Riguarda le città immaginarie il gioco che, secondo tradizione, Neu vi propone per le feste. È semplice semplice. Si può giocare da soli (o meglio: in compagnia di se stessi) o in gruppo. Se lo giocate in gruppo, si trasforma in una bella occasione per chiacchierare e per raccontare delle storie (questo vuol dire che è anche un bel gioco da giocare coi bambini. O in macchina).
Ecco come funziona.
Prendete tutte le vostre lettere del vostro nome proprio: non importa quanto lungo sia. Vanno bene sia Ada sia Massimiliano. Mescolatele quanto basta (perfino Ada si può mescolare in ben due modi diversi, e diventa Daa o Aad).

NOMI E CITTÀ IMMAGINARIE. La mescolanza che più vi piace è il nome di una città immaginaria (considerate che può essere piccola come un villaggio. Grande come un intero pianeta. Sotterranea o sottomarina. Volante…). Il suono vi suggerirà in quale parte dell’universo, reale o fantasticato, si trova. Ora, descrivete com’è fatta la vostra città: anche se in modo nascosto, si chiama come voi e, magari, un po’ vi somiglia. E, se vi va, mettete il vostro luogo, con la sua descrizione qui sotto, nei commenti. Così giochiamo tutti insieme.
Questo, l’avrete intuito subito, non è un gioco di parole, ma di pensieri e, sì, di desideri. Perfetto, dunque, da giocare tra un anno e l’altro.

LETTERATURA, CINEMA, FUMETTI… Se volete un elenco (parziale, direi: per esempio, mancano le città del Trono di spade) delle città immaginarie della letteratura, del cinema e dei fumetti guardate questa pagina di Wikipedia. Se volete trovare un buon articolo su Approdo del Re, guardatevi questo. The Towner vi parla anche del luogo di Babbo Natale, di Facondo e di Pepperland, la terra di Yellow Submarine. Oppure andate a ripescare una copia delle Città invisibili di Italo Calvino.
A tutti voi, buon divertimento. E buon anno nuovo.

Se volete cimentarvi con qualche altro gioco di NeU, li trovate tutti a questa pagina. L’immagine è il dettaglio di un’illustrazione del bravissimo Mattias Adolfsson.

63 Commenti a Città immaginarie: inventate la vostra – un gioco per le feste

  1. Penso Caterina

    Ah ah ah …mi sto già divertendo… sei mai stato a Ricatena, Caritena, Tecanari bellissimo… ma quella che mi piace e sento mia e RINATECA una città dove si rinasce con libri, giochi, film, musica in ogni luogo e sempre a disposizione h 24 a costo zero. Dove non servono soldi, ma basta lo scambio dei beni. Il panettiere fa il pane e paga il tutto con il suo pane, l’ortolano paga il pane con i cavoli e le verze o il radicchio, il pescivendolo porta al mercato ittico cavoli verze e pane e il pescatore gli da una cassa di pesce fresco…e così via. Il parrucchiere taglia i capelli al dentista e il dentista gli ottura una carie. Niente più supermercati aperti al loro posto palestre, skeitpark, pareti per arrampicate….Comuni, scuole, chiese con cittadini, alunni ed insegnanti senza orari, sempre aperte, sempre accoglienti calde o fresche. Parchi giochi con orti, laghetti dove pescare trote e raccogliere dagli alberi frutta. Galline al posto di colombi per le uova. Cavalli e carrozze, biciclette, carretti, barche a remi, canoe tutto spinto a braccia, gambe, muscoli e cervello. Treni. Case e ponti solo di legno, basta cemento, basta inquinamento. Solo candele, pale, pannelli solari. Forse ho sbagliato era ah ah ah …

     
  2. antonellas

    Nella città di Allentano, nessuno stringe mai le cose, come i lacci delle scarpe, i nastri dei pacchetti, le cravatte, mai strette di mano troppo strette. Anzi, gli allentanesi fanno proprio il contrario e quindi facendo sempre così allentano anche i ritmi della vita e allenta che ti allenta, mi sta venendo uno sbadiglio, perchè ora allento la tensione e vado a nanna. Gli allentanesi vivono sereni e felici, tanto tempus…fugit ma scripta manent. ciao Annamaria, anzi Armai nana

     
  3. Gloria Vanni

    Ad Arogli, minuscola capitale di un’isola talmente piccola che è quasi sconosciuta – sulle carte geografiche appare e scompare -, si vive in una sorta di comunità allargata dove ogni famiglia si preoccupa del benessere altrui e tutti sono coinvolti nelle faccende altrui. Così è da sempre e non ci si pone il problema che possa esistere qualcosa di diverso.
    Gli arogliesi sono orgogliosi di questo loro modo di vivere che si tramandano da una generazione all’altra. Qualcuno dice che sono esperti di mindfulness, quella consapevolezza di essere e stare nel presente. In altre parole, si lasciano vivere serenamente. Altri dicono che praticano la hygge, quella capacità tutta danese di vivere i piaceri quotidiani. Peccato che Arogli sia nel Mediterraneo e non nel mare del Nord. Mentre gli studiosi si stanno scervellando per trovare la soluzione al rebus, gli arogliesi continuano a vivere bene, senza pensare e giudicare, come gli animali. A due o quattro zampe, siamo tutti animali, o no?
    Buona vita Namariana, a te e a chi ti vuole bene!

     
  4. Ada

    La mia città si chiama Daa, è un nome dal suono lungo, come un’eco. È situata in una caverna, dove ovunque pronunci il suo nome questo risuona e sembra sempre più lungo. È una città nascosta, scoperta solo da poco, per tanto tempo nessuno sapeva che ci fosse, nessuno la conosceva. Qualcuno tanto tempo fa aveva detto che da qualche parte stava crescendo, ma poi la leggenda era scomparsa e solo un cataclisma aveva rivelato l’ingresso della caverna e fatto scoprire la città.
    Le sue case sono scavate nel quarzo, meravigliose stalactiti e stalagmiti pendono dalla volta e sorgono dal terreno, luccicano e brillano se un raggio di luce le colpisce, ma solo quando il sole è basso all’orizzonte e riesce a penetrare e forare il buio.
    I suoi abitanti non hanno nome, nessuno li ha mai chiamati e loro non sanno nominarsi, ma tra loro si conoscono tutti e si chiamano fratelli e sorelle, madri e padri, figli e nipoti, è una grande famiglia che abita nella città di Daa. Quando qualcuno, per sbaglio entra nella città, loro si stupiscono perché non sono abituati a vedere le luci di meraviglia negli occhi di chi arriva, ma lo accolgono e non sapendo il nome o come chiamarlo lo chiamano amico o amica. questa è la città di Daa, nascosta nel profondo di una caverna.

