Islanda itinerario

Islanda: 13 giorni tra cascate e vulcani

Questa è la cronaca di un viaggio in Islanda di 13 giorni, fatto con mio figlio questa estate. È il nostro primo viaggio in quelle terre e dunque seguiamo la Ring Road: un percorso tradizionale, per buona parte lungo costa, con qualche opportuna modifica, digressione e integrazione (nella mappa qui sopra ho segnato fedelmente l’itinerario). Ne do una descrizione dettagliata, in questo e in due articoli successivi, con l’augurio che possa essere utile ai prossimi viaggiatori, e che possa risultare interessante e piacevole per chi, per quei luoghi, ha curiosità.

GIORNO 1) Keflavík, aeroporto internazionale della città di Reykjavic, Islanda. 
È pomeriggio tardi. L’edificio è piccolino e semideserto. Fuori il cielo è plumbeo di nuvole basse e panciute. C’è vento, una luce stranissima e la sensazione di essere arrivati in un posto davvero remoto. 
Verificheremo presto che non è così. 
Per arrivare dall’aeroporto a Reykjavic ci vuole un’ora d’auto circa. La strada attraversa uno sconfinato campo di lava: rigonfiamenti del terreno tondeggianti, neri, coperti di licheni grigio argento o marrone, che sembrano dorsi di animali addormentati. Urca, che posto, pensiamo.
Vediamo il primo verde e qualche albero solo nelle vicinanze della capitale.

A Reykjavic abitano 140mila persone circa: un po’ meno che a Foggia, un po’ più che a Ferrara. È un antico (874 dopo Cristo) insediamento vichingo, ma fino ai primi del Novecento è stato un gruppetto di case di pescatori. Ancora oggi la città somiglia poco a una capitale: è un agglomerato di edifici bassi, gran parte dei quali è costruita in lamiera ondulata. Quando trovo una casa in ristrutturazione mi fermo a guardare com’è fatta: sotto la lamiera c’è carta catramata, e ancora sotto materiale isolante montato su uno scheletro di legno. Immagino che, con questa tecnica, si possa costruire un intero edificio nel corso di una singola estate.

ISLANDA, REYKJAVIK
Le case di lamiera di Reykjavik

Considerando gli agglomerati vicini, i due terzi (372mila abitanti, dato 2021) dell’intera popolazione islandese abitano in quest’area. Per farsi un’idea della città basta poco tempo: c’è l’Hallgrímskirkja, una grossa chiesa grigia e appuntita, che domina la città. È un progetto degli anni ’40, in stile basaltico islandese: vuol dire che le forme sono mutuate direttamente dalle colonne di basalto originate dall’attività vulcanica. E poi ci sono l’Harpa Conference center, affacciato sul mare ai bordi di un’area di recente sviluppo edilizio, una strada di negozietti e ristoranti (Laugavegur) e lì vicino la Rainbow Street, dipinta dei colori del Pride e affollata di gente che si fa selfie. 

Capiamo subito due cose: i ristoranti sono cari e affollati. E i turisti, in realtà, sono proprio tanti: del resto, dopo la crisi del 2010 i flussi si sono rapidamente impennati e ormai da qualche anno in Islanda si parla di overtourism. Certo: anche se è la stagione in cui il meteo è più favorevole, evitare di venire in piena estate forse sarebbe stato meglio. 
Nel corso del viaggio metteremo rapidamente a punto un paio di contromisure: comprare cibo nei supermercati tutte le volte che possiamo (ottimi i supermercati Nettò, che si trovano soprattutto a sudovest). E tenerci distanti dalla massa di persone che si ammucchia nell’area dei parcheggi accanto ai luoghi di interesse, inoltrandoci per sentieri o cercando mete meno frequentate (Komoot è un’ottima app. Una valida alternativa è Alltrails).
Naturalmente, andare per sentieri significa seguire rigorosamente i tracciati (l’ecosistema locale è fragilissimo e camminare a caso calpestando la vegetazione, e soprattutto l’incantevole microvegetazione, è pessimo e incivile) e avere scarpe adatte.

L’ecosistema islandese è incantevole e fragile.

