Anche noi di NeU, come più o meno tutti a Milano, in questi giorni ci stiamo tuffando nel mare di oggetti, forme, soluzioni, eventi e suggestioni legati al Salone del Mobile e al divertente Fuori Salone. Quanto la moda è elitaria (e presidiata da tetri buttafuori nerovestiti) tanto il design è democratico: un bicchiere di vino, un allestimento curioso e cinque minuti di  emozione cosmopolita non si negano a nessuno. C’è il rischio di farsi travolgere da una forma industrializzata della  Sindrome di Stendhal: finire shakerati dall’eccesso di stimoli disponibili.
Se parliamo di essenzialità, non può che tornarci in mente il Bauhaus. Se parliamo di leggerezza, ecco la mitica Superleggera di Gio Ponti, otto anni di prove per arrivare a 1,7 kg di peso.
Ma come si fa a essere più competitivi? Le nuove frontiere, secondo noi, sono l’ecosostenibilità (eccovi la bicicletta Biolove, progettata da Ross Lovegrove), l’innovazione progettuale e produttiva (l’esempio impareggiabile è la seduta Thonet,  la prima sedia assemblabile della storia), la semplicità amichevole della moka di Alfonso Bialetti. Che ne dite? Com’è, secondo voi, il design dei prossimi dieci anni?

13 Commenti a Creatività, design e sindrome di Stendhal

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