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Leggere è tutta un'altra storia

Certo, in Italia l’abitudine a leggere libri non è esattamente diffusa, e una campagna per promuovere le lettura è più che opportuna. Ma, a proposito della recente campagna ministeriale Leggere è il cibo della mente, passaparola, si può avere  qualche dubbio: ehm… siamo certi che improbabili lettori biancovestiti svolazzanti nel giardino dei Finzi Contini avvicinino alla lettura chi lettore non è? E che basti citare un tormentone pubblicitario + un luogo comune sussiegoso? Dov’è la passione? E si può fare altrimenti?

BELLE CAMPAGNE STRANIERE. Incoraggiare le persone a leggere libri si può. All’estero si fanno campagne per la lettura assai più sensate e, credo, efficaci.
Basterebbe dire che leggere, un atto normale di persone normali in posti normali, è un modo per uscire dalla realtà e aprire porte verso mondi fantastici. Che i lettori sono una comunità che condivide storie che generano altre storie. Che chi legge sa esprimersi meglio, e con parole che toccano il cuore.

LEGGERE LIBRI AI BAMBINI. Basterebbe proporre un sito consistente (eccone uno americano e uno inglese) sulla lettura. O un concorso per incoraggiare gli adulti a leggere libri ai bambini: se sai raccontare una barzelletta in un pub, tu sai leggere un libro a un bambino (ecco il delizioso video vincitore). Basterebbe aiutare i bambini piccoli a inventare storie. O dare il buon esempio.
Basterebbe rileggere Rodari. O i Dieci diritti del lettore di Pennac. Basterebbe perfino dare un’occhiata ad aNobii. Ma no: viene il sospetto che chi ha avuto per le mani la campagna sia non troppo dissimile, in quanto a dimestichezza coi libri, da questa signorina.

22 Commenti a Leggere è tutta un’altra storia

  1. Utente Anonimo

    mammina mia. mi viene voglia di smettere di leggere, la sensazione che mi dà, a pelle, è: che cumulo di sfigati

     
  2. Giovanna Cosenza

    E con questo, la campagna ha avuto quel che si merita. Parole ultime e definitive, quelle di Annamaria Testa. Fossi in loro andrei subito a nascondermi. Ma la vergogna non abita da quelle parti. Ciao, Giovanna

     
  3. molta gente

    ho da poco aperto la mia pagina di Anobii (www.anobii.com/moltagente) per cercare stimoli letterari. ho passato due giorni a costruire la mia libreria e ora aspetto che un deus ex machina mi dia dei suggerimenti su cosa leggermi nelle prossime due settimane: finora niente. In quanto a cibo per la mente, la feltrinelli potrebbe forse saperne di più, ma del passaparola del ministero non so proprio che farmene. leggere un libro è regalarsi un altro mondo, una visione, un’evasione o una galera, a seconda del soggetto naturalmente. com’è possibile che tutto questo si riduca ad un banale gioco di (passa)parole?

     
  4. Graziano

    Allora era meglio “Magic book…”. Non vado avanti senno Annamaria mi scrive che parliamo sempre di politica…:-) Ma siamo sicuri che non fosse uno spot scartato dalla Barilla e che, al posto dei libri, c’erano dei pacchi di biscotti? Perchè, in questo caso, cambierebbe tutto…

     
  5. annamaria

    Il guaio vero della campagna italiana è che dubito che qualche lettore ci si riconosca. Ma andiamo oltre: avete visto che meraviglia gli esempi stranieri? E quanto si può imparare? Il papà che legge al suo bambino la storia dei piselli è fantastico (e anche la storia, lieve e piena di humour com’è). E la catena di lettori che unisce l’Ismael di Moby Dick a Sherlock Holmes, a Peter Pan, all’arcivescovo di Canterbury… facce comuni, in situazioni comuni. Ma un’idea del leggere piena di fascino e di competenza. E avete visto i siti? Se solo ci fosse l’abitudine di andare a controllare qual è lo stato dell’arte e quali sono le best practice – bastano un po’ di clic e un po’ di pazienza: sul web ormai c’è davvero tutto – prima di inventarsi delle robe stravaganti. Sigh.

     
  6. Utente Anonimo

    Cara Annamaria, grazie per la bellissima rassegna di video. Me la sono veramente goduta. La campagna italiana è insulsa, sembra una copertina del mensile Natural dove tutti sono sempre vestiti di lino bianco e abitano nei prati giorno e notte. E’ vero che il confronto ci fa apparire irrimediabilmente provinciali, però trovo sempre che sia consolante poter vedere e condividere così facilmente tante cose così belle, anche se pensate e realizzate fuori dai nostri confini. Se ci piacciono e le facciamo nostre, un po’ poi appartengono anche a noi. Certo, come persone e non come paese 😉 Un abbraccio. Luisa C. PS La semplicità dello spot spagnolo con papà e bimba che fanno colazione all’unisono mi ha conquistata.