GIORNO 2)  THINGVELLIR – HAUKADALUR – GULLFOSS – KERID CRATERFAGRILUNDUR. In questo primo giorno stiamo seguendo la Statale 36 lungo la prima parte del Golden Ring, l’itinerario turistico più noto, accessibile e affollato, ma ci tocca passare di qui e tanto vale fermarsi nei posti deputati. Mi guardo attorno e non vedo nessun campo coltivato (nel corso dell’intero viaggio vedrò un singolo campo di cereali e qualche serra). Ci sono pecore, cavalli, prati d’erba appena tagliata (le balle di fieno, tonde e protette da involucri bianchi, sembrano uova depositate da un insetto gigante) e ampie aree incolte. 

Le balle di fieno sui prati d’erba appena tagliata

Il parco Nazionale Thingvellir è patrimonio Unesco. SI affaccia sul lago Thingvallavatn, il più grande in Islanda. È il luogo in cui è stato fondato il parlamento islandese, e anche quello in cui si eseguivano le sentenze capitali (le donne – lo spiegano diversi volonterosi tabelloni – chiuse in un sacco e affogate o, se streghe, bruciate sul rogo. Gli uomini, bruciati sul rogo, decapitati o impiccati). Nel parco ci sono la faglia di Almannagjá, che segna la separazione delle placche tettoniche di Eurasia e Nord America. Lunghe pareti di roccia lavica nera. La cascata Öxarárfoss (sarà la prima di una notevole collezione di cascate). Un paio di punti panoramici. Una chiesa minuscola. In tutto, sono due ore circa di percorso quasi interamente pianeggiante.

Islanda parco Nazionale Thingvellir
Nel parco Thingvellir

Procediamo verso Haukadalur. È un’ampia (e affollata) area geotermica con fumarole, pozze d’acqua ribollente come se fossero pentoloni magici e geyger (lo Strokkur erutta ogni dieci minuti). Invece che stare ad aspettare, prendiamo il sentiero sulla sinistra, salendo attraverso un campo fiorito per una rapida vista dall’alto. 

Islanda
La cascata Gullfoss vista dall’alto

Poi proseguiamo verso la cascata Gullfoss , impressionante e spettacolare: acque tumultuose che si riversano in stretto canyon, e un bell’arcobaleno quando esce un raggio di sole. Anche in questo caso cerchiamo un percorso che ci permette di allontanarci dalla folla e di guadagnare una vista dall’alto.

Il Kerid Crater, in Islanda, ha un lago sul fondo
Il Kerid crater

Abbandoniamo volentieri il Golden ring. Facciamo una tappa quasi solitaria al Kerid crater, una gigantesca, perfetta scodella vulcanica vecchia di seimila anni, sul cui fondo luccica un tondo laghetto blu. Si può camminare sul bordo del cratere e, scendendo, anche sul sentiero che si snoda intorno al lago.
Arriviamo a Shalhot. È un insediamento minuscolo. Una chiesa bianca e un paio di altri edifici, adagiati in un’amena conca verde. Gli abitanti dell’area si sono riuniti per celebrare i sessant’anni della chiesa, e quasi tutte le donne indossano i bei costumi islandesi (gonne lunghe, cuffie con nappe, corpetti, grembiuli ricamati). Niente foto: il cellulare resta chiuso nello zaino.
Ci fermiamo a Fagrilundur per la notte.

GIORNO 3) SELJALANDSFOSS, DYRHÓLAEY, REYNISFJARA, VIK, NUPAR. La prima cosa che facciamo appena svegli, e dopo aver scostato le tende oscuranti che ci permettono di addormentarci nonostante la luce crepuscolare che permane a sera tarda, è guardare in alto. Ci siamo già resi conto che nel cielo d’Islanda ci sono ben più di cinquanta sfumature di grigio. 
Ci dirigiamo verso sud. I prati coltivati a erba sembrano ritagliati in modo casuale nell’incolto e si alternano ad ampie aree brulle, rocciose o fiorite. Vediamo pecore, cavalli, qualche raro bovino.
La costa è spettacolare: da una parte un’imponente, alta, scura, interminabile pendice vulcanica da cui si precipita verso il basso, schiumando, un’infinità di torrenti candidi. Dall’altra, spiagge nere e mare color acciaio. 

