Le donne sono più intelligenti? Parliamone, ma vediamo di capirci

Il 15 luglio esce sul Sunday Times, e rimbalza sui giornali di tutto il mondo un articolo intitolato Women really are cleverer. Segue una festa internazionale di commenti piccati o trionfanti.
La notizia è che oggi per la prima volta le donne ottengono mediamente, nei test d’intelligenza, risultati migliori di quelli maschili.
Il medesimo articolo viene ripreso anche da Enrico Franceschini per Repubblica, con il titolo Il multitasking delle donne. “Così sono diventate più intelligenti dell’uomo”.
Ma le spiegazioni del fenomeno che questo e molti altri commenti offrono sono piuttosto vaghe, e vagamente irritanti. Per non parlare della spericolata affermazione de Il Fatto Quotidiano “il QI non ha nulla a che fare con la genetica”.
Val la pena di capirci qualcosa, anche se il tema è un po’ spinoso. Provo ad affrontarlo, sperando di non pungermi.

Tutto comincia una trentina d’anni fa, con il Flynn Effect: il neozelandese James R. Flynn è docente di Scienze Politiche, antirazzista e non condivide l’idea – promossa da diversi psicologi – che i neri siano “biologicamente” meno intelligenti dei bianchi. Analizza il risultato dei test del QI a cui vengono sottoposte le reclute americane e di altri paesi e scopre che tra il 1920 e il 1950 le performance dei neri crescono molto più di quelle dei bianchi. Scopre inoltre che il valore medio globale dell’intelligenza aumenta di tre punti ogni dieci anni. Nel 1980 Flynn pubblica le sue tesi: in sostanza, generazione dopo generazione le persone con QI davvero basso tendono a diminuire (ma non aumentano quelle con QI molto sopra la media). Sembra peraltro che, attorno agli anni Novanta, l’effetto si sia fermato, almeno per quanto riguarda alcune nazioni sviluppate.

Per capire da che cosa deriva il Flynn Effect possiamo, per farla semplice, pensare al cervello come a un sistema che processa informazioni. La potenza del sistema-cervello è un regalo, più o meno grande, che arriva a ciascuno con il DNA dei suoi genitori. Ma ciò che chiamiamo “intelligenza” non è il sistema-cervello in sé, ma l’output del sistema. E questo dipende anche, in buona misura, dalla qualità e dalla quantità dei dati e delle informazioni che nel sistema vengono inseriti, e dall’energia (forte o debole) che lo fa funzionare. Oltre che, naturalmente, dal fatto che l’intero corpo sia in buona salute, ben alimentato, riposato e così via.

Il Flynn Effect evidenzia quanto le variabili ambientali siano importanti: valgono almeno, dicono gli studiosi, il 30/40 dell’output che noi chiamiamo intelligenza.
Sicurezza, buona alimentazione, istruzione scolastica, famiglie con meno figli e più attenzione per ciascuno, stimoli intellettuali, autostima e libri in casa fanno la differenza, a parità di patrimonio genetico, tra un QI (risultato finale) maggiore o minore. Insomma: aiutano ciascun cervello, sia maschile sia femminile, a sviluppare tutte le sue potenzialità, e non solo una parte.
L’articolo di Franceschini, con molti altri commenti, parla genericamente dello stimolo offerto dalla “complessità del mondo moderno” e, per quanto riguarda le donne, dei benefici (?) del multitasking. Che, in sé, è più uno sbattimento che un vantaggio, e se mai può essere una componente virtuosa solo nella misura in cui fa sì che più input, da più ambiti diversi, si trasformino in più esperienze vissute in modo più flessibile (e, in senso lato, più intelligente).
Ma il medesimo articolo ignora un fatto tanto semplice quanto fondamentale: negli ultimi vent’anni la scolarità, e soprattutto quella femminile è cresciuta in moltissimi paesi (anche se l’analfabetismo femminile resta superiore a quello maschile). Ed è cresciuto anche l’accesso femminile ai libri e a una buona alimentazione: nei paesi in via di sviluppo le femmine sono in genere meno scolarizzate, più denutrite e meno sane dei maschi. Nei paesi sviluppati per fortuna non è più così, e anche le attese genitoriali sul successo delle figlie femmine sono analoghe a quelle nei confronti dei maschi.

In certi paesi la performance media femminile supera quella maschile? Scommetto che anche la scolarità media femminile è superiore. Per esempio, oggi anche in Italia su 100 laureati 60 sono donne e 40 sono uomini. Il sorpasso è avvenuto nel 1993. E le donne cominciano ad affermarsi anche nelle discipline ritenute per tradizione maschili, come l’ingegneria o la matematica.

