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Ripartire dall’inizio per arrivare più in là - Metodo 54

Vi conviene ripartire dall’inizio ogni volta che vi accorgete di non saper più dove andare. Succede fin troppo spesso. Siete impegnati in un lavoro creativo che via via si fa più ingarbugliato e a un certo punto non sapete più che direzione scegliere. Così, vi ingarbugliate ancora di più in un crescendo di tentativi frustranti.
O vi capita di riprendere in mano un lavoro lasciato in sospeso per un po’, e… dannazione, anche le parti che in precedenza apparivano compiute e soddisfacenti adesso sembrano appannate.
O magari vi trovate ad aver concluso un lavoro fin troppo in fretta, solo per accorgervi che qualcosa non funziona.
In tutti questi casi, e in molti altri analoghi (per esempio: cambiano le condizioni di contesto. Avete un committente che vi fa le pulci. E così via) c’è un paio di cose che vi conviene fare per togliervi dai guai. E soprattutto per non infilarvi in guai peggiori.
La prima – è meno semplice di quanto sembri, ma si tratta di un passo necessario – è armarvi di santa pazienza, ricordare che i processi creativi non sono mai lineari e che gli intoppi fanno parte integrante del gioco e affliggono tutti, anche i più bravi e i più scafati.
La seconda è ricominciare da capo, ma proprio da capo. Vi dico come.

COME RIPARTIRE DALL’INIZIO. Dunque, fate un bel respiro e appellatevi al vostro senso di disciplina. Poi, dimenticate tutto quanto avete fatto finora (ma non buttatelo via: mettetelo semplicemente da parte. Magari qualcosa tornerà a servirvi), e reset!, disponetevi a ripartire dall’inizio. Procedete lentamente e rifocalizzatevi sulle coordinate di base:
– prima di tutto: il compito che dovete svolgere (o il problema che dovete risolvere) è proprio quello che avete affrontato? Ed è chiaro (cioè: è espresso nel modo più consistente e lineare possibile)? O invece, anche alla luce della vostra prova precedente, adesso siete in grado di ridefinirlo meglio?
– quali sono i dati o l’idea di partenza? Ci sono tutti i dati che servono? Se c’è un’idea, si tratta di un’idea che continua a sembrarvi buona?
– quali sono i vincoli (tempo, spazio, soldi, pubblico, fattibilità…)? Ne avete dimenticato, sopravvalutato o sottovalutato qualcuno? C’è qualche vincolo nuovo?
– qual è l’obiettivo o il risultato che volete ottenere? È abbastanza definito ed è abbastanza realistico?

RIPARTIRE DALL’INIZIO È ILLUMINANTE. Ed ecco le cose meravigliose che, se davvero ricominciate da capo, possono capitare:
– vi accorgete che il compito in realtà è un altro. Notare una differenza, anche piccola, può portarvi immediatamente alla soluzione che prima vi sfuggiva.
– vi accorgete che vi mancano dei dati. Ve li procurate, e tutto diventa più semplice. Vi accorgete che l’idea di partenza è inattuabile e, non appena la modificate, tutto va meglio.
– vi accorgete che un vincolo che avevate sottovalutato, o un nuovo vincolo, vi guida verso un’opportunità prima nascosta.
– vi accorgete che tra compito dato e risultato da ottenere, così come li avete definiti, c’è una discrepanza. La eliminate, e tutto diventa più lineare.

RIPARTIRE DALL’INIZIO È UTILE. Se nessuna di queste cose meravigliose succede, non preoccupatevi. Anche se il tempo è poco, ricordate che agitarvi vi fa solo perdere altro tempo.
Con calma, ora ripercorrete tutti i passaggi che avete fatto in precedenza. Fatelo tenendo ben presenti coordinate, vincoli e obiettivo: dopotutto li avete appena riesaminati e ora dovreste averli ben chiari.
Rifacendo tutto il percorso potreste scoprire nuove strade. Non andate troppo in fretta, ma neanche troppo piano, in modo da poter osservare ciascun passaggio nel contesto dell’intero processo.
Oppure cambiate velocità: prima riesaminate ciascun singolo passaggio lentamente, poi li scorrete in fretta, stando più attenti agli inciampi che possono annidarsi tra un passaggio e l’altro.
Un altro buon modo per ripercorrere i passaggi è raccontarli a qualcuno: questo vi permette anche di “esportarli da voi stessi”, osservandoli in una nuova prospettiva.

