Destra, sinistra, il web e una bella storia cominciata su NeU

Riassumo i fatti per chi era altrove: poco più di un anno fa – ma sembra passato molto, molto più tempo – Pier Luigi Bersani e Gianfranco Fini vengono invitati in tv a elencare i valori distintivi della destra e della sinistra. Poiché molti sottolineano la modestia del risultato, provo a rilanciare il tema in rete con questo post. Record di commenti belli, interessanti, intelligenti. La discussione si allarga e si allarga.
Un mese dopo tiriamo i fili, costruiamo tag cloud, mettiamo insieme tutti i commenti, li cataloghiamo (un lavoro certosino) e lanciamo una nuova sfida narrativa.
È stato un magnifico esercizio di visione. Un inventario dei possibili. Che oggi è interessante riguardare perché, a suo modo e in misura impensabile un anno fa, ha precorso i tempi.
Ma non solo.
Esce in questi giorni un gran bel libro di Giovanna Cosenza: Spot Politik – Perché la “casta” non sa comunicare. Il capitolo finale, quello che fa un bilancio e apre nuove prospettive, si conclude proprio riproponendo i risultati di quell’esercizio di visione: leggete.
Immaginare futuri possibili (e, come spiega Giovanna, saperli raccontare) dovrebbe essere il compito della politica. Ma oggi la sfida si gioca anche a un livello superiore: immaginare nuovi modi, efficaci, per immaginare futuri possibili.
Il web, se riesce a sfuggire alla tentazione dell’ipersemplificazione e della rissa, può essere un eccellente luogo di elaborazione collettiva. Può dare un contributo rilevante. Anche su NeU, se volete, potremmo riprendere il discorso. E forse è il il momento giusto per farlo.

10 Commenti a Destra, sinistra, il web e una bella storia cominciata su NeU

  1. Marcello42

    Ho letto (riletto) le liste riportate nello stralcio di SpotPolitik. Personalmente non credo che i valori della “destra” e quelli della “sinistra” (possiamo anche chiamarli conservatori e progressisti..) siano necessariamente contrapposti. Probabilmente c’è un interesse (dei partiti..) a creare questa contrapposizione, visto che poi da questa vengono le divisioni ed i voti. I valori dell’una parte e dell’altra sono comunque “valori”, si tratta di stabilire quale è la scala di priorità degli stessi a fronte di scelte “a risorse limitate”. Se ci fossero “risorse infinite” si potrebbero tranquillamente perseguire tutti… perché no..? Ma se devo scegliere, se devo scegliere dove mettere i soldi del bilancio dello stato, allora devo darmi delle priorità e le darò secondo la scala dei MIEI valori. O almeno così dovebbe essere. Purtroppo le scelte dei partiti al governo non sono fatte sulla base di valori “fondanti”, ma sulla base di valori “premianti” in termini di raccolta di consensi elettorali. Queste sono le ragioni (mancanza di valori fondanti) per cui non credo che un Paese possa essere guidato da governi tecnici. Può accadere, e per fortuna accade con l’attuale governo Monti, che ai valori fondanti vengano sostituiti dei valori “tecnici” che sono funzionali a risolvere i problemi contingenti… va benissimo, naturalmente. Ma deve essere una soluzione transitoria, solo per uscire fuori da guado (o dal guano..).

     
  2. jac

    Responsabilità (dal latino “respondeo”) è la capacità di rispondere delle conseguenze delle proprie azioni. E dei propri silenzi. E dei propri sogni. Come diceva Nadine Gordimer, la responsabilità è ciò che ci attende al di fuori del giardino dell’Eden della creatività. Non so se la responsabilità sia di destra o di sinistra. Credo però che sia – soprattutto oggi, che gli strumenti che aiutano a misurare le conseguenze di ciò che facciamo o non facciamo sono diventati più affinati – il punto di partenza per progettare il futuro.