A questo punto, la domanda dovrebbe essere un’altra: come mai le donne oggi vanno non solo di più, ma anche meglio a scuola? E qui arriviamo al vero punto spinoso: l’energia, maggiore o minore, che ciascuno investe per far funzionare il complesso sistema che produce intelligenza.
È possibile che oggi le donne diventino mediamente più intelligenti perché mediamente studiano di più a scuola, e che lo facciano perché, sempre mediamente, sono un po’ più tenaci e resilienti.
E, di nuovo, lo sono soprattutto per motivi ambientali: le famiglie tendono tuttora a chiedere alle figlie femmine (a cui comunque offrono opportunità uguali) un impegno e una disciplina superiori a quelle richieste ai maschi.
Ma è più che possibile che le nuove generazioni, in cui la differenza di orizzonti, aspirazioni, comportamenti, educazione e richieste familiari tra i sessi tende ad azzerarsi, si azzeri anche questa diversità.

In conclusione: tutti i test (sia quelli di intelligenza sia quelli di creatività) restano misure parziali del potenziale umano. E, d’altra parte, da anni molti studiosi sostengono che, né in una dimensione né nell’altra, esistono differenze rilevanti “innate” tra performance maschili e femminili.
Dunque, più che l’articolo di Franceschini merita una considerazione attenta il commento di Michela Marzano. La quale scrive: perché affidarsi alla scienza per rivendicare una superiorità di cui, in fondo, non si ha alcun bisogno? Quando usciremo dalla “guerra dei sessi” per cooperare tutti insieme, donne e uomini, alla costruzione di una “società decente”, come scrive il filosofo israeliano Margalit, in cui nessuno si senta umiliato?
Non si può non essere d’accordo. Fra l’altro, essere d’accordo significa anche battersi perché tutti, bambine e bambini, donne e uomini, vivano in ambienti adatti a sviluppare pienamente il potenziale di ciascuno. Ricordando che il QI medio poco significa per i singoli individui, e che a ciascuno è affidata sia la possibilità di darsi da fare per diventare il meglio che può essere, sia la responsabilità di creare ambienti in cui i figli diventino quanto di meglio possono diventare. E questo significa, anche, insistere perché i ragazzi studino sul serio: tutti quanti, e sì, anche i maschi.

12 Commenti a Le donne sono più intelligenti? Parliamone, ma vediamo di capirci

  1. Utente Anonimo

    Buongiorno Annamaria, ho letto l’estratto della Trama lucente (complimenti !!!), una miniera di informazioni e riferimenti che smontano in qualche modo le velleità dei tanti che, oggi più che mai, si spacciano per creativi prendendosi meriti che non hanno. La creatività è una conquista della mente avvenuta nel corso dei secoli, sicuramente influenzata da molti fattori resta in ogni caso un “dono”. Sì, proprio così, un dono destinato a molti ma che solamente alcuni riescono a sfruttare e sviluppare pienamente. Tu ne sei un esempio. Tutto il resto sono chiacchiere e coriandoli. Sicuramente acquisterò il libro per approfondire l’argomento e per apprendere nozioni ed informazioni di cui ignoravo addirittura l’esistenza, ma lo acquisterò più avanti. Mi occupo principalmente di redazione manuali e documentazione tecnica ed oggi potrei definirmi (in modo forse ambizioso) un Technical Writer atipico (a volte sconfino con idee più o meno creative) che lavora e studia per diventare un Technical Comunicator. Sono un tecnico e comunicare la tecnica mi piace, anche se vorrei farlo sempre meglio sfruttando la “forza delle immagini”. Anche per questo motivo ho acquistato e letto i libri di Paola Pallottino: Storia dell’illustrazione italiana e di Carlo Branzaglia: Comunicare con le immagini. In vista delle vacanze, avrei voluto acquistare un libro che mi aiutasse a migliorare il mio modo (ancora molto grezzo e ruspante) di scrivere. Il mio piccolo “scaffale” : – Business Wrtiting di Alessandro Lucchini (non ancora letto) – La redazione dei documenti tecnici – Luigi Muzii(ed.1995) – Letto ma non in mio possesso: Emilio Matricciani, Fondamenti di comunicazione tecnico-scientifica – Grazie ad un prestito,ho avuto la possibilità di leggere (in inglese e quindi con qualche difficoltà …) il bel libro: Writing and Designing Manual 3^ ed. di Patricia A. Robinson che consiglio. Tra l’altro è uscita anche la 4^ edizione Tutto questo per arrivare a chiederti (e scusa la mia ignoranza)se il tuo libro “Farsi capire” potrebbe essere una buona base anche per la redazione tecnica, in grado di aiutarmi nella giungla del congiuntivo, indicativo, stile, impostazione e tutto il resto. Eventuali alternative ? – Elementi di stile nella scrittura – William Strunk? – E’ più facile scrive bene che scrivere male — Birattari? Scusa se mi sono dilungato troppo. Grazie cmq e … ancora complimenti !!! Alesatoredivirgole

     
  2. Utente Anonimo

    non so se sono più o meno intelligente di un uomo. so soltanto che a parità di condizioni quando vengo selezionata per un colloquio passo sotto i raggi x dell’etichetta: donna=figli=spesa=costi. anna

