Powerpoint, creatività e vita vera

“Macché Taliban. In Afghanistan il vero nemico è Powerpoint”. Con questo titolo la Repubblica riprendeva qualche giorno fa un articolo del New York Times.
Bel tema. Che ne contiene mille altri. Per esempio: fino a che punto si può semplificare la complessità senza travisarla? Preparare un ppt ormai non è più un mezzo, ma un fine? Tutto quanto non sta in una lista a punti non esiste? Powerpoint sta diventando un genere, dotato di creatività, retorica, estetica proprie?
Certo, un buon powerpoint è fantastico: serve a dare ordine e chiarezza a una proposta e a guidare chi ascolta calibrando tempi e densità dell’esposizione. Una presentazione condotta con il supporto di powerpoint, e per il solo fatto di avere quel supporto, sembra più autorevole, ordinata, convincente.

Ma ho il sospetto che nelle università non si discuta più una tesi senza powerpoint: il che significa non essere in grado di sostenere una discussione argomentata senza l’onnipresente stampella delle tavole di ppt. E quest’anno i miei studenti si sono infuriati perché mi sono rifiutata di dargli i ppt delle lezioni, insistendo perché prendessero appunti (gente, la vita non vi si presenterà in formato ppt!). Negli States è anche peggio. Ma… che succede se va via la luce? Se il computer si inchioda? Tutti afasici, confusi e smemorati, senza la nostracoperta di Linus di immagini luminose?

31 Commenti a Powerpoint, creatività e vita vera

  1. Utente Anonimo

    Elena ha ragione, come in tutte la cose, anche qui è una questione di misura. Lavoro all’ufficio marketing di una grande azienda informatica italiana, i ppt sono più o meno il mio pane quotidiano. Non potremmo farne a meno, sono uno strumento utile a indirizzare un messaggio. Ma, appunto, strumento, non fine; utile a indirizzare, non unico elemento comunicativo. La comunicazione vera e propria è quella del relatore, che si serve del ppt solo per consentire a chi ascolta di inquadrare subito l’argomento che il relatore sviluppa. Da solo il ppt dice poco, almeno dovrebbe essere così. Rimane che in effetti gli studenti non possono chiedere al professore di avere il ppt della lezione. Ormai siamo al punto che non solo non sappiamo più scrivere a biro su un foglio di carta, ma non sappiamo proprio più formulare frasi di senso compiuto e il nostro vocabolario si sta riducendo sempre più. Qui il discorso si potrebbe ampliare (uso di sms, emoticon, abbreviazioni…) Io per fortuna, sia nel mio lavoro, sia perchè collaboro con un giornale, sono abituato a scrivere e prendere appunti. E scrivere mi piace. Ma molti non sanno neanche mettere in fila soggetto, predicato e complemento oggetto. Andrea

     
  2. ELENAS

    Un mondo senza più PPT. La provocazione è stimolante. Un’idea che appare a prima vista, quanto meno liberatoria. Di slides oggi se ne fa un uso incondizionato e spesso distorto. Per abitudine, ormai si riassume tutto. Rigorosamente per punti. Meccanicamente. Con l’idea di capire meglio. In realtà senza metterci un minimo di inventiva. Creatività. Pensiero autonomo. Nelle multinazionali i PPT sono una droga. Non si parla per concetti, ma per slides. Ma se ci si pensa fino in fondo, non è del tutto vero o solo così. Io mi ricordo anche il mondo senza PPT. I pensieri burocratici e sconnessi. L’incapacità della sintesi e di cogliere l’essenziale. I testi lunghi e inconcludenti. E poi, talvolta, proprio riflettendo sui punti chiave, vengono le idee più importanti. Insomma, come sempre, è una questione di misura.

