Quanta creatività c'è nel risolvere problemi?

Si chiama problem solving. È la capacità creativa di identificare e strutturare i problemi per riuscire a venirne a capo: un processo che richiede metodo e usa tecniche piuttosto interessanti.
Il problem solving è un’attività ormai ampiamente studiata e codificata. C’è un processo, che comincia ancora prima dell’analisi del problema, con la domanda “è proprio questo il problema giusto da risolvere?” e continua con “L’ho formulato correttamente?”, “quali sono i suoi aspetti e le sue implicazioni?”. “Quali sono le caratteristiche della soluzione desiderata?”. E così via.
Uno dei principi più importanti del risolvere problemi riguarda la semplicità ed è espresso dal Rasoio di Occam: la versione medievale e filosofica del Less is more di Mies Van der Rohe.
Per risolvere problemi ci vogliono intelligenza e flessibilità, doti creative per definizione. Infatti i polpi, che sono svegli e flessibili, se la cavano alla grande. Nelle prove internazionali PISA, che testano l’attitudine al problem solving degli studenti quindicenni, l’Italia invece va maluccio: in classifica è dopo il Portogallo, prima di Grecia, Serbia e Thailandia. Se volete mettere alla prova la vostra capacità di risolvere problemi, qui ci sono i test.
Ma… se invece il problema fosse: inventa un landmark sostenibile e leggero come una nuvola? Guardate la soluzione.

20 Commenti a Quanta creatività c’è nel risolvere problemi?

  1. Graziano

    Non ci aggiungo nulla di mio. Ho ricevuto e inserisco, approfittando della bontà di Annamaria. LE NUOVE SFIDE DELLA MILANO CREATIVA- Palazzo Reale – Sala Conferenze Mercoledì 2 dicembre 16.00 – 19.30 …… I settori produttivi e le professioni basate sulla creatività e la conoscenza sono sempre più cruciali per lo sviluppo economico di un territorio. Sotto questo profilo Milano, e la sua area metropolitana, rappresentano un polo di enorme interesse, nazionale e internazionale: design, pubblicità, editoria, moda, ma anche informatica, ricerca e sviluppo, settori finanziari e dei servizi avanzati alle imprese assorbono più del 30% della popolazione occupata, cioè più di mezzo milione di addetti. L’incontro vuole essere una occasione per mettere a disposizione del confronto e della discussione i risultati di una ricerca in dieci città europee, che ha esplorato stili di vita, tempi e modi di lavoro, ma anche aspettative, bisogni e criticità della vita a Milano di lavoratrici e lavoratori (italiani e stranieri) dei settori della moda, design, finanza, software, ricerca, editoria, arte. Partendo dalla domanda di quali siano oggi i fattori di forza e di debolezza della città per attrarre nuovi talenti e saperi, Milano si deve interrogare su quali politiche e azioni di governance sono oggi necessarie per affrontare – e vincere – una competizione sempre più agguerrita tra città a livello globale e planetario, sapendo comunque che, per vincere questa sfida, deve mettere al centro delle politiche di sviluppo locale, non soltanto i grandi temi delle infrastrutture e dei servizi, ma anche quelli della qualità della vita dei singoli.

     
  2. Utente Anonimo

    L’ istruttore della scuola di roccia, a cui ho partecipato con molto disonore ( sono rimasta appesa scendendo a corda doppia, la vergogna delle vergogne ) diceva che arrampicare significa risolvere un problema ad ogni passaggio e per questo bisogna porsi ad un grado di difficoltà minore rispetto al grado che si pensa di poter affrontare. Non è proprio la teoria del Rasoio di Occam, però tende a semplificare. Azzerare le emozioni ( per quanto si può ), tener conto delle varie componenti del problema e delle variabili, scegliere il momento meno inopportuno e tener conto dei limiti. E procurarsi un moschettone che regga. Ciao, Graziano. gabri

     
  3. Utente Anonimo

    Portate il discorso su argomenti che richiedano acume e sottigliezza vi saprà sciogliere il nodo gordiano di tutto, come la sua giarrettiera… Shakespeare per il suo Enrico V sceglie il taglio netto, la risoluzione brutale. E forse in certe situazioni è l’ unica via d’ uscita. gabri

     
  4. annamaria

    Mmmh… risolvere problemi a colpi di spada è il sogno di tutti. Bisogna avere spade affilate, buona mira, e magari essere Alessandro Magno. Personalmente preferisco la versione della leggenda (tutto quanto è su wikipedia, a questo indirizzo: http://it.wikipedia.org/wiki/Nodo_gordiano) in cui alessandro si limita a sfilare il nodo dalla staffa del carro: quello è il vero cambio di paradidma percettivo che sta alla base delle illuminazioni creative. A noi persone comuni e prive di spada, però, tocca aver la pazienza, la lucidità e l’abilità necessarie a sgarbugliare ricostruendo nessi logici, gerarchie, sistemi di cause ed effetti. Si tratta di doti non comuni. E nemmeno troppo sviluppate nel corso dei consueti curricula scolastici (si vedano i risultati PISA, appunto). Segnalo, a proposito dei curricula, l’articolo apparso oggi su la Repubblica clicca quì E… sono solo io a essermi incantata per le abilità dei polpi?