     
  7. eli

    Sono d’accordo con tutti i vostri commenti, ma una sensazione io non provo: lo stupore. A me il basso livello qualitativo sembra prevedibile e coerente. Questo meraviglioso sito è animato e frequentato da chi si muove bene all’interno di tutti i linguaggi della comunicazione o da chi, come me, ritiene di non avere conoscenze adeguate e cerca di rimediare e di costruirsi parametri di valutazione. Auspico un futuro di fruitori esigenti. elisabetta

     
  8. eli

    scusate, completo il mio commento: i fruitori sono quelli delle campagne di comunicazione, non quelli di questo sito. sono una pasticciona.

     
  9. annamaria

    @ Elisabetta: tranquilla, ti sei fatta capire benissimo 🙂 @ Luisa Carrada: la semplicità è un gran gesto. Mestiere di Scrivere sta facendo da anni un lavoro in questa direzione. Magari qualche seme, da qualche parte, germoglia. @ Graziano: libri da sgranocchiare sarebbe stata una metafora interessante, però. @ Moltagente: credo che tu debba andare a rubare idee nelle librerie degli anobiani che ti ispirano più fiducia. O partecipare a qualche gruppo. Io non ho mai tempo, e la mia libreria sta mettendo le ragnatele. @ Giovanna (ciao!) e Anonimo: mmmh… speriamo che la prossima volta vada meglio. Sarò ingenua, ma continuo a credere che i buoni esempi possano servire. Già che ci sono, apro un altro tema. Su Repubblica del 13 luglio, in prima pagina, Pietro Citati scrive: “ogni sera, per almeno tre quarti d’ora, i padri e le madri dovrebbero leggere, a puntate, un libro ai figli bambini: cosa che quasi in nessuna famiglia italiana si fa per ignoranza, confusione mentale, disprezzo dei figli, considerati noiosissimi e indegni di attenzioni così delicate.” Siamo sicuri che sia il tono giusto? E che l’indicazione sia corretta? TRE quarti d’ora di lettura ad alta voce è un tempo faticosissimo anche per un attore professionista. La realtà è che bastano CINQUE minuti (la -ripeto- meraviglia di video “eat your peas” dura tre minuti e quattordici secondi). Una favola classica non chiede tanto di più. E neanche (esperienza personale) qualche pagina di Pinocchio, di Coraline o de La storia infinita. Forse, se si suggerisse alle famiglie di dedicare cinque minuti ogni sera, e se non gli si dicesse che disprezzano i figli, si potrebbe magari ottenere qualche risultato. Possibile che tra superficialità modaiola e arroganza punitiva non esista (almeno quando si parla di leggere, cavoli!) una terza strada fatta di buonsenso, attanzione, piccoli gesti che, nel tempo, possono produrre cambiamenti?

     
  10. Giuliano Cuccurullo

    Non so perché, a me LEGGERE è IL CIBO DELLA MENTE mi fa pensare a FIRMINO di Sam Savage e non so nemmeno perché lo stia citando, ma quello che trovo in questa campagna è che manca di fantasia, non c’è emozione, sembra fatta da chi non ha mai letto di sua sponte. Certo, dopo la carrellata dei vari link riportati risulta ancora più anonima e trovo nelle affissioni esterne la sua espressione peggiore. è un peccato perché il tema era davvero stimolante e poteva essere affrontato in tanti modi…e non solo, perché a mio modestissimo parere (malgrado tutto, retorica compresa) anche con IL CIBO DELLA MENTE o solo con il PASSAPAROLA potevano giocarci meglio…però, da parte nostra, possiamo sempre leggere un buon libro sulla pubblicità per evadere un po’…

     
  11. Giuliano Cuccurullo

    Quello che ha scritto Pietro Citati è uno di quei casi in cui NON leggere è cibo della mente. Passaparola…

     
  12. Graziano

    Bella l’intervista sul Corrierone. Complimenti!

     
  13. Ekalix

    Pare che nella campagna manchi la componente fondamentale: l’idea che davvero un libro possa cambiartela, la vita. Magari la componente non si sente perché assente dalla mente di chi se ne è occupato veramente. (“ente” “ente”me la finisco, giuro.) Elx http://www.kalix.ilcannocchiale.it

     
  14. Giuliano Cuccurullo

    Scusate l’ennesimo intervento, giuro che è l’ultimo (: salvo imprevisti :). Voglio solo ricollegarmi a quello che dice elisabetta g quando fa riferimento alla mancanza di stupore per uno spot così. In fondo credo sia vero che da una campagna promossa da un Ministero non ci si aspetti granché. Forse ci stiamo abituando a messaggi un po’ retorici e scontati. Ma, secondo me, non sta ai fruitori dei messaggi essere più esigenti. Perché, di fatto, i destinatari di una campagna sono già, inconsapevolmente, esigenti. Se il messaggio non li cattura lo snobbano. Il loro essere esigenti si traduce nella mancata recezione del messaggio, in un mancato feedback, credo. Penso che tocchi a chi uno spot lo commissiona (che dovrebbe Affidarsi a dei professionisti e pretendere da questi il meglio) e a chi quello spot lo realizza (che dovrebbe esigere il meglio da se stesso) rendere i fruitori esigenti. Le persone pretendono quello cui sono abituati a ricevere, in fondo.

