scrivere più chiaro
Scrivere più chiaro. Perché non farlo, se tanti faticano a leggere?

Dobbiamo scrivere più chiaro, se vogliamo che le persone leggano e, soprattutto, capiscano quel che sta scritto.
I nuovi analfabeti – Spot, politica, articoli di giornale. Un italiano su due fatica a capire:
 così titola un recentissimo articolo uscito su La lettura, l’inserto culturale settimanale del Corriere della Sera. L’articolo viene discusso anche in rete, sarà per via del titolo forte (anche se, diciamolo, l’analfabetismo italico è storia non così nuova. L’analfabetismo c’è, ma non si vede, scrive Tullio De Mauro) sarà perché i dati risultano incredibili per chi abbia, con il leggere, una buona dimestichezza. Me ne accorgo ogni anno quando affronto il tema in Bocconi, e ci vuole del bello e del buono per convincere l’aula della permanenza del problema dell’analfabetismo nel nostro paese: dai, prof, non è possibile, non è che sta esagerando?

Ovvio che no. Non esagero, e adesso lo scrivo per l’ennesima volta: abbiamo un 20% degli italiani del tutto privi degli strumenti per leggere e capire un testo semplice. E, fatto molto più preoccupante, un 46,1% degli italiani tra i 16 e i 65 anni al livello 1 di prose literacy (comprensione di testi in prosa, grafici e tabelle).
Aggiungo, per chiarezza, che il livello 1 riguarda, per esempio, la capacità di capire, leggendo il foglietto illustrativo, per quanti giorni si può prendere senza rischio una medicina.

Guardate, per favore, le poche pagine del documento di Vittoria Gallina dell’INVALSI. E, già che state leggendo, notate anche il livello di competenza nazionale per quanto riguarda le capacità di problem solving: vi sembrano preoccupanti? Se sì, avete proprio ragione.

A questo punto dovrebbe risultare evidente  il motivo per cui, in un sito come NeU, che parla di creatività e idealmente dovrebbe occuparsi di roba nuova (e utile), torno così spesso sul tema del leggere, e del saper e voler leggere: una competenza antica, senza la quale però, mancano i minimi presupposti di base per qualsiasi pensiero o comportamento creativo. E dunque ripeto anche questo: senza lettura non c’è comprensione, non c’è conoscenza, non c’è competenza e non c’è pensiero. Ovviamente, non c’è pensiero innovativo. Né capacità di trovare nuove soluzioni ai problemi: e sì che ne avremmo, di problemi da risolvere.
L’istruzione è la chiave di tutto.

Ma, a questo punto, se tutti noi che sappiamo quanto leggere è importante vogliamo incoraggiare le persone a farlo, dovremmo assumerci, mentre scriviamo, una responsabilità in più: non solo quella di dire cose possibilmente sensate, possibilmente civili e possibilmente in buona forma. Dovremmo anche, e specie quando ci rivolgiamo a un pubblico ampio, prenderci la responsabilità di scrivere più chiaro: il più chiaro possibile.  Un testo oscuro allontana dalla lettura le persone incerte. Un testo chiaro le incoraggia a continuare.

Nella stessa pagina dell’articolo che ho linkato ce n’è un altro, che offre esempi di testo non così facili da decifrare. Questo, per esempio:
Al Trivulzio si apre la partita (politica) del top manager. Un posto occupato fino allo scorso luglio da Fabio Nitti, 60 anni, in quota Pdl e travolto dall’inchiesta di Affittopoli. La presentazione delle domande scadeva il 29 ottobre. La questione è delicata perché al Trivulzio, per la prima volta, sono costretti a convivere 4 consiglieri del cda nominati dal Comune arancione di Giuliano Pisapia e 3 scelti dal Pirellone del governatore Roberto Formigoni. (460 battute)

E che ci vuole a scrivere più chiaro, senza allungare il brodo e, magari, dando qualche informazione in più, santa polenta? Per esempio, così:

Nel consiglio d’amministrazione del Trivulzio, l’ospizio milanese per anziani, per la prima volta convivono 4 consiglieri scelti dal Comune di Pisapia (centrosinistra) e 3 scelti dalla Regione di Formigoni (centrodestra). Va sostituito il consigliere del Pdl Fabio Nitti, 60 anni, travolto dall’inchiesta sugli affitti a prezzi di favore (Affittopoli). Le candidature, che possono modificare gli equilibri politici, andavano presentate entro il 29 ottobre. (457 battute)