     
  5. Utente Anonimo

    Grazie, Annamaria, di aver riconosciuto alfine il valore dei nostri neuroni-specchio oltre all’ apprezzare la versione di noi polpi ” alla Luciana ” o in insalata ligure !!! Gli umani, con la loro fretta di liquidarci con un ” cerebrum non habent ” !!! Nun se po’ campa’ accussì ! Il polpo Coleo-idea

     
  6. Utente Anonimo

    L’ affettuoso post che precede è di Gabri, anche lei polpo-maniaca ( nella versione coi pomodorini di Pachino ).

     
  7. Utente Anonimo

    … no, no, Annamaria, non sei solo tu anch’io sono due giorni che vorrei sentirmi Polpo! Che meraviglia. Mi sono anche persa a leggere Opinioni, Ascolto attivo e seconda modernità di Marianella Sclavi. L’anno scorso lessi con vera curiosità ‘L’ Arte di Ascoltare e mondi possibili’ scoprendo l’ascolto attivo e la sua importanza nella gestione dei conflitti. Ora una buona dose di consapevolezza dei meccanismi che sottendono la comunicazione problematica c’è, ma che fatica a rompere gli schemi ed uscire a coniugare una soluzione… Darò un occhio all’articolo di Repubblica e magari preparerò il bastone da dare in testa a qualcuno, ma in modo creativo… 🙂

     
  8. Utente Anonimo

    al solito, dalla fretta non ho firmato… Laura Bonaguro

     
  9. wc

    Giustificarti non ti darà cammelli in ricompensa. Cush, Le Etiopiche, Hugo Pratt, Bompiani 1979 Tempo fa su radiotre ho ascoltato un professore americano che raccontava della scarsa produzione scritta dei suoi studenti, che ad ogni lezione successiva inventavano le scuse più incredibili per giustificare la loro impossibilità di scrivere. Il professore ha risolto il problema chiedendo loro di mettere per iscritto le loro improbabili giustificazioni… e quelli hanno cominciato a scrivere come pazzi! Ci hanno preso così gusto che sono arrivati a scrivere una lettera a Dio per giustificare il peccato di Eva… saluti walter

     
  10. Utente Anonimo

    … È il classico inizio ‘dal primo mattone in alto a sinistra’ (Robert Pirsig, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta). Si semplifica, si sposta l’attenzione e la si focalizza e convoglia su di un elemento piccolo, ma poi… Ciao Walter, Laura bonaguro

     
  11. Graziano

    Mi sono guardato uno dei video proposti da Annamaria: http://www.youtube.com/watch?v=t2ZlEk5oHzo Tratta di alcuni strumenti per risolvere i problemi, o cogliere le opportunità, che è l’altra faccia ottimistica della stessa medaglia. Senza nessuna pretesa di fare il “professorino” (vizio che, comunque, ho…) ho preso alcuni appunti vedendo il video e ve li regalo, se servissero a qualcun altro. Naturalmente non è un lavoro al quale ho dedicato molto fine tuning; ho privilegiato la rapidità e la visione sintetica. Quindi è iper criticabile ma ve lo inserisco lo stesso. A qualcuno può servire e risparmiare la mezzoretta che è costata a me. Ecco i miei appunti. Si parla della soluzione dei problemi anche utilizzando la costruzione di una mappa (come le mappe per la ricerca del tesoro…) nella quale inserire, in un solo foglio riepilogativo, appunto, un problema complesso, o una strategia aziendale, o…. La partenza è un acronimo facile da ricordare, IDEAL (gioca sul concetto di situazione ideale…). Dove, in IDEAL, la: ·I sta per Identificare i problemi e le opportunità ·D sta per Definire obiettivi ·E sta per Esplorare possibili strategie ·A sta per Anticipare e agire ·L sta per look and learn (guarda e impara…) Le due fasi principali e più complesse, perché prime nel processo complessivo e dove le successiv diventano consequenziali, sono la prima (Identificare) e la seconda (Definire obiettivi). Per Identificare i problemi e le opportunità occorre porsi delle domande (che cosa? perché? come? chi?), domandarsi quali sono le cause, spezzare il problema i problemini più piccoli, raccogliere quante più informazioni possibili. Per Definire gli obiettivi viene suggerito l’approccio, ancora un acronimo…, SMART (furbo…). In SMART, la: ·S sta per specifici ·M sta per Misurabili ·A sta per Agguantabili (va bene, raggiungibili è meglio…) ·R sta per Rilevanti ·T sta per Tempificati Per applicare l’approccio IDEAL viene suggerito di utilizzare, appunto, le Mappe Visive/Mentali e costruirle così. ·Prendere un foglio, A4 o A3 e utilizzarlo per il largo (landscape per i british…)… ·Partire dal centro… ·Utilizzare un’immagine (evocativa del processo sul quale ragionare) centrale… ·Utilizzare colori diversi per evidenziare visivamente i diversi percorsi… ·Scrivere le idee di base partendo dall’immagine centrale come rami che partono dal tronco… ·Aggiungere le sotto idee come rametti che partono dai rami centrali… ·Usare, dove possibile, altre immagini, frecce, parole sintetiche… Naturalmente guardare il video aiuta…