     
  15. eli

    Ringrazio Giuliano Cucurullo per aver discusso il mio intervento e cercherò di rispondere perché è un argomento che mi sta molto a cuore. Io non sono convinta che chi commissiona uno spot abbia sempre la capacità di riconoscere in ciò che gli viene offerto originalità, lavoro, impegno, ricerca, professionalità. E non sono convinta che chi realizza spot si ponga l’obiettivo di affinare le sensibilità. Così come non se lo pongono molti produttori di cartoni animati, molti editori, molti, molti, molti. Poi c’è qualcuno che decide di “perdere”, io dico investire, il proprio tempo ad imbastire discorsi come questi. Lei termina dicendo che le persone pretendono quello che sono abituate a ricevere, è proprio questo che mi preoccupa. Le propongo un’esperienza: provi a condurre con alcune persone, anche di buon livello culturale, una conversazione argomentativa sul se e perché questo spot o magic Italy sono brutti. Mi piacerebbe che me ne comunicasse i risultati. Io intanto continuo a lavorare dall’altra parte, sull’autorieducazione. elisabetta

     
  16. Giuliano Cuccurullo

    Cara Elisabetta, innanzitutto scusa se ti do del tu ma spero vivamente che tu faccia la stessa cosa ;). Io credo che non sia mai una perdita di tempo discutere con gli altri in generale, figuriamoci di questi argomenti. A vedere gli spot che ultimamente vengono veicolati tutto sembrerebbe darti ragione, anche se bisognerebbe sapere come siano state gestite le cose. Lo spot sulla lettura, che non ha un’idea di fondo, a me non sembra realizzato da un’agenzia, mi fa pensare a una produzione interna. Un compito assegnato a chi non si occupa di comunicazione da chi ne capisce meno (non che qualsiasi agenzia sia capace di fare di meglio, eh). Ma è un po’ tutta la comunicazione degli Enti Pubblici a essere di tal livello e questo, secondo me, è dovuto proprio a come viene gestita. A partire dalle gare di assegnazione dei progetti che vedono vincitrici sempre le stesse agenzie. Le capacità, di chi commissiona e di chi realizza, credo siano soggettive. Più che di bravura potrebbe anche essere una mancanza di organizzazione e quindi di competenza? Per quanto riguarda il “Magic” logo mi è capitato di discuterne più volte e ti dico che sulla versione iniziale più o meno il parere di quasi tutti era più che negativo: poco logo, poco italiano, molto televendita, molto brutto. Sulla seconda versione invece il discorso è diventato leggermente politico. Di fondo mi è sembrato che ci fosse poco interesse per l’argomento. Di questo spot ti farò sapere. giu.

     
  17. Utente Anonimo

    Nulla da dire sulla polemica “Liscia, gassata o Ferrarelle?”

     
  18. Utente Anonimo

    Ciao a tutti. Non commento lo spot governativo perchè mi troverei a dover ripetere cose già scritte. Leggendo i vari commenti mi è sorto un dubbio: ma serve uno spot per invitare a leggere chi non legge di sua sponte ? Mi spiego meglio : io e mia moglie abbiamo ospitato per qualche anno una nipote proveniente da una famiglia problematica. Abbiamo accolto la ragazza quando aveva circa 19 anni, con tra gli altri problemi anche un problema di analfabetismo di ritorno. Con l’ esempio, pazienza e varie argomentazioni e azioni l’ abbiamo aiutata ad inizare a leggere. Quando ci siamo separati se ne è andata con una borsa piena di libri : non male per chi non leggeva neppure fumetti. Ho portato questa breve storia come esempio : nelle condizioni di mia nipote si trovano migliaia di ragazzi, gli stessi ai quali gli spot educativi sono destinati. Sono gli stessi giovani che non vanno al cinema, che in televisione guardano i programmi più beceri… Abbiamo la certezza che siano in grado di comprendere il messaggio degli spot ? Fabrizio

     
  19. annamaria

    Sono in un meraviglioso posto in Puglia, le connessioni sono lentissime e il campo va e viene… ma ora finalmente sono riuscita a scaricare l’eco della stampa. Dedico a questa storia un pezzetto del prossimo post. E magari escono due righe sul Corriere. Comunque: il mondo della pubblicità è pieno di polemiche di questo genere, e ciascuno ha la sua dose. Ma anche gli scienziati non se la passano meglio: dal contenzioso sull’invenzione del telefono a quello su chi ha individuato per prima l’HIV. La comunicazione: ma dai, nonostante tutto ha funzionato. Tu mi hai avvertita, no? Grazie, dunque.

     
  20. annamaria

    @Fabrizio: proprio così. Che bella storia hai raccontato. @ utente anonimo/17: non so qual è il tema della polemica.

     
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