Necessità, madre dell'ingegno e dell'invenzione - Idee 10

In Italia diciamo che la necessità aguzza l’ingegno. Come se l’ingegno fosse una matita spuntata e la necessità uno scomodo, ma opportuno, temperino. Il corrispondente detto anglosassone, Necessity is the mother of invention, restituisce ai concetti la loro dimensione archetipica, e una dose di fascino narrativo.
Per gli animali, “necessità” vuol dire sopravvivere e proteggersi. Ed ecco i corvi (guardate il secondo e il terzo filmato della pagina) che, replicando senza saperlo quanto racconta Esopo nel VI secolo a.C., si ingegnano tra brocche e ciottoli. O le delfine che insegnano ai figli un trucco per non ferirsi sul reef.
Certo: la creatività animale e quella umana sono diverse. Per gli animali si tratta soprattutto di procurarsi cibo in condizioni di relativa scarsità e il processo creativo si sviluppa per prove ed errori.
Per gli esseri umani la tensione creativa è orientata a  raggiungere una gamma molto più ampia di obiettivi non necessariamente materiali, e ha spesso origini interiori: inquietudine, insoddisfazione, sfida. Ma si tratta sempre, comunque, di avere (o di darsi) un ostacolo da superare. Dunque è nel confronto con dati ambientali sfavorevoli, con situazioni critiche o con problemi da risolvere che sfida e inquietudine trovano il loro obiettivo.
Il risultato può essere straordinario come il “fallimento di grande successo” (così l’ha definito la NASA) dell’Apollo 13, o i sorprendenti riutilizzi africani, o i critical gardens.

Un ultimo link: a rigor di logica non c’entra ma, parlando di madri e necessità, non ho resistito.

15 Commenti a Necessità, madre dell’ingegno e dell’invenzione – Idee 10

  1. Utente Anonimo

    Perché nessuno ha scritto che il video della mamma che fa mille raccomandazioni è proprio divertente e molto vero? E’ l’ultimo link. Paola

     
  2. Livia

    Volevo chiedere a Paola dove ha visto il video della mamma di cui sopra. Grazie

     
  3. Utente Anonimo

    La creatività è certamente stimolata, per i grandi problemi, dalla necessità che Madre Evuluzione ci presenta ” nella pienezza dei tempi”. In questo siamo simili agli animali. Ma per i problemi piccoli quotidiani l’uomo è più dotato e riesce ad inventare praticamente su tutto. Se però si hanno certe doti, e cioè una grande memoria, un bazar disordinato in cui sono immagazinate cose di ogni genere, e la capacità di connettere due o più elementi per produrre un’idea nuova. Forse si può anche insegnare, coltivando l’attenzione. gabri

     
  4. Graziano

    Discorso complesso. Occorrerebbe ragionarci. Dispiace non poter intervenire con la necessaria qualità. Scrivo, allora, in modo un po’ provocatorio, ricollegandomi all’incipit di Annamaria (In Italia diciamo che la necessità aguzza l’ingegno. Il corrispondente detto anglosassone, Necessity is the mother of invention, restituisce ai concetti la loro dimensione archetipica, e una dose di fascino) che questo è, a mio parere, in Italia, “il momento della necessità”. Ovviamente il momento dela necessità non comincia in quell’esatto momento; parte con fenomeni che non sappiamo leggere, si sviluppa per piccole mutazioni progressive, diventa palpabile, a poco a poco, in ogni momento della vita di ciascuno di noi. Poi ognuno di noi ne cattura la “sua” essenza e, su quella, sviluppa la sua vita (o pezzo della sua vita). Per me, in questo momento, uno degli aspetti centrali sui quali mettere risorse economiche ma, soprattutto, di idee, è quello del LAVORO e della sua rilettura “complessiva” alla luce, appunto, delle mutazioni che sono avvenute, stanno avvenendo, avverranno. Più avanti, se del caso, amplierò. Benvenuta Gabri, en passant.

     
  5. annamaria

    Riprendo due temi di Gabri: gli esseri umani possono inventare qualsiasi cosa. Forse questo si può anche insegnare. Si può insegnare, per quanto ne so, soprattutto attraverso esempi e pratiche (niente nasce dal niente, e in un vuoto di riferimenti concreti). Si impara per contagio: come beccarsi il raffreddore. Lasciandosi prendere da un modo di pensare o da una visione. La metafora che parla di febbre dell’invenzione non è così campata per aria. Per inciso, questi sono i motivi per cui NeU è anche un -ormai grosso- repertorio di esempi. Idee da acchiappare, prospettive diverse, altri modi di fare. Contaminazione, contagio. Si può imparare, appunto. Si può anche disimparare, però. Niente dura per sempre se non viene coltivato: neanche la capacità di pensare o di inventare. O di trovare un senso. Credo che tutto questo c’entri anche col tema del lavoro che sta a cuore a Graziano, e non solo a lui.

     
  6. annamaria

    DOMANDONA … mi piacerebbe sapere se qualcuno degli amici di NeU si è “inventato un lavoro”. In che occasione, e come. E com’è andata, o come sta andando. … e anche se, invece, qualcuno “è stato inventato” da un lavoro. Cioè se ha cominciato a fare qualcosa per caso, e poi ha scoperto che ci riusciva piuttosto bene.