     
  12. Utente Anonimo

    Titolo: Possedere gli strumenti per risolvere il problema. Molti non risolvono il problema perché non hanno gli strumenti per cominciare a risolverlo ( e non se ne accorgono nemmeno ). Esempio un po’ decotto : la scuola. La cultura dei maestri NON consiste nelle nozioni elementari che ogni adulto conosce ( leggere, scrivere, ecc.); la loro preziosa cultura è tutta sul COME insegnarle. I prof. sono laureati in chimica, arte, latino, ecc., ma non sanno NULLA su COME insegnarle. Solo qualche CREATIVO si forgia i metodi da sé ( vedi il post di Walter ). I più, concentrati sulle discipline, non si accorgono di non avere gli strumenti e manco li cercano. Restano lì dolenti e storditi dal problemaccio irresolvibile. A volte tentano di dar colpa ai governi ; aiuterebbe, ma non è lì il vero problema a breve e medio termine.E la scuola italiana resta agli ultimi posti dei paesi civili. Paghiamo di più i maestri, che conoscono il loro mestiere ! P.S.Ora che conosco personalmente i polpi, non potrò più mangiarne , giuro.

     
  13. Utente Anonimo

    Il post n. 12 è di Gabri.

     
  14. Utente Anonimo

    Creatività E scuola. Creatività A scuola. Due termini che, sebbene non nelle buone intenzioni (leggi i famosi POF), vengono però clamorosamente posti a conflitto proprio DENTRO la scuola. Il mio lavoro e la mia passione stanno proprio lì, dentro. Nello sguardo della disciplina più apertamente osteggiata e delittuosamente recepita lontana dalla nostra umanità: la matematica. Se non è trasmettere una attitudine a creare, cosa è mai la scuola..? Se non è desiderare confrontarsi con il problema che è pronto ad irrompere nel nostro orizzonte di conoscenza, cosa è mai il conoscere? Ma il post n°13 è cristallino nella sua crudezza: in Italia gli strumenti di approfondimento per i docenti (purtroppo specie di scuola superiore) non hanno mercato! Mediamente la categoria vuole trovare sulle riviste di settore dei prodotti preconfezionati e immediatamente spendibili: unità di apprendimento definite da cima a fondo, argomenti di livello medio-basso; verifiche pronte all ‘uso e preferibilmente nella forma vero/falso. Il problema emergente (l ‘argomento che non conosco, la visione alternativa) è un limite, uno spauracchio, mai una risorsa. E poi pretendiamo che i nostri ragazzi trovino affascinante la fatica del conoscere, sappiano riconoscere il valore della cultura e siano in grado di discernere e valutare… Simona

     
  15. Utente Anonimo

    Gentile Annamaria, posso usare il suo forum come chat ? Grazie, Simona, di aver detto in bello scritto ciò che cerco di far capire da tempo. Propongo un test. Chieda al suo collega di storia la differenza tra la presentazione del ‘700 in una 2a Media e quella in un 4o scientifico. Se le risponde : ” In 2a Media è più semplice, solo i dati essenziali…”, beh, non ci siamo proprio. Il ‘700 semplificato non esiste. Se invece alla domanda al prof. cominciano a brillare gli occhi, inspira a fondo, le spara una explanation verbosissima e non la smette più, ecco, lei si trova alfine di fronte ad un insegnante. Ai concorsi per cattedra chiedono : ” Mi parli del ‘700 “. Gabri