     
  5. Giancarlo Manfredi

    Loci Ragna

    Logora la pelle della vecchia strega, mostra la fitta ragnatela delle sue rughe: è l’ultima degli abitanti di questo borgo alpino abbandonato. E’ evidentemente pazza per la solitudine e parla un dialetto infarcito di termini latini, medievali e patòis.
    Ma fuori, tra gli alberi, soffia un vento gelido e stanotte minaccia neve: per oggi il viaggio termina in questo non luogo, a cavallo del sentiero vecchio, appena prima del valico alpino.
    Un invito a entrare, burbero e imbarazzato, mura di pietra a secco, archi sbreccati, un fuoco di rovi nel camino, il secchio di acqua gelata per lavarsi.
    E quel liquore d’erbe, così forte, in attesa che il contenuto del calderone sia pronto per la cena.
    Avremmo dovuto intuirlo: “come ragna fra gli alberi intricata” è la vaga rimembranza di una antica poesia. Ragna: insidia, trappola, tranello…

     
  6. Silvia

    Alisiv, la città dei venti interrotti, venti che non stanno mai fermi. Costantemente in moto, cambiano direzione, velocità. Idea… Così un giorno la città è sul mare, quello dopo sulla cima di un monte e quello dopo ancora sotto il sole dell’equatore. E così sono anche i suoi abitanti. Gli alisivani cambiano spesso idea. Amano cambiare idea, convinti che restare fermi su una stessa posizione sia di impedimento all’evolversi. Cambiano idea, ma non i propri valori, perché le cose si evolvono, la vita si evolve e loro con essa, senza scorare chi sono né ciò in cui credono. Gli alisivani amano l’idea stessa del cambiamento, perché non cambiare significa rimanere fermi, non vivere. E un po’ anche perché si annoiano facilmente: motivo per cui sono sempre in cerca di stimoli, qualcosa in cui impegnarsi. Le festa nazionale di Alisiv è il carnevale più grande mai visto, cade ogni 23 del mese. In quel giorno tutti possono essere tutti e tutto, in un grande gioco della vita nel quale scoprire cose nuove di sé e del mondo attraverso una vita inventata o quella di altri.

     
  7. Barbara

    Rabbraa è un’oasi nel deserto . Ci sono capre, galline e una profusione di palme verdissime e fruscianti.Picoli canali portano l’acqua dappertutto. Ogni casa ha un pozzo. E’piena di bambini e bambine che corrono e giocano insieme. I monti non sono lontani e rinfrescano le giornate assolate.Il cielo è il più azzurro che abbiate mai visto. Gli adulti si vedono poco, sono sullo sfondo. Nel mezzo delle case c’è una piazza ,un pozzo e una grande tenda, dove alla sera tutti gli abitanti si radunano per mangiare insieme. E’ un mondo sereno.

     
  8. Maurizio Pansini

    Benvenuto ad Oziarium! La tua città ideale. Niente stress, no code, nessuna prenotazione richiesta. Poltrone, libri e musica gratis per tutti. Saloni per non parlatori. Serenità a metro zero. Non cercarla sulle mappe.

     
  9. Anna De Benedictis

    Naan è un luogo mediterraneo speciale abitato da zingari, cavalli selvatici bianchi e neri, e aironi rosa. La luce di questo luogo magico è sempre quella di un fantastico tramonto.

     
    • Leila

      Cerco il nome per una nuova casa

       
  10. Giulia

    IGILUA è una città meravigliosa, dove la temperatura non supera mai i 24 gradi e non scende mai al di sotto dei cinque.
    Abitata prevalentemente da gatti intellettuali che amano intrattenersi con umani che amano il vino, la letteratura, la poesia, la quiete.
    Si vive così: acciambellati gli uni agli altri, intercettando un raggio di sole o cercando una comoda coperta.
    Mai visti umani così tranquilli e felici.

     
  11. Giovanni Galetta

    Latteggio

    Latteggio è un biscotto completamente bianco, ha una crosta luccicante di zucchero estremamente friabile, è tondeggiante e leggero poiché l’interno non è compatto ma cavernoso: tante minuscole caverne tutte comunicanti fra loro e createsi dall’esplosione di zucchero, burro, latte e farina quando il calore del forno ha invaso il composto.
    Io ci sono arrivato dentro quando è stato messo in frigo a raffreddare, tutto quel bianco mi ha affascinato, ho subito pensato che quello era il posto che da sempre sognavo: bianco, pulito, sicuro.
    Un salto e mi ci sono tuffato, mi sono scelto come casa un anfratto messo al centro del biscotto e da lì, lanciandomi come Tarzan, ho volteggiato per tutto quell’universo candido aggrappandomi ai filamenti di zucchero cristallizzato per poi lasciarmi cadere esausto sui mille materassini di burro latte e farina.
    Non so quanto durerà questa vacanza e se finirà in un bicchiere di latte o una tazza di the, la mia vita è talmente breve che non ho tempo per questi pensieri.

     
  12. Andrea Del Cont

    Alla città di Radane si accede attraversando una porta chiusa. Una qualsiasi va benissimo, a patto che la porta sia chiusa durante il passaggio.

    Radane è una piccola città di provincia, il cui profilo basso è frastagliato da una torre di Babele di grattacieli incompiuti, guglie di cattedrali gotiche e torri di ripetizione telefoniche e televisive, tutte collegate tra di loro da passerelle pensili.

    Nei capannoni polverosi delle fabbriche dismesse sono stati ricavati hounfour dove razzolano i galli, nei mercati si vendono solo idee (e quanto vociare sulle contrattazioni!), nelle case e negli uffici si divorano libri (al mercato galli e galline erano comunque già finiti).

    Per uscire dalla città, ovviamente, è sufficiente non attraversare una porta aperta, ma bisogna farlo di slancio, sennò si rischia di tornare al punto di partenza.

     
  13. Maria Teresa

    Mirasa Teare
    Arrampicata su una collina di Venere, tutta colorata con finestre che paiono occhi, 2 soli uno rosso e uno giallo perchè sono freddolosa qui non viene mai l’inverno. Ha le ruote perchè ho sempre bisogno di cambiamenti.
    Questa è la mia città. Ci abita il mio cuore un po’ scombussolato,qualche cerotto e qualche ferita, le case hanno tetti spettinati,assomigliano ai miei pensieri.
    Immagine Mt.salerno
    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10209926922844173&set=a.2609922661814.227838.1667412277&type=3&theater

     
  14. SILVIA POLO

    Incredibile quante città nascano da sei lettere! Slivia esiste già, Alisiv a quanto leggo pure; quindi per festeggiare il 2017 vi invito a Livais,il mio piccolo villaggio portoghese sull’Atlantico, poco a nord di Cabo San Vicente. Potremo per un poco o per tanto dimenticarci del tempo e del mondo, guardare fuochi di stelle dalla scogliera e ballare al ritmo delle onde mentre l’alba del nuovo anno ci coglie alle spalle. Pronti?

