Alcune disparità di genere sono così sostanziali e permanenti che sembra noioso continuare a ricordarle. E invece bisogna farlo. Altre sono sommerse e pressoché invisibili, ma non meno rilevanti. E altre ancora non ci appaiono come disparità, ma come semplice esito di scelte funzionali e “naturali”.
Ma funzionali e chi, e in che modo naturali?

Un sintetico ripasso può servire. Qui di seguito metto in fila, senza troppi commenti perché non ce n’è bisogno, nove ambiti in cui la disparità di genere è ancora oggi rilevante. Si tratta di disparità concrete, reali, sistemiche e sì, in larga parte strutturali. Cioè, profondamente radicate nelle strutture sociali, economiche, politiche, tecnologiche, mediatiche…

Segnalo che diverse informazioni (punti 1, 6, 7) sono tratte da Per soli uomini, di Emanuela Griglié e Guido Romeo, di recente pubblicato da Codice.  È un piccolo libro, equilibrato e istruttivo. Promuove un’idea semplice e potente: ancora oggi viviamo in un mondo disegnato su dati quasi esclusivamente maschili. Ma una maggiore attenzione alla riduzione della disparità di genere favorisce tutti. E non solo le donne: anche gli anziani, i bambini. E anche gli uomini.

1 – Salute e sicurezza
La ricerca medica è sempre stata asimmetrica. La necessità di una medicina genere-specifica, capace di tener conto delle differenze fisiologiche tra corpo maschile e femminile, comincia a essere percepita solo a partire dai primi anni 90 grazie a un articolo della cardiologa Bernardine Healy. In Italia, una legge del 2018 ne promuove lo sviluppo.

I farmaci esistenti (per quelli di nuova formulazione non sarà più così) sono stati progettati e testati (tollerabilità, dosaggi, reazioni avverse) a partire da un “maschio bianco standard” tra i 20 e i 30 anni, del peso di 70 chili e alto un metro e 70. Ovviamente, non si tratta di un parametro rappresentativo neppure per gli uomini. E, per esempio: i sintomi dell’infarto nelle donne, che sono diversi da quelli degli uomini, appaiono tuttora più difficilmente riconoscibili come tali.

E ancora: le mestruazioni sono sempre state ritenute un’imbarazzante faccenda di esclusiva pertinenza femminile. Solo nell’ottobre 2021 l’iva sugli assorbenti igienici è stata ridotta al 10 per cento. In precedenza, come ha segnalato Milena Gabanelli in un memorabile articolo, questi venivano tassati al 22 per cento, come i tappeti orientali, lo spumante e le pellicce (tra i beni considerati invece primari: tartufi, merendine, francobolli da collezione, basilico e rosmarino).

Infine: è l’Organizzazione Mondiale della Sanità a definire la violenza contro le donne “un problema di salute di proporzioni globali enormi”. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili (2014) circa un terzo delle donne italiane ha subito nella propria vita qualche forma di violenza.
Per Istat, il senso di insicurezza delle donne è decisamente maggiore di quello degli uomini: il 36,6% non esce di sera per paura (a fronte dell’8,5% degli uomini), il 35,3% quando esce da sola di sera non si sente sicura (il 19,3% degli uomini). Gli anziani hanno un profilo di insicurezza simile.

2 – Lavoro e stipendi
In Italia c’è uno storico, ampio divario occupazionale tra uomini e donne (20 punti nel 2019). Durante la pandemia, le donne hanno perso il lavoro due volte più degli uomini, e il loro salario ha subito maggiori riduzioni. Nel nostro paese, le donne guadagnano il 3,8 per cento in meno degli uomini nel settore pubblico, il 17 per cento in meno nel settore privato (Dato Eurostat). Una legge per contrastare la disparità salariale viene varata a fine ottobre 2021. Riguarda le aziende con più di 50 dipendenti.