     
  3. gabri

    Non so se ho capito, ma ci provo. La prima volta che ho sentito parlare di una presentazione tipo ppt è stato molto tempo fa’, in occasione di un corso di marketing che le Cartiere Mondadori tennero per i propri dirigenti. Che ne uscirono infuriati perché: – la loro professionalità non era stata interpellata – la filosofia dell’azienda si rivelò in tutto il suo cinismo. In quell’occasione qualcuno di loro diventò di sinistra. Sull’ UNICITA’ irripetibile di una lezione, di un insegnante, di un gruppo classe. Una lezione su un argomento X non può prescindere dalle precedenti conoscenze che un gruppo-classe ha di X; converrà dunque ricostruire il teatro in cui quella lezione viene a cadere. – Quanta conoscenza dell’argomento hanno gli studenti? – Quale livello (elementare o più complesso)? Atto 1o- Mettere in comune tutto quello che si sa, in un vivace e libero gioco di interventi: ne possono venir fuori stimoli produttivi. Per esempio, di Saffo in genere si sa: – che era lesbica (questo lo sanno tutti) – che era diversa da Omero (e lo sanno in pochi). Atti 2o-Con un terreno così preparato è facile passare alla antieroicità di Saffo e alla sua quasi esclusiva attenzione all’argomento erotico a cui il mondo della natura fa’ da termine di paragone “più verde dell’erba divento e quasi mi sento, Agallide, vicino a morire”. Sul prendere appunti. Secondo me il modo migliore è quello di dividere il foglio in più comparti (cliccare su “Prendere appunti”) perché permette di personalizzare tutta l’operazione. Farsi passare gli appunti dal compagno che li sa prendere è facile; più difficile è recuperare la capacità di prenderli ognuno per conto suo. La riduzione di un’operazione personale ad atto anonimo, i cui fasti si celebrano oggi alla Bicocca mediante l’uso di keypad per rispondere alle domande, alla lunga è una vera fregatura (specie per la creatività).

     
  4. MarcoStancati

    Non bisogna aspettare che “vada via la luce”. Stacchiamola la corrente ogni tanto, metaforicamente. Abbandoniamo temporaneamente e ciclicamente il ppt e torniamo allo strumento principe della sola voce. E del gesto. Condividiamo con gli strumenti qualche strumento di metabolizzazione dei contenuti: mappe mentali, mappe concettuali, appunti sequenziali, schede tematiche…anche per abituarli ad organizzare i contenuti. Contenuti che, dopo, diventeranno una relazione, un report, una prova d’esame, un colloquio di lavoro, una sceneggiatura o…anche un ppt . No, non ho nulla contro il ppt nato proprio dall’esigenza di chiarezza, sintesi, condivisibilità, come antidoto insomma al parlarsi addosso. Riportiamolo semplicemente alla sua funzione originaria e mettiamolo pure a disposizione degli studenti, dopo aver eliminato con i comportamenti quotidiani l’ipotesi “dipendenza”.

     
  5. MarcoStancati

    Scusate, nel mio commento precedente c’è un refuso al 2° capoverso. La frase esatta è: “Condividiamo con gli studenti qualche strumento…

     
  6. wc

    CARTA CANTA, ma poi va ascoltata.. Ai miei studenti di comunicazione, dopo aver presentato gli aspetti teorici e visivi dei vari temi trattati, quasi sempre con l’aiuto di libri, riviste, ritagli di giornale, qualche soggetto reale ecc, chiedo di loro di affrontare un progetto su argomenti simili. Rigorosamente partendo con la matita e con il foglio, dove il disegnare “è pensare” come suggerisce il bel libro di Milton Glaser “Drawing is thinking”. Quindi scritti, schizzi, bozzetti, ricerca e documentazione, ecc per poi passare alla fase esecutiva sul computer. Oltre le tavole e gli esecutivi finali, chiedo loro di fare un librettino di accompagnamento che illustri per sommi capi il percorso mentale e reale che ha portato loro a quelle soluzioni. (Process Book) Devono raccogliere i dati, selezionare gli schizzi, dare un senso alle scelte di eseguite sui progetti proposti, trarre una conclusione scritte sul lavoro appena svolto. Sempre più spesso le giovani matricole sbuffano, cercano di svicolare, di appiccicare schizzi e immagini scaricate su internet, con qualche frasetta qua e là di contorno, perchè hanno la sensazione che ormai nessuno più legge le cose, che quello che conta è solo il risultato finale. Addirittura una volta, uno degli studenti più dotati, alla fine di uno di questi librettini ha inserito brani di finto testo “Lorem ipsum dolor sit amet” che di solito utilizziamo come riempitivo di contenuti che verranno aggiunti in seguito. Peccato per lui che che esiste ancora qualcuno che ha la voglia e la pazienza di leggere. (ma in realtà è stato premiato per l’azzardo e per la genialità del gesto) walter