     
  15. Fiorella Palomba

    FLOREALI è un pianeta remoto a nord-est di Marte.

    In un viaggio verso Marte gli astronauti, che portavano nella missione semi di vegetali, persero parte del carico in un atterraggio violento.
    Gli astronauti non ebbero danni, ma parte dei semi sparirono.

    Anni dopo, in un altro viaggio spaziale…sorpresa! Un piccolo pianeta veniva individuato. Era molto particolare e sorprendente: i fiori lo ricoprivano interamente in una sinfonia di colori. Che bellezza! Bisogna dargli un nome e che cosa più significativo di FLOREALI?
    Gli astronavi era concordi sul nome e anche sulla necessità di coccolarlo con viaggi per conservarne la sua particolarità è bellezza *_*

     
  16. Alesatoredivirgole

    e-divaD…
    …è una città che non esiste, o meglio: è “la città” che non appare.
    Laggiù, nel profondo, giace tra grovigli e nodi sommersa come un logoro fossile apparentemente addormentato nella sua forma.
    Esiste una sola via per trovarla: seguire in silenzio il rumore delle età…
    Buon viaggio
    Davide

     
  17. Daniela

    Qui, sul confine, il tramonto ha il profumo dolciastro del gelsomino.
    Il sole sta calando dietro la cresta del Keryalam, mentre l’ombra del minareto si allunga sulla sabbia scura dei vicoli e sui mosaici della Porta d’Oro.
    Amir, l’eunuco, riporta a palazzo le concubine del Khan, inerpicandosi sul lato in ombra dell’unica strada lastricata di Ilneaad. La prima volta che arrivai qui me ne offrì una, la più giovane. “Come ti chiami?” “Fawziya”. Mi disse di avere sedici anni, ma ricordo di aver pensato che non dovevano essere più di dodici. Alta, però. Le ciglia fitte e lunghe, lunghissime. Rifiutare non fu difficile: Amir non ci mise molto a capire che non sono le ragazze, a piacermi.
    Sì, sono un po’ dimagrito, la pelle mi si è scurita. Ma continuano a chiamarmi “il Danese”, e in effetti continuo ad avere l’apparenza di un turista, non poi così eccentrico. Mi piace il mio panama bianco, questo sì, e la mia giacca bianca. E i pantaloni bianchi. Un’illusione di purezza, forse.
    Perché poi un’illusione? Non ho rimorsi. Forse, qualche rimpianto. E non voglio ricordi: dei tanti luoghi in cui sono stato, dei tanti volti violati, ho cancellato persino il nome. Il mondo è un giardino incolto, pieno tutto di malefiche piante. Io, sono solo una di loro.
    So perché sono tornato a Ilneaad, ancora una volta. Il vento del deserto mi asciuga, la melma evapora. Rarefatto, leggero. Sconosciuto a me stesso.
    Ogni giorno, al tramonto, mi siedo qui, al mio tavolino, sulla veranda dell’unico albergo di questa città sperduta. No, non ogni giorno: ieri non ce l’ho fatta ad alzarmi dal letto. Aisha ha bussato alla porta per chiedermi se stavo bene, se volevo dell’acqua. Le ho risposto che stavo bene.
    Mi siedo qui, e osservo. L’albergo è a quattro isolati dalla piazza del mercato, quanto basta per non essere infastiditi dal vociare e dagli odori troppo penetranti ma abbastanza vicino per vedere il via vai di uomini e cose. Pezze di seta, frutti, gabbie. E cammelli. Mi piacciono, i cammelli. L’andatura ciondolante, lo sguardo ebete e beffardo di chi non conosce la noia, e dimentica presto il dolore.
    Il tè al cardamomo che mi ha preparato Aisha non è rimasto fresco a lungo, fa troppo caldo.
    Ne prenderò un altro quando si sarà alzato il vento, prima che cali il gelo della notte.
    Sì, oggi fa troppo caldo. Strano, anche per Ilneaad.
    Il profumo dei gelsomini intride l’aria, greve. Quasi putrido, marcescente.
    Come me, che a Ilneaad sono venuto a morire.

     
  18. Ichara

    Arrivai a Ichara un giorno di settembre. La’ dove i due fiumi confluiscono sotto il ponte dorato. La brezza soffiava leggera portandosi via i pensieri, troppi, lasciando spazio al nuovo. La nuvola prendeva forme che il vento, piu’ in alto, le suggeriva. Camminavo lenta, lo sguardo rivolto all’altrove che mi attendeva. L’albero spingeva i suoi rami nello spazio saturo di luce, mentre l’onnipresente corvo, benevolo, riempiva l’aria con il suo rauco cra. Avanzavo fiduciosa, Ichara, citta’ dell’incanto e del disincanto, non mi avrebbe delusa.

     
  19. Marco

    All’inizio era Croma.

    I suoi abitanti erano tutti musici, e vivevano in assoluta armonia. Purtroppo questa presto si infranse, molti iniziarono a volere di più. Una parte dei musici si trasferì a Biscroma (ma questa è un’altra storia), e la vecchia città morì.

    Tra le rovine di Croma, giunsero anni dopo dei tipografi. Volevano fondare una nuova città per vivere nella fratellanza, e fondarono Amorc. Per una maledizione, infatti, il carattere “e” si spezzava ogni volta che cercavano di usarlo, e non riuscirono mai a farla diventare “Amore”. Così, pian piano, visto che il progetto non arrivava alla conclusione, se ne andarono.

    Rimasero solo le mogli dei tipografi. Che, invecchiando, diedero alla città il nome di “Comar” (come noto, nessuno era riuscito a risolvere il problema della “e”). Le antiche storie raccontano che in breve tempo quella città divenne preda della noia e della chiacchiere: nessun viaggiatore esterno ebbe più voglia di visitarla. E nei secoli, se ne perse il ricordo.

