leggere romanzi cambia il cervello
Perché leggere romanzi cambia il cervello – Idee 136

È la magia delle narrazioni e la sperimenta qualsiasi buon lettore: immergersi in un romanzo vuol dire entrare in altri mondi e vivere altre vite, ampliare le proprie prospettive, scoprirne di nuove e farle proprie, viaggiare nello spazio e nel tempo. Vuol dire, a storia terminata, provare ulteriori emozioni: appagamento, straniamento, nostalgia e perfino sollievo se la lettura si è rivelata, come può succedere, tanto immersiva quanto destabilizzante o disturbante (pensate a Kafka o a Dostoevskij, ma anche, per esempio, al Faber di Sotto la pelle). Bene, tutto questo è qualcosa di più che un’illusione: succede davvero così, e sono psicologi e neuroscienziati a dirci come e perché leggere romanzi cambia il cervello, e noi con lui, in modo permanente.

leggere romanzi cambia il cervello
IL PROFUMO DELLE PAROLE.
Si sa da diversi anni che leggere stimola il cervello: attiva le aree di Broca e di Wernicke, che sono deputate alla comprensione del linguaggio. Nel 2006 i ricercatori si accorgono che, se uno legge parole come “cannella” o “gelsomino”, non si attivano solo le aree verbali, ma anche quelle dedicate al riconoscimento degli odori. Insomma, come se il profumo della cannella, o del gelsomino, si sprigionasse direttamente dalle pagine.

METAFORE TATTILI E MOTORIE. Studi più recenti svolti dalla Emory University mostrano che la corteccia sensoriale, connessa con la percezione tattile, si attiva non solo in presenza di “reali” sensazioni, ma anche in seguito a una metafora tattile come “voce vellutata” o “questione spinosa”. Qualcosa di analogo succede con la corteccia motoria leggendo sia frasi che indicano azioni, sia frasi che contengono metafore motorie (Ugo afferra un oggetto – Ugo afferra un’idea): dunque, quando leggiamo possiamo immedesimarci nei personaggi così intimamente da far nostri anche i loro movimenti, fisici e mentali.

TOLLERANTI E COMPASSIONEVOLI. Ma non solo. Psychology Today cita una ricerca italiana, la quale dimostra che i ragazzi lettori di narrativa sono più empatici, compassionevoli e tolleranti e meno esposti ai pregiudizi. E aggiunge che leggere storie ai bimbi di 3-5 anni ha un impatto significativo e misurabile sul loro sviluppo cerebrale e sulle competenze sociali (sembra invece che guardare “troppa” televisione sortisca l’effetto contrario). Ma aver letto tanto e continuare a leggere è anche, ormai lo dicono moltissimi studi, uno dei maggiori fattori protettivi per il cervello contro l’avanzare dell’età.

leggere romanzi cambia il cervello
TEORIA DELLA MENTE.
Leggere romanzi cambia il cervello perché migliora la capacità di scoprire e capire le emozioni delle altre persone: una competenza cruciale per riuscire a destreggiarsi bene all’interno di sistemi complessi di relazioni sociali. Il motivo è questo, e a raccontarlo è il Guardian: per capire gli altri (e noi stessi) noi costruiamo quella che gli psicologi chiamano Teoria della mente (o metacognizione). Si tratta di una serie di ipotesi su ciò che gli altri pensano, sentono, credono, e sul modo in cui noi stessi pensiamo, sentiamo, decidiamo.
Il dato interessante è che il grado di dettaglio della Teoria della mente, e dunque la competenza nel capire gli altri (e se stessi), migliora in chi legge buona letteratura e non in chi legge romanzi d’intrattenimento.

leggere romanzi cambia il cervello
UN’ESPERIENZA NON SIMULATA MA VISSUTA.
La distinzione fatta dai ricercatori, David Kidd ed Emanuele Castano, è sottile: i testi dei grandi autori sfidano il lettore trasportandolo in un contesto nuovo in cui sta a lui trovare la propria strada, colmando le lacune e immedesimandosi nei personaggi. Insomma: è il lettore a dover interpretare l’opera, facendola propria. In questa prospettiva, leggere non è “simulare”, ma vivere pienamente una nuova esperienza, proiettandosi nei panni e negli ambienti dei personaggi.