     
  7. Utente Anonimo

    Buonasera a tutti. Ammetto la mia ignoranza… non so usare PPT -.- Ho cominciato a muovere i primi passi con freehand ed altri programmi più di “nicchia” e di conseguenza… non so usare nulla che sia targato Microsoft. Personalmente io lo detesto PPT. Sarà che non mi è mai capitata una “buona slide” (mi sembra tutto così amatoriale per la serie – sprigiona l’artista che è in te – ); sarà che mi è capitato di dover impaginare un libro dove le oltre 260 immagini le ho dovute estrapolare dalle slide di PPT, insomma io proprio non lo spporto. Ho 36 anni e vado orgoglioso della vecchia carta e penna. La mia ultima affissione ad esempio è nata da uno schizzo su un tovagliolo in un bar durante la mia pausa pranzo…

     
  8. Utente Anonimo

    …. Hem scusate sono quello del commento di prima… mi chiamo Nello piacere (dicevo che mi usciva il nome una volta registratomi ^^i)

     
  9. annamaria

    @ Nello: benvenuto. Il nome esce se, prima di scrivere un commento, fai il login. Cioè se metti il tuo indirizzo mail e la password nelle caselle che ti appaiono sopra lo spazio per scrivere il testo. E l’uso del tovagliolo della pausa pranzo per i rough ti iscrive d’ufficio in una delle più gloriose tradizioni dei migliori art director. Il Corriere di oggi racconta di un’altra recente e curiosa invenzione che sta entrando nelle aule universitarie. Si tratta di un attrezzo che permette agli studenti di rispondere istantaneamente alle domande del prof, scegliendo tra una serie di opzioni, e al docente di sapere quante sono le risposte giuste. Quindi di decidere se andare avanti con la spiegazione, o tornare su un argomento non chiaro. Il giornalista chiama “telecomando” l’attrezzo, ma in realtà la definizione non sembra appropriata: non si può spegnere il prof, o cambiare canale e frequentare un’altra lezione. E’ un modo per rendere più interattive le lezioni e, soprattutto, per permettere quelle verifiche puntuali sulla comprensione che, come ricorda De Mauro, tanto poco appartengono alla tradizione educativa italiana. Mica male. Perfino il ppt, d’altra parte, sarebbe mica male. Se usato con misura e buon senso. Ma… ripeto: come la mettiamo con le mortali presentazioni fatte di centinaia di slide fitte di dati e tabelle? Con gli studenti che non si districano in una normale pagina di testo e reclamano liste a punti? E anche col fatto che, disposta bene in ordine nelle tavole di un buon ppt, qualsiasi opinione (McKinsey docet) sembra magicamente trasformarsi in certezza indiscutibile?

     
  10. gabri

    Oh, no, Annamaria, un altro telecomando (o forse te-lo-comando?). Sul mio tavolinetto sono posati 5 telecomandi (TV, Sky, videoregistratore, condizionatore, poltrona). Brutti oggetti, peraltro. Mi pare che siamo entrati nel mondo della viziatissima bambina della favola che immeritatamente possedeva un anello fatato:” Anellino comando-e-voglio, lo dovessi far di foglio”.

     
  11. Utente Anonimo

    Bisogna distinguere tra ppt e ppt… Fra gli illustri antenati delle presentazioni per punti – di quelle che ne hanno fondato e costruito il successo – ci sono sicuramente le tavole della legge. 10 punti che hanno regolato, comunicato e diffuso i cardini della copystrategy di tre grandi religioni monoteiste: hanno funzionato con miriadi di persone. E non c’erano neanche immagini o animazioni! Però, c’è da dire che il contesto in cui sono furono presentate era veramente scenografico e la campagna di comunicazione che ne è seguita è stata lenta ma efficace. ;O) Eleonora

     
  12. Utente Anonimo

    Noooo! Non toglietemi le presentazioni ppt!! Sono ipnotiche, scommetto che il mio encefalogramma si appiattisce come una tavola già alla terza slide, e alla quinta sono in piena fase Rem. Soprattutto quando l’oratore è particolarmente inetto e si limita a leggerle. Se la cultura aziendale italiana non ha ancora recepito l’importanza del sonnellino di metà giornata (il mitico midday nap), almeno lasciateci le presentazioni ppt. Valeria