     
  20. Laura Bonaguro

    RUALA è una città fantasma. Rovine di pietra si ergono alte e frastagliate quasi a toccare un cielo cobalto indifferente. Mattoni di argilla sfrigolano il bruno al sole, polveri e graniglia informe danno parvenze di vita sotto brezze casuali. Rumori di falsi movimenti, fruscii di decadenza, gocciolii da perdita popolano gli ammassi, senza vera forma, di quello che un tempo era un progetto ambizioso, un quadro ricco di dettagli. Niente verde. Nessun albero dalle folte chiome, niente frutti a dispetto dell’uomo. Non un cumulo di foglie né spighe selvatiche o erbe spontanee. Niente linfa o muschio, funghi o muffe. Minerali in putrefazione inorganica, ecco l’odore che emana se si rimane abbastanza tempo ad osservarla. La parola arida non le rende giustizia, secca non descrive propriamente il destino a cui è andata incontro. Prosciugata è il termine giusto, forse. Forse. Anche assetata potrebbe suggerire un’immagine corretta oppure disidratata. Meglio appassita, allora, almeno fa pensare a un qualcosa di vegetale, naturale, che respira. Adusta. Strano aggettivo adusto, da: ad-uro, io brucio verso… come dire, a bruciare son buoni tutti, guarda. Ma c’è bruciare e BRUCIARE e qui il fuoco non c’entra. O magari sì però calma, che c’è fuoco e FUOCO! Anzi, tanti fuochi! Molti che fanno un FUOCO e altrettanti per un semplice fuoco.
    Tra i resti, infine, la storia: tutti i perché in frantumi e l’esperienza di un fare evanescente.

     
  21. Maria Francesca

    Ranarim Cafasce

    Non esistono tracce della sua fondazione, notizie di un qualche eroe eponimo, rovine archeologiche di una società antica. A quale periodo appartenga quel luogo lambito dal Nilo, lungo il ramo canopico del fiume, è impossibile dirlo.
    Ranarim Cafasce non entrò mai nella storia degli uomini, restò fuori dal tempo. E dell’era mitica a cui si saldava l’esistenza di un luogo sospeso nel tempo non rimaneva che un racconto.
    Ranarim Cafasce non era stato un villaggio, né una città. Nessuno dei suoi abitanti si era mai riunito in società. Nessuno aveva mai creato un corpo di leggi che ne regolamentasse i rapporti. Nessuno di essi aveva mai innalzato altari a divinità protettrici a cui invocarsi. Nessuno aveva mai abitato quel luogo, se non una donna, forse un’eremita, o forse la sola custode di un fazzoletto di terra ed acqua.
    Immobile anche quella volta taceva sempre, ma ascoltava serena, ad occhi chiusi, il destino del tempo, che increspandosi si avvicinava, pronto ad inghiottire nel passato, nel presente e nel futuro l’unico istante per lei eterno.
    Finiva così il mito di Ranarim Cafasce e iniziava la Storia degli uomini.

     
  22. Marta

    Ramat (meglio Ramát): è una città volante con abitanti che fluttuano su nuvolette di zucchero filato leggendo (o meglio divorando) libri di marzapane, che però raccontano storie amare, tragiche e pesanti da digerire. Eppure questi volumi da fuori sono così dolci che è difficile non avere la tentazione di leggerli …così questi ramatiani sono all’apparenza leggiadri ma con un grande peso interiore che li riporta prima o poi coi piedi su Ramát…vorrebbero volare del tutto, ma la dura verità che apprendono leggondo impedisce loro di librarsi in cielo senza pensieri… è proprio chi governa Ramát che addolcisce tutto per tenerli buoni, per sedarli con continui picchi glicemici e impedire loro di volare via…vorrei immaginare una città migliore ma oggi va così ☺

     
  23. Alvise

    Sivela sorge al centro di un’immensa foresta, così immensa che nessuno è mai riuscito a raggiungerne i confini. Gli abitanti vivono di quello che trovano, cacciano, pescano, raccolgono frutti maturi dagli alberi, si vestono di fiori e foglie. Le case sono in legno, muschio e liane, così si possono smontare e ricostruire dove si vuole. Si cammina tanto ma sembra sempre che non si arrivi mai da nessuna parte, eppure i Siveliani non se ne curano. Vivono in comunità e il problema di uno è anche il problema dell’altro. Per questo, di problemi, ce ne sono ben pochi e tutti sorridono riconoscenti, e al sorgere del sole cantano, ballano e suonano il flauto.

    Ogni tanto, però, qualcuno parte. Si carica le provviste nello zaino, si porta via il cane, saluta tutti, abbraccia mamma e papà, si inoltra fra il fogliame e scompare.
    Non fa mai ritorno. Avrà raggiunto i confini che nessun uomo ha mai visto prima? O sarà morto solo, nel cuore della foresta? Non c’è una risposta e così, prima o poi, qualcun altro partirà di nuovo. La vita, a Sivela, è in fin dei conti sia dolce che amara.

     
  24. Pingback: Città immaginarie – Sivela | alvise brugnolo

  25. grazia

    A Gazira le bolle di sapone colorate e lucenti fluttuano briose nell’aria. Una radio in sottofondo gracchia e si sente a mala pena: piazza….,camion…frastuono …spari. A Gazira è tutto tranquillo ed il sole splende sempre allo zenit. Noi guardiamo le bolle di sapone che danzano e poi scoppiano gioiose nell’aria…

     
    • grazia

      L’esercizio creativo è molto interessante

       
  26. Flaminia

    Maflinia si sporge sul mare, arroccata sul monte Filmanai tra sentieri arditi e profumi di rosmarino e lavanda. Case per lo più bianche, come nelle isole greche, panorami mozzafiato. SI incontrano bambini che giocano e vecchi che chiacchierano, uomini barbuti e muscolosi, donne vivaci.
    A Maflinia vive Afalmina, felice, nel sole. A Maflinia vive colui che l’ama e le porta dei fiori.
    A Maflinia il tempo scorre sereno e si basta.

     
  27. Luisa

    Isula è sempre esistita. Non si tratta di terra emersa di recente o di un frammento di continente espulso da un terremoto. Isula non sa quindi spiegarsi perché nessuna circumnavigazione l’abbia mai segnalata nelle mappe. Dopo tanto spiare imbarcazioni all’orizzonte, c’è da stupirsi che Isula non abbia smesso di aspettare. E certa che sarà vista e scoperta. Magari esiste già un testimone lontano che ne conosce i segreti e cercherà di raggiungerla.
    Ammesso sempre che l’Oceano smetta di volerla trattenere tutta per sé.
    Luisa

     
  28. Sophie

    ATTENZIONE! Questa è una storia
    Un giorno Kirykos riuscì a scappare dall’ Olimpo, insieme alla sua compagna Euphemia; perché essi erano figli di umani, ma furono catturati, per aver tentato di aggredire una Dea.
    Un giorno la nonna di Kirykos gli aveva detto che al centro del labirinto Tecanari, grazie Caterina, si trovava una pietra verde luminescente con un simbolo sopra: c’ erano cerchi di varie dimensioni con all’ interno la scritta YOU.
    Euphemia e Kirykos decisero quindi di andare al labirinto, ma una volta presa la pietra non seppero piú tornare indietro, inoltre scoprirono che la pietra non aveva alcuna utilità.
    Erano lí da qualche giorno, quando Kirykos, in cerca di aiuto, trovò due borracce piene di acqua.
    Corse subito da Euphemi e gliene diede una; ad un certo punto L’acqua inizió ad uscire dalla borraccia sottoforma di bollicine ed allora capirono che la pietra donó loro Dei poteri.
    Euphemia aveva il potere di controllare la acqua Mentre Kirykos aveva il potere del teletrasporto.
    Così Euphemia Fece arrivare un’onda è che li porto fuori dal labirinto.Ma i due si ritrovarono dispersi nel deserto .
    Kirykos disse a Euphemia di dargli la mano, e così si ritrovarono a casa

     
  29. Maria Ippolito

    Ciao vorrei sapere come posso inventare una città immaginaria per un romanzo rosa?

