Tra eccesso e difetto: il senso perduto del q.b.

C’è un singolo, limpido brano scritto da Gregory Bateson che ha cambiato in maniera radicale e permanente il mio modo di vedere le cose. Dice che ogni eccesso è tossico.
Mi ci sono imbattuta tanti anni fa, leggendo Mente e natura. Ve lo ricopio qui sotto, e invito voi a leggerlo con tutta l’attenzione che, credo, si merita.

QUESTIONE DI QUANTITÀ. Sostanze, cose, strutture o successioni di esperienze desiderate che sono in un certo senso «buone» per l’organismo – regimi alimentari, condizioni di vita, temperatura, divertimenti, sesso e così via – non sono mai tali che una quantità maggiore di esse sia sempre meglio di una quantità minore. 

VALORI OTTIMALI. Al contrario, per tutti gli oggetti e le esperienze esiste sempre una quantità con un valore ottimale; al di sopra di esso la variabile diventa tossica, scendere al di sotto di quel valore significa subire una privazione. Questa caratteristica dei valori biologici non si riscontra nel denaro. Il denaro ha sempre un valore transitivo: più denaro è presumibilmente sempre meglio che meno denaro; per esempio mille e un dollaro sono preferibili a mille dollari. 

ECCESSO TOSSICO.Per i valori biologici le cose non stanno così: più calcio non è sempre meglio che meno calcio. Vi è una quantità ottimale di calcio di cui un dato organismo può aver bisogno nella sua dieta: al di sopra di essa il calcio diventa tossico. 

IL TROPPO E IL BENE. Analogamente, per l’ossigeno che respiriamo, per i cibi o per le componenti di una dieta e probabilmente per tutti gli elementi presenti in una relazione, il troppo è nemico del bene. Si può anche soffrire per troppa psicoterapia. 

…E IL DENARO? Una relazione senza conflitti è noiosa, una relazione con troppi conflitti è tossica: ciò che è desiderabile è una relazione con una quantità ottimale di conflitti. Perfino il denaro, considerato non in sé, ma nei suoi effetti su chi lo possiede, può forse, oltre un certo limite, risultare tossico. In ogni caso, la filosofia del denaro, l’insieme dei presupposti secondo cui quanto più denaro si ha tanto meglio è, è del tutto antibiologica. Nondimeno, pare che questa filosofia possa essere insegnata a cose viventi. 

DALL’ECCESSO ALLA MISURA OTTIMALE. La notazione che Bateson fa sul denaro è tanto sottile quanto folgorante. L’idea di fondo è tanto semplice quanto definitiva: esiste una quantità o una misura ottimale di tutto ciò di cui abbiamo bisogno. E di tutto quanto desideriamo, e vorremmo procurarci. 

AUREA MEDIOCRITAS. Non si tratta solo della preziosa moderazione di cui parla Orazio (aurea mediocritas. Dove mediocritas non significa mediocrità, ma medietà, e non ha nulla di dispregiativo). Non si tratta dell’aurea via di mezzo  valorizzata da Aristotele e da Confucio, dal Budda e da San Tommaso d’Aquino.

ECCESSO DI SUCCESSO? ANCHE NO. L’idea di Bateson è che un limite esista non solo in termini filosofici ed esistenziali, ma anche e soprattutto in termini fisiologici. E che sia imposto dalla finitezza stessa del nostro corpo, del nostro cervello e della nostra mente. Dal tempo che abbiamo a disposizione, dalla quantità di attenzione che possiamo esercitare. E forse, perfino, dalla felicità che siamo in grado di provare. O delle vittorie che possiamo conquistarci senza essere travolti dall’eccesso di successo e andar fuori di zucca.

QUANTO BASTA. L’altra idea, strettamente intrecciata alla prima, è che q.b., quanto basta, sia sempre e comunque meglio per noi. Meglio non solo del “troppo poco” (e questo è facile da capire) ma anche del “tanto” (che facilmente diventa “troppo”). Insomma: è il q.b., quello che dovremmo perseguire. E quello su cui dovremmo, per evitare derive tossiche, parametrare le nostre decisioni e le nostre azioni individuali e collettive.

PERDUTI PER STRADA. Ed eccoci al motivo per cui il prezioso brano di Bateson che vi ho ricopiato mi torna in mente sempre più spesso (e, posso dirlo?, mi auguro che tornerà spesso in mente anche a tutti voi). Ho la sensazione che ci siamo persi per strada  il senso stesso del q.b.

INETTITUDINE. Da una parte, siamo immersi in un sistema così veloce e bulimico di stimoli e vantaggi che ci riesce difficile non solo scandalizzarci o preoccuparci per il troppo, ma perfino percepirne l’entità e l’impatto, il fastidio e la componente tossica. Peraltro, proprio da questa inettitudine deriva il nostro essere incapaci di porre un vero argine al crescere delle disuguaglianze.

PIANI INCLINATI. Scivoliamo su piani inclinati e sembra che qualsiasi cosa non sia mai abbastanza. Quante paia di scarpe sono “troppe”? Quante puntate viste di fila di una serie televisiva sono “troppe”? Quanti messaggi su WhatsApp sono “troppi”? Quanta chirurgia estetica è “troppa”? Quante notizie ansiogene sono “troppe”? Quanta sorveglianza è “troppa”? 

UNA MAGIA AL CONTRARIO. Il fatto vero è che il troppo trasforma ogni cosa in qualcos’altro. Perfino la meravigliosa pratica del corteggiamento, se la pressione e la vicinanza sono “troppe”, diventa stalking. Così come l’attenzione esagerata alla linea diventa anoressia, l’eccesso di promesse diventa millanteria,  e le beata solitudo diventa misantropia e dannata emarginazione.  

SOSTENIBILITÀ PERSONALE. Stiamo finalmente cominciando a familiarizzare con il concetto di sostenibilità ambientale. Bene: forse potremmo accostare a quel concetto anche un’idea di sostenibilità personale, applicando il q.b. al piccolo mondo che è ciascuno di noi.

Un’altra versione di questo articolo esce su internazionale.it

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