Le vie del senso

Di recente sono sparita per qualche mese. Mi sono immersa – anzi, per dirla tutta, mi sono ritrovata sommersa – da un lavoro di scrittura (e, prima ancora, di indagine) piuttosto complicato.
Anche se di indagine trattasi, il risultato – lo vedete fotografato qui sopra – non è, però, un libro giallo. Si chiama Le vie del senso. 

È un saggio zeppo di figure, e anche di dati e di storie.
Ha l’ambizione di raccontare come interagiscono testi, contesti, immagini, nella nostra percezione e nella nostra esperienza quotidiana. Come, da questo groviglio di interazioni, noi proviamo a ricavare un senso. E come tutto ciò ha luogo nel caotico sistema odierno dei media, e in tempi di sovraccarico cognitivo e di infodemia.

Forse, a qualcuno dei miei lettori più antichi, il titolo suonerà familiare: in effetti, Le vie del senso amplia (assai), argomenta, sostiene e aggiorna le tesi e le intuizioni contenute in un librino uscito nel 2004, tanto smilzo quanto ambizioso. Intanto, è cambiato tutto, e se ragionare sui luoghi della formazione del senso poteva essere interessante poco meno di vent’anni fa, farlo oggi è indispensabile. Sul serio.

La capacità di contestualizzare le parole (processo indispensabile per capirne il senso) è in caduta libera, scrive Michele Serra su Repubblica. La stessa identica frase, detta da un capo di Stato mentre consegna un’onorificenza o da un comico nel suo show, pronunciata in un film porno o in un congresso medico, non ha lo stesso significato. Ma la sua eco mediatica, incredibilmente vasta e veloce mano a mano che più vasto e più veloce è il circuito della comunicazione, tende a spogliare ogni frase di ogni sfumatura e di ogni intenzione.
Questo è esattamente il rischio che, da produttori o da fruitori di informazione, dobbiamo contrastare. 

Le vie del senso non è un testo teorico. È, appunto, un’indagine, che procede veloce lungo un percorso sviluppato per prove e indizi. È anche un esercizio di stile. Ed è un catalogo, o una mappa, delle possibilità. 
Insomma: è un testo che non somiglia (solo) a un testo. Ecco perché scriverlo (e, prima ancora, progettarlo. E, infine, finalizzarlo e tenere tutto assieme in un’impaginazione funzionale e ordinata) non è stato semplice. Ed ecco perché non è neanche così semplice dire bene com’è.

Insieme alla bravissima Vera Gheno, proverò a raccontare Le vie del senso sabato 20 novembre, dalle 15 alle 16, nella Sala conferenze di Palazzo Reale (piazza Duomo 14, a Milano). 
Se passate da quelle parti siete benvenute, e benvenuti.

5 Commenti a Le vie del senso: un invito a scoprirle insieme

  1. walter

    Peccato non esserci, mi sarebbe garbato (piaciuto) molto esserci alla presentazione.

    Pazienza, mi rifaró sul libro appena potrò arraffarlo in libreria.

    ciao Walter

    p.s Spero che la rilegatura sia a filo rifle e non a pagine incollate, per lasciare in buono stato anche questo libro ai posteri.

     
  2. admin

    Ciao Walter.
    Non starei a preoccuparmi dei posteri, ma comunque, e anche se non me ne intendo, direi a filo… il libro si apre bene, e, per esempio, tra pagina 110 e pagina 111, tenendolo bene aperto mi sembra di vedere sei punti di cucitura.

     
  3. elena

    Bentornata, aspettavo davvero con ansia di poterla leggere di nuovo. In questi mesi ho sentito profondamente la mancanza delle sue osservazioni sempre acute, festeggio con l’acquisto del nuovo libro. Cin cin!

     
  4. Pingback: Le vie del senso sono infinite, parola di Annamaria Testa

  5. Simone

    Ha previsto una presentazione del suo ultimo libro a Firenze? Avrei davvero piacere di esserci. Grazie, Simone

     

Inserisci un commento al post

Cerca in Nuovo e Utile