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Ricette di creatività? Diffidatene - Metodo 22

Ricette di creatività: a chi non piacerebbe averne qualcuna semplice da eseguire, sicura nei risultati? Ted Disbanded riprende e commenta con divertito distacco il video (grazioso) e le dieci regole d’oro per essere creativi del divulgatore Jonah Lehrer che da un po’ stanno girando in rete.

RICETTE INCONSISTENTI. Le dieci regole, riportate in italiano, sono roba di questo tipo: 1) Alzarsi all’alba. 2) Sognare a occhi aperti. 3) Pensare come un bambino. 4) Lavorare fuori dallo schema abituale. 5) Vivere all’estero per qualche tempo. 6) Lavorare circondati dal blu. 7) Evitare i meeting e lavorare lontano dalla propria postazione. 8) Sorridere. 9) Non utilizzare termini tecnici. 10) Spostarsi in una grande città.
Orpo. Tutto quanto mi sembra – come dire? –  piuttosto inconsistente.
Vado a vedere il sito di Lehrer. Che, invece, non è niente male, ed è pieno di cose interessanti e di notazioni acute, accurate e utili (fateci un giro). Senza contare che anche lui prende le distanze dal brainstorming e dalla pop science che gli sta dietro. E lo fa con decisione e argomenti solidi.
Allora vado a cercarmi un articolo in cui il medesimo Lehrer spieghi che c’entrano il blu e il sorridere (avete presente quel musone di Newton? Quel tipaccio di Caravaggio? Le anime tormentate di Van Gogh, di Gadda, di Nash…?). E, per fortuna, trovo un testo esauriente sul Wall Street Journal. Riassumo per sommi capi, ma consiglio una lettura diretta.

UNA CAPACITÀ CHE TUTTI POSSONO MIGLIORARE. Lehrer dice che la creatività è una capacità (skill) che ciascuno può migliorare. E che il termine viene usato per indicare una gamma di strumenti cognitivi utili ad affrontare problemi differenti: alcuni possono essere risolti con un insight istantaneo (a), altri, prima, hanno bisogno di lavoro e lavoro (b), per altri ancora serve, prima ancora, reperire e connettere informazioni (c).
(a) Oggi gli scienziati studiano l’insight guardando quel che capita nel cervello delle persone quando viene loro proposto un rompicapo (insight puzzle) che può essere risolto solo con un’intuizione. Questa arriva meglio se le persone sono rilassate, e perfino un po’ brille.
(b) Qualche volta, invece, l’idea buona si accende solo dopo infiniti tentativi. È quanto succede al leggendario Milton Glaser, che continua a rielaborare il logo per New York, peraltro già presentato e approvato, fino a quando non arriva alla soluzione.
(c) E qualche altra volta (è il caso di Steve Jobs, dei Fratelli Wright, di Gutenberg, di Brin e Page) si tratta di connettere e ottimizzare elementi provenienti da campi diversi. Gli outsider risolvono più facilmente problemi perché ne hanno una visione non conformista e importano nuove competenze. È quanto capita nel sito Innocentive, dove scienziati trovano soluzioni in campi diversi dal loro, con percentuali alte di risultati positivi.

…ALTRO CHE REGOLE D’ORO! In fondo all’articolo eccole, le dieci ricette di creatività. Etichettati giustamente dall’autore come Quick Creativity Hacks: trucchetti veloci, scorciatoie rapide. Altro che regole d’oro.
Dalle prove di laboratorio  su test di creatività e creative puzzles vien fuori che:
– ambienti rossi favoriscono il pensiero analitico, ambienti blu quello associativo
– le performance migliorano se le persone sono un po’ “bollite” (groggy), come può esserlo un nottambulo di mattina presto
– nei test riescono meglio le persone abituate a vagare con la mente e a sognare a occhi aperti
– l’esortazione a provare a “pensare come un bambino di sette anni” può favorire il pensiero divergente (per esempio: “inventa usi alternativi per una vecchia ruota d’automobile”)
– i video comici migliorano la capacità di risolvere insight puzzle
– i medesimi puzzle vengono risolti meglio se si dice ai soggetti che questi provengono da posti lontani, piuttosto che dal laboratorio dell’università locale
– generalizzare aiuta nel problem solving: per esempio, usare il termine “spostarsi” invece del termine “guidare”
– si pensa meglio se si sta seduti  fuori da un cubicolo di 3 mq circa, piuttosto che dentro, anche per via della metafora “think outside the box”
– gli studenti che hanno vissuto all’estero sono più bravi a risolvere insight puzzle
– gli inventori che si muovono da una città piccola a una grande il doppio producono il 15% in più di brevetti.