IL POTERE DELL’INVENZIONE. Questo, fra l’altro, significa che non è l’appartenenza o meno di un romanzo a un genere letterario a determinarne la qualità narrativa: lo ricordo qui perché, fino a non molti anni fa, i gialli, il fantasy, la fantascienza, l’horror venivano considerati narrativa in qualche modo minore (cosa che, come accanita lettrice di fantasy e fantascienza, mi ha a lungo infastidita). Vuol dire, invece, che a valere davvero per il lettore sono la complessità e la profondità delle motivazioni che muovono i personaggi, la loro umana ambivalenza e la potenza dell’invenzione di un intero mondo che il lettore può abitare, a prescindere dal genere della storia raccontata. E ammesso che di “generi” si possa ancora parlare.
Nei testi d’intrattenimento invece, è l’autore a pilotare il lettore attraverso il puro incalzare delle vicende. Questo, ovviamente, non significa che bisogna astenersi dal leggere romanzi d’intrattenimento: stanno lì, pronti a divertirci e a farci compagnia nelle domeniche di pioggia, e sono ottimi compagni di viaggio o di vacanza. Ma difficilmente regalano intuizioni profonde e nuove prospettive.

leggere romanzi cambia il cervello
LETTURA PROFONDA.
Ma torniamo all’idea di immergersi in una storia: si chiama “lettura profonda” (deep reading). Oggi i ricercatori si stanno chiedendo se, sotto questo aspetto, leggere su carta e su schermo sia equivalente. Maryann Wolf, del Center for Reading and Language Research, lo mette in dubbio: la lettura su schermo sembra essere più veloce e, per questo stesso motivo, meno profonda. Per questo a chi legge su schermo risulta più difficile, per esempio, ricostruire l’ordine degli eventi.

BEI TIPI CHE LEGGONO. Concludo con un tocco di frivolezza. Le foto che vedete sono prese da Hot dudes reading: una pagina Istagram che si è acchiappata mezzo milione di seguaci in meno di due mesi. Lanciata da un gruppo di ragazze newyorchesi, accompagna ogni immagine con commenti buffamente sospirosi. Time vi dice di che si tratta. Vogue ne cita lo stile per le recensioni dei libri di primavera. Sospetto che Hot Dudes promuova la lettura in modo assai più efficace di questo articolo.
Questo articolo esce anche su internazionale.it. Se vi è piaciuto potreste leggere anche:
Linguaggio ed emarginazione: la sfida da trenta milioni di parole

17 Commenti a Perché leggere romanzi cambia il cervello – Idee 136

  1. Roberto

    Se invece si vuole triturare un testo, togliendo ogni possibilità evocatoria, basta usare l’applicazione di spritzinc.com.
    Si riesce a leggere molto più velocemente della carta, ma alla fine resta poco.
    Il meccanismo è semplice, il testo appare parola dopo parola (alla velocità desiderata) sempre nello stesso punto. Il risultato è impressionante.
    Viva i libri letti con i giusti ritmi!!

     
  2. Cristina

    Un articolo davvero interessante, (come sempre) e accurato soprattutto nei riferimenti alla psicologia e alla fisiologia del cervello. Stavo parlando proprio l’altro giorno con alcuni amici della sensazione che lascia un buon libro, in modo particolare quando lo si conclude o semplicemente si interrompe la lettura e bisogna tornare alla realtà. La sensazione di straniamento che descrivevamo, più o meno tutti d’accordo, trova una spiegazione scientifica nelle teorie di David Kidd ed Emanuele Castano.