     
  30. Mariangela

    Città – AriaMelange Città di luci cangianti sfioranti,Rossi riscaldanti e Blu raggelanti.Aria che gira spira sospira che folleggia che solleva che soffia caleidoscopi rissosi che mischiano fili luminosi. Città d’aria colorata sfilata appesa distesa agganciata . Città d’Aria accordata discordata , Dimenticata….

     
  31. maddalena

    la citta che ho scelto io potrebbe essere adatta per dei racconti comici, come quello che sto scrivendo io ora, e desidero condividere con voi la mia idea in modo che anche voi lettori di questo mio post possiate rendere un testo simpatico e bello da leggere. il nome della città è: MIRCHIASTI

     
  32. Maria

    Ciao io vorrei sapere come posso, fare per creare una città immaginaria per un romanzo rosa?

     
  33. Elisa Metelli

    Islae
    E’ la città-isola a sud di nessun nord. Islae è anche il nome dell’isola principale dell’arcipelago Sileano.
    E’ la città dell’isola più grande ed è quella con più nascite. Molti i genitori naturali, ma anche quelli acquisiti non mancano. Qui ognuno, se vuole, può diventare figlioccio di qualcuno senza un legame di sangue. Così per simpatia e affinità. Il porto è piccolo e tutto bianco, con qualche sfumatura grigia sulla roccia. E’ costruito lungo il fianco stretto dell’isola, a ridosso della scogliera bassa e liscia. Girato l’unico angolo antropizzato della zona portuale, si apre la città: Islae, la città-isola dei prologhi, degli inizi. Non esiste la fine conclamata, non ci sono addii. Insieme alle tante anime, crescono ortaggi a foglia verde. Terra di cardi, verza e carciofi, si coltivano tante varietà di piante da frutto: ciliegio, castagno, pesco, fico d’India e limoni. Crescono erbe spontanee in quantità epocale: borragine, amaranto, cardo mariano, ortica, rughetta selvatica, il tarassaco e la carota selvatica. Ha una sola salita, detta “zigo zago”, quella che porta alla piazza principale dove si consuma sempre la colazione. E’ un discorso di inizio. Il primo pasto della giornata qui è legge. Ognuno ha il suo motto per onorare la giornata che inizia e quando ci si incontra per strada si sforna volentieri la propria personale perla di saggezza mattutina. Per rispetto. Solo dopo, quindi, si sforna tutto il pane cittadino. Poi viene il mare, la persona più importante dell’isola che gira tutto intorno perché è lei che dà e toglie.

     
  34. nn so come me chiamo

    avete mai visto la città del nulla…….

     
  35. Michele Boggio

    Elechim e Meliech,
    città sulle rive e opposte di un fiume, una all’alba ed una al tramonto. Nessun ponte che le collega ma una miriade di barche di traghettatori, ciascuna con un nome diverso: il nome della motivazione che ti spinge a cambiare sponda….

     
  36. djaï maelys

    syleam
    syleam è y a città meravigliosa, l’uomo e gli animali vivono insieme. L’inquinamento non esiste e le malattie come il covid non esiste. In questa città puoi viaggiare indietro nel tempo. Dunque se vuoi tornare nel passato è possibile. Ora il paesaggio, la temperatura non superai 28 gradi. Ci sono tutti i giorni del sole. Il cielo è sempre blu e se guardi il cielo puoi vedere un unicorno. Tutti vivono in pace. Non c’é violenza. Syleam si sporge sul mare. Se farà bel tempo domani, andró al mare

     
  37. Justine

    ENUSJIT
    Enusjit è una città che si trova tra mare e montagne. In inverno nevica e l’estate e bello vivere li. Non c’è maltempo. Tutti sono gentili per strada i bambini giocano tutti insieme. Gli abitanti devono tutti aiutare il villaggio nei compiti comuni “Se lavorarci bene, ti sarai ricompensata” ecco lo slogan di questo villaggio. Le trade sono colorate e c’è sempre un odore gradevole ovunque tu sia. In questa città ci sono magnifiche passeggiate e viviamo in armonia con gli animali. È soprannominato il villaggio paradisiaco.

     
  38. Iliana

    Aliani la città dell libro:

    Nella città d’Aliani si trovano tutte le forme di libri possibili. Le strade sembrano una biblioteca gigantesca, è I pavimenti della strada sono copertine dei più grandi classici della letteratura, I tetti delle case sono infatti libri giganti. E la città stessa prende la forma di un libro dal cielo. Ma, sia tu vuoi venire a vivere a Aliani devi fare un test di cultura letteraria perché sono accettati per la cosa città solo persone con una grande cultura. E ancora più difficile che venire a vivere in città è trovare la città. Lei non è su nessuna mappa, per la trova la è necessario fare un viaggio molto lungo che segue la stella del nord che brilla giorno e notte. Il viaggio è molto complicato ma la bellezza della biblioteca di Aliani ne vale la pena.

     
  39. Celia

    La città Elica è sommersa dal mare ma è protetta da un’enorme bolla d’aria, eppure il sole riesce a scaldare questa città meravigliosa e permette un clima temperato. Una grande particolarità di Elica è l’abbondanza di vegetazione e d’animali cosi meravigliosi che sembrano usciti da una fiaba. Gli abitanti parlano molte lingue e sono affascinati dalle arti come la musica o la pintura. La loro vita è piacevole ma il loro quotidiano si rinnova costamente.
    Non si puo accedere a Elica, perché non appare su nessuna mappa ed è sorvegliata da una creatura mitica, un enorme kraken.
    Alice è un’esploratrice che cerca questa meravigliosa città. Se Alice potesse trovarla, il suo sogno si avrerebbe

     
  40. Smargiassi

    Thayms è una città meravigliosa, dove ci sono tanti alberi.
    In questa città, potremo fare sci tutto l’anno.
    Le temperature non suprano mai i 20 gradi e non scendono mai al di sotto dei cinque.
    Tutti gli abitanti parlerebbero la stessa lingua e si capirebbero.
    Questa meravigliosa città, sarebbe su un’ alta montagna e dominerebbe tutte le piccole città.
    L’aria sarebbe senza inquanamento e pura.
    Gli animali sarebbero liberi e tranquilli.
    Gli abitanti sarebbo solidali e i conflitti non esisterebbero in Thayms.
    Per concludere, questa città è tranquilla e serena.