Foss, in islandese, vuol dire “cascata”. Selijalandsfoss è, in realtà, una sequenza di cascate. Molti si fermano ai piedi della prima, dietro alla quale si può passare grazie a un sistema di passerelle di legno. L’ultima della serie (ci si arriva prendendo il sentiero verso sinistra, una ventina di minuti di percorso in piano) precipita dentro una grotta a cielo aperto. La si raggiunge facilmente, stando in bilico su qualche pietra ed essendo disposti a prendersi un po’ di spruzzi, e ne vale la pena.

ISLANDA - Una delle cascate di Selijalandsfoss precipita dentro a una grotta
Selijalandsfoss, la cascata nella grotta

Skógafoss è maestosa: una delle maggiori cascate in Islanda. Saliamo su per 500 scalini circa che ci portano lungo un pendio ripido, all’origine del salto, e prendiamo il sentiero che troviamo a destra. Dopo pochi passi il paesaggio si apre su uno scenario fantasy di pendici vellutate, nebbie, una lunga serie di ulteriori cascate. Risaliamo per un paio d’ore il corso d’acqua, che proviene direttamente dal ghiacciaio, fino a quando l’infittirsi della nebbia non ci convince a tornare.

ISLANDA la cascata Skogafoss
Che cosa si vede risalendo Skógafoss

Procediamo verso Dyrhólaei (c’è un faro bianco, un panorama ampio, una bella vista sulle bizzarre formazioni rocciose della costa) e poi, seguendo la baia, verso la spiaggia nera di Reynisfjara, che si trova poco lontano: faraglioni, grotta, mirabolanti formazioni di basalto.

Islanda lungo la costa sud
Una vista da Dyrhólaey – I faraglioni accanto alla spiaggia di Reynisfjara

Ed è proprio a Reynisfjara che finalmente capisco che cosa mai propriamente significa “stile basaltico islandese”. Anche se, devo dirlo, il risultato vulcanico mi sembra più suggestivo di quello architettonico.

Viaggio in Islanda - Le formazioni basaltiche in natura e in architettura
Le formazioni basaltiche di Reynisfjara – La cattedrale di Reykjavik

Passiamo per la cittadina di Vik: è l’insediamento più a sud in Islanda, e l’unico sulla costa a non avere un porto (la baia è forse troppo ampia ed esposta, e Vik in islandese significa semplicemente “baia”). È un avamposto in mezzo al nulla e i dintorni sono assai più suggestivi dell’insediamento in sé, ma questo è, per molti e molti chilometri, l’ultimo posto buono dove comprare da mangiare e fare benzina. Quindi una sosta è d’obbligo, magari anche per passare la notte. Noi però, attraversando estesi campi di lava, ci spingiamo fino a Nupar per essere più vicini al ghiacciaio e presto pronti a ripartire la mattina successiva.

GIORNO 4) GHIACCIAIO FALLJÖKULL, PARCO NAZIONALE VATNAIÖKULL, LAGUNA DI JÖKULSÁRLÓN, HOFN. Il Parco Nazionale Vatnajökull è il più grande parco nazionale non solo in Islanda ma in Europa, è patrimonio Unesco e comprende tutta l’area del ghiacciaio omonimo. Da queste parti sono state girate diverse scene della serie Game of Thrones. Le grotte glaciali sono visibili solo d’inverno, ma abbiamo prenotato online due escursioni guidate sul ghiacciaio – più agevole la mia, più impegnativa (quattro ore, l’intera mattinata) quella di mio figlio.
Mi avventuro munita di picozza e ramponi, che sul ghiaccio garantiscono una presa sorprendentemente solida. Mi spiegano che il ghiacciaio si muove trascinando con sé tutto quanto sta ai suoi bordi, che appaiono neri di scorie e polvere lavica. Che questo è un ghiacciaio giovane, ed è il secondo più grande d’Europa. Che si sta sciogliendo. Man mano che si sale e ci si addentra, al nero delle scorie si sostituiscono il bianco, l’azzurro e il profondo blu del ghiaccio, in una sinfonia di forme dotata di un’innegabile, potente grazia.

