Scala Allport
Scala Allport: quanto pericolosi sono i discorsi d'odio

La scala Allport serve per valutare il grado di pregiudizio e discriminazione esistente all’interno di un gruppo sociale o di una comunità. La concepisce nel 1954 lo psicologo cognitivista americano Gordon Allport, autore del seminale Nature of prejudice.
Allport è un vero pioniere (per dire: tra i suoi allievi c’è anche Stanley Milgram. Quello del famosissimo e raggelante Esperimento di Milgram sull’obbedienza all’autorità).

I 5 LIVELLI DELLA SCALA ALLPORT. Ve li racconto in sintesi perché conoscerli e saperli identificare, in questi tempi ruvidi e ostili, può tornare utile assai. 
Mi toccherà usare un sacco di virgolette, perché la percezione della “diversità” e dell’”inferiorità” (e la discriminazione che ne consegue) sono, oltre che odiose, fluttuanti, arbitrarie e soggettive. E infatti vi prego di ricordare che ciascuno di noi è, potenzialmente, il “diverso” e l’”inferiore” (o, per dirla con  De Crescenzo, il meridionale) di qualcun altro. 

RAPPRESENTAZIONI NEGATIVE E DISCORSI D’ODIO. Dunque, eccoci al primo livello della Scala Allport. Il quale riguarda le rappresentazioni negative (antilocution) che un qualsiasi gruppo (ingroup) dà di coloro che sono giudicati “diversi” (outgroup).
A questo livello stiamo parlando di uso di stereotipi, maldicenza, ridicolizzazione,  discredito, discorsi d’odio. 

PREGIUDIZI, EVITAMENTO, EMARGINAZIONE. Il secondo livello consolida le rappresentazioni negative trasformandole in pregiudizi. Il disprezzo e lo stigma sociale che gìà al primo livello colpiscono i “diversi” si traducono in evitamento (avoidance). Il gruppo tende ad azzerare ogni occasione di contatto materiale, a cominciare dal contatto oculare. 

Insomma: i “diversi” non si guardano, non si toccano e vanno tenuti il più possibile lontani. Conseguenza: i “diversi” vengono emarginati e isolati. Cosa che, oltre a causare profonde ferite psicologiche, ovviamente riconferma la loro “diversità”.

DISCRIMINAZIONE E CENSURA. Il terzo livello (discrimination) riguarda la concretezza della quotidianità. I pregiudizi si trasformano in subordinazione costante e in divieti discriminatori. Ai “diversi” è limitato o negato l’accesso alle opportunità che la comunità offre, dall’istruzione al lavoro, alla sanità pubblica, alle case popolari, ai servizi sociali. La facoltà di espressione dei “diversi” è ridotta. Se provano a far valere le loro ragioni vengono ignorati o interrotti. Oppure quanto dicono viene riformulato.

VIOLENZA FISICA. Il quarto livello (physical attack) riguarda un’intolleranza così estrema da esprimersi attraverso il ricorso alla violenza e all’aggressione fisica. Stiamo parlando di agguati, pestaggi, stupri e spedizioni punitive. I beni materiali di proprietà dei “diversi” possono essere bruciati o vandalizzati. 

ELIMINAZIONE FISICA. Il quinto livello (extermination) riguarda la cancellazione dei “diversi”, che può verificarsi attraverso lo sterminio o la rimozione di un’ampia frazione del gruppo, o dell’intero gruppo.

Tutto ciò vi suona familiare e vi ricorda sia eventi del recente passato, sia fatti della cronaca contemporanea, vero? 

NIENTE SOTTOVALUTAZIONI. Per carità: non è automatico che episodi di intolleranza riconducibili al primo livello della scala Allport siano destinati a intensificarsi nel tempo. Sottovalutarli e minimizzarli, però, è una pessima idea. Suggerisce che, tutto sommato, sia possibile alzare il tiro e passare impunemente da un livello all’altro.