UNA QUESTIONE DI BUONSENSO. Si tratta di una rassegna di dati eterogenei, ottenuti per la maggior parte in via sperimentale, in situazioni di laboratorio artificiali per forza di cose, e su test e puzzle che hanno necessariamente soluzioni rapide, non su problemi veri.
Sono comunque risultati  interessanti nella misura in cui, nel loro complesso, ci dicono una cosa sola: qualsiasi elemento esterno che aiuta il pensiero a muoversi, a non essere rigido o troppo focalizzato, a distendersi, a non intrappolarsi in schemi pregressi favorisce di conseguenza l’insight.
Ma funziona così anche leggere libri e giornali e navigare sul web, ascoltare musica, perdersi in una poesia, frequentare amici, giocare coi figli, andare al cinema o a farsi una passeggiata. O una nuotata, o un pisolino.
Insomma: è una questione di buonsenso, di igiene mentale e di equilibrata gestione delle proprie risorse cognitive. Tramutare tutto questo in un elenco di ricette di creatività può essere riduttivo e fuorviante. Anche perché le ricette di creatività medesime, prese alla lettera, rischiano a loro volta di trasformarsi in un contesto rigido. E, alla faccia della varietà, tutto blu.

6 Commenti a Ricette di creatività? Diffidatene – Metodo 22

  1. jac

    Confermo: alcuni di quelli che reputo i miei migliori head sono nati passando l’aspirapolvere in casa… Dove l’attimo di “ispirazione”, come dice il vecchio detto, era stata preceduto, e naturalmente seguito, da ore di “espirazione”. D’altra parte il cervello funziona solo in termini relazionali: più relazioni ci sono, più cose si producono. L’isolamento produce solo autismo.

     
  2. Giovanna Cosenza

    Ho sempre avuto un sacco di rosso in casa. Fin da piccola. E tuttora, per mia scelta (scelta?). 😮 Orpo, come dici tu Annamaria.

     
  3. annamaria

    @ Giovanna. Tranquilla. a) i risultati dei test di laboratorio, come cerco di spiegare, vanno presi con le molle. b) ammesso che siano rilevanti, lo sono rispetto al compito (risolvere creative puzzle, o associare parole – si chiama RAT test) che è stato assegnato. E non ad altro c) il tipo di compito assegnato in laboratorio prevede piccole soluzioni rapide e istantanee. Le uniche che sono, in tempi ragionevoli, confrontabili e misurabili. Ma i processi creativi “veri” sono quasi sempre molto più complessi. E chiedono un’alternanza di pensiero analogico e di pensiero logico. Ammesso che i colori influenzino l’uno o l’altro, bisognerebbe ridipingere le pareti più volte ogni giorno. Piuttosto scomodo. d) ciascuno, nel processo creativo, funziona alla sua maniera. Quindi il trucchetto vero (se vogliamo parlare di trucchetti) è conoscersi bene. E poi, magari, pescare dal canestro dei trucchetti il più adatto. C’è chi ha bisogno di silenzio e chi di musica a palla. Chi si rilassa passando l’aspirapolvere, o guidando, e chi preferisce una passeggiata. C’è chi riesce a vagare con la mente sfogliando una rivista e riempiendosi di suggestioni visive, e chi deve chiudere gli occhi. e) insomma: anche il rosso va più che bene. Se vogliamo dar retta ai test, aiuta una mente che tende a vagare a focalizzarsi. @ jac. Verissimo che la creatività (qualsiasi tipo di creatività) si nutre di stimoli. Più eterogenei sono, meglio è. Altrettanto vero che il processo creativo segue ritmi che sono diversi tra persona e persona, e che sono ancora diversi secondo le diverse fasi. Quindi c’è un tempo per andare a caccia di stimoli immergendosi nel caos, e un tempo per elaborarli immergendosi in se stessi. Ridurre tutto a un singolo fattore è illusiorio. E il bello del processo sta nella sua complessità e, per certi versi, nella sua imprevedibilità 🙂

     
  4. guydebord

    Ho smesso di contare le imitazioni del logo di Glaser per NY dopo aver superato il migliaio. Recentemente ne ho vista una finalmente creativa: si tratta della Sebach (http://www.sebach.it/) che produce gabinetti chimici. In questo logo il cuore è capovolto e appare come un sedere. La lettura è, quindi,: io “cago” sebach (scusate!), in un modo così simpatico da non apparire scurrile. L’ho trovato geniale, e voi?

     
  5. Utente Anonimo

    Quando voglio che il pensiero creativo esca fuori da dove la mia logica l’ha rinchiuso, mando a chiamare me stessa. Posso trovarmi in un centro commerciale, sotto la doccia, chiusa in casa a fare le odiose pulizie… Una volta che viene a trovarmi me stessa l’accompagna anche l’amica creatività. Devo solo sedermi ed ascoltarle. E quelle due hanno un sacco di cose da dire. Anna

     
  6. annamaria

    @ guydebord. Beh. In effetti. @ Anna. Bella immagine. Ora che ci penso, per me la cosa che descrivi ha a che fare con l’acqua. Doccia, nuotata. Perfino una lavata di capo dal parrucchiere. Dal quale, a qesto punto, potrei decidere di andare più spesso, e non ogni tre mesi, quando la frangia è scesa talmente che non ci vedo più 😉

     

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