     
  7. wc

    SANDRINO SUGLI ALBERI Ho un amico d’infanzia con cui mi arrampicavo sugli alberi, da grande lui ha messo su una azienda di giardinaggio e potatura di piante ad alto fusto. Poi, grazie a questa sua abilità, qualche hanno dopo ha aperto uno dei primi parchi avventura arbporei italiani, con percorsi mozzafiato su cavi d’acciaio a una decina di metri d’altezza. Adesso ha aperto il secondo centro, che lavora d’estate, mentre d’inverno si dedica alla spuntatura delle piante. p.s. Il primo parco lo aveva chiamato Tarzaland, ma una lettera dell’avvocato degli eredi dello scrittore Edgar Rice Burroughs gli hanno intimato di cambiarlo!

     
  8. Utente Anonimo

    Brevi note sulla capacità creativa. L’ attitudine a collegare più elementi e a scoprire legami inaspettati e nuove idee è nella realtà molto diffusa; se ci fate attenzione, scoprirete quanto sia presente nei dialetti e nei gerghi, il che vuol dire che non è elitaria. Anzi. Io l’ho riconosciuta presto, da studente, in Correspondances di Baudelaire ( leggetela , se potete, è straordinaria). Nuove imprese. Come colleghi di scuola, considerando le ” mutazioni “, ideammo un nuovo tipo di scuola : privata, sperimentale, a numero chiuso, per merito,gratuita e per ragazzi di famiglie con reddito sotto i 30000 euro – per recuperare, come nello sport, i talenti delle classi popolari ( sapevamo, per mestiere, che c’ erano). La discussione su questo progetto ci appassionò e andò avanti per un bel pezzo, procurandoci un’ esperienza di team interdisciplinare che ci fece fare uno ” scatto “, forse anche per contaminazione. La scuola privata non si fece ( eh, ci sposammo ), ma il team continuò a funzionare alla grande come Consiglio di Classe con risultati sorprendenti. Scusate la stringatezza, ma c’ è bisogno di commenti ?

     
  9. Utente Anonimo

    Il post precedente è di Gabri

     
  10. Utente Anonimo

    Io sono diventata “regista” alla tenera età di 50 anni. Sentivo il bisogno di esprimermi, in qualsiasi modo. Ho fondato un “gruppo teatro a domicilio” che funziona più o meno così: mettiamo in parodia Opere liriche, avanspettacolo, cafè chantant, usiamo il play back, recitiamo e cantiamo. L’ultimo di carnevale di ogni anno andiamo “in scena” in casa di amici. Molto divertente. Non so se tutto ciò rientri n el concetto che ha Annamaria di creatività. Livia

     
  11. annamaria

    E perché no, Livia? Inventi uno spettacolo nuovo a partire da elementi esistenti, e questo ha un’utilità sociale perché metti insieme persone che imparano e altre che si divertono e, mi sembra, apprezzano. Energia che si mette in circolo. Ci sta, ci sta anche questo. Non sarebbe un gesto creativo se tu ti limitassi a fantasticare di fare la regista. O se non calibrassi le tue forze con le risorse a disposizione. Ma anche una piccola cosa nuova, se è fatta bene, ha, credo, un valore creativo

     
  12. Utente Anonimo

    La febbre dell’invenzione esiste eccome, se l’ho sperimentata anch’io nel mio piccolo. Quando mi accorgevo che una battuta, un dialogo mi riusciva particolarmente bene, mi prendeva una sorta di eccitazione che non riuscivo a decifrare. Vedere poi rappresentata sulla “scena” una situazione da me inventata, non mi faceva dormire la notte.

     
  13. Utente Anonimo

    Il post n. 10 è di Livia: pensavo di essere registrata perchè ho ricevuto l’email . Livia

     
  14. annamaria

    Ciao Livia, se hai ricevuto l’email di conferma devi esserti registrata. Ma per commentare con il tuo nickname e la tua immagine ti tocca fare ogni volta il login: questo significa inserire nelle finestrelle che stanno sopra il riquadro per commentare la tua email e la tua password, e e poi cliccare sulla scritta “entra”. Se non ti ricordi la password clicca su “password dimenticata” e segui le istruzioni. E’ un po’ scomodo, ma garantisce che tu e solo tu possa commentare su NeU con la tua identità virtuale 🙂

     
  15. annamaria

    TESTI E IPERTESTI @ Livia: tutte le parole scritte in arancione nella prima pagina di NeU sono dei link, cioè delle connessioni. Basta cliccarci sopra e arrivi da un’altra parte, in un luogo (sito o articolo) che spiega, amplia, porta esempi dei concetti espressi nel testo. In realtà, la prima pagina di NeU è un IPERTESTO: cioè un testo di superficie, che collega e struttura in un discorso molti altri testi. I link, appunto. Quindi, i livelli possibili di lettura sono due. Al primo livello, leggi rapidamente quel che c’è scritto in homepage e ti fai un’idea del tema. A un secondo livello, più approfondito e accurato, vai a vederti tutti i testi, i video… e scopri un sacco di cose nuove. Il link di cui parla Paola è evidentemente l’ultimo della pagina. Clicca sulla scritta arancione “madri e necessità” e guardati il video. Eì in inglese con sottotitoli in italiano, divertente e -lo dico da madre- molto vero.

     

Inserisci un commento al post

Cerca in Nuovo e Utile
31 queries in 1,334 seconds.