     
  16. Utente Anonimo

    Se posso, un ‘ultima considerazione (ringraziando anch ‘io Annamaria, soprattutto per aver voluto porre in primo piano l ‘evento del ‘creare’ nonché i suoi necessari corollari)… Grazie a lei, Gabri, per avere reso evidente quale sia il nodo della questione (sempre di nodi parlando…): direi proprio il venir meno a quello che è il senso, il valore e la dignità (anche civile) di un insegnante, e cioè la sua responsabilità in primis nei confronti del brandello di realtà che egli ha scelto di comunicare. In attesa del test di storia (!), le porto allora i risultati di un ‘altra prova. Anzi, purtroppo di molte prove. Qualcuno mi dovrebbe spiegare per quale ragione (sensata ed onesta) alla scuola media – nel momento cioè in cui allo studente iniziano a spalancarsi gli orizzonti della criticità e gli si affina il gusto per la razionalità – la matematica è solitamente confinata alla memorizzazione di definizioni e formule, all ‘esercizio pedante e ripetitivo rivolto a finti problemi che sono in realtà soltanto castelli di carta. Un ottimo addestramento, non c ‘è che dire: la matematica come terreno del calcolo. Chi si dimostrasse svelto nel far di conto, sarà definito ‘portato per la materia’, chi – per mille motivi diversi – non ce la facesse… che chiuda pure in buona pace il suo rapporto con questa disciplina! Sarà poi uno dei tantissimi adulti che, non senza un pizzico di ironica rivalsa, si dirà \\\’negato per la matematica\\\’. Mi verrebbe da dire: non era negato lui, a lui l ‘hanno negata! E ‘ un addestramento inumano, poiché esclude del tutto (dato che le ore settimanali sono soltanto sei) l ‘allenare la mente alla capacità di \\\’vedere\\\’ una struttura, di prevedere l ‘esito di un ‘azione, l ‘esplorazione del valore del linguaggio, la scoperta del senso e della bellezza. \\\’Metodo\\\’ non è mai stato sinonimo, nella strada del pensiero umano, di \\\’algoritmo\\\’, ma semmai di \\\’sguardo\\\’. PS Io ho iniziato a \\\’vedere\\\’ quando ho iniziato a dover trasmettere, comunicare. O dentro o fuori, a quel punto, senza barriere dietro le quali cercare di nascondersi. Magari sbagliando, ma cercando onestà e coerenza. Simona

     
  17. annamaria

    @ gabri e simona. Confronti e discussioni sono i benvenuti: rendono vivo e interessante questo posto. @graziano. Gran cosa, condividere gli appunti La matematica. Sono una schiappa e mi dispiace davvero tanto. Sono anche convinta che avrei potuto capirci qualcosa. Il guaio è che nessuno dei miei antichi insegnanti si è mai preso la briga di spiegare che cosa servisse a che cosa. Solo il processo da mandare a memoria, accidenti, mai l’obiettivo. E mai neanche…come dire? la meccanica interna del processo. Questo sarebbe stato interessante. Ora, se sbatto il naso in un bel blog di matematica per le scuole (ce n’è qualcuno anche linkato in NeU, in “educazione e scuola”) quasi mi commuovo.

     
  18. Utente Anonimo

    Mi intrometto nella discussione ma questa proprio mi scappa di raccontarla. 2 bambini, 3a e 5a elementare. Per quanto riguarda la matematica il più grande sembra ormai convinto di non essere poi così bravo (ma come, è sempre stata la sua materia preferita!) il più piccolo confessa apertamente che è diventata noiosa. Noiosa? e perché? Si scopre che il primo comincia ad avere il panico da esame. Scrive in fretta e poco ordinato, tralascia capoversi, accenti e qualche doppia sul proprio cammino nella stesura della parte scritta e il tutto, ammesso il risultato sia corretto, gli procura una striminzita sufficienza contornata di richiami e preoccupazioni. Il secondo invece dà addirittura il risultato dei problemi alla lettura del testo ma poi lamenta di non avere voglia di scriverli nel quaderno tutti uguali, pagina dopo pagina, con il titolo in rosso, i dati specificati sempre allo stesso modo e con le solite parole: Dati, Risolvo, Risposta. La mamma stanca delle discussioni e non sapendo più cosa dire, all’ennesima domanda: ma perché non li posso scrivere in un altro modo? risponde: perché è un allenamento importante per imparare a disegnare. Silenzio di entrambi. E mentre si distraggono con dell’altro rimuginando, il piccolo esordisce: allora faccio come se il foglio è un progetto. Il grande ascolta e aggiunge: allora non è vero che sbaglio tutto l’ho soltanto disegnato male… Gli strumenti per risolvere i problemi (anche quelli di matematica) capitano nei modi più impensati. Speriamo succeda ancora e ancora… Laura Bonaguro

     
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