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Il MIUR, l'orario scolastico e la problematica del problema

Il 3 giugno 2013 un trio di prestigiose istituzioni scolastiche unite in un titanico sforzo persuasivo e organizzativo partorisce la seguente nota (qui l’originale). E bravi: sono solo 19 righe e ci vuole un certo talento per metterle insieme (logiche, contenuti, modi, linguaggio) in questa maniera.

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Oggetto: articolazione dell’orario scolastico su cinque giorni settimanali.

Come noto, i continui tagli di bilancio che vengono imposti alle Amministrazioni Pubbliche e in particolare alla Provincia di Milano stanno mettendo in seria difficoltà l’erogazione dei servizi essenziali per il buon funzionamento delle Istituzioni Scolastiche.
… ma come, “stanno mettendo in seria difficoltà”? Signor MIUR, signor Assessorato, succede da anni che a scuola bisogna portarsi perfino la carta igienica. E i (sic) “contributi volontari” richiesti alle famiglie, vogliamo parlarne? A proposito di tagli: non è che bisognava tagliare le Province, che sono ancora lì belle come il sole, invece dei “servizi essenziali per il buon funzionamento eccetera”?
Tale
problematica investe pesantemente il problema
La problematica che investe il problema? Dai, MIUR-Assessorato, ma che cosa dici? Sta’ almeno attento all’italiano, santa polenta, che usarlo decentemente è gratis, e c’entra anche col mestiere che fai.
del
riscaldamento per cui sono previste per il prossimo anno scolastico ulteriori forti diminuzioni di spesa.
Ah, eccola, la magnifica forma impersonale burocratica. Previste da chi? Dalla problematica del problema?
Per questo motivo,
in pieno accordo con l’Assessorato all’Istruzione della Regione Lombardia e con la Direzione Scolastica Regionale che firma congiuntamente questa nota, siamo a proporvi
Dunque, tutti d’accordo, Provincia, Regione e MIUR: chissà perché, sembra una di quelle premesse a cui fa seguito una fregatura. E infatti…
di voler definire l’articolazione dell’orario
scolastico per il 2013-14 su 5 giornate settimanali.
Cioè, non si va più a scuola di sabato per risparmiare sul gasolio. E questo, diciamolo, non è esattamente un motivo di alto valore culturale e pedagogico.
T
ale possibilità sarebbe opportunamente consentita dalla riorganizzazione degli orari effettuata dalla recente riforma degli ordinamenti delle Superiori che portano ad un impegno massimo settimanale di 32 ore limitato a pochi corsi di studio e nella generalità dei casi in un arco di 27-30 ore.
Lasciamo perdere l’”opportunamente” e facciamo i conti: 30 ore settimanali vuol dire ogni giorno 6 ore di lezione, sveglia alle 7, ingresso alle 8 e uscita alle 14. Se le ore sono 32, per due giorni su 5 alla settimana uscita alle 15. Alla settima ora gli studenti saranno vispi e scintilleranno d’interesse e attenzione, possiamo starne certi: lo garantiscono la Provincia, La Regione e il MIUR.
D’altra parte, specia
lmente nella città di Milano, la scansione dell’orario settimanale in 5 giorni nelle scuole primarie e secondarie di primo grado è da tempo diventata una consuetudine apprezzata dalle famiglie e che ci mette in linea con i principali stati europei.
Ehi… furbacchioni: nelle scuole inferiori c’è la mensa e si fa una pausa. Alle superiori non c’è. Dai, dai, non potete non saperlo.
Tale decisione consentirebbe, oltre
a una miglior gestione dei tempi di riposo o delle attività sportive dei giovani, anche una più ottimale organizzazione del lavoro del personale ATA.
Ahah, questa è carina: un’ora di scuola in più al giorno favorisce le attività sportive? Al massimo, il calcetto del sabato. E poi, santa polenta, signor Assessorato-MIUR, perché mai scrivi “più ottimale”, il superlativo del superlativo? E ci sarebbe un ulteriore piccolo dettaglio di contenuto: gli orari scolastici sono finalizzati a ottimizzare la performance degli studenti o il lavoro del personale ATA?
Al fine di organizzare al meglio
i servizi di trasporto e di riscaldamento vi preghiamo di far pervenire entro il 30 giugno 2013 agli uffici dell‘Assessorato (f.torazza@provincia.milano.it ) e della Direzione Regionale Scolastica (usp.mi@istruzione.it ) le delibere sulla scansione settimanale che verranno assunte dal vostro istituto.
Ma come? Questo mentre tutti sono già fibrillati e oberati dalla chiusura dell’anno, le ultime interrogazioni, le pagelle, i debiti, i consigli di classe, gli esami di maturità prossimi venturi, insomma, tutto l’ambaradàn scolastico-burocratico, e non ci sarà neanche il tempo di sentire gli studenti, magari di consultare (vedi mai, sarebbe cortese, no?) le famiglie, insomma, di far mente locale? Ma pensarci un zinzino prima, magari?

Non sarà così, ma leggendo queste righe a me viene in mente un tizio in ciabatte  che si sveglia e dice urca, non abbiamo i danée per il gasolio nelle scuole, e un altro tizio in ciabatte che gli risponde e vabbe’, inventati qualcosa e scrivi una circolare.
Intanto, le reazioni delle scuole, e specie dei licei classici (quelli che devono vedersela con settimane di trenta ore e più) non sono esattamente entusiaste. Potete trovarle qui e qui.