     
  41. Margaux

    GRAUMAX:

    Graumax è un città normale se è un giorno o un’ora specifica. Effettivamente, è molto difficile definire questa città perché cambia ogni giorni. Ma come è possibile? Magraux sarebbe il responsabile. Questo medicina è dato agli abitanti a mezzanotte. Di notte gli abitanti dormono e questo medicina diventa efficace. Inizia la transformazione della populazione. Alle sei, la terra trema tre volte. E tutti si alzano transformati sul tema del giorno ma la città sta cambiando anche essa. In altre parole, Magraux contiene un tema che determina il giono. Per esempio, il medicinale sul tennis transformerebbe la populazione in Nadal e la città con campi da tennis ovunque. Graumax è la città della felicità perché non ci si annoia mai!

     
  42. Aude

    La mia città immaginaria si chiama Deau. Deau é una ciità situata tra il mare e le montagne. In questa città, si viaggia su barche a vela sui canali. Le case sono molto colorate e ogni quartiere avrebbe il suo colore. Nel quartiere giallo, ci sono molti bambini con molte attività. Mentre nel quartiere verde, c’é il verde e tutte le persone che amano la natura. A Deau ci sono un sacco di attività, tutto cio che si vuole fare é disponibile : ziplining, mongolfiera, immersioni subacquee… Il clima a Deau sarebbe abbanstanza calda. Fa caldo nove mesi all’ano e gli altri tre mesi farebbe molto freddo col molto neve. La cttà sarebbe al centro del mondo per andare dove vuoi.

     
  43. Bastien

    Nebasti é una città futuristica e volante. Per andare al Nebasti possiamo prendere un scala mobile o una machinna volante. Nebasti é considerato come un paradiso tecnologico. La popolazione usa macchine volanti o un tram. Nebasti puo andare in qualunque posto con portali o con vento. Tutta la populazione è felice e si sente al sicuro ma un’organizzazione malefica vuole distruggere la città con un virus che si chiama “COVID 44”. Possiamo trovare diversi paesaggi in usa portali, montagna/spiaggia/spazio, possiamo andare ovunque nell’universo. Per me dovremmo andare direttamente a Nebasti perché é la città la più tecnologicamente avanzata e potete scoprirci tutto l’universo.

     
  44. anabelle

    Le onde mi circondavano e mi trascinavano verso gli abissi. Esausta, smisi di lottare e sprofondai

    negli abissi dell’oceano. Aprii gli occhi in un luogo strano. Assalita dal dolore, avevo difficoltà a

    distinguere le ombre intorno a me. Voci assordanti risuonavano nella mia testa.

    Mentre il dolore si intensificava, sentii le mie forze abbandonarmi. Mi svegliai di nuovo su un letto

    in una stanza sconosciuta. Un’infermiera si chinò verso di me e disse: Sei finalmente sveglia! Non è

    troppo presto! ». Mi indicò di seguirla e obbedisco senza riflettere. Esclamò con un tono allegro

    «benvenuto ad Elbana, la città in perdizione! Accogliamo tutti i naufraghi. Vi farò visitare». era un

    sogno? Sconvolta, mille domande stavano infestando la mia mente ma non desideravo ravvivare il

    dolore. Così decisi di concentrarmi sul paesaggio. Arrivammo in una strada allagata da un flusso di

    gente che cantava e ballava mentre girava. Le bandierine erano appese fra le case colorate mentre i

    fuochi d’artificio stavano scintillando nel cielo. Stupita, scorgevo delle immensi giostre che

    proiettavano delle persone nell’aria. Essi cadevano sul tetto delle case ridendo.

    – “Questo è il quartiere della festa, confida l’infermiera. Vuoi unirti a loro?
    – Preferirei restare con i piedi per terra.
    – Come vuoi tu»

    Contenta di essere sfuggita alla giostra infernale, continuai la visita. Seguivamo un cammino

    intrappolato in un groviglio di vicoli. Innumerevoli passaggi si aprivano e si chiudevano dietro di

    noi. Eppure, l’infermiera avanzava senza girarsi. Abbiamo attraversato luoghi diversi, come il

    quartiere del lavoro dove le lettere galleggiavano a gravità zero, il quartiere notturno illuminato

    dalle stelle, o il quartiere del tempo. Lì, i secondi si allungavano all’infinito, tutto era deformato. Ma

    non ci fermavamo qui. All’improvviso, l’infermiera mi ordinò di rimanere in silenzio, il che mi incuriosì.

    – “Arriviamo vicino al mare. Qui raccogliamo le anime. Esse devono venire in pace. Victor Hugo

    diceva: Ci sono spesso più cose naufragate nel fondo di un’anima che nel fondo del mare. »

    Poi ho capito che stavo viaggiando nei meandri della mia anima. Le mie gioie, le mie paure, i miei

    sogni dimenticati, tutto era presente. Mi resi conto che non era il mio corpo che annegava e che i naufraghi rappresentavano solo le mie emozioni.

     
  45. Baptiste

    Pattiseb è una città orribile. Pattiseb era una volta una grande e normalissima città capitalista con centri commerciali, vari negozi, edifici alti e luoghi di svago. Ma un giorno, non sappiamo come, accadde il male. Al giorno d’oggi le strade sono buie e l’odore è fetido. La criminalità quotidiana e la violenza sono un valore primario. In questa città tutto è triste e in rovina. Ci sono edifici alti che abbondano in tutta la città. Edifici abbandonati sono rifugio per topi e senzatetto. Non c’è vegetazione, né alberi, né erba, e c’è grigio ovunque. Una nebbia copre l’intera città. I canti del gallo al mattino sono sostituiti dai suoni delle sirene della polizia o dei vigili del fuoco. Le persone vivono nella paura e non possono immaginare un futuro. La sera si sente il grido dei vicini, donne e bambini picchiati, spari e risate terrificanti. La polizia chiude un occhio sugli orrori della città e viene corrotta dalla mafia. Non puoi fidarti di nessuno a Pattiseb. Tutti sono poveri. A Pattiseb ci sono tossicodipendenti, madri single, pedofili e altri spacciatori, malati di mente, prostitute, giovani crudeli che superano la noia colpendo i più deboli e ogni genere di persone il cui unico sogno è partire. Alcuni riescono a trovare abbastanza soldi per andarsene, altri ne trovano solo abbastanza per comprare una corda o una pistola. Angoscia, stress e sangue è il motto della città. Benvenuto a Pattiseb.