ATTENZIONE COSTANTE. Mantenere un’attenzione costante e contrastare dichiarazioni e comportamenti ostili e discriminatori è invece un buon modo per evitare che le cose peggiorino. Che le “diversità” non tollerate si moltiplichino. E che l’avversione nei confronti dei “diversi” sia inizialmente considerata tutto sommato inoffensiva, e poi naturale, e poi legittima, e poi doverosa e necessaria.

… NON ERA RIMASTO NESSUNO. A proposito dei rischi del sottovalutare, vi ricopio questo testo, tratto da un sermone del teologo tedesco Martin Niemöller. Ce ne sono molte versioni.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. E poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

VITA VERA. La cosa da sapere è che il testo riflette la biografia dello stesso  Niemöller, prima ufficiale comandante di sottomarini e decorato. Poi pastore luterano, conservatore convinto e iniziale sostenitore del nuovo ordine hitleriano. Poi oppositore del regime e internato a Dachau. Infine, dopo la guerra, pacifista convinto e firmatario della dichiarazione di colpevolezza di Stoccarda, in cui le chiese protestanti tedesche si dichiarano, appunto, colpevoli di essersi opposte in modo troppo blando e tardivo al nazismo. Ma accorgersene “dopo” non cambia le cose, vero?

Ancora a proposito della percezione dei pericoli di stereotipizzazione e discorsi d’odio, c’è un ultimo punto interessante che voglio segnalarvi. 

CORRETTEZZA E INTEGRITÀ. Oggi alle imprese si richiedono correttezza e integrità assolute. Se n’è accorta Alitalia, che in un recente spot pubblicitario ha usato il blackface. Cioè un attore bianco, con la faccia dipinta di nero, che impersona Barack Obama. Obiettivo: il lancio di un nuovo volo diretto tra Roma e Washington. 

SCUSE DOVEROSE. Ne sono conseguiti scandalo e profonda irritazione, sia sui social media che sulla stampa d’opinione (qui il New York Times). Motivo: il blackface, e tutto ciò che lo evoca, negli Stati Uniti è considerato umiliante e profondamente razzista.  Alitalia si è scusata e ha cancellato lo spot. Il fatto che l’offesa sia stata palesemente non intenzionale non l’ha fatta percepire come meno grave.

In incidenti analoghi sono peraltro incorse diverse aziende. Il New York Times ricorda Gucci e Prada, H&M, Nike. Ma ci sono anche Zara e Burberry, e molti altri.

DUE PESI E DUE MISURE. Il punto è questo: all’offerta commerciale si chiede con attenzione, vigore e puntiglio crescenti di non incorrere mai, neanche per errore, in affermazioni o comportamenti discriminatori.
Invece, sembra che l’offerta politica si stia via via facendo più forte, in molti paesi, proprio attraverso messaggi e proposte discriminatorie, e facilmente riconducibili ai livelli della scala Allport. 

Insomma: che un politico pratichi costantemente i discorsi d’odio, o arrivi a incoraggiare implicitamente perfino l’aggressione fisica, sembra meno grave. Fa meno impressione, suscita meno scandalo.
Viene considerato solo (solo??) come un brutto espediente retorico per catturare consenso.  Una sgradevole conseguenza della necessità di farsi sentire e di mantenersi visibili sui social media.

UN PARADOSSO SU CUI RIFLETTERE. In altre parole: è come se da consumatori, e nei confronti delle aziende, si potesse oggi essere molto più attenti alla correttezza che da cittadini, e nei confronti della politica. È un paradosso sul quale varrebbe la pena di riflettere, ma sul serio.

2 Commenti a Scala Allport: quanto pericolosi sono i discorsi d’odio

  1. Emanuela Pulvirenti

    Come sempre, grazie.

     
  2. Maurizio Pansini

    “Basta collodio” Disse la lastra fotografica. MP

    Annamaria ricordi “Una risata vi seppellirà”?

    Continuo a professare, in mancanza di qualsivoglia opposizione, purtroppo.

     

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