questioni di metodo
attivismo in rete - 10 regole Attivismo consapevole in rete, in 10 regole semplici

Per parlare di attivismo in rete, ci tocca partire da qualche dato. Come ricorda Stefano Uberti Foppa su lavoce.info, il 95 per cento degli italiani accede a Internet almeno una volta al giorno; il 62 per cento usa la rete come primo veicolo per formarsi una rappresentazione della realtà; l’82 per cento dice di non saper riconoscere una fake news; il 62 per cento legge soprattutto i titoli degli articoli dei social network; l’85 per cento si fida dei giudizi on line. 

TROPPE INFORMAZIONI, TROPPA EMOZIONE. Inoltre, è ormai è attestato da molte ricerche il fatto che le persone, sui social network e non solo, fanno fatica a districarsi nell’enorme mole di informazioni disponibili, anche perché non approfondiscono e non controllano le fonti. Perché si sentono pressate dalla necessità di manifestarsi e di reagire. E perché lo fanno soprattutto in chiave emotiva, e quindi senza considerare le possibili conseguenze (premetto che il termine “conseguenze” ricorrerà più volte in questo articolo).

CONTESTI CRITICI. Queste caratteristiche di contesto, che rendono i social network un posto dove litigare e fare danni è molto più facile che informarsi, discutere,  capire e crescere, diventano ancora più critiche se si sta parlando di politica. 

SOCIAL NETWORK E ATTIVISMO. Tuttavia (e dobbiamo farcene una ragione) proprio sui social network  si sono spostati oggi l’attivismo, il dibattito e il confronto (anzi: lo scontro) politico È un terreno  totalmente disintermediato: aperto, accessibile, contendibile. Quindi ci si avventurano baldanzosamente tutti. E, sotto elezioni, sono tutti molto nervosi.

CATTURARE L’ATTENZIONE. Per avere un’idea dello sforzo intenso, e peraltro diseguale, che i partiti stanno facendo per catturare l’attenzione sui social network basta dare un’occhiata alla pagina italiana dell’European Elections monitoring center. Ai messaggi dei partiti si affiancano e si sommano sia i messaggi personali dei candidati (e una quantità di pagine fake da cui bisognerebbe semplicemente stare alla larga), sia i contributi di infinite schiere di attivisti e commentatori, che sfuggono a ogni censimento. 

UN PESO PRIMA INCONCEPIBILE. Il loro peso e la loro capacità di incidere, nel bene e nel male, sugli orientamenti collettivi è credo, paragonabile – se non superiore – a quello delle comunicazioni che appaiono sulle pagine ufficiali. Non a caso immagini, messaggi e commenti prodotti al di fuori di ogni ufficialità arrivano a rimbalzare perfino sui mass media tradizionali (tv e quotidiani). È un risultato che solo una quindicina d’anni fa sarebbe apparso inconcepibile. 

TRAPPOLE. Ma i social network sono anche un terreno infido, pieno di trappole, e soggetto a rivolgimenti improvvisi e imprevedibili. Proprio per questo ho pensato di raccogliere e proporre un po’ di raccomandazioni (forse) utili a esercitare un attivismo consapevole ed efficace in rete. Le scrivo nel modo in cui una zia pedante, ma affettuosa, si rivolgerebbe a ciascuno dei suoi nipoti brillanti e passionali). Prendetele, vi prego, con leggerezza (se sbuffate non mi offendo: anche questo fa parte del gioco). 

ATTIVISMO, IN 10 RACCOMANDAZIONI, Ecco, dunque.

1) OBIETTIVO E PRIORITÀ. Non perdere mai di vista il tuo vero obiettivo, e mantieniti orientato e focalizzato. Difendi il cuore della tua causa, presidia i punti qualificanti e, anche se ti prude la tastiera, evita di disperdere energie in polemiche inconcludenti. Considera sempre le conseguenze, e sii consapevole delle tue priorità.

2) VISIBILITÀ RIFLESSA. se in rete hai una buona visibilità, ricorda che certe polemiche possono essere accese da alcuni solo per godere di un po’ di visibilità riflessa. Pensa alle conseguenze, e non regalare preziosa attenzione alle provocazioni parassitarie.