    Vorrei solo porre un quesito che sicuramente non ha una risposta semplice, ma vorrei comunque la tua opinione: cosa intendi qui per “letteratura di intrattenimento” in contrapposizione alla “buona letteratura”? è a tuo parere una distinzione abbastanza soggettiva o ci sono caratteristiche fisse e oggettive?

    Grazie mille, sia per l’articolo per l’eventuale risposta.

     
    • Annamaria Testa

      Ciao Cristina.
      Grazie a te per l’apprezzamento.
      Non riesco a esprimere criteri che abbiano valore generale. Credo invece che sia abbastanza facile capire se un singolo libro è letteratura d’intrattenimento o qualcosa di più e di meglio.

      Te ne accorgi mentre leggi. Per esempio: hai voglia solo di sapere come va a finire?
      O vorresti che non finisse mai, e cominci a sentirti in lutto già prima di affrontare le ultime cinquanta pagine? O, al contrario (ma secondo me anche questo è un segno di qualità letteraria) ti trovi come intrappolata in un universo disturbante, dal quale però comunque fatichi a uscire?

      Te ne accorgi quando hai finito di leggere: i personaggi, le loro storie e le loro emozioni continuano a starti vicino e ti sembra di conoscerli, e ti capita di parlarne come se fossero persone vere, o sono subito svaniti?

       
      • Carlotta Borasio

        Questo è un punto che mi interessa molto. Quindi se è di intrattenimento o meno è una percezione almeno parzialmente soggettiva? Mi ricordo di alcuni romanzacci fantasy (tipo la saga di DragonLance) che pur essendo oggettivamente, come dire, limitati e secondo me difficilmente etichettabili come buona letteratura mi sono rimasti nel cuore per tanti motivi. Devo dire, più i personaggi che la trama.
        Ecco, questa è una questione per me sempre aperta.

        Carlotta

         
  3. marco

    il romanzo trionfa nel secolo XIX dove costituisce per la borghesia lo strumento per la comprensione della società, l’evoluzione della storia, dei sentimenti e del costume.
    Il romanzo viene sistematicamente distrutto dai grandi del secolo scorso, a partire dal linguaggio. Pensate a Beckett rispetto a Hugo.
    Nel nostro tempo tende a diventare uno strumento residuale (non vuol dire che non ci siano più grandi scrittori e ottimi romanzi)destinato a contendere lo spazio con nuovi formati narrativi.
    (la poesia nel frattempo è sostanzialmente ristretta ai poeti stessi e ai loro scarsi lettori).
    La crisi dell’editoria è evidente e gli editori contrastano la diminuzione delle vendite con operazioni di marketing dove ciò che conta è l’autore come personaggio e la sua potenzialità mediatica.
    L’Italia, che non ha mai avuto una tradizione di romanzieri paragonabile a quella anglosassone, francese o tedesca, nel ‘900, schiera pochi campioni.
    Ne elenco qualcuno: Svevo, Gadda, Primo Levi, Calvino, Pavese. Scrittori “non letterari” ma acutissimi nell’uso della lingua.
    Dopo di loro spariscono i veri editor dalle case editrici e i romanzieri si estinguono.
    Sono troppo sommario? ovviamente, è un opinione. MW

     
    • Cinzia

      No di campioni ne abbiamo tantissimi. Parise. Pasolini, Fenoglio, Silone, Arzo, Deledda per citarne solo alcuni dei giganti che mancano all’appello. Di contemporanei ne abbiamo più di molti paesi, molto acuti e iperletterari: Moresco, Parella, Nesi, Citati, Calasso, Magris per citarne alcuni. Scritture difficili, ampollose, cariche di erudizione lontanissima dai romanzi fiction della enorme tradizione american per questo meravigliosamente preziosi rispetto alla vulgata mainstream.