     
  46. Lily

    Se dovessi creare mia stessa città à
    immaginaria, vorrei che fosse così: in primo luogo sarebbe tra Il mare e la montagna, affinché tutti approfittino Di questi due ambienti. Ma per vivere lì si dovrebbe soddisfare determinati criteri come: essere gentile, aiutare gli altri, Prendersi cura della città, e lavorare. Quindi tutti sarebbero in armonia. Vicino al mare ci sarebbe una grande pista ciclabile e una strada pedonale
    con ristoranti, gelateria, bar e dei centri nautici. più lontano ci sarebbe il centro della città , con grandi viali circondati d’alberi, Di giardini fioriti e fontane. nel cuore della città
    ci si troverebbero negozi, musei, ristoranti, una biblioteca… Quando si esce dalla città si arriverebbe In quartieri residenziali, molto tranquilli e ben curati. Più lontano una strada condurrebbe a la montagna, dove si troverebbero grandi chalet di legno accoglienti gli abitanti l’estate e l’inverno. Si chiamerebbe Illy.

     
  47. Kaya

    Yaak si trova in riva al mare, si può anche assistere al più bel tramonto del mondo. Questa città sta levitando, è sopra al mare. Ci sono anche delle spiagge alle quali si accede tramite lunghe scale che collegano il mare alla città. È piuttosto attiva e vi si trova molta vita, sia di notte che di giorno. Gli abitanti, quando sono liberi, non sono obbligati ci lavorare se non lo desiderano, possono vivere come vogliono, perché ad Yaak ognuno è libero di fare ciò che gli conviene. Ci sono anche un sacco di varietà, soprattutto a livello di cibo, troverete tutti i tipi di piatti con ricette da tutto il mondo. Di notte, la città è ancora più attiva del giorno, non solo perché alla gente piace fare festa, ma anche perché a Yaak si può scegliere il proprio ritmo di lavoro. Per assistere al tramonto si può salire, utilizzando un treno in cima a una piattaforma fatte per questo. La gente del posto avrebbe tutti i giorni meraviglio tramonti se i treni non fessero sempre affollati.

     
  48. Laura

    Ulara è una città vicino al mare e alla montagna. Questa città è tra le nuvole. Questa città ha molto spiagge. Una di queste è grande e ci sono ristoranti, di notte c’è musica e quando si cammina sul pontile si possono vedere alcune meduse. Un’altra spiaggia è nascosta, solo le persone abituali possono andare laggiù perché loro conoscono la strada. La spiaggia è calma, si sentono le onde sulla sabbia. Puoi trovare conchiglie ovunque. C’è anche un grande porto dove si trovano tutti i tipi di barche. Quando torniamo al centro, troviamo mercanti. L’edificio più bello è la biblioteca, si trovano tutti i libri del mondo e vecchi libri con pagine scritte e disegnate a mano. C’è anche un campanile che suona ogni ora. Ma la cosa che mi piace di più è Ruala. Ruala è un’enorme roccia su cui è costruito un villaggio, ci sono bastioni e un castello chiamato Araul. Ci sono alcuni parchi con molti alberi e molte piante come fiori di ciliegio giapponese, che portano un aria nuova e fresca in questa piccola città. Li è come un vecchio villaggio, ci sono passaggi segreti. Sul borde della Ruala, si trova un museo sospeso nel vuoto. Se fosse una tempesta, la roccia fermerebbe il vento e proteggerebbe la città. Questa città assomiglio a Monaco, la città della mia infanzia.

     
  49. Ninon

    In un mondo in guerra, Oninn sarebbe l’unica città rimasta nel raggio di cento chilometri. Segnata dalle più grandi guerre che il mondo abbia mai conosciuto, Oninn porta le stigmate di questo periodo. La città di Oninn è stata costretta a evolversi nel tempo, l’intera città è un’illusione…

    Le strade sono fiorite, profumate da gelsomino, piene di una dolce melodia, gli abitanti o comunemente chiamati Oninniani sono felici, gentili e vivono in armonia, ognuno si accontenta di quello che ognuno produce. I bambini vanno a scuola per imparare e sperare di costruire un mondo migliore.

    Tra le risate dei bambini, improvvisamente, un suono stridente fa tremare tutte le mura della città, un nemico sarebbe entrato. Gli abitanti cominciano a correre e ritornano nelle loro case.

    In quel preciso momento, la città prende vita, i muri, il pavimento, gli edifici, tutto si mette in movimento e i muri s’adornano di specchi. La città cambia di viso e si trasforma in una trappola vivente. Il nemico è allora intrappolato nel suo riflesso e non cercherebbe mai più di entrare nella città. Oninn riprende allora il suo viso e accoglie di nuovo i suoi abitanti.

    È cosi che Oninn riesce a rimanere sicura per secoli e lo rimarrà ancora per molto tempo.

     
  50. Maïwen

    Awneïm

    Che cosa succede quando il passato incontra il mondo moderno ? Risposta ? Awneïm.
    Permettetemi di presentarvi la Dea del tempo e del fuoco che si trova alla testa di tutti gli Dei della mitologia greca : Awneïm creatrice della città eponima.

    A prima vista, è una città banale a l’immagine d’un villagio di campagna. Ma, la città si trasforma quando riconosce gli abitanti, la sua apparenza semplice diventa incredibile prendendo l’apparenza delle città della Grecia Antica. Ogni colonna rappresenta un Dio o una Dea. Da Poséidon a Aphrodite queste divinità sono qui per aiutare la popolazione. Gli Dei hanno poteri particolare messo al servizio degli abitanti. Per esempio, quando le risorse d’acqua sono esaurite Poséidon è chiamato.

    Il leader, Awneïm ha un ruolo indispensabile nel funzionamento di questa città. Lei permette alla città di essere allo stesso tempo nel mondo attuale per proteggersi degli stranieri, e nel mondo passato e antico per migliorare le condizioni di vita della popolazione.

    Questa Dea, è al cuore dell’equilibro del tempo. Awneïm e gli altri Dei dovrebbero resistere ai pericoli da due epoche diverse.
    Ma come fare quando un virus contagioso minacia la popolazione ?

     
  51. Léna

    Elna è una citta colorata, che trasuda gioia di vivere, inoltre a essere sopra il mare, ma una particolarità la rende unica : i suoi edifici in pezzi di puzzle. Il Sole e i riflessi dell’acqua illuminanno la città e i cuori dei suoi abitanti, delle personne benevoli e gioiose, che vivono in un’atmosfera musicale classica.