Potete fare altre cose ancora.
– crearvi uno spazio mentale (e possibilmente un’immagine) di quanto state facendo: che forma ha? Qual è la sua struttura? È storta, troppo vuota o troppo piena da qualche parte?
– cambiare l’ordine degli elementi in gioco. Per esempio, provate a partire dai vincoli: che cosa vi stanno dicendo? O dal risultato: che cosa vi manca per arrivarci?
Infine, potete fare (non scherzo) una passeggiata. Oppure potete (non scherzo) dormirci sopra.

Se volete approfondire le caratteristiche e le dinamiche del processo creativo, inciampi compresi, potreste leggervi il capitolo 14 de La trama lucente. Vi basta un clic qui: per leggerlo, gratis, insieme ad alcuni altri, scaricate il documento, o ingranditelo, o cliccate sui singoli capitoli segnati in arancione.

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11 Commenti a Ripartire dall’inizio per arrivare più in là – Metodo 54

  1. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 07.01.14 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  2. Riccardo

    Oppure (meglio se dopo aver dormito, passeggiato, visto un film, portato il cane a fare i bisogni…) fermare la prima persona che vi capita, e che sapete sincera(brutalmente sincera!) e raccontarle tutto il vostro progetto e sentire che cosa ne pensa, in silenzio, senza interromperla…
    A volte, per pensare meglio, basta ascoltare meglio…

     
  3. Rodolfo

    “O vi capita di riprendere in mano un lavoro lasciato in sospeso per un po’, e… dannazione… ”
    Beh, ogni tanto mi accade il contrario. Non conservo quasi nulla dei miei lavori ma ho ritrovato degli appunti vecchi di trent’anni e mi sono stupito per la chiarezza e la profondità contenute (relative s’intende, proporzionate alla mia mediocrità). Così ho fatto una prova: dopo qualche settimana ho scritto di nuovo sull’argomento. Ho scoperto una maggiore maturità, qualche riflessione più ponderata ma anche che avevo le idee chiare sin da subito. Credo dipenda dal metodo analitico iniziale, dall’organizzazione scrupolosa delle informazioni (il mio lavoro non è la scrittura ma ho sempre riscritto i brief secondo il mio punto di vista) e, nel contempo, dall’approccio anarchico risolutivo, dall’abbandono di ogni metodologia. Sono convinto che, una volta che si sa cosa c’è da sapere, la cosa migliore è l’ingenuità, lo stupore, il fare come se fosse la prima volta. Il Re è sempre nudo. C’è da dire che i tempi beceri che stiamo vivendo non aiutano. Questo rumore di fondo, fastidiosissimo, non contribuisce alla chiarezza, anzi offusca.
    Ho chiuso l’anno rivedendo una bella intervista a Annamaria Testa su Rai 5. È stato uno sprazzo di Sole in questo smog asfissiante che ci circonda. Grazie e auguri per un nuovo anno davvero nuovo.

     
  4. Alesatoredivirgole

    Il processo creativo è mooolto complesso e spesso si conclude tramite insight (almeno il mio), quando meno te lo aspetti arriva il flash che però svanisce velocemente e deve essere catturato.

    Mediamente la memoria breve mantiene le informazioni, se non reiterate, solo per una ventina di secondi …

    Tralasciando il lavoro quotidiano … spesso mi diverto a partecipare a contest che mettono alla prova le mie abilità (ammesso che ve ne siano) creative; l’ultimo è quello per una nota marca di zaini legato alla musica, divertimento puro che ha portato folate di aria fresca in un periodo molto intenso per me.

    Di solito parto da una prima idea, schizzi, righe e pasticci su fogli, foglietti, tovaglioli … insomma, quando arriva l’idea cerco di non farla svanire e la metto nero sua bianco (a seconda del colore dei tovaglioli 🙂 ).