3) OCCHIO ALLE NARRAZIONI. In effetti, visibilità è davvero la parola-chiave (visibile = importante = migliore). Oggi lo scontro politico ha per primo obiettivo la conquista della visibilità e, specie sui social network, si gioca sulle narrazioni. Le regole sono semplici e brutali: 

– se entri nella narrazione del tuo avversario, anche con le migliori ragioni e intenzioni di contrastarlo, lo legittimi e gli dai forza moltiplicando la sua visibilità

– se accetti le definizioni del tuo avversario, anche se per discuterle, confermi comunque le sue premesse e lo legittimi 

– se proponi una narrazione alternativa, e altrettanto o più attraente, gli togli forza sottraendogli visibilità. È molto, molto più difficile, ma questa è la cosa da fare.

4) MORRA CINESE E REGISTRI NARRATIVI. Ti ricordi come si gioca alla morra cinese ( sasso, carta, forbici, dove il sasso spezza le forbici, le forbici tagliano la carta, e la carta avvolge il sasso)? Con i messaggi in rete le cose funzionano pressappoco alla stessa maniera: rabbia e paura spezzano il ragionamento, il ragionamento taglia lo humor, lo humor disinnesca (avvolge) rabbia e paura. 

Se vuoi contrastare il tuo avversario senza rafforzare la sua narrazione, cambia il registro della narrazione. Per esempio, se il tuo avversario fa leva sulla rabbia e la paura, e se tu sei capace di usare lo humor (pochi ci riescono!) fallo senza esitare. E poi: ricordati sempre che una buona immagine moltiplica l’impatto di quanto stai affermando.

5)  ATTIVISMO DI SQUADRA. fare squadra agendo da singoli, così come si agisce in rete, è complicato. Ed è impossibile che tutti quelli che sostengono la tua stessa causa ti siano ugualmente simpatici. 

Ma, se non vuoi fare un favore all’avversario che avete in comune, pensa alle conseguenze ed evita di scontrarti in rete con chi sta dalla tua stessa parte, anche se in posizione defilata rispetto alla tua. Sei arrabbiato con qualcuno che la pensa come te, ma non proprio o non abbastanza come te? Telefonagli.

6) CONSEGUENZE AVVERSE.  Qualche volta l’urgenza di scrivere la cosa che appare in sé giusta porta a raggiungere l’obiettivo sbagliato. Si chiamano conseguenze avverse. Cioè: ottieni il contrario di quello che avresti voluto. È un po’ come se un farmaco giusto,  prescritto nel dosaggio sbagliato, contrastasse il male ammazzando però il paziente. Insomma, di nuovo: prima di scrivere, pensa alle conseguenze.

7) RIDUZIONE DEL RISCHIO. Considera che tutto quanto scrivi può essere manipolato, frainteso in buona o in malafede, citato fuori contesto e usato contro di te o contro la parte che sostieni, ora o fra dieci anni. Per ridurre il rischio, sii il più possibile semplice, chiaro e breve. A meno che tu stia usando lo humor, e che l’intenzione ironica sia palese a chiunque, riduci le ambiguità del testo. E pensa alle conseguenze.

8) ANCORA RIDUZIONE DEL RISCHIO. Prima di pubblicare, fa’ un bel respiro e rileggi. Dai, rileggi anche se si tratta di un tweet. Se ti scappa una sciocchezza o un’affermazione sgangherata, recuperarla – ammesso che questo sia possibile –  ti costerà mille volte il tempo che non hai investito nel rileggere.

9) PROPORZIONI. evita di sottovalutare il tuo avversario. Ma evita anche di sopravvalutarlo. Se in rete ne parli come se fosse dotato di una forza o un’abiltà incontrastabile, in effetti gli assegni davvero, nella percezione di chi ti legge, non solo visibilità preziosa ma anche una forza e un’abilità incontrastabile. Insomma: pensa alle conseguenze, e non fargli da testimonial involontario.

10) ALTRI UNIVERSI. Stare sempre in rete è stressante, e il rischio di perdere lucidità è concreto. Dai, prima che questo succeda, spegni il computer (e soprattutto il telefono) e vai a farti una passeggiata. Guarda il cielo.

Considera che stai camminando sulla superficie di un magnifico pianeta azzurro che si muove attorno al suo sole alla velocità di 30 chilometri al secondo. E che, insieme al suo sole, ruota attorno al centro della galassia a 220 chilometri al secondo. La quale galassia, a ogni passo che fai, se ne viaggia nell’universo verso la costellazione del Leone alla velocità di 390 chilometri al secondo. Poi, regalati (te lo meriti!) un istante di contentezza per il semplice fatto di essere vivo, qui, nel mondo reale. 

