Bernie Sanders meme

Tra scarpe da migliaia di dollari, abiti monocromatici dai colori preziosi, e una gonna così ampia da imporre una forma sartoriale di distanziamento sociale – a scriverlo è Slate – la cerimonia che ha inaugurato la presidenza di Joe Biden si è configurata anche come una passerella di moda. 
Ma a rubare la scena è stato, fra tutti, il senatore Bernie Sanders, il cui abbigliamento casual si è istantaneamente trasformato in soggetto da meme. A suscitare un’attenzione speciale sono stati i suoi guanti, dall’aspetto assai confortevole. Eppure, osservatori dall’occhio d’aquila hanno notato che Sanders indossa questi guanti da anni.

NON SOLO MEME. La serie di meme prodotti con Sanders protagonista è esilarante. Tra i miei favoriti, anche per la qualità dell’esecuzione: Sanders/Game of Thrones, Sanders sul suolo lunare, Sanders/Hopper e Sanders/Guerre stellari. 

Ma non è niente male anche l’aggraziata, ironica pagina di Ikea, che democratizza ulteriormente il look di Sanders invitando ognuno a replicarlo. E ad appropriarsene con un investimento di poco più di 10 dollari.

SOMMA NONCURANZA. Non è male nemmeno la traduzione in mattoncini che di Sanders fa l’artista Lego Ochren Jelly. Il quale, peraltro, si è di recente cimentato riproducendo anche la sgangherata conferenza-stampa di Donald Trump nel Four Seasons sbagliato.
Sanders se la ride di tutto ciò, e con somma noncuranza dichiara che se ne stava soltanto seduto lì, attento a quel che succedeva, cercando di tenersi al caldo.

COME MAI? In effetti ci sarebbe da chiedersi come mai, fra tutti i possibili argomenti di conversazione che si potrebbero estrarre dalla complessa coreografia dell’inauguration, l’attenzione vada a fissarsi proprio sul defilatissimo Sanders. 
Dai, pensiamo a com’era vestita lady Gaga. E al suo gioiellone, rappresentante una (oibò, biblica! E in tutti i sensi impegnativa) colomba che porta un ramo d’ulivo. 

I SIMBOLI DI HARRIS. Oppure, pensiamo alla simbologia cromatica e accessoriale esibita da Kamala Harris: il viola (colore femminista, ma anche di riconciliazione, perché mescola rosso repubblicano e blu democratico). La collana di perle, che rimanda all’Alpha Kappa Alpha, la prima sorority afroamericana.

IMPATTO GLOBALE. Com’è successo che sia bastato un paio di muffole marron, peraltro non inedite, a sviluppare tutto questo impatto globale? 
Provo a proporre qui cinque motivi possibili. Che ci aiutano anche a ragionare un po’ sulla potenza delle immagini, dei simboli, dei contrasti, dei ruoli. E, naturalmente, della tecnologia.

LE IMMAGINI. La pacificante, domestica immagine di Bernie Sanders sana, in qualche modo, le ferite che molte altre immagini scattate nello stesso luogo, il Campidoglio, hanno di recente inferto all’immaginario collettivo. Abbiamo visto gli energumeni vocianti e tatuati. Lo sciamano con le corna. Le scrivanie sconciate. La folla inferocita. Le guardie travolte. E poi i militari della Guardia nazionale stravaccati a bivaccare tra statue e colonne. Un singolo uomo anziano, isolato, seduto compostamente su una seggiolina pieghevole, più ancora di tutta la coreografia presidenziale, ci dice che si sta tornando alla normalità.

I SIMBOLI. Le muffole non sono solo qualcosa di arcaico e di semplice. Sono i tipici guanti che si usano per i neonati. Quelli che le nonne sferruzzano usando lane dai colori pastello. Fanno tenerezza. Donald Trump è stato spesso raffigurato coi guantoni da boxe. Ecco: se c’è un esatto, simmetrico, placido contrario, è proprio questo: le muffole di Sanders. La massima discontinuità rispetto ai guantoni.

I CONTRASTI. Tutti i partecipanti alla cerimonia sono eleganti e formali, e Sanders non lo è. Tutti hanno abiti nuovi, e Sanders no. Tutti hanno mascherine ricercate, e Sanders indossa la più semplice e popolare della mascherine possibili. Tutti appaiono energici, e Sanders se ne sta lì tranquillo (e forse vagamente assopito). Dunque, succede che a renderlo così visibile sia proprio il suo essere l’unica persona speciale che sceglie di apparire del tutto normale in una situazione a sua volta molto speciale.

I RUOLI. In un evento in cui, per via del Covid, il grande, tradizionale pubblico degli spettatori è assente, e in cui i pochissimi, privilegiati invitati si trovano a essere per forza di cose tutti protagonisti, Sanders è, appunto, l’unico che per abbigliamento, atteggiamento e postura si configura come spettatore. È venuto lì a vedere. E, come spettatore, se ne sta lì a rappresentare tutti noi. È archetipico. E per questo diventerà l’archetipo dello spettatore anche in tutti i meme possibili.

Infine: la tecnologia. Senza la Rete, e senza, diciamo così, i riti della Rete, l’immagine di Sanders non avrebbe certo fatto il giro del mondo. Al massimo, l’avremmo trovata, ovviamente nella sola versione originale, in piccole dimensioni, nella pagine interne di qualche quotidiano. E ce ne saremmo subito dimenticati.Ma i meme di Sanders sono anche un risultato della diffusione dei programmi di fotoritocco. Dell’infinita varietà di immagini da rielaborare che chiunque può trovare in un clic. Del generatore di meme che permette di scegliere qualsiasi scenario tratto da Google maps. E dei social media, che hanno rimbalzato l’immagine di Sanders da un capo all’altro del pianeta. Invitandoci, tra invenzione e condivisione, a partecipare a un grande gioco collettivo, per una volta divertente e innocente.

Se vi è piaciuto questo articolo, potreste leggere anche I social media, il sé virtuale e la maledizione dei tempi interessanti.

3 Commenti a Il meme, Bernie Sanders e l’archetipo dello spettatore

  1. Walter

    Like Umarell

    Un po’ distratto dagli eventi del l’investitura e delle tensioni della dipartita dell’inno innominabile, non ho colto il collegamento.
    Quindi ho visto spuntare questo omino dovunque, come un gioco diffuso di piazzare il vecchietto infreddolito con le muffo un pó dovunque.

    La cosa è andata avanti un per un bel po’, poi ho letto il post di Annamaria e tutta la nebbia si è diradata, Grazie.

     
  2. Walter

    Scusate ma non mi ero accorto delle parole impasticciate dal correttore automatico…

     
  3. Walter

    Like Umarell

    Un po’ distratto dagli eventi dell’investitura e delle tensioni della dipartita dell’innominabile, non ho colto il collegamento.
    Quindi ho visto spuntare questo omino dovunque, come un gioco diffuso di piazzare il vecchietto infreddolito con le muffole un pó dovunque.

    La cosa è andata avanti un per un bel po’, poi ho letto il post di Annamaria e tutta la nebbia si è diradata, Grazie.

     

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