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Il vero. Forse. Più o meno – Idee 71

Tra ciò che è vero davvero e la sua immagine riprodotta, ormai, lo sappiamo, c’è come minimo una ripassata con Photoshop. Questo fatto non ci esime, però, dal continuare a ricordarci che il nostro cervello tende a prendere per vero quel che vede. E dall’interrogarci, di conseguenza, anche sul rapporto che c’è tra verità e fotografia.

La fotografia “fotografa” sempre la realtà? Certo che no. In Camera Oscura c’è una serie di articoli intitolati Fotografia e verità. Sono acuti, corredati da immagini interessanti (cliccateci sopra per ingrandire) e non facilissimi da scovare nel blog, quindi ve li linko a uno a uno: 1) Ma questa non è fotografia! 2) Uno, nessuno e centomila 3) Il disegno di luce e la persecuzione dei greci 4) Le non-foto inkjet 5) Anche il vento è fotografia 6) Quasi niente è fotografia 7) La mimesi della realtà 8) Simbolo e interpretazione.

Bene. Se, dopo aver dato un’occhiata a quanto sopra, i confini tra riproduzione e interpretazione e trasfigurazione vi sembrano diventati più labili, siete pronti per fare un salto (come dire?) dall’altra parte del fosso. Ammesso che il fosso esista, e che non si tratti invece di un aggrovigliato sistema di sentieri che si sfiorano, divergono e poi convergono di nuovo, non tanto (o non solo) in termini di tecniche e materiali impiegati, ma anche in termini di esperienza visiva per noi che, meravigliati, guardiamo.

Ecco, per esempio, gli incantevoli acquari dell’artista giapponese Riusuke Fukahori, più “veri” del vero. E le iper-sculture (iper in tutti i sensi) dell’australiano Ron Munck:  Eccovi, in un video,  il più grande trompe l’oeil del mondo (è un’installazione pubblicitaria londinese per Reebok). Ed eccovi lo strepitoso sito di Kurt Wenner (andate su Pavement Art, cliccate sulle diverse Gallery e poi sull’immagine per ingrandire). Insomma, c’è questa voglia di incantare lo sguardo. Magari, un po’, di ingannarlo.
Magari, semplicemente, di restituire un senso al gesto dell’artista, del professionista o dell’artigiano anche forzando i confini più ovvi della tecnica.

Che ne dite?

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