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Quattro cose notevoli sulla creatività

Da un po’ di tempo NeU sta ronzando qua e là tra argomenti diversi: forse è venuto il momento di tornare back to basics con una pagina dura e pura sulla creatività. “Dura e pura” non vuol dire noiosa, però.

Cominciamo con un video di John Cleese, uno dei Monthy Phyton: dice, in un ottimo e più che comprensibile inglese, che la creatività ha bisogno di uno spazio e di un tempo separati dalla vita di ogni giorno. Un’ora e mezza di “tempo libero” è già una buona misura, ma bisogna concedersela e proteggerla (è più facile occuparsi di cose banali e urgenti che di cose importanti e non urgenti come pensare). E bisogna darsi il tempo necessario a interagire con il problema e a ragionarci sopra, anche se farlo genera ansia: accontentarsi della prima soluzione che viene in mente non va bene. È necessario aver fiducia in se stessi e non aver paura degli errori: quando si sta inseguendo un pensiero creativo, niente è sbagliato.
Infine: serve humour. Si possono trattare argomenti serissimi con humour, e lo humour è catartico e ispiratore, perfino ai funerali, ed è una parte essenziale della spontaneità e del gioco. Cleese dice molte altre cose – per esempio, distingue tra “open mode” e “close mode” – e spiega che bisogna essere capaci di alternarli.
E… devo dire che sono molto d’accordo con lui, su tutto.
Di essere focalizzati, disciplinati (notate che anche il discorso di Cleese, nonostante le apparenze, è molto disciplinato, oltre che chiarissimo e molto tecnico) e di non aver paura di sbagliare parla anche un breve, consistente articolo di Steven Morris.

Già, ma perché la creatività è importante in tempi come questi? Beh, magari perché le industrie creative sono più resilienti in tempi di crisi economica? Lo dice anche il Creative Economy report 2010 realizzato dalle Nazioni Unite. Per esempio: nonostante un declino del commercio globale pari al 12% nel 2008, l’offerta di beni e servizi creativi ha continuato a crescere del 14%. Qui è scaricabile l’intero report. Che, peraltro, fa il paio con il report L’economia della cultura in Europa che NeU ha pubblicato qualche tempo fa. Se qualcuno dei molti che si stanno lambiccando nei modi più bizzarri sullo sviluppo nazionale se ne accorgesse, magari…

Infine: Advertising Age presenta una lista di ottimi libri sulla creatività, che vi ripropongo pari pari. Il fatto che dentro ci sia On Writing di Stephen King mi rende particolarmente felice. Il fatto che a cercarlo in rete nell’edizionie italiana sembri esaurito, invece, no.

2 risposte

  1. Concordo..! In tempi di crisi la “risposta dottrinale” non e’ piu’ efficace, dato che il contesto (sul quale la “dottrina” era stata costruita) sta cambiando rapidamente e la “dottrina” non fa in tempo a seguire il cambiamento. In tempi di crisi “la risposta giusta e’ quella sbagliata”. Cioe’ sbagliata secondo la “dottrina” corrente. In tempi di crisi sopravvive solo l’individuo (o l’organizzazione) che sa avventurarsi al di fuori del cammino tracciato e che lo fa usando la “creativita’ ragionata”, cioe’ esplorando con attenzione il territorio fuori del cammino conosciuto.

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