     
  3. Giovanna Cosenza

    Cara Annamaria, grazie per aver ripreso SpotPolitik e… sì, credo anch’io che sia urgente lavorare su una (ri)definizione dei valori di destra e sinistra. Dal mio punto di vista, infatti, è illusorio pensare che si possa prescindere dalla distinzione fra destra e sinistra, contrariamente a quanto pare emergere dal sondaggio che hai linkato. Che però – a quanto capisco dal pezzo di Repubblica, ma mi piacerebbe vedere il sondaggio (non ho ancora avuto tempo e modo di farlo) – il sondaggio Ipsos era rivolto a elettori “di sinistra”: la distinzione, insomma, era pur sempre presupposta. Dunque… 😉

     
  4. oberdan

    Posso proporvi un indovinello? 1. Io credo nell’individuo, nel libero perseguimento della propria volontà e dei propri fini. Ma per me la libertà è sempre stata la capacità di esercitare il potere su se stessi, non lontana da una certa idea di disciplina interiore: non capisco come abbia fatto a diventare sinonimo di “faccio come c… mi pare!” 2. Mi appassiona la ricerca, credo nel progresso scientifico e tecnologico, e Einstein è un mio idolo fin da ragazzo. Ma quando il medico Giuseppe Moscati dice che il mondo sarà salvato dalla carità più che dalla conoscenza il mio cuore è dalla sua parte. Non capisco perché siamo ancora fermi alla mentalità binaria: scienza o fede? razionalità o mistero? ragione o sentimento? 3. Per natura sono pacifico, e appassionato di tutto ciò che è diverso e lontano da me per geografia e cultura. Poi sono di Napoli, un porto di mare, per indole e storia tendiamo più a convivere che a respingere. Ma quando leggo di certe imprese di bande di romeni, penso alla mia donna e a mia figlia, e mi viene in mente quel vecchio film con Dustin Hoffman che sia chiamava “Cane di paglia”… 4. Le donne hanno una marcia in più, sono d’accordo. Ma a parità di indole carrierista, non c’è dubbio chi sia più str… fra un uomo e una donna. Non riesco a ragionare per categorie, comunque: giuro di aver conosciuto ebrei cattivi, neri arroganti, omosessuali odiosi eccetera eccetera E ora l’indovinello. Secondo voi sono un uomo di destra o di sinistra? Francesco Mari

     
  5. franca

    Destra e sinistra….categorie insensate. Anche il voto che oggi si e’ costretti ad esprimere e’ insensato. Prigioni da cui tutti vogliono uscire.Gabbie che grazie a folli automatismi hanno sperperato valori morali e materiali. Queste affermazioni possono sembrare “ipersemplificate” e forse lo sono. Ma non vedo nulla. Vintage dello sperpero degli anni 80, tentativi di riuso di minestre riscaldate alla nascita. Il web sarà la nuova arena? Troppi interessi celano l’apparente libertà.

     
  6. lds

    Accidenti, che lavoro superbo avete fatto!!! complimenti davvero, questo significa saper usare il web in modo proattivo e culturalmente produttivo. Per il momento mi scappava di dire questo. Ora leggo studio rifletto elaboro e poi lascio un commento vero. Grazie