Il più grande ghiacciaio d'Islanda
⁨Due prospettive del ghiacciaio Falljökull⁩, ⁨nel parco Vatnajökull

Nel pomeriggio ci spostiamo verso l’area di Skaftafell ed entriamo nel parco passando dal centro visitatori. Scegliamo un breve (un’ora o poco più) itinerario ad anello che ci porta verso la cascata Magnúsarfoss, attraversando torrenti e inerpicandoci per un sentiero che ogni poco cambia forma, direzione e dimensione aprendosi su nuovi squarci di paesaggio.
La strada verso Hofn – la nostra meta per la sera – procede lungo la costa, in un susseguirsi di imponenti dorsali verdi e nere affacciate sul mare.
Jökulsárlón è un lago glaciale, nascosto da alcune basse dune nere che si trovano a sinistra della strada. Quando ci arriviamo c’è ancora luce ma è abbastanza tardi, il luogo è semideserto e ci troviamo di fronte a uno degli scenari più misteriosi e magici dell’intero viaggio. L’acqua è ferma, immobile. Basse nuvole scorrono svelando e nascondendo il ghiacciaio che dà origine alla laguna. Non si sente un singolo suono. Lo spazio sembra dilatarsi e il tempo rallentare.

In Islanda, la laguna glaciale Jökulsárlón
La laguna glaciale Jökulsárlón

Si può avere un’ulteriore vista del lago anche dal parcheggio che si trova qualche chilometro più avanti, accanto alla Spiaggia dei Diamanti (sabbia nera, e frammenti di ghiaccio sulla riva). Ma, credetemi, non è la stessa cosa.

GIORNO 5) HENGIFOSS, EGILSSTADIR, MÖDRULADUR. Iniziamo la giornata procedendo ancora lungo la costa. Le nuvole sono bassissime ma ogni tanto appare qualche squarcio azzurro. Il mare rimanda bagliori metallici.

Nuvole basse in Islanda
Nuvole basse sulla strada dopo Hofn

Ci addentriamo nell’interno dirigendoci a nord est, verso la cittadina di Egilsstadir. Ci ritroviamo in una vallata verdissima, incantevole. È come se l’algida palette di colori islandesi ai quali ci stiamo abituando fosse improvvisamente ravvivata: c’è un ampio corso d’acqua e soprattutto ci sono i primi boschi (conifere e latifoglie) che vediamo in Islanda. La nostra meta è Hengifoss, una delle cascate più alte del paese.

ISLANDA Panorama da Hengifoss
Il panorama della vallata, risalendo a piedi verso Hengifoss

Hengifoss precipita al centro di un ampio anfiteatro di colonne esagonali di basalto scuro. La si raggiunge risalendo (e poi, superato un ponte, scendendo sull’altro versante) lungo un percorso ad anello di meno di due ore circa, soste comprese.

ISLANDA Hengifoss precipita in un ampio anfiteatro basaltico
Hengifoss

La strada per l’Oxi pass è sterrata. Un cartello segnala che il percorso è sconsigliato in inverno e con cattive condizioni meteo, e invita a telefonare per una verifica della percorribilità. Ci rispondono dopo un paio di minuti, prima in islandese poi in ottimo inglese, che in questa stagione non ci sono problemi. Questo è confortante perché, anche se il fondo è in ottime condizioni, la strada si inerpica ripida e curvosa tra foschia e nuvole, per poi snodarsi in un pianoro grigio e nero, lunare. Non passa nessuno. Ai bordi non c’è uno steccato, un edificio, niente. Non ci sono neanche i pali della luce di legno, che spesso ci hanno accompagnato nei tratti meno frequentati. E non c’è neanche il segnale satellitare.

Islanda, verso l'Oxi Pass
Poco prima dell’Oxi Pass

Non ci resta che seguire il tracciato e vedere dove ci porta. Appena superato il passo, però, ci si apre davanti un paesaggio amplissimo e inaspettato.

Islanda, vista dall'Oxi Pass

Scendiamo verso la pianura. Mödrudalur è una pompa di benzina, una chiesa minuscola, una guesthouse, un piccolo ristorante. D’inverno è forse il posto più freddo in Islanda. I tetti degli edifici sono ricoperti di terra e d’erba, come la parte inferiore e le pareti più esposte.
La sera mi cimento con un’esperienza gastronomica inedita e ordino una zuppa di licheni. Il ragazzo che la porta al tavolo è spagnolo, e gli chiediamo come è capitato lì. Risponde che l’Islanda sta importando una quantità di ragazzi greci, slavi, spagnoli per il turismo. Si fermano per sei mesi o per un anno, guadagnano molto bene e, poiché hanno vitto e alloggio, spendono poco e se ne tornano con un gruzzolo.

