenti nel più potente Presidente del mondo che vince e ci perde, nei nostri piccoli ciarlatani twittanti o vaffanculanti... e in tutta quella pletora di funzionari burocrati da ceralacca che costituiscono il potere e la conservazione becera dei privilegi, e che costringono i nostri giovani ad emigrare verso un Mondo sempre più piccolo e disagiato, obnubilati da strumenti potenzialmente rivoluzionari ma utilizzati in modo omologato. Cosa scegliere fra progresso civile o barbarie?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio riferimento anche ai due argomenti precedenti relativi all’apprendimento permanente e al vincere e perdere, che mi paiono essere in continuità, sperando di non essere troppo off topic. Vincere o perdere credo appartengano più alla finzione e al racconto che alla realtà in continuo divenire. Quando il campo di gioco e le regole soggiacenti, lo svolgimento –con un inizio e una fine– e le caratteristiche dei giocatori sono predefinite, allora si può parlare di vittoria o di sconfitta. Diversamente, nel continuum che è lo svolgersi della vita, nelle relazioni fra individuo e società e nel processo di costruzione e decostruzione delle regole via via che le azioni si svolgono, e che da quelle regole variabili sono determinate, credo sia più opportuno parlare di rispondenza, di sintonia o diacronia con la complessità, tale da determinare i cambiamenti in sinergia con l&#8217;ambiente piuttosto che verso punti di crisi sistemica.<br />
Tanto per fare riferimento pratico agli ultimi accadimenti, provo a chiedere agli amici di tastiera che con me si ritrovano ad apprezzare il lavoro rigoroso, utile e nuovo fatto dalla nostra ospite: come procedereste alla ricostruzione delle zone terremotate? Anche qui si tratta di &#8220;vincere o perdere&#8221; una sfida e, ne sono convinto, la ricostruzione avverrà nel peggiore dei modi possibili.<br />
La struttura attuale dei comuni ha circa otto secoli. Molti di essi sono formati da poche centinaia o qualche migliaio di abitanti. Hanno tutti una struttura operativa minima totalmente inadeguata ad affrontare la complessità. Se ne disegniamo i confini appare evidente che essi sono stati determinati dalla raggiungibilità a piedi o a cavallo nell&#8217;arco di un tempo utile all’utilizzo del territorio. Mi pare che le cose siano cambiate. Se tracciamo le mappe degli elementi omogenei, quali il tipo di territorio con caratteristiche comuni, oppure le mappe dell&#8217;istruzione, della sanità, delle attività produttive industriali o agricole, del trasporto locale ecc., possiamo vedere come essi già travalicano e riuniscono più territori comunali e che le diverse aree tematiche non si sovrappongono ma hanno forma ed estensione molto diversificate. A mio parere queste diverse aree, in permanente ridefinizione, dovrebbero essere lo schema soggiacente a una nuova e finalmente attuale, dati anche gli strumenti disponibili, organizzazione sociale e politica del territorio nazionale.<br />
Questo mi fa pensare che, ancor prima delle provincie e delle regioni, sono i comuni a dover essere ripensati. I nuovi strumenti a nostra disposizione, quelli soggiacenti al discorso della formazione permanente, sono superflui se continuiamo a fare le stesse cose con gli stessi intenti. La formazione permanente, l&#8217;apprendere l&#8217;uso di nuovi strumenti non dovrebbe servire a fare cose nuove? Il piccolo ridicolmente vecchio sedicente rottamatore ci propone oggi il suo twittato “ritorno dal futuro”: ma davvero si è giovani in questo modo ciarlatano e secondo le regole di Propp? Basta utilizzare il più stupido dei social per essere giovani e portatori di futuro? Non mi pare.<br />
Se dovessi proporre un modo per ricostruire le aree devastate dal terremoto e dall&#8217;imperizia, immaginerei un centro unico, dislocato sul territorio, con qualche migliaia di giovani neolaureati in discipline concorrenti  –antropologi, sociologi, geologi, agronomi, architetti, urbanisti, ingegneri, economisti– organizzati in gruppi di lavoro, coadiuvati dagli abitanti dei luoghi da ricostruire e da persone di chiara competenza, tutti impegnati in un processo di progettazione permanente orientata ad avere il massimo della conservazione della struttura sociale, architettonica ed estetica, unita al massimo dell&#8217;innovazione strutturale ed energetica. Il più nuovo e al contempo il più antico ottenibile. E al diavolo i regolamenti, la burocrazia ottusa, il potere delle varie mafie politiche ed economiche.<br />
Tagliando fuori tutti quei piccoli incompetenti che, per piccoli interessi e per impreparazione e ritardo formativo, saranno invece quelli che faranno di fatto l&#8217;approssimativa e molto peggiorativa ricostruzione.<br />
Le stesse incompetenze e miserie evidenti nel più potente Presidente del mondo che vince e ci perde, nei nostri piccoli ciarlatani twittanti o vaffanculanti&#8230; e in tutta quella pletora di funzionari burocrati da ceralacca che costituiscono il potere e la conservazione becera dei privilegi, e che costringono i nostri giovani ad emigrare verso un Mondo sempre più piccolo e disagiato, obnubilati da strumenti potenzialmente rivoluzionari ma utilizzati in modo omologato. Cosa scegliere fra progresso civile o barbarie?</p>
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		<title>
		Di: Annamaria Testa		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/perdenti-e-vincenti/#comment-155793</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 17:29:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://nuovoeutile.it/perdenti-e-vincenti/#comment-155791&quot;&gt;Anna Folli&lt;/a&gt;.

Ciao Anna. 
Ma grazie! E un saluto a te e ai figli! :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://nuovoeutile.it/perdenti-e-vincenti/#comment-155791">Anna Folli</a>.</p>
<p>Ciao Anna.<br />
Ma grazie! E un saluto a te e ai figli! 🙂</p>
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		<title>
		Di: Anna Folli		</title>
		<link>https://nuovoeutile.it/perdenti-e-vincenti/#comment-155791</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Folli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 12:56:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi piace sempre un sacco Annamaria Testa. La leggono anche i miei figli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace sempre un sacco Annamaria Testa. La leggono anche i miei figli.</p>
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