16 Commenti a Scrivere più chiaro. Perché non farlo, se tanti faticano a leggere?

  1. jac

    Il problema sta soprattutto (mi vien da dire) nella scuola. Dove non si insegna a scrivere. Quanti sono gli insegnanti di lettere (ma anche di filosofia, di arte, di matematica etc.) che affrontano questo problema nelle loro lezioni? E quali sono gli strumenti che l’università ha fornito loro per svolgere la funzione di “insegnanti di scrittura”? Perchè un conto sono i corsi che insegnano a leggere un testo, ad approfondire tuti i significati di un testo; un altro conto sono i corsi che insegnano a scrivere con chiarezza anche un “semplice” bugiardino dei farmaci. Per tacere degli articoli che ogni giorno leggiamo sui quotidiani.

     
  2. gunzapper

    Ieri ho provato ad affrontare anch’io la questione sul mio blog, certo con meno chiarezza e schierandomi contro il leggere in modo acritico. Il tuo punto di vista mi convince molto, però. Cosa ci vuole a scrivere un testo più comprensibile? Forse bravi giornalisti? Più attenzione ai testi in fase di stesura?

     
  3. antonella

    Considerazioni utilissime… Qualsiasi testo può essere semplificato e questo vale nella scuola e in ogni campo della vita…
    Grazie

     
  4. Libero

    tutto giusto, ho solo una domanda: il documento vi Vittoria Gallina cita una ricerca del 1998: nessun cambiamento da allora?
    Grazie

     
  5. Fiorella Palomba

    Interessante, come al solito, il tema proposto. Attuale e tremendamente tragico. “Se tanti faticano a leggere, perché non scrivere più chiaro?”

    La prima osservazione è: avete letto il FATICOSO terzo capoverso di Vittoria Gallina?
    Ecco cominciamo da qui.

    La seconda osservazione (commento la nota di Jac) riguarda la scuola.

    Non sempre, negli ultimi quindici anni, la scuola ha fatto da traino e ha potuto essere leader nella comunicazione linguistica. Altre agenzie, la televisione e la rete, oltre naturalmente ai pari, hanno il predominio.
    Su questi ultimi c’é, a mio avviso, scarsa riflessione, eppure il gruppo dei pari fa la differenza. Utilizza la rete e con essa la semplificazione della lingua senza avere una comunicazione complessa, colta che fa da contrappeso.

    La rete ha consentito l’accesso di molti alla lettura e alla scrittura ed è una conquista democratica, ma ha bisogno di contrappesi, altrimenti la differenze di classe (so non è una parola di moda) segna la differenza illustrata nei link.

    Don Milani insegnava… (*_))

     
  6. MircaB

    I libri di testo( i famigerati manuali) sono la mia ossessione. Quando li devo adottare , perdo il sonno.
    Mi metto nei panni dello studente ( lo studente medio ) e per medio intendo non mediocre, ma una sorta di sintesi tra quelli che incontro ogni giorno.
    Ebbene è un lavoraccio : mi confronto con i colleghi , molti mi guardano con sufficienza ( integriamo con appunti e fotocopie , devono ascoltare le lezioni frontali ( parole nell’ etere delle classi)….. è che non stanno attenti…non prendono appunti ….). Sono da capo, tormento i rappresentanti editoriali e alla fine quello che adotto è lì pronto ad essere tormentato e rivolto come un calzino nei suoi pregi e difetti. Per fortuna ci sono fonti e documenti autentici , cioè non rimasticati nè già digeriti che lo integrano e rendono evidente che un conto è la sequela di riassunti e un conto un pensiero semplice o complesso che sia, ma con una struttura dichiarativa o argomentativa alla quale riferirsi e…finalmente SCRIVERE .

     
  7. Alesatoredivirgole

    Non sono uno scrittore, mi occupo di redazione manuali tecnici di istruzione e posso confermare che il problema sollevato non è di facile soluzione, in particolar mondo nell’ “universo” delle istruzioni per utenti NON specializzati … ma anche specializzati.

