bufale e informazione scientifica
Bufale e informazione scientifica. Alcune cose da sapere, ben spiegate

Questo articolo parla di bufale e di informazione scientifica. Dice alcune cose che non tutti sanno. E comincia con una storiella. Eccola:
“Sei il presidente del Cicap? Devi essere molto scettico…” dice un’analista al suo paziente.
“No – risponde il paziente – non ne sono convinto”.

DAI CERCHI NEL GRANO ALLE BUFALE MEDICHE. A raccontare questa storiella è Sergio Della Sala, direttore dell’Unità di Human Cognitive Neuroscience dell’Università di Edimburgo e, appunto, presidente del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze).
Il Cicap è l’assai meritevole organizzazione che Piero Angela ha fondato, insieme a un gruppo di scienzati, alla fine degli anni ’80. Obiettivo: valutare e demistificare i fenomeni paranormali e le credenze prive di fondamento, dal creazionismo alla chiaroveggenza, dai cerchi nel grano alle bufale mediche.
Della Sala interviene in apertura del convegno del Cicap intitolato Il valore dei fatti nell’era della post verità. Dice cose utili e interessanti. Spiega alcuni meccanismi cognitivi che stanno alla base della diffusione delle bufale, e specialmente delle bufale mediche, e dà alcune indicazioni importanti per capire meglio come funziona la divulgazione della ricerca scientifica. Quel che dice merita di essere condiviso. Dunque, prendo appunti.

CREDERE NELLE EVIDENZE. Della Sala ricorda che tutti possiamo autoingannarci. E invita a essere sì scettici, ma non faziosi. La faziosità non funziona, nemmeno per smontare le notizie false. Molto meglio argomentare la propria posizione, restare vicino ai fatti e provare a capire quel che accade nella mente delle persone.
D’altra parte, perfino credere nei fatti è un atto di fede (if you are a scientific believer you too are taking almost all of it on trust, scrive Michael Brooks su New Scientist). E non basta neppure cercare le evidenze, perché spesso siamo di fronte a evidenze non abbastanza nette, o contraddittorie. Insomma: bisogna essere cauti, ma cauti davvero.
Ma che cos’è un’evidenza? Il senso comune (per esempio: moglie e buoi dei paesi tuoi) non è un’evidenza, perché può essere inquinato da semplificazioni o pregiudizi. Un cliché (per esempio: le donne non sanno guidare) non è un’evidenza. Una dichiarazione promozionale (per esempio: col dentifricio Brillodent sorridi al mondo intero) non è un’evidenza. Affermazioni di questo tipo possono essere facilmente smontate. Se ne può, cioè, dimostrare scientificamente l’infondatezza e la falsità.

CHI FINANZIA CHI? Quando le evidenze esistono non sono nette le cose si complicano. Della Sala fa l’esempio di uno specifico farmaco per curare l’Alzheimer, una malattia straziante, che affligge le persone anziane e destabilizza le famiglie. Bene: alcune ricerche sembrano sostenere che quel farmaco funziona. Altre ricerche dicono l’opposto. Come procedere?
Se si fa una meta-analisi delle ricerche (cioè, se si confrontano fra loro tutti i dati emersi dai differenti studi) si vede che c’è discrepanza tra i risultati degli studi finanziati dalle industrie farmaceutiche (assai più favorevoli) e quelli degli studi indipendenti. Ciò significa che perfino quando esaminiamo una ricerca scientifica dobbiamo considerare tutti i dati, compresa la provenienza dei finanziamenti.
Un altro esempio: la Columbia University dà ampia risonanza a uno studio secondo il quale “il cioccolato cura la demenza”. Lo studio viene ripreso da diverse testate, alcune molto autorevoli. Peccato che lo studio goda di finanziamenti senza limiti da parte di un’azienda produttrice di cioccolato. Questo fatto, forse, dovrebbe farci venire qualche dubbio. E farci venir voglia di cercare ricerche indipendenti sullo stesso tema (ammesso che ce ne siano) per vedere che cosa dicono.

LA PERICOLOSA SEDUZIONE DEGLI SCHEMI. E ancora. È importante che teniamo conto non solo di che cosa, ma di come pensano le persone. La nostra mente è costantemente alla ricerca di senso, e tende a vedere schemi, strutture, legami di causa-effetto anche in ciò che è del tutto casuale. È il fenomeno della patternicity: la ricerca di schemi (pattern) a ogni costo.
Della Sala fa l’esempio della neuroscienziata inglese che sostiene l’esistenza di un legame tra uso di internet e autismo, in base al fatto che negli ultimi tempi è aumentato l’uso infantile di internet, e sono contamporaneamente aumentate le diagnosi di autismo.
È una falsa correlazione, diventata virale in Gran Bretagna. Una falsa correlazione consiste nel fraintendere in termini di causa-effetto la semplice coincidenza casuale tra due fenomeni, uno dei quali (ripetiamolo) non è causa dell’altro. D’altra parte, si può correlare falsamente anche la crescita dell’autismo con la crescita del consumo di cibo biologico.
Le false correlazioni sono tanto seducenti quanto insidiose. Se volete immunizzarvi, date un’occhiata al magnifico sito spurious correlations. Su, fatelo, ne vale la pena.