ISLANDA La fattoria di Modrudalur
A Mödrudalur, tetti d’erba e due piccole volpi artiche

Siamo a un terzo del nostro viaggio. E abbiamo capito un altro paio di cose: la prima è che non verremo mai a capo dei nomi islandesi. La seconda è che ci stiamo muovendo essenzialmente tra cascate e formazioni vulcaniche, ma quello che ci interessa davvero non è tanto la meta (l’ennesima cascata, un nuovo vulcano) quanto il percorrere un territorio che non somiglia a nessun altro, che riserva continue sorprese e che può arrivare a esercitare un fascino ipnotico dal quale, a poco a poco, ci stiamo lasciando catturare.

Islanda paesaggio
Attorno a Mödrudalur

Questo è il primo di una serie di tre articoli che vi offrono una cronaca dettagliata di un viaggio di 13 giorni e 11 tappe in Islanda.
Qui il secondo:
13 giorni in Islanda, tra verde, nero, grigio e blu
Qui il terzo:
Viaggio in Islanda. L’emozione del paesaggio

23 risposte

  1. Molto interessante, come tutto quello che lei pubblica. Attendo con ansia il seguito e la ringrazio

    1. Ramona, può darsi.
      Però, vedi, è quello che fai delle cose che ti capitano a dire chi sei. A definirti.
      Dunque, trovandomi in un posto che può interessare a molti,
      ho cercato dati, chiesto informazioni, preso appunti, scattato foto, osservato le persone. Ho cercato di stare attenta ai dettagli e di ricordarmeli. Tornata a casa, ho investito diversi giorni per selezionare le immagini, trovare i tagli giusti, affinare la narrazione e la scrittura cercando un ritmo capace di renderla insieme utile, precisa, piacevole e interessante.
      Così, ho scritto tre articoli per questo sito, che ne ospita altri ottocento, oltre trenta dei quali dedicati proprio a temi di viaggio e di turismo.
      Quindi, se ci pensi bene, forse ho fatto più la giornalista, come sono (del resto: tessera OdG dal 1988) che la turista.
      Ah: non mi sono scattata neanche un selfie.
      Grazie comunque per aver letto questo articolo.

  2. Buongiorno
    Sarei grato se riuscisse a mandarmi la sua storia con foto della sua escursione fatta via email, perché la trovo molto interessante e bella.
    L’ho fatta pure io a luglio ma di 5 giorni e non ho potuto fare il giro completo poiché non immaginavo di quanta bellezza fosse quell’isola e mi piacerebbe l’anno prossimo rifarlo.
    Grazie e buona giornata

    1. Purtroppo mi sono perso gli altri articoli, dove posso trovare il resoconto completo? Posso avere anche i dettagli sui mezzi di trasporto, hotel, ristoranti ed i relativi prezzi? Grazie, Massimo

      1. Caro Massimo,
        Pubblico tra poco gli altri due articoli (grazie per il tuo interesse!). Troverai i link in fondo a questo.
        Per gli altri dettagli, credo che dovresti rivolgerti a un’agenzia di viaggi!

    2. Caro Riccardo,
      grazie per l’apprezzamento.
      Puoi semplicemente copiare e incollare l’articolo su un foglio di Word. È semplice ed è possibile. O puoi fare uno screenshot!

  3. Buongiorno, lettura molto interessante e coinvolgente. Partirò con i miei anziani genitori e spero che possano riempirsi gli occhi di anta meravigliosa natura. Non sarà avventuroso ma sarà un bellissimo viaggio che ci riunirà per ben 15 giorni! Speriamo di non soffrire il freddo e se ci consiglia cosa sia meglio mettere in valigia, la ringrazio già. Le chiedo anche se aveva particolare strumentazioni per le foto.
    E attendo l’ultimo articolo con curiosità

    1. Ciao Francesca.
      Le foto sono scattate con un semplice cellulare, anche vecchiotto.
      C’è da vestirsi a strati. Quindi, idealmente, maglietta, pullover, gilet di piumino, piumino, cappello.
      Portati una copertura in caso di pioggia. E buone scarpe.
      Sono anch’io un anziano genitore (70 appena compiuti) ma se i tuoi camminano un po’ e si allontanano dai parcheggi, vedete meglio le cose. Prima di avviarvi, controllate sempre il meteo, però.
      E buonissimo viaggio a te e ai tuoi!