     
  13. Nello

    @ Annamaria: Grazie per il benvenuto e, soprattutto, per le splendide parole quando mi “inserisce” tra i migliori art … (magari) non esagero se dico che stamperò queste righe e le porterò sempre con me da tirar fuori nei momenti di socnforto (e mi hanno dato pure un pò di coraggio per affrontare il mio primo portfolio night ;-D ). Tornando in topic. Non trovo poi così malvagio l’utilizzo di questo “aggeggio”. Un pò triste perché si va ad ampliare, secondo me, la già esistente (nel mio immaginario universitario essendo io NON laureato) distanza fra prof. ed alunno. Però serve almeno a capire ad un docente se sta parlando a vuoto oppure no… 🙂 PPT: Eh, come la mettiamo? Purtroppo viviamo in un era dove si pensa “se quella cosa esiste è indispensabile se no non esistesse”… ergo, la nuova leva di studenti cresciuti già a pane e computer, si sente smarrita se li metti in mano un foglio ed una penna. A dopo. Nello.

     
  14. Laura Bonaguro

    I PICCOLI PPT Piegare gli strumenti a fare lavori per i quali non sono tagliati è una forzatura e spesso si fa danno. Anche nelle scuole elementari capita di vedere lavori realizzati a casa da bimbi (?) e stampati direttamente da PPT, i più evoluti arrivano a lezione con la chiavetta USB per una resa immediata direttamente su monitor. Aberrante? Per me abbastanza. Ero contenta delle lezioni “di computer” e dell’opportunità di impratichirsi con la tecnologia in modo più istruttivo del manovrare telecomandi, joystick o console, chissà perché si esagera sempre. A volte però anche all’opposto, e parlo di quei casi in cui si vieta dogmaticamente la ricerca in rete e si obbliga all’unico sfogliare delle enciclopedie cartacee. (Un progetto di confronto tra i due mezzi su di un argomento magari curioso non risulterebbe più utile?) Mi domando se serve una regolamentazione o del semplice buon senso. La banalizzazione della complessità esiste a prescindere da PPT ma che fatica sopravvivergli in certi casi!

     
  15. Utente Anonimo

    Se posso lasciare un commento da studente sull’argomento, direi che non è il PPT ad essere sbagliato ma la mancanza di offerta sui banchi accademici di alternative a questo strumento. Imporre un unico metodo, reiterarlo fino alla nausea, non è mai una soluzione positiva. E’ per questa ragione che all’università trovandomi a presentare – l’indicazione del prof. era di utilizzare il PPT naturalmente – l’ennesimo progetto di fine esame, insieme al mio gruppo di lavoro, ho deciso di rompere gli schemi e trovare una soluzione alternativa e originale. Le mappe mentali sono state la scelta condivisa. Il nostro “PPT 2.0” ci ha permesso di ragionare tutti insieme, di scambiare idee e facilitare il processo creativo che il progetto richiedeva, realizzando una presentazione finale di grande impatto. Per avere maggiori informazioni riguardo al nostro esperimento potete leggere la nostra storia sul blog di Roberta Buzzacchino (che ci ha seguito in questa fantastica esperienza) al seguente link: http://mappementaliblog.blogspot.com/search?q=made+in+people Katia

     
  16. roberta buzzacchino

    Buongiorno a tutti. Anche io sono “sensibile” al problema ppt e e per capire cosa si può fare per risolverlo sono andata a cercare qualche informazione utile nel libro Cervello. Istruzioni per l’uso perchè i ppt di certo non si autocreano, siamo noi responsabili di come utilizziamo questo strumento informatico. John Medina, nel capitolo relativo all’attenzione, spiega perchè le cose noiose non catturano l’attenzione e in particolare suggerisce “la regola dei 10 minuti” da applicare quando si deve fare una presentazione. Questo il link dove potete leggere i particolari mappe_mentali_blog Roberta