16 Commenti a Il MIUR, l’orario scolastico e la problematica del problema

  1. jac

    Pressapochismo, stupidità, malafede, ignoranza (se non altro della lingua italiana). E questo, santa polente (come direbbe AM) è il MIUR. Figuriamocigli altri.

     
  2. stefania

    ah pensavo di avere capito male , ma purtroppo non è così..aggiungo..senza contare i compiti richiesti e necessari. O pensano per decreto di farli eliminare? Pensano di avere davanti (sotto)a sè italiano babbei che pensano solo al sabato libero ?
    perfino gli studenti(ho 2 ragazzi)sanno che il sabato serve eccome.
    I problema e che per anni tanti italiani hanno avvallato perchè più comodo e facile questo sistema tendente al ribasso.

     
  3. Alesatoredivirgole

    a questo punto, quando nasce un bambino, si potrebbero fornire al nuovo nato, oltre al certificato di nascita, anche il diploma di scuola elementare e media.
    Le scuole primarie non esisterebbero piu’, non si dovrebbero pagare bidelli, insegnanti, mezzi pubblici e … Gasolio.

    Alla fine con 27ore a settimana e con almeno 27 insegnanti a tempo determinato che cambiano più e più volte nel corso dell’anno scolastico la scuola e’ come se non ci fosse (ma non per colpa di chi ci lavora).

    Nella scuola elementare dei miei figli hanno installato pannelli solari e in effetti pare (e dico pare) vi sia qualche beneficio, almeno in termini di emissioni… Ma i problemi restano: noi genitori dobbiamo aiutare con contributi ed altro ma, nonostante tutto, ogni anno si rivoluzionano classi, maestre/i e famiglie…

    Ma, osservando quello che accade attorno a noi, studiare oggi a cosa serve??? Forse il MIUR ha trovato la risposta … e noi, come sempre, non l’abbiamo compresa …. :-)))

     
  4. Francesco

    Dio mio… abbiamo toccato il fondo, abbiamo iniziato a scavare e tra un po’ usciamo dal polo opposto! Poveri figli miei!

     
  5. graziano

    Condiviso e fatto condividere su fb.
    Resistere, resistere, resistere.

     
  6. MircaB

    Con la zippatura delle ore di lezione nelle 5 giornate scolastiche diverrà finalmente chiaro per tutti che le le condizioni (materiali) influenzano ECCOME la qualità del lavoro. o cosa d’altro devo immaginare- strolgare , si dice a Bologna- i portatori di infradito ?
    Per qualità intendo proprio quella strutturale , dipendente dagli elementi che occorro per realizzarla :distribuzione e sensatezza di tempi , costruzione di cattedre orarie ( che non sono solo somme o multipli) ,
    numero di alunni per classi ,adeguatezza del programma al monte ore assegnato e cose altre cosucce materiali che vi risparmio.Avete capito bene MATERIALI , al fine di realizzare l’immateriale di cui sono fatte sì le lezioni ( ma cos’è più operativo del pensiero!?) e soprattutto (diverso genere di immateriale) le soverchianti burocrazie richieste . Attenzione non è una lamentela , è porre il problema !!! dato che la vera necessità è andare a scuola ( chiunque noi siamo : studenti, docenti, dirigenti , collaboratori) e decentemente combinare elementi materiali e immateriali , ovvero cultura.

     
  7. Annie

    A me piacerebbe moltissimo non andare a scuola di sabato. Ho fatto un anno all’estero e avere 2 giorno senza scuola consentiva di riposare e fare un sacco di attività. I prof. però lavoravano molto di più a scuola dei miei qui e alle 4 del pomeriggio si faceva lezione tranquillamente. Certo non c’era in cattedra una/o che leggeva o faceva leggere dal libro!!! In più in Inghilterra stanno sperimentando in alcune scuole l’inizio delle scuole più tardi perchè più adatto ai cicli circadiani degli studenti adolescenti. La sensazione è stata che i ragazzi siano davvero al centro della scuola. Qui al centro sono i professori, i bidelli, il personale di segreteria con i loro diritti sindacali. Sono pagati poco ma lavorano anche poco. E’ come se avessero fatto un patto tacito e hanno fatto diventare la scuola un posto di lavoro per chi ha altre priorità. A questo punto fare qualcosa per risparmiare il riscaldamento non mi sembra un sacrilegio!

     
  8. Annamaria

    Michele Cortelazzo riprende il post (grazie!) e rincara la dose:
    http://cortmic.myblog.it/archive/2013/06/07/ottimali-problematiche-dei-problemi.html

     
  9. Maria Antonietta Ali

    Tanto per capire meglio come si occupano certe poltrone

     
  10. Umberto

    -anche una più ottimale organizzazione del lavoro del personale ATA.-
    Questa è la più importante ragione della scelta di un orario su 5 giorni. Inoltre non si deve sottovalutare la necessità di molti docenti di fare il fine settimana fuori casa, possibilmente nella loro dacia. Parlo per esperienza diretta in alcune scuole primarie e medie della provincia di Napoli. E’ chiaro che i genitori non vengono mai consultati in proposito.

     
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    • Alesatoredivirgole

      Pensiero
      … “circolare” …

       

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