     
  7. Utente Anonimo

    Non credo che la distinzione tra destra e sinistra possa effettuarsi attraverso l’esposizione di un decalogo di valori, e questo perché i valori sono soltanto manifestazioni di qualcosa di più profondo. Questo qualcosa ha a che vedere con il modo con cui ci approcciamo all’interpretazione del mondo. I valori sono soltanto delle conseguenze che dipendono dalla struttura della nostra mente, sono le punte degli iceberg che ricevono contenuti dalle nostre procedure mentali che mettiamo in campo per relazionarci col mondo. Queste strutture procedurali non sono altro che modalità formali con cui i fatti che investono la nostra vita vengono interpretati e governati. Grazie ad esse il mondo viene prima rappresentato come problema e successivamente invaso come soluzione. Io credo che ci siano due modalità con cui, da una parte ci approcciamo al mondo esterno in quanto agglomerato di questioni, e dall’altra elaboriamo risoluzioni come innesti di utilità nel mondo. Le due modalità le definirei una teorica e l’altra per modelli. Con la prima si cerca di recuperare un rapporto armonico col mondo esterno ridefinendo di volta in volta le categorie con cui si interpreta questa relazione, con la seconda si applica alla realtà un modello ritenuto ottimale in base a dei principi sanciti come fondamentali. La disposizione teorica è una impostazione di tipo botton – up, la disposizione per modelli è di tipo top – down. Con la prima noi governiamo la realtà recuperandone il suo significato, con la seconda governiamo la realtà ammantandola di significato. Con la prima rileviamo dalla realtà principi in grado di arricchire di significato gli interventi, con la seconda modelliamo la realtà ai principi. Se diamo uno sguardo ai comportamenti politici tenuti dalla destra e quelli tenuti dalla sinistra rileviamo facilmente che la destra considera la realtà come qualcosa di significante da decifrare, mentre la sinistra la considera come oggetto in cui trasferire significati. Esaminiamo infatti la disputa sull’art 18. La destra ritiene che lo si debba cambiare perché la realtà ne impone la fluidità per rendere stabile il lavoro, la sinistra ritiene che lo si debba mantenere perché di per sé sancisce la stabilità del lavoro come valore. Nel caso della destra la disoccupazione come problema va risolta cambiando il significato del concetto di lavoro, nel caso della sinistra il lavoro stabile come valore deve essere alla base di ogni relazione industriale. Pur non volendo entrare in questa diaspora, possiamo da questa rilevare materiale utile per comprendere come, non tanto le differenze siano da ricercare nei valori quanto invece nelle modalità di approccio al mondo. Dopo quanto detto possiamo giungere alla seguente conclusione. La destra è una disposizione verso il mondo che cerca di estrapolare significati dalla realtà per governarla (lavoro flessibile come condizione per garantire la piena occupazione) … la sinistra invece cerca di dare dei significati alla realtà per modellarla (lavoro stabile come valore da incorporare nelle relazioni industriali). ROCCO DI GIOIA

     
  8. Marcello42

    Mi piace molto l’intervento di Rocco Di Gioia…! Ci leggo in particolare un bel tema che, secondo me, merita di essere approfondito: la realtà da modellare dall’esterno secondo i nostri desideri o convenienze (visione da destra), la realtà da indirizzare dall’interno secondo le nostre convinzioni folosofiche e sociali (visione da sinistra).

     
  9. annamaria

    Le due modalità interpretative a cui si riferisce Rocco nel suo bel commento ricordano molto da vicino le due maniere (assimilazione e accomodamento) che, secondo Piaget, si attivano nel processo di crescita e apprendimento di ogni bambino. Piaget (e devo dire che sono piuttosto d’accordo con lui) sostiene che entrambe le maniere abbiamo un valore, e che debbano alternarsi e integrarsi in un equilibrio omeostatico. Il che non significa dire che destra e sinistra siano intercambiabili. Ma vuol dire forse che, restando attaccati, per carità, ai propri valori identitari, adottando o riconoscend anche la legittimità di uno sguardo differente forse si potrebbe mettere insieme una visione più adulta (e più equilibrata, in termini omeostatici) del mondo. E proprio di questo stiamo parlando. Grazie a lds per l’apprezzamento. E… se ri-intervieni sul tema, felice di leggerti. Oberdan: è qualcosa di più di un indovinello. Direi che è il racconto di una sensibilità contemporanea, che sta stretta in schemi datati. Giovanna: ho cercato online la ricerca intera senza alcun successo. Facci sapere se la trovi 🙂 E in bocca al lupo per SpotPolitik. Merita una lettura attenta, e tanti tanti lettori. Le affermazioni di Marcello42 e di Jac su responsabilità e valori fondanti si integrano. Ovvio che, senza la responsabilità di difenderli e promuoverli, i valori si traducono in affermazioni vuote. O, al massimo, in bandierine ideologiche da agitare solo per guadagnarsi una facile visibilità. Per quanto riguarda il governo dei tecnici: credo che si muova sulla base di alcuni valori. Monti e monti spesso cita valori per indicare il contesto entro cui le scelte governative vengono fatte. Ma, sempre per scelta e per posizione, il governo si muove sul piano degli economics. La politica dovrebbe ampliare l’orizzonte. Se lo sta facendo, non me ne sono accorta.

     
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