     
  17. Utente Anonimo

    Ho quasi cinquantasei anni, a dieci disegnavo e scrivevo un giornalino, a venti prendevo appunti e poi li sistemavo in fogli singoli schematici, a venticinque ho cominciato a usare il PC (caratteri verdi su fondo nero, Wordstar, Lotus 123…), negli anni seguenti PPT e tutto il resto. Sono medico coordinatore di un grosso Pronto Soccorso. Confeziono spesso presentazioni in PPT per le mie lezioni e per le riunioni di lavoro, ma compro ancora pennarelli e matite colorate, vado in giro con un taccuino per disegnare e scrivere e ho le tasche del camice piene di foglietti. Una sera dovevo tenere una lezione sugli avvelenamenti per una associazione di volontariato: Arrivo in aula con PC portatile, chiave USB, CD, perché qualcuno mi ha inculcato l\\\’idea che la prudenza non è mai troppa: infatti non c\\\’è verso di far funzionare il proiettore. Non c\\\’è neanche una lavagna… Parliamo lo stesso, senza appunti, in modo costruttivo, degli argomenti previsti: il dialogo è interessantissimo. Quasi un\\\’emozione, sicuramente un divertimento imprevisto. Dico spesso che il PC è come una bellissima confezione di colori: se sai disegnare, può uscirne un capolavoro, se no non c\\\’è niente da fare. E che Internet è come un affilato coltello da cucina: puoi usarlo per ammazzare qualcuno oppure per preparare degli squisiti manicaretti. Dipende dalle intenzioni, dalla volontà, dalle doti personali. PPT è uno strumento, e io mi illudo di piegarlo alle mie esigenze; per esempio, dopo aver imparato ad usarli, ho abolito la maggior parte degli effetti speciali; uso caratteri puliti, sfondi semplicissimi, molte immagini, poche diapositive. Parlo, non leggo. Una volta ho proiettato una mappa mentale fatta a mano. Vivrei anche senza, ma solo per un motivo MOLTO valido! Maura Bucciarelli

     
  18. Laura Bonaguro

    … comunque non credo Annamaria sarà disposta a lasciare, ai partecipanti all’incontro del 12 maggio, un PPT della serata! 😉

     
  19. annamaria

    … proprio così, Laura. Niente ppt, ma -diciamo così- una quantità abbastanza consistente di roba scritta. Però confezionata in modo che vi sembrerà gradevole. Spero. 😉

     
  20. Laura Bonaguro

    … sono sicura di sì 🙂

     
  21. Graziano

    Hai scritto un libro e ce ne dai una copia in anteprima?

     
  22. eli

    E’ grande luminoso, si vede!!!! Mi soffermo sul problema complessità. Penso che ppt c’entri poco, forse mette in evidenza il problema perché illumina. L’abitudine a travisare o banalizzare la complessità tentando di gestirla ci accompagna da sempre, è sufficiente pensare a molti testi scolastici, dalla scuola elementare in poi. E alle mille conferenze sui più svariati temi alle quali abbiamo assistito. Un argomento complesso viene affettato, sfilettato per poter essere cucinato e divorato a piccoli pezzi, senza lisca e senza buccia. Forse la complessità sta proprio in ciò che mette in relazione le cose tra loro internamente creando continuo scambio o esternamente racchiudendole. Ma lisca e buccia sono già nel loro barattolo di raccolta differenziata, insieme a tutte le contraddizioni e alla possibilità di non dare per scontata l’unica univoca interpretazione delle cose che risulta dalla somma dei piccoli pezzi. In quanto agli studenti possiamo provare a chiedere quanti di loro abbiano avuto insegnanti che hanno deciso di perdere qualche ora sul problema degli appunti o sulla consultazione dei vocabolari.

     
  23. Federica Andreini

    Ciao Annamaria, sono Federica. Il tuo post mi ha fatto sentire compresa. Io sono una di quelle persone che non riesce a ragionare e a seguire qualcosa (lezioni, conferenze stampa ecc..) se non scrive. Se non scrivo non mi ricordo e il tempo che ho impiegato per essere presente, non è servito, è stato inutile. Quando dimentico il taccuino (e purtroppo succede spesso) srivo su qualsiasi pezzo di carta trovi. PPT o non PPT. Tra l’altro avere il file o le fotocopie di una presentazione dopo e me non è mai servito a niente perchè io non ci ho messo niente su quei fogli e quindi fa parte del percorso di qualcun altro, non il mio. Poi per quanto riguarda l’uso dei ppt a livello aziendale per le presentazioni ho qualche dubbio: partecipo a molte conferenze stampa che le aziende dedicano ai giornalisti e ti posso assicurare che il momento ppt è quello più noioso. Molto meglio far vedere l’azienda, farsi un giro turistico nella realtà di cui dovrai parlare che farla vedere su uno schermo al buio con la palpebra che rischia di calare pericolosamente. Molto meglio parlare con le persone che ci lavorano e che ti spiegano come funziona da loro. Tutto rimane molto più impresso. Scusa, ma noi delle nostre vacanze ci ricordiamo di più il momento in cui abbiamo scattato la foto o il contesto, gli odori, la luce e le persone? Se un ppt è una foto provvisoria di un concetto e in qualche modo non interagiamo con esso, non entra a far parte della nostra esperienza e il nostro bagaglio culturale rimane vuoto. Secondo me hai trovato il modo giusto per non far addormentare le persone alle tue lezioni e arricchire le loro ore di lezione. Un abbraccio Federica

