profezia che si autoavvera
Occhio alla profezia che si autoavvera - Metodo 40

La profezia che si autoavvera, o che si autoadempie, insomma, quella che in inglese si chiama self fulfilling prophecy è  una stregoneria che chiunque può fare. E che funziona.
Istruzioni per produrre un’efficace profezia che si autoavvera: cominciate a credere che una qualsiasi eventualità abbia alte possibilità di verificarsi. Più l’eventualità è remota, meglio è. Se è anche negativa, è il massimo dello spettacolo.
A questo punto, se il fatto negativo vi colpisce direttamente, abbandonatevi in anticipo alla disperazione e/o datevi scompostamente da fare per mettervi al riparo dalle conseguenze nefaste. Se colpisce qualcun altro, evocatelo in un crescendo minaccioso, fino a quando il qualcun altro non si abbandonerà alla disperazione o non si darà scompostamente da fare.
In entrambi i casi, si tratta di attivare proprio quel comportamento (insensato) che finalmente causa il compiersi della (improbabile) profezia.

Robert Merton, l’inventore della definizione self fulfilling prophecy, fa questo esempio: Rosanna si convince ingiustamente che il suo matrimonio fallirà. Quindi si comporta come se fosse già fallito, e così lo fa effettivamente fallire. Oppure: Filippo si convince ingiustamente di non avere nessuna possibilità di passare un esame. Studia comunque, ma al momento dell’esame è così agitato da non rispondere neanche alle domande più facili, e non passa.
Lo stesso meccanismo funziona anche con i gruppi e le collettività. Può portare al fallimento di una banca (se troppi correntisti, timorosi di un crac, ritirano nello stesso momento i propri depositi, il crac si verifica), o di una trattativa (se tutti sono convinti che la trattativa non si chiuderà, nessuno si dà da fare per negoziare sul serio. E la trattativa va in fumo) o di un’impresa (se molti clienti pensano che l’azienda sta per chiudere, smettono di fare ordini. L’azienda, così, chiude davvero).

Poiché le cattive notizie e i pessimi pronostici  destano più interesse di quelli buoni, spesso anche i media fanno la loro parte nell’evocare spettri che, dai e dai, acquistano consistenza. Paul Watzlawick fa questo esempio: nel 1979, in California, i quotidiani pubblicano dichiarazioni sensazionali riguardanti un’incombente scarsità di carburante. Tutti si affrettano a far benzina, e nel giro di poche ore le scorte, effettivamente, finiscono. Pochi anni prima, nel 1973, a seguito del fraintendimento di una battuta nel corso del Johnny Carson show, un panico analogo si diffonde in tutti gli USA a proposito di una possibile scarsità di carta igienica.

La profezia che si autoavvera funziona anche in positivo. Per esempio, con i sondaggi preelettorali: si dà per vincente o in crescita un partito, questo fatto incoraggia gli indecisi a preferirlo, il partito cresce e, magari, finisce per vincere. Funziona nella scuola, ed è stato provato: i docenti vengono avvertiti che alcuni studenti (in realtà scelti a caso) “hanno grandi potenzialità”. Dunque, cominciano a seguire quegli studenti con un’attenzione speciale, trasmettendo loro le proprie attese e la propria fiducia. E, a fine anno, succede davvero che la performance di quegli studenti sia migliorata in maniera rilevante.
La profezia che si autoavvera ricorre nel nostro immaginario: dalla leggenda di Edipo al Macbeth di Shakespeare al film Matrix. Ma ricorre anche nel passato storico e nel nostrio presente quotidiano: dalla bolla dei tulipani in Olanda all’uso strumentale dei sondaggi sul gradimento dei politici).

Insomma, le definizioni che diamo in una situazione, e i comportamenti conseguenti che attiviamo, fanno parte della situazione medesima e possono determinarne lo sviluppo: quelli che a noi sembrano solo “effetti” sono, in realtà, “cause”, che ci vedono responsabili nel momento in cui continuiamo a evocarle.
Nel bene e nel male converrebbe prenderne nota, magari.

Un’altra versione di questo post è uscita su internazionale.it.
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11 Commenti a Occhio alla profezia che si autoavvera – Metodo 40

  1. Pingback: Le auto profezie spesso si avverano | FOODANDLOVERS

  2. Eucalipto Deglupta

    condivido a pienohttp://eucaliptodeglupta.blogspot.it/
    .

     
  3. Fiorella Palomba

    Già, l’effetto Pigmalione è il compagno del docente. Funziona, soprattutto in positivo. GIURO (*_))

     
  4. La penna ballerina

    Mi viene in mente la famosa legge di Murphy: «Se qualcosa può andar male, lo farà.»
    O, ancora, gli effetti placebo e nocebo tanto studiati e citati in medicina.
    Suggestione, forza dell’universo, legge dell’attrazione…
    Insomma, dobbiamo semplicemente sforzarci di evocare eventi positivi? 🙂

     
    • Annamaria

      Ciao Penna ballerina.
      Mah, credo che valga (in primo luogo) la pena di tener sotto controllo la propensione a evocare piccole e grandi catastrofi. Mi spiego: il modo migliore per far inciampare un bambino che impara a camminare è dirgli “ehi, guarda che inciampi!”.

      E poi, come ricorda Fiorella poco sopra, per esempio un po’ di fiducia nelle capacità e nella buona volontà propria e altrui non guasta. Anche NeU, nel suo piccolo, prova a ragionare in questo modo.

      Di effetto placebo abbiamo parlato, linkando tra l’altro un bel video dell’università di Stanford, a questa pagina:
      http://nuovoeutile.it/i-farmaci-generici-e-le-regole-elementari-del-comunicare/

       
      • La penna ballerina

        Buongiorno Annamaria.
        Sicuramente le variabili che intervengono nell’accadimento di un evento sono molteplici, ma è giusto quello che suggerisci: “un po’ di fiducia nelle capacità e nella buona volontà propria e altrui non guasta”.

         
  5. Luca

    E’ un concetto molto potente che si adatta a molte più situazioni di quanto si immagini. Come spesso accade, però, quello che non si verifica è il “se lo conosci lo eviti”. Non cadere nella spirale della profezie che si autoavvera richiede una forza e una presenza di spirito che contrastano con le caratteristiche del carattere di ci sospingono.

     
  6. sandra lasagni

    Rompere le “catene di santantonio” ed esercitare la fiducia, in se stessi (innanzi tutto) e negli altri (che poi è la stessa cosa).

     
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