Sempre secondo Eurostat, oggi solo il 28 per cento delle funzioni dirigenziali appartiene alle donne. Il Censis sottolinea che le donne tendono anche ad essere vittima di overeducation, vale a dire che, anche quando sono occupate, non è raro il caso che svolgano lavori per cui sarebbe sufficiente un titolo di studio più basso di quello posseduto.
Ancora oggi il lavoro di cura ricade per l’80 per cento circa su spalle femminili. Il sistema delle quote rosa si applica solo agli organi di governo di grandi società. È una goccia nel mare, e non ha prodotto gli auspicati effetti a cascata. Non significa che le quote rosa sono inutili. Vuol dire che non bastano a ridurre significativamente la disparità di genere.

3 – Istituzioni e dintorni
Scrive Pagella politica: La storia della Repubblica Italiana è segnata dalla cronica mancanza di donne in posizioni di potere. Nessuna donna è infatti mai stata eletta presidente della Repubblica o presidente del Consiglio e la prima a presiedere il Senato è l’attuale presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, eletta nel 2018. Il Post ricorda invece che il governo Draghi è quello con più donne di sempre. Ma appunto: non bisogna guardare solo alla quantità, ma anche alla qualità dei ruoli. E comunque.
Candidate sindache nelle elezioni amministrative 2021: solo il 18 per cento.
Università: abbiamo solo 7 rettrici a fronte di 77 rettori maschi. Diplomazia: secondo il Women in Diplomacy Index siamo al trentesimo posto nel mondo per numero di donne ambasciatrici: sono il 18 per cento, solo 17 su 133.

4 – Media
Anna Masera segnala che in Italia le donne giornaliste sono il 44 per cento. Guadagnano il 18 per cento in meno dei colleghi e la quota delle donne nelle posizioni di direzione dei principali media (prendendo i primi due per ogni categoria: tv, radio, giornali, digital native è… zero.

5 – Ricchezza e povertà
Secondo Boston Consulting Group, a livello globale, la ricchezza delle donne ha mostrato una crescita senza precedenti nell’ultimo decennio. Le donne oggi controllano il 32% della ricchezza mondiale (ma restano comunque più del 50 per cento della popolazione mondiale).
Sempre secondo BCG, per ogni dollaro di investimento raccolto, le start-up di proprietà di donne generano 0,78 dollari di entrate. Le  imprese gestite da uomini generano 0,31 dollari.

A proposito, invece, di povertà, la Luiss ricorda che Le Nazioni Unite hanno sostenuto che è costituito da donne il 70 per cento della povertà mondiale. Anche le madri single sono notevolmente più a rischio di povertà dei padri soli. Come si è di recente osservato, “la povertà è sessista”.

6 – Intelligenza artificiale e dintorni
Gli algoritmi saranno sempre più spesso impiegati per prendere decisioni rilevanti: assunzioni, terapie, sentenze giuridiche, prestiti. Per affinare le proprie prestazioni, acquisiscono ed elaborano enormi quantità di dati. Se i dati storicamente disponibili sono “al maschile”, il funzionamento degli algoritmi non riesce a essere neutrale perché riflette la disparità di genere pregressa.

Il problema si è già posto più volte. Nel 2015 si è scoperto che l’algoritmo di Google mostrava offerte di lavori d’alto livello agli uomini e non alle donne. Amazon nel 2018 ha dovuto ritirare un programma di selezione del personale perché penalizzava sistematicamente le candidate.  Il sistema di pagamento Apple Pay, sviluppato insieme a Goldman Sachs, nel 2019 ha riconosciuto alla signora Hansson (e non solo a lei) un’affidabilità creditizia venti volte inferiore a quella del marito, nonostante un indice di solvibilità più alto.
Un problema nel problema è che gli sviluppatori sono in larghissima parte giovani maschi bianchi. Un altro è che l’intera Silicon Valley continua a essere, bè, piuttosto sessista.