    Svuotato il mio “piccolo cestino creativo”, mollo la presa e mi dedico ad altro, alle solite cose e solo in caso di ulteriore flash metto mano a matite e “tovaglioli”.

    Cerco di legarmi troppo alle prime idee, anche quello che mi circonda diventa parte attiva del “progetto”.

    Alcuni giorni prima della scadenza del contest:
    • riprendo e rivedo i vari schizzi/fogli,
    • rileggo attentamente regolamenti ed obiettivi,
    • cerco, tra le tante, l’idea che a parer mio più si avvicina all’obiettivo.

    I risultati a volte sono interessanti (per me ovviamente!) e rimango spesso stupito dal processo “digestivo-evolutivo” (involontario) che subisce l’idea originale dal primo all’ultimo passaggio.

    Personalmente credo che il tempo tra la prima e l’ultima ipotesi servano al cervello per elaborare/digerire al meglio i vari aspetti e, quando posso, cerco di sfruttarlo il più possibile.

    PS: Annamaria, sarà che sono già mentalmente proiettato ad un progetto post corso di fotografia che mi vedrà impegnato, con altri, in una piccola mostra per Fotografia Europea 2015 (cercherò di rappresentare il ciclo della vita con 5 fotografie), sarà che tra lavoro, studio, esami e famiglia il Natale mi ha cotto il cervello, ma la foto utilizzata per questo post la trovo eccezionale.

    A proposito: rinnovo gli Auguri di Buon 2014 a tutti !

     
  5. Alesatoredivirgole

    Accc…
    Scusate: “Cerco di NON legarmi troppo alle prime idee …”

     
  6. Leonardo Guerrini

    Non c’è niente da fare: regole e creatività vanno a braccetto. Sempre. Grazie per l’ennesimo ottimo post!

     
  7. Emanuela Pulvirenti

    Gran bel post. Come sempre concordo su tutto.
    Con i miei clienti chiarisco subito che quella che darò sarà UNA soluzione, non LA soluzione, perché nel lavoro che faccio (illuminazione dei beni culturali), e in ogni progetto in genere, il risultato finale è un compromesso tra tutti i fattori in gioco e le soluzioni possibili sono tante.
    Se dò più peso al risparmio energetico avrò una soluzione, se ne dò di più all’impatto visivo ne avrò un altro… dunque lavoro facendo continuamente avanti e indietro tra l’inizio e la fine e facendo ogni volta quasi tabula rasa. Dico “quasi” perché per ogni nuovo inizio conservo alcuni aspetti che mi si presentano come irrinunciabili.
    In genere, alla fine, la soluzione finale è quella migliore.

     
  8. Marina Pezzoli

    Faccio un lavoro piuttosto diverso dal tuo, ma esiste un processo creativo anche nel disegnare un’organizzazione in funzione degli obiettivi che si vuole raggiungere. Qualche giorno fa, dopo mesi di insoddisfazione, ho parlato con il gruppo R&D perchè mi era chiaro che dovevo fare un reset (questo è il termine che usato). Ho trascorso un periodo in cui pensavo che il gruppo non capisse o avesse forti resistenze al cambiamento, poi ho capito che non avevo fatto due cose fondamentali: 1. non avevo ragionato sulle competenze richieste per stare in quell’area (vengo da una fusione e, all’inizio, non sempre riesci a fare le scelte giuste) 2. dovevo chiarirmi le idee su cosa fosse innovazione nel settore in cui opero (formazione).
    Mi sono concentrata su questi due elementi essenziali e poco per volta ho ricostruito il percorso. Le idee non solo vanno scritte ma anche disegnate perché in questo modo si capisce si reggono sulle loro gambe: uso post it per secondo le tecniche visual e poi cerco di raccontare quello che voglio fare utilizzando gli skecthnotes. A giudicare dai feedback ricevuti probabilmente era quello che si doveva fare e in realtà devo ammettere che all’inizio non ero affatto convinta ed infatti non ho ottenuto risultati, ora con le idee più chiare, in un giorno ho rimesso in ordine cose che si ingarbugliavano e che disorientavano me ed i colleghi.

     
  9. Pingback: Decompressione | I 7 Passi Della Piccola Anima

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