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Modelli di ruolo: ci servono. Ma ci piacciono? E ci bastano?

Avete mai sentito parlare di modelli di ruolo? E se vi chiedo di individuare un vostro modello di ruolo, presente o passato, qual è il primo che vi viene in mente? Un genitore o un adulto rilevante nella vostra infanzia? Un indimenticabile professore? O un personaggio pubblico che avete ammirato da adolescenti? Oppure un personaggio letterario o cinematografico, che fantasticavate di emulare? E quali sono, se ne avete, i modelli di ruolo a cui vi ispirate oggi?
Beh, se non ci avete mai pensato, prendetevi trenta secondi di tempo e fatelo adesso.

PERSONAGGI AMMIREVOLI. L’idea di modello di ruolo è stata formulata dal sociologo Robert Merton, uno che ci ha regalato anche un altro paio di concetti-grimaldello: definizioni semplici e intuitive che ci aiutano a intercettare e a comprendere meglio fenomeni complessi. Per esempio, l’idea di conseguenze inattese. O quella di profezia che si autoavvera.
Nella sostanza, un modello di ruolo è un sistema di tratti (comportamento, carattere, capacità, stile di vita, etica) che si incarnano in una persona, o perfino in un personaggio, e lo rendono ammirevole ai nostri occhi, tanto da ispirarci e da orientarci nelle scelte che compiamo.

TENERE LA BARRA DRITTA. Oggi, nella mente di molti, il concetto di modello di ruolo ha una sfumatura aziendalistica: ammirare capi tosti e persone di successo aiuterebbe a tener duro, a coltivare le proprie ambizioni e a far carriera.
Ma, ne sono convinta, si tratta di una interpretazione riduttiva. In realtà, dotarsi di buoni modelli di ruolo può aiutare a sapere chi si vuol sognare di essere. A partire da questo, a decidere che cosa si vuole fare nella vita e come lo si vuole fare. A convincersi che ci si può riuscire. E a tenere la barra dritta abbastanza. Per questo avere buoni modelli di ruolo è cruciale nell’infanzia e nell’adolescenza.

MODELLI POSITIVI. Per esempio, diverse ricerche dimostrano che dotarsi di modelli di ruolo positivi, anche in termini di sensibilità al rapporto medico-paziente, è fondamentale per gli studenti di medicina. O che, alla faccia dei luoghi comuni, le prestazioni delle donne in ambito matematico migliorano in presenza di modelli femminili competenti.
A proposito di donne: già un sacco di tempo fa sostenevo che anche l’assenza di una gamma di credibili, contemporanei e realistici modelli di ruolo fosse un problema, specie nel nostro paese. Non mi sembra che le cose siano molto cambiate. Ma, forse, il dibattito mondiale acceso attorno al caso Weinstein potrebbe dare risultati virtuosi anche in questo senso.

IL RILIEVO DEI MEDIA. Facendo mente locale, potreste anche rendervi conto che ogni ambito socioculturale e ogni generazione ha (anche) modelli di ruolo suoi, tipici. E che lo spirito di chi “abita” ambienti e generazioni diverse è, per molti versi, connesso coi modelli di ruolo più accessibili e più diffusi.
Tutto ciò ci porta a due altri punti importanti: il primo riguarda il rilievo dei mass media nell’intero processo. Attraverso le loro scelte editoriali e narrative, i media offrono al pubblico una mutevole selezione (un menu, continuamente aggiornato e variamente chiosato) di possibili modelli di ruolo.
I più visibili e meglio presentati diventeranno, molto probabilmente, anche i prediletti. Questo assegna un ulteriore grado di responsabilità ai media e, oggi, anche ai social media.

NUOVI MODELLI PER TEMPI NUOVI. Il secondo punto rimanda all’effettiva disponibilità di nuovi e adeguati modelli di ruolo per tempi nuovi. Faccio qualche altro esempio: nel 2016 l’Independent afferma con soddisfazione che Michelle Obama supera perfino Beyonce come modello di ruolo per le ragazzine (è tosta, è bella, mangia sano, fa ginnastica, era brava a scuola). Nel 2017 Newsweek segnala che Melania Trump viene proposta come, ehm ehm, modello di ruolo in Croazia, per incentivare i suoi connazionali a studiare l’inglese.
Del fatto che Donald Trump sia un buon modello di ruolo per i ragazzini si discute accanitamente negli Stati Uniti (e la cosa sorprendente è che qualcuno, per esempio il 72 per cento dei repubblicani, dica di sì. Anche il Dailybeast dice di sì, ma intende tutta un’altra cosa). Sul fatto che Barak Obama fosse un ottimo modello di ruolo ci sono, invece, pochi dubbi.

VISIBILI E RESPONSABILI. Anche se nessuno può decidere unilataralmente di essere o di diventare un modello di ruolo (sono sempre gli altri a scegliere), sta di fatto che chi ha una dose di visibilità, piccola o grande che sia, ha (o dovrebbe sentire di avere) una responsabilità in più nel momento in cui si configura, anche, come potenziale modello di ruolo. Indovinate come mai l’idea continua a tornarmi in mente in questi tempi di sgangherata campagna elettorale.
Per questo concludo con un’altra domanda: quali nuovi modelli di ruolo stiamo producendo, qui da noi? Sono credibili? Ci piacciono? E, soprattutto, ci bastano?

Le immagini di questo articolo sono collage della bravissima Eugenia Loli. Qui una selezione dei suoi lavori. Qui un articolo che vi dice chi è. Questo testo esce anche su internazionale.it

2 Commenti a Modelli di ruolo: ci servono. Ma ci piacciono? E ci bastano?

  1. Magari

    Strano, oltre ai leader dei principali partiti non mi vengono in mente modelli di ruolo – e i leader di partito attuali sono tutti inguardabili.

    Forse una volta avrei potuto citare qualche presentatore (sigh) o qualche artista (sigh), ma oggi, sinceramente, forse perché non fruisco più nè TV nè social, non mi viene in mente nessuno.

    Non so.
    Sarebbe possibile aumentare la visibilità di Corrado Augias e del clan Angela (Piero & Alberto)?

     
  2. Fiorella Palomba

    La mia insegnante di filosofia, nelle scuole superiori, è stato un modello di ruolo importante per me. Era colta, bella, capace di interessare noi studenti.
    Maria Callas è stato un altro modello: in realtà era la sua voce il modello.

    Non ho una risposta alla domanda, peraltro importante, che poni Annamaria a conclusione della tua nota

     

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