 

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Su un primo punto sono tutti d’accordo: virtuale è reale. Le cose che succedono in rete non si verificano in un universo parallelo e separato dalle vite di tutti noi. La prima conseguenza è che...

Categorie: quelle di Wikipedia, e quelle che abbiamo in mente

Sì, le categorie sono astratte. E fanno riferimento ad altre astrazioni, e alla stessa nostra capacità di organizzare il sapere astraendo, e ricostruendo regole generali a partire da fatti e...

lettura
Lettura, libri e lettori (svaniti): che sta succedendo in Italia?

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Gli studenti italiani non sanno l’italiano. Ma non è un fatto nuovo

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Promuovere libri e lettura è importante per mille motivi, e qui su NeU ne abbiamo discusso molte volte. Leggere migliora le singole persone. Leggere – ce lo dicono molte ricerche – stimola il...

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I social media, il sé virtuale e la maledizione dei tempi interessanti

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Vincere o perdere: istruzioni per l’uso – Metodo 104

È come una sfida a ramino. Puoi vincere o perdere, ma quel che conta è la partita, dice Dario Fo poco prima di morire. Un bel congedo, da parte di uno che ha sempre giocato le sue carte vincendo e...

Anglo-pedagoghese: la strana lingua del Miur

Il sito si chiama Roars, Return On Academic ReSearch. Discute di università, istruzione, ricerca e delle politiche connesse. Ospita anche una sezione di articoli in lingua inglese. Eppure proprio...

Post verità: vivere, capire, scegliere, votare tra bufale e camere dell’eco

Post-truth, cioè post verità, è la parola dell’anno per l’Oxford Dictionary. La prima notizia è che l’uso di questo termine cresce del duemila per cento nel 2016 rispetto all’anno...

Perché dovremmo chiederci che cosa sappiamo fare bene – Metodo 103

C’è qualcosa – una cosa qualsiasi – che sai fare bene? Mi è capitato di porre questa domanda, a volte, nel corso di un colloquio di lavoro. O, più spesso, chiacchierando con uno studente in...

Età più creative: non ne esistono. Neanche nelle scienze

È impressione comune che esistano specifiche età più creative, e che altre lo siano meno. Non è vero, e adesso c'è una conferma ulteriore. Il colpo di genio arriva a sessant’anni, titola a...

Call center: l’insensata, quotidiana guerra tra disperati

Prima di chiamare un call center, o di compiere qualsiasi altro atto burocratico, andate a vedervi Io, Daniel Blake, il nuovo film di Ken Loach che a Cannes ha vinto la Palma d’oro. Così, se non...

Autocontrollo migliore con la strategia “se-allora” – Metodo 102

Il più famoso esperimento sull'autocontrollo, la focalizzazione e la forza di volontà risale agli anni Sessanta, e riguarda bambini e dolcetti. È il marshmallow experiment. Ad attuarlo è Walter...

Lo straordinario soft power (potere morbido) della lingua italiana

Questo articolo mette insieme due elementi che sembrano distanti tra loro, ma in realtà non lo sono: lingua e potere, anzi soft power. L’italiano, lingua degli angeli per Thomas Mann, è la lingua...

Aborigeni australiani: il mezzo del nulla è (forse) il centro di tutto

Questo articolo parla di aborigeni, lingue perdute e ritrovate, tradizioni e modernità, spaventosi massacri e ingiustizie nemmeno tanto remote, sense of humor, orgoglio, appartenenza, premonizione....

Dibattiti televisivi: istruzioni per una visione consapevole

Sono tempi instabili. Gli argomenti di cui discutere sono molti. Non sempre le cose sono chiare come sembrano (e non sempre sono quello che sembrano). E poi sì, continuiamo a essere in piena...

Comunicazione efficace: 10 punti dedicati agli amministratori pubblici

Questo articolo  prova a dire come funziona la comunicazione efficace. In effetti, i recenti scivoloni ministeriali sul Fertility Day (qui la prima puntata. Qui la seconda), per non parlare  della...

Fertility Day, ci risiamo: la comunicazione pubblica inefficace e dannosa

È più che un esempio (ce ne sono tanti) di comunicazione pubblica inefficace. È ignoranza della condizione e dei sentimenti dei cittadini italiani? È incompetenza e trascuratezza delle più...

Linguaggio naturale e intelligenza artificiale: una bella sfida

Quando diciamo linguaggio naturale intendiamo qualsiasi lingua, scritta o parlata,  che si è formata ed  evoluta naturalmente attraverso il continuo uso da parte degli esseri umani. Il linguaggio...

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