cambiare idea cambiare opinione

Chi non cambia mai la propria opinione ha il dovere di essere sicuro di aver giudicato bene fin da principio, scrive Jane Austen in Orgoglio e pregiudizio.
Poiché è difficile avere sempre l’assoluta certezza di aver giudicato bene, forse è non solo legittimo, ma anche opportuno e necessario essere disposti a cambiare opinione. 

DATI PARZIALI. Converrebbe farlo, per esempio, se ci accorgiamo di aver considerato solo una parte dei dati a disposizione. O quando alcuni dei dati e delle informazioni che in precedenza avevamo ritenuto corretti si rivelano, a un esame successivo, falsi o fuorvianti. Quando una nuova esperienza ci apre gli occhi su aspetti che avevamo ignorato. Oppure quando un fatto inedito e rilevante cambia regole e contesti in maniera sostanziale. 

CAMBIARE OPINIONE È DIFFICILE. Tuttavia, in tutti questi casi cambiare opinione non ci risulta facile, perfino quando ci sarebbero buoni motivi per farlo. Oggi sembra più difficile che mai. 
In primo luogo, dobbiamo vedercela con il il bias di conferma (confirmation bias). È un meccanismo cognitivo fallace. Ci porta a sottovalutare o a ignorare del tutto dati e fatti che contraddicono le nostre opinioni consolidate, e a cercare solo gli elementi che le confermano e le rafforzano.
È questo il motivo per cui ci riesce facile chiuderci dentro camere dell’eco (echo chamber). Così, nella vita reale come in rete, tendiamo a selezionare e a frequentare persone che hanno opinioni affini alle nostre. 

SENTIRSI AL SICURO. Certo: stare chiusi in una stanza, con persone simili a noi, ci fa sentire più al sicuro.  Rafforza anche la nostra sensazione di essere nel giusto, e con questa la nostra autostima. Ma non ci aiuta certo a capire meglio le cose, o ad acquisire punti di vista equilibrati, o nuove prospettive.

PARAOCCHI IN RETE. In secondo luogo, in tempi in cui una considerevole parte delle informazioni passa dalla rete e dai social media, tutti noi rischiamo di trovarci blindati dentro bolle (filter bubble). È un po’ come avere l’illusione di guardarci attorno, ma farlo col paraocchi. In rete, infatti, ci sembra di poter accedere a tutte le informazioni disponibili, ma in realtà spesso finiamo per vederne solo alcune. Sono quelle che ci appaiono per prime. E che meglio corrispondono alle nostre aspettative, così come sono state intercettate dagli algoritmi che selezionano, personalizzandoli, i risultati di ricerca. 

RIGORE E COERENZA. E ancora. Il non tornare mai sui propri passi e (appunto) il non cambiare opinione vengono generalmente apprezzati come segni di coerenza e di rigore. E in effetti lo sono. 
Ma, ripetiamolo: anche a noi, come a tutti, può di fare una valutazione sballata, e di prendere conseguenti decisioni che si rivelano, nel tempo, catastrofiche. Eppure, perfino in quei casi tendiamo a non ricrederci, e a perseverare nell’errore. Anzi, ad accrescerlo via via. Questa tendenza si chiama intensificazione dell’impegno (escalation of commitment). È stata ampiamente studiata e può avere effetti devastanti negli ambiti più diversi, dall’impresa alla finanza, dalle relazioni familiari a quelle tra nazioni.

INUTILE INSISTERE. Infine: un’infinità di studi ci dice che, quando una persona ha un’opinione radicata, ogni energico tentativo di contrastarla per fargliela cambiare, anche presentandole dati in apparenza incontrovertibili, viene interpretato come un’aggressione. E non fa che rafforzare ulteriormente quell’opinione. 
In sintesi: i fattori che orientano la nostra percezione in modo tale da rendere granitiche le nostre opinioni pregresse sono davvero molti.

CAMBIAMENTI RADICALI. Eppure, le cose non funzionano sempre così. In certi casi noi cambiamo effettivamente opinione. Possiamo arrivare a farlo anche molto in fretta, e anche in modo radicale.
Ma ( e questo è il punto davvero interessante) arriviamo a farlo per motivi del tutto diversi da quelli che potremmo immaginare. Si tratta di motivi che poco hanno a che fare con l’analisi razionale dei dati.
Per questo è molto interessante capire come funziona l’intero processo.

FARSENE UNA RAGIONE. Un ottimo articolo sul sito della BBC ci offre un esempio e una spiegazione tanto suggestiva quanto plausibile.  Ecco di che si tratta: siamo a San Francisco, e l’amministrazione decide di proibire l’uso delle bottiglie di plastica, anche se i dati dicono che molti cittadini sono di opinione contraria. Appena un giorno dopo l’introduzione del divieto, però, l’orientamento dell’opinione pubblica risulta già profondamente cambiato, e molto più favorevole. 
Come si è potuta modificare, in un singolo giorno, l’opinione di tante persone?
In sostanza succede che, quando non abbiamo altre vie d’uscita, tendiamo “a farcene una ragione”. A “far di necessità virtù”. così, cambiamo atteggiamento in modo automatico, semplicemente prendendo atto del fatto che non esistono altre possibilità.

MEMORIE CAMBIATE. Secondo Kristin Laurin, la ricercatrice che esamina il caso, noi razionalizziamo (accettandole senza fare una piega) le situazioni in cui ci sentiamo privi di alternative, o intrappolati. È come se liberassimo spazio mentale per andare avanti con le nostre vite. È una specie di “sistema immunitario psicologico”. 
Laurin segnala che un analogo cambiamento d’opinione si verifica quando nell’Ontario si proibisce di fumare in alcuni spazi esterni. In seguito al divieto i fumatori modificano addirittura le loro memorie del passato per convincersi che, dopotutto, non si tratta di una proibizione così pesante, e che raramente hanno fumato in quegli spazi che ora sono inaccessibili.
Di tutto ciò chi governa potrebbe tener conto, quando esita nell’introdurre misure sociali virtuose per il solo motivo che al momento appaiono troppo impopolari. Le cose potrebbero cambiare molto in fretta.