  4. Cara Annamaria, che bello viaggiare con i propri figli!
    Parli di ristoranti cari, anche i pernottamenti lo sono? E si devono prenotarli o si possono scegliere sul posto andando a sentimento? La mia vacanza ideale è decidere giorno per giorno, decidendo se fermarmi o proseguire, molto istintivamente, della serie fai da te e no Alpitour.
    Grazie!

  5. Ciao Nancy.
    Sì, in alta stagione tutto è ovviamente caro.

    In Islanda noi abbiamo prenotato online i pernottamenti e l’abbiamo fatto in anticipo. Specie in alcune aree le distanze sono grandi e la ricettività è scarsa. Quindi cercare a sentimento può essere una gran perdita di tempo.
    E poi, se arrivi senza prenotazione e e non trovi posto, rischi di farti decine di chilometri, magari su sterrato, per trovare un’alternativa.
    In altre occasioni (per esempio, nel corso di un giro per parchi nazionali tra Arizona e Utah) abbiamo prenotato ogni sera per la sera successiva, cosa che permette anche di stabilire il percorso in base alle condizioni meteo. Ma in quel caso non era certo alta stagione, e dovevamo districarci tra piogge e nevicate.
    Questa soluzione ha funzionato molto bene ma, ripeto, non era alta stagione.

  6. Molto interessante questo viaggio… Vi stavo pensando anche io per il prossimo anno, su suggerimento di mio figlio diciannovenne… È molto cara? Dove conviene dormire? E va prenotato in anticipo? Noi saremmo 4.

    1. Intervengo perché dovendo partire mercoledì ho prenotato tutto a luglio. Devo dire che per 7/8 pernottamenti conviene muoversi prima. Già alcuni siti erano sold out ed ho dovuto spostare la sosta di alcune decine di chilometri. Credo però che se si ha voglia di sostare negli ostelli, forse è più facile trovare posto. Con la tenda sarebbe bello e anche più semplice.

    2. Ciao Samantha. Consiglio anch’io di prenotare, specie se vai in piena estate. Leggi anche la risposta che ho dato, poco più sopra, a Nancy.

  7. Avendo in programma di fare un tour analogo al suo non vedo di leggere il successivo articolo. Grazie per le preziose informazioni che mi sta formando

    1. Gentile Maria Pia.
      Noi ci siamo organizzati in viaggio da soli, decidendo anche l’itinerario. Se vuoi fare altrettanto, con la traccia di questi tre articoli ti riuscirà più facile!

  8. Sono stata in Islanda a giugno e ho trovato questo articolo molto fedele alla realtà Islandese che ho avuto la fortuna di vedere. Molto ben descritto e piacevole da leggere. Consiglio a tutti l’Islanda per la natura “potente” e i colori incredibili. Unica difficoltà incontrata è la lingua (i nomi delle località sono davvero impronunciabili per me) aggravata dal fatto che non conoscendo l’inglese ho perso molte occasioni di incontrare le persone e realtà locali.
    Salverò l’articolo è spero di trovare i prossimi due articoli. Grazie 😊.

  9. Buongiorno, siamo tornati dall’Islanda da un paio di settimane dopo 13 giorni in camper , compiendo tutto il giro dell’isola,fiordi occidentali compresi , e possiamo dire che è stato il viaggio più bello e coinvolgente mai fatto.

  10. Complimenti, siamo stati in Islanda per una settimana a luglio. Condivido molte delle sue impressioni, che ha saputo descrivere molto bene. Aggiungo che, come voi, ci siamo spesso provvisti di cibo nei market, ma ho mangiato molto bene anche nei ristoranti a Reykjavik, dove consiglio di consumare la zuppa di pesce. In verità la chiesa che lei paragona al vulcano a noi ha ricordato il getto del geyser che a mio parere merita. Inoltre segnalo che i turisti trovano le attrazioni principali a pochi passi dal parcheggio, noi, che volevamo anche camminare, abbiamo seguito i sentieri proposti intorno Ho notato molta attenzione nei confronti dei disabili.

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