bufale e divulgazione scientifica

Un esempio dal sito Spurious correlations: la curva dei divorzi nel Maine e la curva del consumo pro-capite di margarina appaiono correlate al 99,26%. La coincidenza delle curve è suggestiva, ma la correlazione è casuale e tra i due fenomeni non c’è alcun tipo di legame.

A CHI CREDIAMO? Oggi le persone tendono a prestare fede a referenti fidati, invece che a referenti esperti. E uno degli errori che gli esperti fanno è confidare nel fatto che fornire più informazioni possa cambiare le cose. Purtroppo questo non succede, nella misura in cui le persone vogliono (o hanno bisogno di) continuare a credere in ciò in cui credono, riducendo il più velocemente possibile il disagio provocato dalla dissonanza cognitiva (cioè dal dover fare i conti con informazioni contrastanti).
Oggi chiamiamo Bias di conferma il fenomeno per cui tendiamo a considerare solo i fatti che corrispondono alle nostre opinioni pregresse. Ma già Dante lo descrive perfettamente, quando nel Paradiso scrive che più volte piega / l’opinion corrente in falsa parte / e poi l’affetto l’intelletto lega (cioè: spesso l’opinione corrente si rivolge al falso, e l’attaccamento a quell’opinione imbriglia l’intelligenza).

RIVISTE PREDATORIE E ARTICOLI INAFFIDABILI. C’è un ulteriore effetto con cui fare i conti: una volta che un messaggio è stato diffuso e recepito, e anche se ne viene dimostrata la totale falsità, cancellarlo del tutto dalla mente è difficilissimo. Questo fatto è particolarmente pericoloso oggi, in tempi di grande diffusione delle riviste predatorie (qui un articolo su lavoce.info vi spiega bene di che si tratta), e di conseguente diffusione di articoli che appaiono scientifici, ma sono campati per aria..
In sostanza, si tratta di riviste online che si fingono scientifiche, hanno nomi che appaiono scientifici, ma pubblicano a pagamento qualsiasi articolo inviato da qualsiasi ricercatore o sedicente tale, senza alcuna revisione o verifica. Il fatto è stato dimostrato dal corrispondente di Science John Bohannon, che ha spedito lo stesso paper pieno di errori marchiani a 304 riviste, ritrovandoselo pubblicato nel 60 per cento dei casi.

LA SCIENZA DI STAR WARS. Il fatto è stato nuovamente dimostrato di recente, quando un neurobiologo è riuscito a farsi pubblicare un assurdo articolo sui midicloriani, entità che vivrebbero nelle cellule degli Jedi (sì, siamo in pieno Star Wars) e sarebbero responsabili dei loro poteri. E ci sono anche due scienziati che sono riusciti a farsi pubblicare su una rivista “scientifica” un articolo costituito da una singola frase, Get me off Your Fucking Mailing List, replicata cinquemila volte e corredata di schema esplicativo. Qui l’articolo.

OCCHIO ALLE FONTI. Dunque: è cruciale stare attenti alle fonti, perché non tutte le riviste “scientifiche” lo sono davvero. Inoltre, prima di dare una notizia riguardante la salute, sarebbe necessario aspettare che sia confermata da più ricerche. Infine, i ricercatori dovrebbero usare cautela e limitare l’enfasi nel divulgare i propri risultati, fino a quando non sono replicati e certificati: c’è differenza nel dire che i vaccini funzionano (migliaia di ricerche lo confermano) e dire che il cavolo rosso cura il cancro ( ad affermarlo è un singolo studio condotto sui topi) essere scettici non è un’opzione. È un obbligo.

Se il tema delle bufale, e delle bufale in rete, vi interessa, potreste leggere anche:
Valutare l’informazione in rete tra bufale, bolle e complottismo
Post verità: vivere, capire, scegliere, votare tra bufale e camere dell’eco

3 Commenti a Bufale e informazione scientifica. Alcune cose da sapere, ben spiegate

  1. Magari

    Sulle false correlazioni segnalerei l’ottima idea dei pastafariani di tirare in ballo i pirati (“Ahrr”) in falsa correlazione dichiarata con l’inquinamento terrestre.
    I pastafariani (https://it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo) hanno già avuto modo di polemizzare con chi si avvale della false correlazioni per fini persuasivi.

    Per il resto in tema mi interessa moltissimo – al più presto mi esplorerò tutti i succosi link.

    Grazie!

     
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