       
  4. Alessia Savi

    Un articolo davvero interessante. Mi affascina sapere come funziona e reagisce il nostro cervello agli stimoli della lettura e della scrittura. E’ interessante sorprendersi ogni volta nello scoprire che le parole non sono solo segni su carta ma che riescono a suscitare emozioni e reviviscenza di ricordi passati, di un già vissuto. In questo, però, entra in gioco la bravura dello scrittore: deve essere solo un abile linguista, e dunque in grado di toccare con le parole giuste le zone erogene del nostro cervello, o serve anche qualcos’altro? Qualcosa che sta nell’empatia che si instaura con il lettore?

     
  5. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 12.06.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  6. Valeria

    Mi chiedo se questo vale solo per i romanzi e se non può valere anche per la buona saggistica, un buon articolo di ricerca. Non aprono nuovi mondi? Non invitano a riempire lacune? Non stimolano il desiderio di andare oltre? Non sono anch’essi una palestra per la nostra capacità di percepire la realtà nella sue sfumature? Ecco perché mi viene da pensare che il nostro cervello cambia già semplicemente davanti a un libro scritto bene (citando in parte una frase non mia). Saluto e ringrazio tantissimo per questo articolo e per la passione che traspare sempre da queste pagine.

     
    • Annamaria Testa

      Ciao Valeria.
      Grazie per l’apprezzamento!
      Da quanto dicono i ricercatori (puoi controllare le fonti cliccando sui link in arancione), e da quanto ho capito leggendo gli articoli, un buon saggio amplia soprattutto la tua sfera cognitiva e ti spalanca nuovi orizzonti.
      Per esempio, a me è successo quando ho letto per la prima volta, ancora negli anni Settanta, il magnifico Pragmatica della comunicazione umana: un testo che ancora adesso consiglio ai miei studenti.
      Un buon romanzo lavora invece molto, credo, sul piano emotivo, affettivo e relazionale.

       
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  9. Marina Pezzoli

    Che tema ghiotto! La lettura per me ha rappresentato cose e risposte diverse nelle diverse fasi della vita. Ho trascorso periodi in cui non leggevo ed altri in cui mi gettavo sui libri con impeto leopardiano. La lettura dei romanzi è stata consolatoria, stimolante, commovente, emozionante. Dopo una buona lettura si cambia e il cervello e il cuore hanno qualcosa in più che li rende migliori. Ho imparato in tempi relativamente recenti che ogni stagione ha la sua lettura -parlo di qualsiasi genere- e assecondare lo spirito del momento ti fa scoprire a volte mondi di cui non conoscevi l’esistenza. Quando incontri IL romanzo vivi in simbiosi con esso e non vedi l’ora di riprendere la lettura. L’anno scorso mi è accaduto con “Il cardellino” di Donna Tart. L’estate e le vacanze ti fanno anche questo regalo: non smettere mai di sognare…

     
  10. Gabriele Carcano

    http://www.farmalibri.it/menu/gli-studi/il-dolore-cronico/271-le-guarigioni-del-corpo-cervello.html

    Grazie Annamaria, quanto mai giusto e vero. La conferma ci è venuta incontro quando ci siamo trovati a praticare TaiJi QiCong in un centro mentale dove si è arricchito con filastrocche, storie… immaginazione, Immedesimazione. E poi, quasi per caso, quando abbiamo applicato lo stesso metodo in patologie neurodegenerative (Sclerosi Multipla). La “parola” plasma il cervello e può indirizzare alla guarigione ciò che è sinora creduto “degenerativo” e sovente curato solo con farmaci sintomstici o stabilizzanti. Noi siamo da anni convinti che La Filastrocca è essenziale, ma toccare con mano evidenze cliniche ci ha veramente sorpresi. I temi che affronti hanno una validità “sanitaria” ineccepibile. E antica! Non a caso “la prima cosa che faceva Ippocrate con un malato era portarlo nell’isola di Coos (isolarlo dal quotidiano) e obbligarlo a vedere due tragedie e una commedia.”

     
  11. Annamaria Testa
     
  12. Pingback: Leggere fa bene - Informagiovani Ancona

  13. leopoldo attolico

    GRAZIE !!!
    leopoldo –

     

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