     
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  26. Fiorella Palomba

    Buongiorno.

    Ricordate la lavagna luminosa? I lucidi?

    Bene partiamo da qui e dai luoghi deputati all’uso di questi strumenti: la formazione aziendale e universitaria o, se vogliamo, la formazione simpliciter.

    Ne parlo perché ho lavorato in entrambe le situazioni. Mentre nella formazione aziendale l’uso delle slide era una pratica consolidata (ho cominciato nel 1987) all’università destava meraviglia (sempre anni ’80).

    Perché si usavano le slide? I motivi fondamentali erano:
    – la traccia, la memoria per il relatore che su schemi, dati e immagini argomentava
    – la visibilità dei contenuti per l’aula (così si nominavano in gergo aziendale i destinatari della comunicazione) a cui restava una copia
    – la puntualizzazione con parole chiave
    – l’immediatezza del messaggio

    Tutto questo esigeva rigore nella preparazione, chiarezza e pulizia (stile ZEN scrive giustamente Luisa Carrada), piacevolezza dei caratteri scelti.
    L’argomentazione faceva il resto.

    Ora Power Point (ma anche Keynote) è il succedaneo della lavagna luminosa con positività e negatività, ma rischia di essere esaustivo, come scrive Annamaria e mortifica il DISCORSO.
    Rischia anche di essere soffocante e allora attenzione!

    http://blog.mestierediscrivere.com/2003/08/22/47/

    Insomma semplificare non sempre è utile e la complessità muove i cervelli (*_))

     
  27. Fiorella Palomba

    Con piacere osservo che a tutti piace SPIGOLARE nelle note di NeU.

    Io l’ho fatto ri-prendendo e ri-contestualizzando un commento e penso sia utile al tema qui dibattuto.

    Quindi mi cito: “Penso che l’emozione sia un elemento imprescindibile nelle relazioni interpersonali.
    Penso altresì che nei mestieri di cura delle persone, medici e insegnanti in primo luogo, queste entrano in gioco come acceleratori di cura e di apprendimento/insegnamento”.

    Perché questo? Che c’entra con Power Point?

    Già, c’entra eccome.

    Più volte si è parlato di funzione attoriale del docente o relatore, della gestualità e della partecipazione.

    Ecco, tutto qui *_))

     
  28. Fiorella Palomba

    Agosto in città (vacanza a settembre) per me significa sostanzialmente due azioni di qualità:
    – passeggiare per una città, Roma, finalmente orfana di macchine e umani ingombranti e visitare luoghi e chiese in santa pace
    – leggere letteratura e saggi e spigolare in questo sito in cui l’animo si rinfresca con SPESSORI argomentativi.

    Ora, rieleggo quanto Annamaria scrive, cioè “… ho il sospetto che nelle università non si discuta più una tesi senza powerpoint: il che significa non essere in grado di sostenere una discussione argomentata senza l’onnipresente stampella delle tavole di ppt.”

    Negli ultimi commenti trovo conferma della caduta di argomentazione, trovo CINGUETTII.

    Sono troppo esigente?
    Mi sbaglio?

    Buon pomeriggio *_))

     
  29. Fiorella Palomba

    Ohibò, i CINGUETTII appaiono e scompaiono.

    Un miracolo di NeU?
    Annamaria forse mi illuminerà *_))

     
  30. Annamaria

    Ciao Fiorella. Sono in viaggio con connessioni ballerine, e non ho assulutamente idea del come, del che cosa e tanto meno del perché.

     
  31. Sommer

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