    Scrivere documenti chiari e comprensibili è un obiettivo da perseguire e, nei manuali tecnici, da considerare fondamentale come ulteriore strumento di sicurezza.

    Il vero problema è: come incentivare l’utente a leggere quello che abbiamo scritto?

    Esempio: istruzioni per utenti del comparto Agricoltura, settore in cui gli infortuni sono purtroppo numerosi e frequenti.

    Un elevato numero di utenti che utilizzano abitualmente macchine agricole e che dovrebbero leggere (o aver letto) le istruzioni di uso sono:

    ·         Persone over 65
    ·         Persone con anni di esperienza nel settore
    ·         E sempre più: persone (stranieri) che hanno ulteriori difficoltà con la lingua italiana
     
    Domanda 1: quanti di questi utenti leggono il manuale istruzioni (ipotizziamo un manuale perfetto J )?
    Risposta 1: pochissimi, per motivi differenti:
    ·         Pigrizia
    ·         “per evitare perdite di tempo”
    ·         “perché le istruzioni non sono chiare”
    ·         “Perché ho sempre fatto così “
    ·         Perché vi sono barriere linguistiche
    ·         PERCHE’ HANNO DIFFICOLTA’ NEL LEGGERE O NEL COMPRENDERE QUANTO SCRITTO

    Domanda 2: quanti utilizzeranno la macchina agricola prima di leggere le istruzioni?

    Risposta 2: la stragrande maggioranza, con tutti i rischi che possiamo immaginare.

    Discorso analogo per un elettrodomestico per cucina: quante/i leggono le istruzioni di uso? E quante/i leggono le avvertenze di sicurezza? Anche qui purtroppo gli infortuni sono numerosi e le cause sono riconducibili a: disinformazione, disattenzione, abitudini (cattive) …

    Ogni giorno si lavora e si studia per scrivere documenti sempre più chiari e comprensibili (utilizzando tecniche redazionali, strumenti e procedure) ma il problema rimane: come incentivare l’utente a leggere il nostro documento?

    Come facilitare la lettura e la comprensione di tutti i nostri utenti, compresi quelli che non sono abituati a leggere?

    Possiamo scrive “il manuale perfetto”, ma se l’utente non è incuriosito, incentivato o … obbligato, difficilmente lo leggerà.

    Come fare quindi? Non c’è una risposta sola al problema, potremmo trovare mille idee e mille risposte ma nessuna verità …

    Allora dovremo calarci nei panni dell’utente e farci mille domande, dovremo utilizzare un linguaggio semplice, scrivere frasi brevi, utilizzare termini comuni, utilizzare immagini, ecc, in poche parole SEMPLIFICARE…

    Questi sono solo alcuni piccolissimi passi per tentare di avvicinare alla lettura quella fetta di utenti-italiani-smanettoni (anche NOI) che NON leggono (o hanno difficoltà nel farlo) ma si arrangiano in ogni situazione 🙂

    Il resto dovrà farlo la scuola … o quello che ne rimarrà !!!

     
  8. Ettore Marano

    Mi ero accorto di una rinascita dell’analfabetismo già dalla lettura dei censimenti 1991 e 2001.Non reggeva la scusa degli immigrati. tranne che per il senegal dove la cultura era tradizionalmente orale c’era il fatto che TV e PC ci stavano pian piano disabituando al leggere ed allo scrivere.
    Ma ancor di più l’uso di ternìmini inglesi anche qunado non sono assolutamente necessari diventa una forma di snobismo culturale come il latinorum delle classi “colte” dei secoli scorsi…