     
  3. Utente Anonimo

    Ma cosa si intende per intelligenza? Proprio oggi ho scaricato da questo sito l’estratto del libro “La trama lucente” e ne riporto una frase (sperando di non fare un torto): <>. Qui si parla però di intelligenza e non di creatività e credo sia difficile stabilire un vincitore. Uomo e donna sono differenti anche nel cervello (pare siano proprio “costruiti” in modo differente) e questo complica ancoar più la “sfida”, inoltre vi sono altre variabili fisiche e ambientali, ecc. Non so se la donna è più intelligente, quello che salta all’occhio (almeno al mio) è che le donne OGGI (ma credo lo siano sempre state anche se in modo diverso) siano MOLTO più determinate e consapevoli delle loro ptenzialità e in vari ambiti emergono e si distinguono molto meglio di noi maschietti. Un esempio? Lo sport italiano negli utlimi anni ha subito un drastico calo di successi a livello maschile e, al contrario, un incremento di vittorie/riconoscimenti a livello femminile? Solo un caso? Non credo … Alesatoredivirgole http://www.storietestacoda.it

     
  4. Utente Anonimo

    … ancora io (Alesatoredivirgole), ho notato che il commento tra <> è andato perso, forse perchè avevo utilizzato le doppie < < >>. Per questo motivo inserisco qui il bell’estratto cui mi riferivo: “Qualsiasi discorso sul fatto che uomini e donne siano uguali, anche riguardo alla creatività, sa di cipolla: un po’ perché è aspro e lacrimoso. Un po’ perché alcuni autori tendono a rispedire le donne in cucina. E a chiudercele dentro.” Al contrario, se il precedente commento è stato eliminato volontariamente chiedo scusa ad Annamaria per aver creato confusione , avendo la possibilità di scaricare parte del libro ho pensato non fosse un problema riportare una frase in questo spazio. Davide

     
  5. annamaria

    Ciao Davide. In quattro anni credo di aver eliminato da NeU un solo commento (una barzelletta a sfondo sessuale francamente imbarazzante, postata da un simpatico buontempone). Quindi: tranquillo. Questo post sul QI ha scatenato una ridda di commenti su Facebook. E ho il sospetto che almeno parte dei commentatori non avessero letto il testo, o pensassero a una pura condivisione di articoli – tra il frivolo e il generico e il condiscendente – usciti sui quotidiani. E quindi ripeto anche qui. Stabilire vincitori non ha senso. Sia perché ogni test descrive, più o meno bene, solo una parte e non l’intera persona. Sia perché ogni persona è un caso a sé. Le medie (e anche quelle, crescenti, del QI femminile) possono invece essere utili a registrare il cambiamento di alcuni fenomeni nel loro complesso. E a capire se, per esempio, certi fenomeni si correlano in modo positivo o negativo con certi altri. Per quanto riguarda le differenze tra cervello maschile e femminile: esistono, ma sono minime. Nel senso che – un po’ come per la statura – è più facile trovare grandi diversità tra singoli individui che tra le due medie di genere. Spero che i capitoli de La trama ti piacciano 🙂

     
  6. Utente Anonimo

    Ciao, non devono esserci vincitori o vinti, penso che l’intelligenza non abbia sesso, razza o colore. Credo che sia un potenziale che tutti abbiamo ma che non tutti riusciamo a sfruttare o esprimere (per tanti diversissimi motivi, ambientali, culturali, sociali, fisici, ecc). Siamo un po’ come dei codici a barre: unici, inimitabili, complessi. Forse il fatto che le donne risultino oggi più intelligenti potrebbe essere dovuto anche al fatto che fino a ieri le si riteneva “buone” per fare figli e governare la casa … commettendo un grande errore. Ho letto alcuni capitoli frettolosamente, nei prossimi gg li leggerò con calma e chissà che sotto uno dei tanti ombrelloni di agosto non ci sia una trama lucente … 🙂

     
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  8. Nunzio

    Uomini e donne sono uguali nella diversita’ ognuno dei due sessi eccelle in un tipo di intelligenza diverso cmq in ogni caso maschi e femmine siamo complementari.

     
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  10. RobyRubiolo

    Non credo che si possa quantificare l’ intelligenza in base al sesso,in passato le donne sono state sicuramente sottovalutate ora però rischiano di essere sopravalutate.
    Comunque l’ intelligenza varia da individuo a individuo e dalla mia personale esperienza in certi giorni si può essere più brillanti che in altri.
    Non è neanche quanto si è laureati a determinare il grado di intelligenza.

     
  11. Simone 1979

    Ma quante scemenze! Non avete ancora capito che l’intelligenza di una persona dipende esclusivamente dalla sua voglia di usare il cervello? Mi viene da ridere tutte le volte che penso a quanto tempo viene sprecato con questa assurda guerra tra sessi ed etnie!

     
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