motivazione
Motivazione: l'energia che ci anima - Metodo 86

La parola magica è “motivazione”. Si tratta dell’energia che ci anima e ci fa muovere verso un obiettivo.
In altre parole: per svolgere qualsiasi attività bisogna attivarsi, no? E attivarsi vuol dire abbandonare uno stato di quiete avendo a disposizione l’energia (appunto: la motivazione) necessaria per agire.
È un’energia che noi stessi produciamo. Senza motivazione è difficile riuscire a combinare qualsiasi cosa, in qualsiasi campo: studiare, lavorare, praticare uno sport, imparare una lingua, avere buone relazioni interpersonali, lavare i piatti, scrivere un romanzo, costruire un Colosseo con gli stuzzicadenti o vincere un premio Nobel.

Tutto comincia quando percepiamo un bisogno (un disagio da contrastare o un vantaggio da conquistare) e a patto che pensiamo di farcela. Se nemmeno percepiamo il disagio o il vantaggio, o se non crediamo che la nostra azione possa essere efficace, allora non saremo motivati a darci da fare.
Non sempre calcoliamo razionalmente il rapporto tra costi (tempo e fatica), rischio di fallire e benefici (trovarci in una condizione più appagante). Sono l’urgenza percepita del bisogno, e istinti, abitudini, credenze, valori, educazione, competenze, autostima e un sacco di altra roba cognitiva a influenzare e a orientare le scelte e il comportamento di ciascuno di noi.

Inoltre: sappiamo che mente e cervello non sono esattamente la stessa cosa, ma sappiamo che l’attività mentale ha basi biologiche. Diversi studi recenti dimostrano che la motivazione è connessa anche con i livelli di dopamina, un neurotrasmettitore che regola molte funzioni cerebrali, tra cui il tono dell’umore e la percezione e l’anticipazione del piacere.

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Ma torniamo alla dimensione mentale: a muoverci con maggior forza sono comunque le motivazioni intrinseche, cioè quelle che fanno capo a noi stessi (sentirci bravi e capaci, soddisfare la nostra curiosità…) più che le estrinseche, cioè quelle che fanno capo a fattori esterni (guadagnarci un premio di qualsiasi tipo o evitare punizioni). La cosa curiosa è che l’aggiunta di una motivazione estrinseca (un premio) ad attività che amiamo, e per le quali siamo già intrinsecamente motivati, riduce la forza della motivazione: è l’overjustification effect.
È questa la ragione per cui facciamo sempre molta più fatica a fare le cose per obbligo che per scelta. A fare cose a cui attribuiamo poco valore, o che contrastano con la nostra gerarchia di valori. A fare cose per le quali ci sentiamo poco preparati o poco adatti. Facciamo più fatica perfino se ci pagano o se riceviamo un premio per averle fatte.

È tutto nella vostra testa, ci dice Forbes.
Significa che, quando facciamo qualcosa, non è la cosa in sé, ma sono il modo in cui ci pensiamo e il tipo e la forza della motivazione che abbiamo prodotto a decidere se e come otterremo un risultato (e anche quanto ci piacerà averlo ottenuto).

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La prossima volta che vi fa fatica allacciarvi le scarpe da ginnastica o sedervi alla tastiera del pianoforte, chiedetevi che cosa vi sta mancando
, ci suggerisce Scientific American. Spesso la risposta sta proprio in una di queste tre aree: sentirci obbligati, giudicare inutile o irrilevante quanto dovremmo fare, considerarci inadeguati.
In questi casi, Forbes suggerisce di lavorare sulla percezione che abbiamo del compito. Per esempio, possiamo cambiare un claustrofobico “devo farlo (mannaggia!)” che rimanda alla motivazione estrinseca, in un più attraente “posso farlo (perché no?)” e, magari, in un “so farlo (evviva!)”: l’idea di potere o quella di saper fare cono assai più connesse con una motivazione intrinseca.
È proprio vero che le parole sono importanti e che i verbi servili (sono quattro: devo, posso, voglio, so) che impieghiamo per specificare il modo in cui compiamo un’azione la illuminano in maniere sostanzialmente differenti, trasformandone la percezione e il senso.

Far leva sulla motivazione intrinseca è un buon suggerimento anche per chi deve far sì che altre persone svolgano un compito: pensiamo a chi gestisce un gruppo di lavoro, o a un insegnante.
Tra l’altro: la stessa definizione “scuola dell’obbligo” contrasta qualsiasi motivazione intrinseca a studiare, a conoscere, a crescere. Meglio parlare, credo, di “obbligo scolastico”, ponendo l’accento non sull’obbligo dello studente di andare a scuola, ma su quello sociale di fornire l’opportunità di un’istruzione a ogni studente.

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Segnalo che sul sito della Carnegie Mellon si trova una dettagliata e, mi sembra, assai convincente raccolta di strategie per motivare gli studenti, proprio a partire dalla loro percezione delle materie: difficoltà, rilevanza e valore di quanto viene insegnato, strategie di studio suggerite,… È piena di consigli utili e ne suggerisco un’attenta lettura a tutti gli interessanti.
Ma segnalo anche una storia uscita sul Guardian: siamo a Berkeley, e un giovane docente di matematica che si pone l’obiettivo di agire sulla motivazione intrinseca dei suoi studenti, e ci crede fino a rinunciare ad assegnare compiti a casa, si guadagna l’ostilità del dipartimento, che preferisce metodi d’insegnamento più canonici e non gli riconferma l’incarico.
Sulla motivazione guardatevi anche questo video. Dura solo un minuto.
Una versione più breve di questo articolo esce anche su internazionale.it

6 Commenti a Motivazione: l’energia che ci anima – Metodo 86

  1. Alesatoredivirgole

    Mi ritrovo in pieno in questo tuo affascinante post … e mi identifico nelle tre splendide immagini (dall’alto verso il basso): primo anno; secondo anno; terzo anno…
    Grazie!

     
  2. Fabiola

    Bellissimo articolo! Carico di spunti di riflessione.
    Grazie ♡

     
  3. Giovanni Pizzocchia

    Vero. Lo si studia anche nei corsi formativi per i direttori sportivi. Fondamentale la distinzione fra motivazione intrinseca ed estrinseca.

     
  4. Pingback: Motivazione: l’energia che ci anima – Metodo 86 | Nico Paulangelo

  5. Sergio Maxia

    Ottimo, come sempre.
    Ancora grazie

     
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