     
  9. Marcello Tommasi

    Il tema è interessante. Anche a me è capitato di farmi delle domande simili a quelle poste nel testo: “E che ci vuole a scrivere in modo un po’ più chiaro,…?”
    Certo che si potrebbe fare! Però non credo che sia SOLO una questione di “cultura”; scrivere in modo ermetico e con termini “per addetti ai lavori” è un modo per esercitare un potere, una forma di violenza su chi legge. L’obiettivo non è comunicare il contenuto del testo, è piuttosto comunicare che chi scrive “ne sa più di chi legge”, è su un piano più alto e quindi non può essere valutato, giudicato. Lo stesso avviene a scuola: i migliori professori, quelli che sanno di sapere, che non hanno bisogno di far colpo sugli allievi, spiegano lentamente e chiaramente, si accertano che gli allievi seguano e capiscano; gli altri, quelli che sono insicuri, che sanno solo la lezionacina del giorno, devono far colpo su chi ascolta per evitare di poter essere messi sullo stesso piano (che temono..!). Ecco perché usano termini e linguaggio incomprensibili… Come diceva G.G.Belli nel sonetto “LI SOPRANI DEL MONNO VECCHIO”..? Diceva… “io so’ io e voi nun sete un….”. Be’ (secondo me) questa è un’altra maniera per dire la stessa cosa…!.

     
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  11. Luca Gioppo

    Rischiando di essere un po’ drastico, probabilmente “non si scrive in maniera chiara” o perchè non si sa scrivere o perchè non si conosce l’argomento di cui si scrive?
    Forse abbiamo costruito una società dove sono in troppi a fare il mestiere sbagliato? Andando alla radice del problema: come mai chi dovrebbe controllare le capacità di chi deve scrivere in maniera comprensibile non esercita questo compito?

     
  12. Alesatoredivirgole

    Sperando di fare cosa gradita, segnalo due articoli tratti dalla rivista Consumatori di Coop di settembre: http://www.consumatori.e-coop.it/index.php/edizioni/coop-nordest-emilia-lombardia/

    01) Analfabeti di ritorno.
    Solo il 30% degli italiani ha gli strumenti per orientarsi nel mondo attraverso lettura e scrittura.
    Gli altri non capiscono libretti di istruzioni, contratti di lavoro, articoli, posologie.
    Un dramma collettivo che rende le persone fragili e manipolabili:
    http://www.consumatori.e-coop.it/index.php/articolo-mese-corrente/analfabeti-di-ritorno/

    02) “Così hanno boicottato l’istruzione” (Intervista al linguista Tullio De Mauro):
    http://www.consumatori.e-coop.it/index.php/articolo-mese-corrente/cosi-hanno-boicottato-istruzione/

     
  13. Luciana Daniotti

    Il problema è aspro e di difficile soluzione: forse varrebbe la pena affrontare il problema alla radice – non considerare, cioè, la popolazione alfabetizzata – e ripartire dall’esperienza del maestro Manzi e di Don Milani.
    Concordo anche con Luca Gioppo: per aver “lavorato” nell’editoria per diversi anni da “badilante dell’informazione” (cioè da non appartenente alla casta), posso confermare che nel nostro Paese “sono in troppi a fare il mestiere sbagliato”. Poi, se aggiungiamo che la qualità delle notizie è assolutamente manipolata, e che la quantità di notizie è così bassa da dover “allungare il brodo” e far scrivere testi che risultano noiosi – nella migliore delle ipotesi – o incomprensibili ai più …
    Per quanto riguarda, poi, l’educazione alla “lettura” e alla “comprensione” degli over-65, come giustamnnte sottolinea “Alesatoredivirgole”, ripenso alla mia esperienza di “formatore” negli anni ’70, per conto di una grande azienda: le lezioni erano prevalentemente orali, documentate da manuali sintetici ed estremamente esaustivi … Risultato: il 98% dei miei “alunni” ha sempre superato i test degli esami.

     
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  16. Rettiliano Verace

    Diciamo che la maggior parte dei giornalisti italiani sono “braccia rubate all’agricoltura”. Ricordo di avere visto con orrore dei servizi di Tony Capuozzo o delle iene, sembravano diretti a gente con un’eta’ mentale di undici anni. Non si potra’ fare niente fino a che avremo il giornalismo in mano a gente del genere, e la scuola in mano a gente ancora peggiore. Le avete viste le maestre elementari o le insegnanti delle medie? Molte parlano dialetto, le poche che parlano italiano lo storpiano in modo orrendo. A questo punto e’ normale che i ragazzi arrivino alle superiori parlando la lingua ibrida di Facebook. Ho scritto un articolo sullo stesso argomento, ma con un tono decisamente diverso dal tono sin troppo pacato di questo articolo:

    http://emigrantebestemmiante.blogspot.co.uk/2014/05/analfabeti-italiani.html

     

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