7 – Oggetti, ambienti, infrastrutture
La disparità di genere può si trova davvero dappertutto. Le tute spaziali non tengono conto delle proporzioni del corpo delle astronaute. Solo dal 2020 ci si può sedere nelle toilette della stazione spaziale.
A proposito di bagni: le code fuori dai bagni pubblici femminili derivano dal fatto che le donne impiegano 2,3 volte il tempo che serve agli uomini. Questo non succede perché sono più lente, ma perché spesso accompagnano disabili, bambini, anziani. E poi ci sono le differenze anatomiche. In sostanza: l’eguaglianza nel numero dei bagni disponibili è una disuguaglianza di fatto, e si trasforma in svantaggio per tutte le donne che si trovano fuori casa.

E ancora: i giubbotti antiproiettile non sono studiati per chi ha un seno. Le temperature degli edifici sono regolate sul tasso metabolico maschile. Gli smartphone, come i pianoforti e le tastiere, sono fabbricati sulle misure delle mani maschili (in media, 2 centimetri e mezzo più grandi di quelle femminili). I caschi per la realtà virtuale sono troppo grandi.
Solo dal 2011 si è cominciato anche a usare manichini femminili per i crash test delle automobili (in realtà, solo manichini più piccoli, che però non tengono conto della diversa vulnerabilità al colpo di frusta). Non è ancora stata sviluppata una cintura di sicurezza adatta alle donne in gravidanza.

8 – Rappresentazioni e spazi pubblici
La disparità di genere si riflette negli spazi pubblici. Secondo i dati dell’associazione Miriconosci, escludendo le Madonne, le allegorie (la Vittoria, la Patria e così via) e le statue che si trovano in ospedali, scuole e cimiteri, in Italia sono state censite solo 148 statue pubbliche che rappresentano donne. Quasi la metà rappresenta ruoli (madri, lavandaie, partigiane…) e non persone realmente vissute. Quasi tutte rimandano al sacrificio e alla cura.
Molte sono stereotipate. Molte sono incomprensibilmente nude, come la lavandaia di Bologna e quella di Massa. O in abiti e atteggiamenti incongruamente sexy, come la Spigolatrice di Sapri.

E a chi verrebbe in mente di rappresentare nudo uno dei molti giornalisti assassinati? Però ad Acquapendente, Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli sono raffigurate nude, “a indicare onestà e purezza”.
Per carità, la storia dell’arte è piena di nudi, femminili e maschili. E non è questione di censura, ma di buonsenso, di rispetto e di dignità.

Il Post segnala che in 21 capoluoghi italiani sono state censite 24.572 strade intitolate a persone. Si queste, è intitolato a donne il 6,6 per cento, per un totale di 1626 strade. Che diventano 959 se si escludono le martiri e le sante. Per statistiche più dettagliate si veda il sito di Toponomastica femminile.

9 – Nobel e dintorni
Donne a cui è stato sottratto un Nobel che avrebbero meritato per il loro contributo a scoperte scientifiche fondamentali (il premio è andato a colleghi e supervisori maschi): (Lise Meitner, fisica (fissione nucleare, Nobel 1944). Chien-Shiung Wu, fisica (Modello Standard, Nobel 1957). Rosalind Franklin, chimica e cristallografa (doppia elica del DNA, Nobel 1962). Yocelyn Ben Burnell, astrofisica (scoperta delle pulsar, Nobel 1974). E diverse altre.

Dei quasi mille premi Nobel attribuiti fino a oggi, solo 57 sono andati a donne. Oltre la metà di questi per la pace (17) e la letteratura (16). Anche considerando che, specie in passato, le ricercatrici sono state meno dei ricercatori, la cosa non ha statisticamente alcun senso, e la probabilità che esista un pregiudizio contro le donne è del 96 per cento.

L’immagine di questo articolo riprende il dettaglio di un’illustrazione di Patrik Svensson. Qui la sua pagina Instagram.
Post scriptum. A proposito di parità di genere nella comunicazione pubblicitaria, vi linko un intervento del 2013 all’assemblea dell’UPA. Oggi, fatti salvi i cambiamenti di contesto, ripeterei le stesse cose parola per parola.

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