    Le vie, le case di tutti i colori, ispirate a una regione italiana, sono fabbricate e montate come un puzzle. Questo permette lo sviluppo della città facilmente e rapidamente o per fornire dei cambiamenti al design della nostra propria casa, senza spendere grandi somme in opere, perchè questi cambiamenti sono accessibili a tutti.

    Se fosse cosi bello, la vita sarebbe perfetta a Elna, ma questa facilità di spostare i pezzi dell puzzle ha i suoi suantaggi : i ladri. La notte, la città si spegne, solo il suono delle onde risuona nelle vie, è a questo momento che le persone cattive agiscono senza essere viste o sentite. I ladri spostano i pezzi degli edifici, rientrano e rimettono i pezzi discretamente.

    Tuttavia, questa città è mervegliosa e riflette la felicità della gente quando il Sole appare all’orizzonte.

     
  52. Jade

    Daje è una città circondata da quattro mura. Al centro delle sue mura c’è un castello. Poiché ogni muro ne circonda un altro, c’è una demarcazione naturale delle persone secondo il loro grado di povertà.
    I più poveri sono circondati dal quarto muro chiamato Savinio, in riferimento all’erede che scrisse Alcesti di Samuele; il terzo muro di protezione Katharos, ispirato alla grande regina Caterina; il secondo muro di protezione Giovanna in relazione alla principessa destinata a un grande futuro che morì alla vigilia del suo sedicesimo compleanno, il giorno prima della sua incoronazione; e il primo muro, Emmeline, in omaggio alla loro prima regina, che fondò la prima fortificazione.
    Le case sono fatte di legno e sono più alte che larghe, alcune raggiungono anche quattro piani. Le strade sono pavimentate e fiancheggiate da negozi, situati al piano terra delle case. Un fiume che attraversa ogni corazza fornisce l’acqua alla gente e ai campi; le piantagioni sono principalmente all’interno dell’ultima corazza, circondate dalla folle guardia che le separa dal mondo.
    La vita sarebbe tranquilla, all’interno delle sue invalicabili barriere di pietra.

     
  53. Amel

    ELMA è una città che galleggia nello spazio. Questa città è divisa in quattro parti, ognuna con caratteristiche, colori diversi, queste quattro parti sono collegate tra loro da ponti dove i treni possono portarci da un’isola all’altra». Al centro di queste parti una magnifica cascata blu scorre.

    La prima parte è composta da un mucchio di piccole case dai colori vivaci, e lo stile di vita è piuttosto banale.

    Il secondo è composto da grandi castelli, la gente si veste con abiti d’epoca risalenti al ottocento, un sacco di ballo in maschera si svolgono nella parte inferiore. Questa è sicuramente la parte più divertente dopo la terza, che è una città parco giochi! Ci sono scivoli, parchi, colorati, case di pan di zenzero a grandezza naturale!

    Il quarto essendo l’ultimo, è molto futuristico, la gente si muovono in aria bordo, le costruzioni bianche sono coperte di pareti vegetali. E voi, in quali parti vorreste vivere?

     
  54. Leo

    Eol e una piccola città costruita nelle nuvole. Grazie a questo, la città è in cambiamento permanente a secondo dei movimenti del vento, questa cosa permetterebbe di vedere dei nuovi paesaggi anche se loro sarebbero visti da sopra. Gli abitanti di Eol vivono in pace e senza contatto con il resto del mondo. Per fare un viaggi, bisogna utilizzare piccole nuvole encora dirette dal vento. A Eol il vento aiuta anche per l’agricultura per nutrire gli abitanti.

     
  55. Velia Dragoni

    Nel Viale c’è un quartiere, piccolo, mite ma colorato. Giocano bimbi in bianco e nero in un parco arancione. Una ragazza dai capelli corvini dondola sull’altalena. All’interno del quartiere una città: molto traffico, auto che vanno e vengono, di color rosa, senza una direzione precisa ma senza mai scontrarsi. Nella città una nazione, senza passato e senza futuro, piena di alberi, vuota di case, dunque verde. E dentro un mondo, fatto di piccole cose belle, tutte blu. È un mondo buono, un mondo mite. Quello in cui tutti vorrebbero stare ma pochi raggiungono: c’è troppa strada da fare.

     
  56. Simon

    Se dovessi creare una città immaginaria, si chiamerebbe NISMO, è l’anagramma del mio nome. Sarebbe speciale perché la vita di questa città sarebbe organizzata attorno al numero 5. Il mio nome ha cinque lettere, sono nato il 05/05/05. Penso che la mia città assomiglierebbe alle Cinque Terre in Italia. Sarebbe su un’isola.
    Sarebbe raggiungibile con 5 mezzi (ciclismo sui sentieri, camminata sui sentieri, aria, scalata delle scogliere, mare). Tutte le case e gli edifici avrebbero 5 piani. La città sarebbe solo di 5 colori. Incoraggeremmo le famiglie di 5 persone, come la mia. Incoraggeremmo il consumo di 5 frutta e verdura al giorno! Le giornate inizierebbero alle 5:00 e finirebbero alle 17:00. La valuta di questa città esisterebbe solo in multipli du 5. Non ci sarebbero più di 5 ore di lavoro o studio al giorno, il resto sarebbe per il tempo libero e lo sport.
    Fine della storia.

     
  57. Julien

    Jun-lie è una città situata in un Giappone feudale completamente rivisitato, qui la magia è una banalità infatti nel centro di questa città un albero maestoso trova potenza dalle sue radici che possiedono un’energia magica. Ci sarebbero enormi tartarughe che aiutano quotidianamente i cittadini. La città è tra due montagne e una cascata funge da ponte. La natura che circonda la città è incantata, non nuoce agli abitanti purché non si sentano aggrediti . Ogni giorno possiamo scoprire nuove creature.

     
  58. Amaury

    Amauy
    MAYRAU è una città instancabilmente divertente. Il principo è come nel film “Inception” dove possiamo cambiare la realtà alla nostra immaginazione e secondo i nostri desideri. La mia città è piena di creature di ognni tipo, di molti universi ma un luogo dove il dab e diventato proibito. Ho avuto l’idea di creare questo perché un giorno parlando con un bambino che mi ha detto:
    “Un giono io sarà il miglior allenatore”
    Ed è stato il clic
    Creerei questa città in due copie se posso rivendere l’altra perche i soldi sono rari. Oggi, io vivo un mondo in cui tutto è possibile e tutti ti spingono avanti. Alcuni troppo forte ma non è un problema.
    Tutti vivono in armonia e nessuno viene lasciato indiestrto, il rispetto è il fondamento della città. Lei è grande e bella, tutti hanno accesso al necessario. Molti vie esono presenti ed ç facile perdersi ma tutte le vie portano a MAYRAU.

     

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