OPINIONI POLITICHE. Un eccellente articolo su Scientific American, intitolato How Political Opinions Change, aggiunge un elemento in più. E sostiene che anche le opinioni politiche possono modificarsi molto più facilmente di quanto pensiamo.
Il “trucco” per incoraggiare le persone ad avere una mente più aperta (o, magari, a mandar giù il rospo di una posizione in precedenza ritenuta inaccettabile) è tanto semplice quanto sorprendente. Si tratta di far credere alle persone che l’opinione opposta alla loro sia già la loro.

CECITÀ ALLA SCELTA. Tutto ciò si basa su un fenomeno scoperto nel 2005 da un gruppo di ricercatori svedesi, e noto come cecità alla scelta (choice blindness). Qui un video della BBC mostra il primo esperimento (il video dura 3 minuti e merita che gli diate un’occhiata perché l’esperimento, nella sua semplicità, è davvero notevole).
L’esistenza di una cecità alla scelta è stata validata da molti studi successivi. I ricercatori hanno di volta in volta alle singole persone quale fosse la loro opinione in una varietà di campi, dalle scelte finanziarie al gusto preferito di marmellata. 
In seguito, hanno presentato alle stesse persone, come se fosse stata espressa da loro, un’opinione diversa da quella effettivamente dichiarata. Sorprendentemente, la maggior parte delle persone ha riconosciuto quell’opinione come propria, procedendo poi senza alcun problema elencare i motivi della preferenza. 

ARGOMENTI DIVISIVI. L’esperimento è stato replicato anche a proposito delle opinioni politiche su argomenti divisivi. Per esempio, l’applicazione di una tassa sul clima ai beni di consumo. 
Anche in questo caso, ai partecipanti si è offerto un falso riscontro delle loro scelte. Poi, gli si è chiesto di motivare quella falsa scelta. E, anche in questo caso, i ricercatori hanno registrato cambiamenti di opinione tanto drastici quanto inconsapevoli. Per esempio, chi si era in precedenza dichiarato favorevole a una tassa sul clima, si è ritrovato, in seguito al falso riscontro e senza neanche accorgersene, a spiegare i “suoi” motivi di contrarietà a quella tassa.

CONDIZIONAMENTI. Questo, spiegano i ricercatori, succede perché le persone si ritrovano libere dai condizionamenti della posizione che ritenevano di avere, e aperte a considerare i vantaggi della posizione alternativa (e anche, sospetto, perché si sentono tenute a sostenere quella che immaginano “sia già” la loro opinione. Quella su cui si sono, nella loro percezione, già espresse davanti al ricercatore).

OPINIONI LIQUIDE. Dunque le nostre opinioni, anche se facciamo di tutto per preservarle a oltranza, e anche se facciamo molta fatica a modificarle perfino di fronte all’evidenza, possono rivelarsi in realtà molto meno solide di quanto immaginiamo.
Possono diventare liquide (ce ne facciamo una ragione! Facciamo di necessità virtù!) nel momento in cui cambiarle ci risulta, in termini di benessere emotivo, molto meno costoso e disagevole che mantenerle.
Risultano anche liquide (fino ad evaporare) quando non ci sentiamo chiamati a difenderle per motivi identitari. E sono, con un po’ di accortezza e di faccia tosta, facilmente manipolabili.
Ho il sospetto che, quando non è un ricercatore ma il gruppo di appartenenza stesso a presentare come condivisibile una posizione radicalmente diversa da quella sostenuta in precedenza, cambiare opinione senza neanche accorgersene possa risultare, per gli appartenenti al gruppo, ancora più facile.
Tutto ciò potrebbe suggerire due cose. 

CAMBIARE CONSAPEVOLMENTE QUANDO SERVE. La prima è questa: potremmo essere un po’ più aperti, e più disponibili a cambiare consapevolmente opinione, quando nuovi dati, nuovi eventi, nuovi contesti o nuove emergenze suggeriscono di farlo.
La coerenza è senza dubbio un valore, ma un po’ di flessibilità ci aiuta ad adattarci meglio. Ad affrontare in modo più creativo e produttivo i cambiamenti. Quindi, a gestire meglio l’incertezza del presente e le sfide del futuro.

STARE ATTENTI ALLE MANIPOLAZIONI. La seconda cosa:
dovremmo stare attenti (l’avete guardato, il video della BBC?) a chi cambia le carte in tavola senza fare una piega, con la consumata disinvoltura di un prestigiatore. Contando sul fatto che l’operazione sia così rapida e abile da sfuggire all’attenzione consapevole.

PROTAGONISTI, SEGUACI E SPETTATORI. Insomma: più siamo disposti noi a cambiare, con coscienza e ragione, le nostre opinioni, meno rischiamo di ritrovarcele cambiate da eventi esterni, che non ci lasciano altre vie d’uscita.
E meno rischiamo di ritrovarci, secondo i casi e le appartenenze, coinvolti nelle operazioni dei diversi prestigiatori che, dopo aver dichiarato opinioni ferree e radicali e aver chiesto al loro seguito un’adesione incondizionata, cambiano orientamento in un batter d’occhio. E lo fanno così velocemente da lasciare i seguaci nell’inconsapevolezza, e sbalorditi gli spettatori.

Una versione precedente e più breve di questo articolo è uscita su internazionale.it

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